“Spiazzare lo spettatore è il compito di un bravo attore”. Intervista ad Alessio Praticò

Intervista all’attore calabrese, interprete di Enzo Brusca in Il cacciatore e tra gli interpreti della serie evento di Sky, Il miracolo

“Spiazzare lo spettatore è il compito di un bravo attore”. Intervista ad Alessio Praticò

Si è fatto conoscere per aver dato il volto a Enzo Brusca, fratello minore del boss Giovanni Brusca, nella serie televisiva II Cacciatore con la regia di Stefano Lodovichi e Davide Marengo in onda su Rai2. Ma il suo grande salto è stato senza dubbio l’inmportante ruolo che gli è stato affidato nella serie evento di Sky, Il Miracolo, scritta e diretta da Niccolò Ammaniti e accompagnata da un boom di ascolti in occasione della sua recente messa in onda su Sky Atlantic HD. Empire Italia ha intervistato l’attore Alessio Praticò per dialogare di… miracoli, cattivi, del mestiere di recitare e di cosa serve per calarsi nella parte.

Foto di Alessandro Rabboni
Grooming & Hair Cinzia Carletti @makingbeauty

Come ti sei avvicinato al ruolo di Salvo, giovane padre di famiglia che viene messo di fronte a una scelta tragica ed estrema?

Ho sostenuto diversi provini con il casting director Dario Ceruti e sono stato richiamato per un altro provino con Francesco Munzi. Da lì è partita questa avventura.

Cos’hai pensato quando ti hanno detto che avevi avuto la parte?

Ho provato un’enorme soddisfazione, anche perchè si tratta del primo progetto in cui uno scrittore come Niccolò Ammaniti ha messo la sua arte a disposizione di un prodotto seriale. Quindi c’era anche tanta curiosità.

Il Miracolo tratta un tema come il senso del sacro che in Italia è sempre particolarmente delicato e sentito. In che modo questo ha influenzato il tuo modo di rapportarti alla serie?

Sono stato molto entusiasmato, come tutti i miei colleghi, dall’originalità di un prodotto come Il Miracolo che cerca di affrontare in modo inedito un tema che nel nostro paese è solitamente poco “battuto”. Trovo molto interessante l’idea di riprendere un’immagine forte come quella della Madonna che lacrima sangue e di portarla all’esasperazione con una narrazione distopica, combinandola con elementi fantasy e mystery. Significa portare la narrazione seriale italiana a un nuovo livello.

Il tema del sacro comunque non ti è del tutto nuovo dato che recitato anche in The Young Pope, la serie di Paolo Sorrentino sulle vicende di un giovane cardinale statunitense inaspettatamente eletto al soglio pontificale.

Sì, anche se qui la dinamica è diversa. Per il mio personaggio, Salvo, l’incontro con il sacro è qualcosa che arriva in un secondo momento e che è legato al verificarsi di un evento che poi assume i tratti di un vero e proprio enigma. C’è questo mistero al quale nessuno sa dare una risposta. E prima o poi il fenomeno comincia a investire e a far impazzire le vite di chiunque entri, direttamente o indirettamente, in contatto con la statuetta.

Ti senti di aver portato delle tue convinzioni personali in questa tua performance? Ed è stato difficile?

La cosa più difficile per me è stata entrare in profondità nel ruolo di un padre di famiglia, nel creare questo rapporto con dei figli, e con un figlio in particolare. Io non ho famiglia nè figli, quindi questo aspetto me lo sono dovuto costruire. Ma è stato molto divertente perchè per la prima volta mi sono confrontato con un personaggio pieno di sfaccettature e di sfumature, ho lavorato sulla delicatezza di questo padre che ama alla follia i suoi figli e che a un certo punto si trova a camminare su una vera e propria linea di confine. Tutto questo poi supportato da una sceneggiatura di alto livello, una cosa che certamente aiuta sempre l’attore nel suo lavoro.

Ti viene in mente un’immagine che ben sintetizza il mood sul set e riprese?

Bè una cosa particolare è innanzitutto il fatto che una settimana prima di cominciare le riprese, in piena estate, mi è venuta una febbre altissima, oltre i  38,8.  Ero, da attore, molto preoccupato. Poi la febbre se n’è andata e ho potuto prendere parte alla lavorazione. Potrebbe essere anche questo un segno, un piccolo “miracolo”. (Ride).

Cosa hai portato a casa con te di quell’esperienza?

Ciò che è stato incredibilmente formativo è l’aver potuto lavorare con super professionisti come Francesco Munzi e Daniele Ciprì che riuscivano in ogni momento a portare il nostro lavoro su un livello ludico che dovrebbe sempre essere presente in quello che facciamo.  Loro si sono sempre dati da fare per smorzare la tensione, creando quei momenti di scherzo che durante le riprese sono secondo me fondamentali. Di certo non dimentichertò poi il rapporto quasi da padre-figlio che si è creato con l’attore che recita con me in molte scene (Carmelo Macrì che interpreta il quindicenne Nicolino)  e che si trovava al suo debutto. Dare una mano a lui, facendogli in un certo senso da mentore, è significato anche dare una mano a me stesso.

Secondo te le produzioni italiane sono ormai mature al punto da poter competere sulla scena internazionale?

