After Life è una delle serie che dimostra l’enorme talento di Ricky Gervais, che, unendo la comicità con la profondità di certi temi, confeziona una storia che riesce a raccontare il dolore con audacia e delicatezza.

Per chi non conoscesse il genio di Ricky Gervais (saranno certamente dei casi isolati), prima di guardare gli episodi di After Life il consiglio è di fermarsi un secondo e ascoltare uno dei suoi spettacoli, Humanity. È il lato del disco che tutti noi abbiamo ascoltato fino ad usurarlo, ma non per questo il suono continua a graffiarci nel profondo fino a farci letteralmente scompisciare dalle risate. Lo show, disponibile anch’esso su Netflix, mette in scena un’irrefrenabile ora in balìa di un fiume in piena di umorismo. Spietato, senza peli sulla lingua, arriva sempre dritto al punto grazie a uno humor nero “democratico”, perché che non lascia scampo a nessuno. Siamo tutti uguali di fronte a lui, che non risparmia il suo sarcastico veleno nei confronti della società odierna, dal più ricco al più umile. Che siano le colline di Hollywood o quartieri più degradati di Londra, transessuali o fondamentalisti cristiani, il suo scopo è di mettere a nudo il re. Per lui la data della degenerazione dell’umanità è il 2015, con l’avvento dei social network. Uno dei suoi effetti lo spiega benissimo Gervais: “E più importate essere popolari che giusti”.

Da uno scontro tra opinioni legittime e fondate da un rispetto reciproco degno di una sana democrazia, si è passati a un conflitto tra l’opinione e dei fatti oggettivi. Si chiama post-verità, dove ognuno decide di credere che il suo pensiero sia frutto di teorie strutturate e reali, e non da dei concetti parziali e personali. Questo inevitabilmente influisce sulla libertà di espressione che, come nel caso della satira, deve ogni volta difendersi da attacchi smisurati celati molto spesso sotto il principio del politically correct. Quello che Gervais chiede all’umanità è di non prendersi troppo sul serio su ogni questione, soprattutto quelle spinose. Citando un esempio intimo che riguarda il funerale della madre, “si può ridere di cose brutte senza essere delle brutte persone”. Ed è proprio quello che fa in After Life, dove anche qui l’attore si trova alle prese con un lutto familiare dovuto alla morte della moglie. In questa serie Ricky Gervais affina i propri artigli prendendosi gioco di temi davvero seri come il cancro, la depressione e l’impulso verso il suicidio. Ma come si può davvero trattarli in una commedia? Chi è il pazzo che si prenderebbe la briga di raccontarli con una leggerezza che può sembrare fastidiosa a chi, magari, ha provato questo genere di situazioni?

Gervais, va detto, non è una persona insensibile, un alieno o un essere privato di emozioni. È proprio questo il punto cruciale di After Life. La serie mette sin da subito il pubblico di fronte a questa realtà attraverso gli occhi di chi ha praticamente perso la speranza verso l’umanità intera (il ché si ricollega allo show descritto), e verso la vita stessa. Da qui, la sua perenne decisione di farla finita e di prendersela direttamente con il mondo intero, a partire dal padre, malato di Alzheimer, fino ai suoi colleghi di testata, alla ricerca di strabilianti personaggi da spiattellare in prima pagina assieme alle loro storie bizzarre. C’è persino qualche bordata verso la psicanalisi, essendo stato costretto dal cognato a delle sedute che non sembrano avere i risultati sperati.

Accanto all’ironia tagliente che lo contraddistingue, c’è però un lato assolutamente inedito di Gervais che in After Life emerge. La serie colpisce infatti per l’assoluta capacità dell’autore di inserire il suo personaggio in un lungo percorso di elaborazione del lutto. Una strada per nulla spianata dove Tony dovrà metterci tutto se stesso per poter raggiungere la fine. Nel farlo commetterà dei grossi errori, come quello di cambiare totalmente il suo atteggiamento nei confronti degli altri, che, per autodifesa, rientrano nella grande categoria degli “stronzi” (cit). Ma fortunatamente c’è qualcuno che si salva e che lo salva da questa visione catastrofista del mondo. Sono pochi i buoni presenti sulla Terra, certo, ma basteranno a Tony per capire quanto la vita sia unica, nonostante tutto.

4

Buono

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