Risate, proiettili e tacchi a spillo

deadpool 2, wade wilson, ryan reynolds, zazie beetz, josh brolin, cable, david leitch

È ancora più sboccato, cazzuto e irriverente che mai. Il Mercenario chiacchierone, il mutante in tuta di spandex rossa e nera, sta per tornare. Stiamo parlando di Deadpool, naturalmente. E nulla sarà più come prima.

Mettiamola così: se dieci anni fa avessero presentato a un purista dei supereroi la storia di uno chef di caffetteria, sfigurato, che sogna di diventare il barista più figo di Mayberry (ma che deve fare i conti con la perdita del senso del gusto e combatte con i ninja, la yakuza e perfino un branco di canidi sessualmente aggressivi) quale reazione sarebbe stato lecito aspettarsi? Probabilmente risate beffarde, insulti, o entrambe le cose. Stiamo parlando di Deadpool 2, e quella che avete appena letto è la “sinossi ufficiale” che la sua casa produttrice, la 20th Century Fox, si è divertita a far girare assieme al trailer del film. E questa è soltanto l’ennesima, azzeccata mossa di marketing attorno al sequel incentrato sulle gesta dell’irriverente mutante che il 15 maggio invaderà le sale cinematografiche di tutto il mondo accrescendo ulteriormente la schiera dei suoi appassionati. Nessuno, a parte Reynolds, avrebbe scommesso un soldo bucato sulle chance di successo di un supereroe in tuta elasticizzata che, grazie a una cura sperimentale contro il cancro, riesce a rigenerare il proprio corpo più in fretta del normale ed è anche dotato di un’ironia feroce e di un immancabile amore per la battuta a effetto.

Poi però nel 2016 Deadpool ha debuttato al cinema segnando l’incasso più clamoroso di tutti i tempi nel weekend di apertura per un film vietato ai minori. Deadpool ha stupito tutti, ma proprio tutti. Il film è anche divenuto il più grande successo del franchise degli X-Men negli Stati Uniti, trasformando un budget produttivo piuttosto risicato, (si parla di “soli” 58 milioni di dollari) in una cascata di denaro sonante pari a quasi 800 milioni (gli incassi mondiali della pellicola). Nel nuovo Deadpool combatterà contro il nuovo villain Cable, un tipaccio dotato di un braccio bionico e di poteri telecinetici, interpretato da Josh Brolin. Inoltre, in questo nuovo episodio vedremo il supereroe noto come Wade Wilson coalizzarsi con gli X-Force, un gruppo di mutanti creato dalla Marvel negli anni ’90 e concepito per essere una versione più letale degli X-Men. Come si poteva già evincere dal trailer diffuso online, in cui lo vediamo fare cose come compiere vorticose giravolte seduto sulla sedia a rotelle del famoso Professor X, balzare fuori da una bara per aprire il fuoco sugli astanti intervenuti a un funerale e perfino indossare vistosi tacchi a spillo lasciandosi andare a una posa elastica e provocante in stile Jennifer Beals di Flashdance, il nuovo Deadpool continua la sua opera di rivisitazione profanazione dell’immaginario classico dei supereroi.

Incredibile pensare che la firma di un tale film sia di casa Disney. D’altronde è iniziato tutto quando la Walt Disney Company acquistò, a fine 2017, lo studio e le sue varie attività per la bellezza di 52,4 miliardi di dollari. Tra queste anche Deadpool. Naturalmente, quando il mondo si è accorto che il sequel di un film dalla fama così dissacrante stava per uscire dalle stanze della casa di produzione che ha creato Mickey Mouse, in molti hanno temuto che Deadpool 2 si sarebbe presto trasformato in un’innocua pellicola per famiglie, un simpatico divertissement privo di qualunque forza simbolica e di qualunque mordente. Altro che film vietato ai minori. E invece è stato lo stesso Bob Iger, presidente del consiglio di amministrazione e amministratore delegato della Walt Disney Company, a rassicurare tutti garantendo che Deadpool 2 non avrebbe perduto nemmeno un grammo della sua ironia scorretta e della sua verve comica. E così è stato. Deadpool 2 è dissacrante come il primo, ma ha una marcia in più: mentre il primo episodio era basato tutto sul solismo esplosivo e il senso logorroico dissacrante di Reynolds, il sequel lavora sull’asse Reynolds-Brolin, con gli inserimenti efficaci di Beetz nei panni di Domino; il tutto corroborato da uno script variegato e ricco di colpi di scena.