Sì, e tra gli elementi a sostegno di questa tesi ci metto anche la serie Il cacciatore nella quale interpreto Enzo Brusca. Questo è un esempio di come in Italia abbiamo tutto il potenziale necessario per creare un nostro stile senza dover scimmiottare i competitor. Ci siamo arrivati anche perchè costretti dal mercato internazionale, ed è una cosa positiva. Già con Gomorra la serialità italiana ha detto la su, e secondo me anche Il Cacciatore ne è la prova. Poi naturalmente lo vediamo anche con Il Miracolo per la sua capacità, come dicevo, di trattare temi particolari che non siamo abituati a raccontare dando vita addirittura ad atmosfere “strane”, alla David Lynch. È importante che  ci sia una crescita della serialità italiana.

Che reazioni ti aspetti da Il Miracolo?

Il Miracolo vuole raccontare l’essere umano nella sua fallibilità, nei suoi lati più reali ed autentici, partendo dallo spunto di questa statuetta che piange sangue. E secondo me l’aspetto interessante è la sua capacità di porre al pubblico una domanda: “Io cosa avrei fatto in questa situazione?”. Ci sono tanti elementi distopici nella scrittura, suggestioni improbabili ma non impossibili, che permettono allo spettatore di entrare nel meccanismo narrativo.

Quali attori consideri tuoi modelli a livello artistico?

Su tutti Gian Maria Volontè. Per come vedo il mio lavoro, lui ha saputo incarnare l’aspetto più interessante di questa professione, quel momento in cui vedi l’attore trasformarsi e diventare “altro”. Lo vedi e non lo riconosci. È così che dovrebbe essere per me il lavoro dell’attore. Noi dobbiamo insomma metterci a disposizione del personaggio che qualcuno ha scritto. Volontè lo faceva ai massimi livelli ma ci sono anche altri grandi attori oggi, penso a Elio Germano per esempio. I bravi interpreti sanno sempre alzare l’asticella della performance.

C’è differenza tra prepararsi vivendo un ruolo e limitandosi a “simularlo” sul set?

Ognuno ha il suo metodo, per me conta il risultato finale, come ci arrivi lo sai tu interprete. La cosa che conta è essere credibile, io che ti vedo devo crederci fino in fondo.

Hai una “routine pre set” che devi a tutti i costi mettere in pratica quando giri?

Mi viene in mente la risposta di Dustin Hoffman quando gli chiesero “Ma come ha fatto a calarsi nel suo personaggio?” a proposito del suo ruolo ne Il Mararoneta. E lui ha risposto “Ho preparato bene le battute”. Sembra una banalità, ma imparare bene le battute significa capire veramente cosa dice e pensa il personaggio, entrare nel suo modus operandi, che è poi la sua verità. Se riesci ad acchiappare quello, allora hai il controllo totale e puoi anche permetterti di farti sorprendere. Altrimenti c’è il rischio che tutto diventi meccanico. Invece secondo me l’ attore che riesce a sorprendere se stesso, e lo spettatore, è il migliore.

Bisogna insomma  uscire dalla propria zona di comfort, è questo il segreto?

L’attore non deve avere una zona di comfort. Deve stare in equilibrio sulla fune e non cadere. Chi decide di fare quesro lavoro mostra passione per l’essere umano, per le storie, offre la sua sensibilità per mettersi a disposizione del personaggio, ed è faticoso se lo fai per bene.

C’è un personaggio, un ruolo, che non vedi l’ora di interpretare?

Mi piacerebbe un ruolo che vada a toccare corde leggere, da commedia, magari intesa come commedia all’italiana – quella tradizione contraddistinta dall’inconfondibile essenza tragicomica – dato che finora ho avuto esperienze di personaggi abbastanza complessi e legati a dei drammi. Anche se i ruoli drammatici mi piacciono, perchè hai la possibilità di interpretare qualcosa di opposto a te. E lì metti quel pizzico di umanità che manda in confusione il pubblico, ad esempio nel momento in cui devi raccontare un supercattivo come Carlo Cosco in Lea di Marco Tullio Giordana o Enzo Brusca in Il cacciatore. E lì la gente rimane spiazzata, perchè fondamentalmente noi raccontiamo esseri umani, e come si suol dire, anche loro avranno detto buongiorno a qualcuno una volta. E questo ti fa allontanare dallo stereotipo di giudicare il tuo personaggio. L’attore, d’altronde, non deve mai giudicare il personaggio che interpreta.

Se avessi la possibilità di interpretare un villain da fumetto, quale sceglieresti?

Direi il Joker, lì, un personaggio fuori di testa ma che ti rapisce con il suo fascino magnetico. Lui è completamente pazzo, cattivissimo e tu sei lì a guardarlo, e non puoi farne a meno.

Oltre a essere attore, tu sei peraltro anche autore.

Per ora ho girato alcuni cortometraggi, per esempio un corto documentario su un paese in provincia di Reggio Calabria, la mia terra.

Ci parli dei tui prossimi progetti?

Al momento mi sto dedicando alla regia teatrale di un testo inglese, ci sono tante situazioni di cui non posso parlare perchè sono ancora in divenire, e intanto seguo con entusiasmo l’interesse e l’apprezzamento che Il Miracolo sta riscuotendo.

Matteo Guizzardi

Leave a Reply

Your email address will not be published.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>