Luis e gli Alieni, il film animato dell’estate

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Il verde d’ordinanza non gli manca. Come quasi tutti gli extraterrestri che bazzicano nel cinema di animazione, Mog, Nag e Wabo, i tre divertenti alieni del lungometraggio Luis e gli Alieni (in originale: Léo et les Extraterrestres), sono atterrati su questa Terra portando con sé una formidabile carica comica che potrebbe impartire lezioni a ben più noti concorrenti. D’altro canto, è miracoloso come in Europa si sia riusciti a realizzare una pellicola di animazione che riesce a essere divertente, tenera con i sentimenti e mai ruffiana e, soprattutto, ricchissima di inventiva. Tutto questo e molto altro ancora è il film diretto da Christoph e Wolfgang Lauenstein in collaborazione con il regista e animatore irlandese, trapiantato in Lussemburgo, Séan McCormack. Alla faccia di colossi quali Pixar o Dreamworks Animation, i tre paladini dell’animazione europea hanno messo in piedi una commedia avventurosa che al momento sta scaldando i motori della nuova stagione cinematografica italiana in attesa di riposizionarsi con alcuni volti già noti (Gli Incredibili 2) a partire da settembre.

Il meglio deve ovviamente venire: i tre buffi alieni, dalle forme gommose, in effetti non sono i principali protagonisti del film, ma sono la spalla ideale e i cavalier serventi di un dodicenne bisognoso di aiuto. Il ragazzino in questione si chiama Luis Sonntag. La sua mamma è morta e il padre, l’ufologo Armin Sonntag, è molto più interessato a scrutare il cielo a caccia di alieni anziché occuparsi del figlio. Un atteggiamento certo non intenzionale. A scuola per Luis non va poi molto meglio. Nonostante la sua intelligenza e il carattere, egli non riesce a socializzare come dovrebbe e i compagni lo tengono in disparte. A questo punto il preside della scuola, notando la situazione familiare del bambino, decide di mandarlo in un istituto per ragazzini trascurati diretto dalla ispida signorina Sadiker, ma Luis farà di tutto per non andarci. Anche perché, ora, ha fatto la conoscenza dei tre alieni e con essi vivrà una strepitosa avventura.

Oltre che opera divertente piena d’azione, Luis e gli Alieni sorprende per la sua ambizione. Piuttosto raro vedere in una pellicola d’animazione non-hollywoodiana un così riuscito e numeroso repertorio di personaggi. Tutti dotati di personalità approfondite (a partire da papà Armin) o celate nel mistero come il gelataio che segue la direttrice Sadiker, ma perfettamente in sintonia con il percorso che vede al centro Luis e la sua amicizia con Mog, Nag e Wabo. Si va dai perfettissimi vicini di casa dei Sonntag con figlio bullo di nome Marlon, alle compagne di scuola di Luis: in particolare c’è Jennifer con il suo sogno di diventare giornalista che finisce per scoprire il segreto del ragazzino e i suoi amici alieni. Alla stessa maniera, anche la nemesi del protagonista non è presentata a senso unico: i tre registi hanno infatti costruito sulla signorina Sadiker un personaggio ambiguo con tic e una natura che emerge gradualmente nella storia.

C’è una ragione dietro tanta abbondanza. Luis e gli Alieni è un progetto creato un pezzetto alla volta nell’arco di otto anni. La concezione della storia ha preso forma con un’idea forte orchestrata approfittando del fatto che i fratelli Lauenstein sono gemelli e da ragazzini a scuola amavano scambiarsi le identità per divertimento. Attorno a quella storia si è poi formata una perfetta miscela affinché avventura, commedia e sentimenti potessero finalmente mettere in luce il rapporto tra un padre e un figlio. Precisano i due autori: “Nel corso degli ultimi anni ci sono stati tanti film, idee e personaggi originali che aspettavano solo di essere raccontati e di prendere vita. Abbiamo ridotto sempre di più il nostro lavoro nell’ambito delle pubblicità per focalizzarci su cosa volevamo fare veramente: raccontare le nostre storie. L’idea di Luis e gli Alieni è nata nel 2010. Durante i due anni successivi abbiamo sviluppato la sceneggiatura cercando di creare una commedia travolgente e avventurosa, una storia popolata da personaggi divertenti e memorabili e da elementi di suspense avvincenti, che ruotasse attorno all’emozionante storia di Luis e suo padre”.