IL SENSO DI RYAN PER L’IRONIA

“Di chi sono le palle che devo accarezzare per poter realizzare il mio film? Non posso rivelarlo, ma fa rima con Wolverine”. Ryan Reynolds, canadese, è uno degli appartenenti alla mecca del cinema più irriverente in circolazione. È una star del cinema consapevole di quanto sia assurdo che sia diventata una stella di questo sistema. Celebrità felicemente disadattata, padre di famiglia, mostruosamente tenace nel portare alla luce la sua grande ossessione, Deadpool sul grande schermo, ha dovuto lottare con gli scetticismi degli studios per circa undici anni: “Sono stato in ballo 11 anni cercando di produrlo. In quel periodo ho lavorato a decine e decine di copioni diversi, ma molti assomigliavano solo al film che avrei voluto fare. Si è trattato di un percorso lungo, perché la messa a fuoco del personaggio doveva risultare in linea con la mia visione. E non è stato facile. Per di più per molto tempo ad Hollywood nessuno lo voleva finanziare.”

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Ryan non demorde al punto che, quando firma per girare The Green Lantern, cerca di spingere la Fox a dare il via libera alla pellicola: “in realtà scrissi al mio dirigente di riferimento alla Fox, dicendo che avrei interpretato Green Lantern solo se mi avessero prodotto Deadpool. La risposta fu laconica. Non ci sarebbe mai stato un Deadpool targato Fox. Per cui decisi per un po’ di andare avanti con la mia vita professionale.” Per fortuna non è andata cosi. Ryan riesce ad ottenere un finanziamento minimo che gli permette di girare un pilota. Il resto della storia è noto. Il filmato pilota viene hackerato e reso pubblico in rete, ottenendo un’ondata di sostegno popolare consistente: “mi trovavo in Messico quando fui avvertito. Ricordo che al telefono gridai qualcosa tipo: “visto che i fan di Deadpool nel mondo sono molti di più di quelli che pensavate?”. Il film, prodotto con poco, risulta essere un successo colossale, la rivincita della vita per Ryan: “Mi sentivo come se fossi su una goletta nel mezzo di una tempesta per tutto il tempo della produzione. Per questo alla fine delle riprese ho avuto un esaurimento nervoso e sono dovuto andare a farmi aiutare da un dottore. La realtà è che in quel caso abbiamo lavorato sempre con grande attenzione alle risorse, perché erano contenute.

Hai presente quando in un paio di scene Deadpool ‘dimentica’ le munizioni? Era voluto: non avevamo abbastanza soldi per permetterci le pistole che sarebbero servite nella scena. Alla fine insomma, qualcosa nella mia testa non funzionava più bene. Forse si è trattato di un momento di reazione agli undici anni di sforzi per completare il progetto, l’opposto di quanto accaduto per il seguito. Qui avevamo poco tempo per finalizzare il capitolo 2, con in più la necessità di non deludere i fan del personaggio.” La realtà è che per Reynolds, Deapool è sempre stato molto di più di un progetto professionale o, all’opposto, di una mera passione: “Per me è un vero e proprio fenomeno culturale. Per questo, sia per la costruzione del primo episodio, che per questo numero due, parte della mia attenzione è stata quella di battere la grancassa per comunicarlo a quanta più gente possibile. Nel bene o nel male io ‘sono’ il film. Deadpool non è un alter ego che io possa accendere o spegnere a mio piacimento come un interruttore.”

