Dalla Sardegna al resto del mondo

Intervista a Matteo Pianezzi, direttore del Figari Film Fest

Dalla Sardegna al resto del mondo

Quali sono le novità più interessanti di questa edizione del Figari Film Fest?

Una su tutte è la fusione con l’evento professionale Olbia Film Network, uno dei pochi market cinematografici in Italia dedicato al cinema giovane e ai cortometraggi. L’ unico in Sardegna.

Quali sfide e difficoltà hai dovuto superare per portare avanti un festival cinematografico in Italia?

Le difficoltà maggiori sono legate al reperimento del budget, necessario alla realizzazione di un evento come il nostro. Dopo anni di ristrettezze finalmente il festival ha ottenuto il sostegno della Regione Sardegna, della Fondazione di Sardegna e della Film Commission Sardegna ed approdando totalmente a Olbia, ha ottenuto nuova linfa ed entusiasmo oltre che un sostegno concreto. La seconda difficoltà è legata all’alfabetizzazione del pubblico nei confronti dei cortometraggi e dei film d’autore. I numeri crescenti ci stanno però dando ragione. 

In che modo si è evoluto secondo te negli anni il gusto del pubblico? Qual è la situazione del movimento cinema nel nostro paese?

Il pubblico purtroppo è “imbastardito” da anni di indottrinamento televisivo e l’avvento del fenomeno social non ha certo migliorato la cosa. Le persone cercano risate e leggerezza mentre gli autori sono sempre più inclini a raccontare i drammi sociali quotidiani. Bisogna essere intelligenti a collocarsi nel mezzo fra la domanda ed in desiderio di offerta. C’è fermento nel cinema italiano e sono certo che sapremo creare delle ottime pellicole nei prossimi anni. È comunque necessario migliorare le leggi a tutela del cinema nazionale.

Ci fai un esempio dei film più interessanti e degli attori più promettenti che hai portato al festival in questo tempo?

Il Figari porta bene. Questo ormai è un detto che circola nel nostro ambiente. Abbiamo avuto da noi vincitori di David di Donatello, Nastri d’argento, Globi d’oro, ed ogni anno passano giovani autori ed attori estremamente interessanti. Uno su tutti, che abbiamo “tenuto a battesimo”,  è Alessandro Borghi. Ospite l’estate in cui era in ballo per interpretare il protagonista di Non essere cattivo e Suburra, e tornato l’anno seguente per ritirare il premio BEATRICE BRACCO come miglior giovane attore.

Se guardi indietro alle edizioni precedenti del festival, quali sono un paio di momenti memorabili, diciamo un paio di cartoline, che secondo te evocano al meglio lo spirito del festival?

Ci sono infiniti ricordi dopo otto anni. Mi vengono in mente le colazioni tutti insieme dopo le notti insonni, i primi anni dove anche gli ospiti ci aiutavano a sistemare le sedie, Monica Scattini che balla sul tavolo, le riunioni in spiaggia, le lacrime di chi partiva lasciando un pezzo di cuore da noi, i trucchi di magia con Matano e Stefano Fresi alle 5 di mattina, la prima volta a presentare il festival a Cannes, le albe, i tramonti e quest’anno addirittura una richiesta di matrimonio durante uno dei nostri pomeriggi. 

Qual è il tuo augurio per le prossime edizioni e in generale il futuro della kermesse?

Vogliamo che il nostro diventi uno dei festival più famosi del mondo. Sia per lo spirito di giovialità, sia per la professionalità e le opportunità offerte ai giovani autori, sia anche per la qualità artistica delle  proiezioni.

Secondo te l’Italia è un paese multiculturale? E questa multiculturalità è ben rappresentata dal tuo festival?

La multiculturalità è una necessità. Rappresenta una crescita. Il nostro è un festival internazionale che ospita personalità da tutto il mondo e che mostra film provenienti da ogni continente. Il Figari è multiculturale ed insegna l’arte dell’ integrazione.

Secondo te noi italiani siamo ancora indietro, in alcuni generi, rispetto ai competitor di altri paesi? E se sì, ci fai qualche esempio?

Noi in Italia possiamo fare tutto, l’importante è non copiare gli altri. Forse abbiamo qualche difficoltà negli action movie ma è una difficoltà dovuta ai budget. Nel cinema non siamo secondi a nessuno ma dobbiamo operare un profondo cambiamento a livello educativo. Se si vuole costruire un comparto cinematografico solido bisogna partire dalle scuole e dai bambini. Sia per creare i cineasti di domani sia per formare soprattutto gli spettatori del futuro. 

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