A dare una mano nello sviluppo della storia e dei personaggi, e di Luis in particolare, è arrivato l’animatore Séan McCormack. Lui proviene da esperienza lunghissima nell’animazione, vanta frequentazione con registi visivamente straordinari come Tomm Moore (La canzone del mare, il nuovo Wolfwalkers attualmente in produzione) e un’attività nel cinema europeo che è già oltre l’aver piantato solide radici: con Fabrique d’Images, lo studio lussemburghese, ha dato prova di versatilità e bravura. E proprio Fabrique d’Images è una delle tre società di produzione che ha preso parte alla lavorazione di Luis e gli Alieni assieme alla tedesca Ulysses Films e alla danese A.Film Production.

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McCormack lo ha subito inquadrato come un film dalla storia semplicissima, “nata per caso, come una di quelle che nascono dal nulla e ti rimangono stampate nella mente: c’è una famiglia che fa fatica a rimanere unita e un ragazzino che cerca di aiutare… degli alieni!”. Tre società distinte, unite però da una comunione di intenti. Al fine di ottenere questa perfetta coesione, i gemelli Lauenstein hanno individuato un procedimento di lavoro incentrato sulla coerenza: “Uno di noi si occupava di prendere le decisioni quotidiane, mentre l’altro doveva sovraintendere il tutto da una prospettiva più distante. Questo particolare approccio ci ha permesso di non perdere mai di vista la nostra originaria visione del film, durante il lungo processo creativo”. Un lavoro serrato per non sforare i tempi di lavorazione e il budget a disposizione grazie a un team straordinario di disegnatori e animatori CGI.

Così si torna alla questione del cinema animato europeo. Luis e gli Alieni ha scelto infatti la commedia come già altre pellicole prima di esso, ad esempio Ooops! Ho perso l’Arca (2015) diretto proprio dallo stesso McCormack in complicità con Toby Genkel, ma posizionandosi su un tema che praticamente è stato seminato un po’ ovunque nell’animazione in CGI degli ultimi anni: il tema della famiglia quale trampolino di lancio per riflessioni a tutto tondo ma anche fonte di divertimento. Ancora una volta le tecnologie digitali hanno avuto la meglio sull’animazione tradizionale, a dimostrazione che questo è forse il solo mezzo concorrenziale per permettere al cinema europeo di farsi strada. Esempi recenti sono Richard – Missione Africa (2017) della coppia Toby Genkel e Reza Memari al nuovo Maya l’Abeille 2 (2018) in arrivo sugli schermi italiani con il più familiare titolo L’ape Maia – Le olimpiadi di miele.

Al momento il Lussemburgo sembra quasi in vantaggio strategico e i suoi professionisti stanno portando avanti un mantra irrinunciabile, come riferito dai produttori di Luis e gli Alieni: “Ci piace co-produrre i nostri film con dei partner che condividano la nostra stessa visione e che siano anche desiderosi di raccontare delle storie meravigliose ad un pubblico di famiglie. Le nostre società di produzione Ulysses Film, Fabrique d’Images e A.Film Production si sono specializzate tutte nello sviluppo e nel finanziamento di film di animazione di alta qualità, interamente prodotti in Europa”. Luis e gli Alieni, con il suo aggancio visivo e grafico a certe produzioni della spagnola Ilios Animation (da dove è uscito il film Planet 51, anche lì pieno di alieni verdi…), è dunque molto più di un prodotto di intrattenimento. È il portabandiera di un cinema europeo non ricco come quello hollywoodiano, ma ricchissimo di idee e talento.

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Mario A. Rumor

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