Cinematografia come momento di auto-psicoanalisi dunque, altro che una Disneyland cinematografica come qualcuno aveva osato definire l’ennesima avventura della MCU: “sia nel primo che nel sequel, ho dato una immagine degli X-Men in sintonia con il resto del film. Non ortodossa, ma correlata al resto del tono della storia. La creazione di X-Force è una sorta di evoluzione; non potendo riprendere le stesse note, ho voluto assemblare un gruppo scalcinato e surreale da zero.” Il rapporto con gli altri personaggi del mondo Marvel, per Deadpool-Reynolds non è mai stato semplice, fin da X-Men Origins, dove il nostro eroe fa la sua comparsa per la prima volta sul grande schermo: “La presenza di Deadpool è stata un po’ faticosa. Sono entrato in ballo durante lo sciopero degli scrittori, per cui ho dovuto scrivere io stesso i dialoghi per le mie scene nel film, non esattamente l’ideale. Ma, nonostante la piccola parte, ho pensato che se volevo veramente trasformare Deadpool nella realtà che è diventato oggi, dovevo sfruttare quella occasione. Presentarlo al mondo nel modo in cui lo intendevo io. Dovevo risultare insostituibile. Altrimenti avrei rischiato che al posto mio avrebbe potuto esserci chiunque altro.”

Ryan- Deadpool è passato dagli undici anni di gestazione del primo ai quattro mesi per scrivere la sceneggiatura del secondo: “Io, Rhett e Paul ci siamo seduti in una stanza e abbiamo scritto per circa quattro mesi. Una convivenza forzata che ha dato buoni risultati creativi, visto lo script della seconda pellicola.” Un discreto cambiamento rispetto agli sforzi iniziali e agli scetticismi dell’ambiente: “Non credere che tutto sia in discesa. L’ago della bilancia non si muove così tanto quanto si pensi in queste situazioni. Non direi che sono mostruosamente più felice di quanto non lo fossi prima del primo film, quando vivevo nel mio piccolo appartamento a Wilcox a Hollywood. In giro c’è questa stupida idea che quando un povero figlio di puttana vince alla lotteria, poi sia felice il resto della sua vita. Ti assicuro che dopo il primo anno di euforia, le cose si normalizzano e di molto. Forse sono sempre stato abbastanza disilluso su certe cose della vita come il successo da capire cosa è reale e cosa una illusione e so che non sono in grado di poter controllare molti dei processi cui vado normalmente incontro.”

È con un pizzico d’ansia che accompagna da sempre Ryan-Deadpool, che il nostro si approccia al capitolo due della saga Deadpool, cambiando il minimo della squadra vincente del primo: Reynolds ha confermato Leitch alla regia del secondo episodio e lancia una partnership destinata a diventare inossidabile con Josh Brolin nel ruolo di Cable. I due attori protagonisti hanno un feeling sul set che riesce immancabilmente a bucare lo schermo. Lo dimostrano anche le dichiarazioni di mutua ammirazione che costellano le numerose interviste rilasciate dalle due star su tutti i media. “È un ragazzo fantastico, sensibile, intelligente – e davvero affascinante” ha detto Brolin sul suo collega. “Lui è quello che per otto anni si è speso per far sì che questo film vedesse finalmente la luce. Penso perciò che abbia una sensibilità perfetta per capire tutte la sfaccettature del personaggio. Reynolds, tra l’altro è anche produttore di Deadpool 2, e Brolin non ha esitato a lodare pubblicamente anche questo aspetto del suo lavoro: “È un grande produttore, tutti si fidano molto di lui e delle sue decisioni”.

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LA VERSIONE DI LEITCH

Per chi si fosse perso le puntate precedenti, Deadpool 2 è diretto da David Leitch, che dopo gli esordi come stuntman e regista della seconda unità ha firmato da regista film come John Wick e Atomica bionda. Ecco come lui stesso racconta il suo approccio alla realizzazione della pellicola: “Abbiamo ricominciato da zero, la prima preoccupazione era avere del buon il materiale e rimanere fedeli al DNA dell’originale, che ha avuto un così grande successo. Al tempo stesso volevo aggiungere al tutto un po’ di pepe, portando quella che è la mia identità di regista. Personalmente mi piaceva un sacco l’idea di poter giocare in questa specie di parco giochi che è il mondo di Deadpool, in cui non ci sono regole. È questa la cosa che trovo più interessante”.

Leitch si è espresso anche sulla scelta di reclutare Josh Brolin per il ruolo di Cable. Una parte che prima di atterrare tra le braccia di Brolin aveva già calamitato l’interesse di parecchi grandi attori come David Harbour, Michael Shannon e perfino Brad Pitt. Ma Brolin ha vinto la corsa e, secondo Leitch, è la perfetta incarnazione del cattivone Marvel: “Ho sempre desiderato che ci fosse un grande attore a vestire i panni di Cable, serviva qualcuno che potesse incarnare anche fisicamente il personaggio. Josh è un attore dal curriculum molto ricco, e ciò che mi piace è che nei suoi ruoli trova sempre una dimensione umana. Questa umanità, questo spirito autentico, vengono fuori anche quando interpreta personaggi che potrebbero sembrare delle caricature, lui trova l’umanità anche lì. Per questo ero super entusiasta di averlo nel cast. So che c’erano un sacco di altri nomi papabili, ma sono felice di aver preso lui. È l’incarnazione perfetta di Cable, e l’energia che lui e Ryan sprigionano insieme sul set è qualcosa di incredibile. Ci siamo divertiti un sacco a fare questo film.”

Come dire, Brolin è stato il favorito per il ruolo fin da subito: “Josh è stato incredibile sul set: nel momento in cui si trasformava fisicamente, ‘diventava’ realmente Cable. Era come se accendesse un interruttore. E la cosa più incredibile è che è riuscito a dare rilievo al personaggio in soli dodici giorni di riprese.” Leitch è subentrato al regista del primo Deadpool, Tim Miller, il quale ha abbandonato la nave a causa di “divergenze creative” con Reynolds, lasciando il posto al regista di John Wick. “Tutti siamo grandi fan del suo lavoro – a dichiarato Reynolds a proposito di Leitch – è uno che riesce a dare vita a grandi scene d’azione e ha un’idea precisa di dove portare il franchise da qui in poi. E poi io adoro John Wick. Una delle cose che Leitch sa fare meglio, e che è molto rara, è fare un film con un budget super minimale, e farlo sembrare come se fosse costato 10-15 volte tanto.”

 

EFFETTO DOMINO

Nel gruppo di supereroi che vedremo operare con Deadpool in questo atteso sequel c’è anche Domino, che ha la capacità di alterare il corso della fortuna, interpretata dalla stella emergente Zazie Beetz, la quale ha spiegato come si sia dovuta sottoporre a due mesi di duro training per prepararsi a questo sequel: “È stato un sacco di lavoro. Specialmente perchè prima di allora, nella mia quotidianità non ero abituata a fare tutto quell’esercizio fisico. È stata una transizione enorme, sia emotivamente sia fisicamente. Qualcosa che non avevo mai provato prima. Non mi ero mai spinta così in là prima d’ora”. Secondo Beetz-Domino, “questo sequel non si basa sugli effetti speciali, ma sulla bontà della storia. E la cosa che mi ha affascinato di più è che il film è più dark del precedente.” In particolare Reynolds ha lavorato sulle sfaccettature dei vari personaggi, tra cui quella della stessa Domino: “la storia rivela anche aspetti drammatici del passato del mio personaggio che sono riuscita a calare nella realtà da commedia della storia. In un certo senso quando penso al nuovo Deadpool mi viene in mente ‘Atlanta’ di Danny Glover, le atmosfere sono simili. Mi è molto piaciuto poter interpretare questo personaggio in grado di entrare in sintonia con Deadpool come spirito e come sensibilità ironica.”

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