Il coraggio di rischiare. Intervista a Giuseppe Milazzo Andreani

Empire Italia ha parlato con il produttore indipendente romano di strategie produttive e distributive e di come affrontare le sfide che l'industria cinematografica indipendente italiana ha davanti a sè

Il coraggio di rischiare. Intervista a Giuseppe Milazzo Andreani

Al giorno d’oggi il mondo del cinema è un business in molti casi concentrato nelle mani delle grandi major italiane ed internazionali che producono film costosi, con cast stellari e tanti effetti speciali. Tuttavia in mezzo a queste grandi produzioni e distribuzioni ci sono anche i film indipendenti realizzati a basso budget ma con un impianto produttivo di grande dignità. In Italia, soprattutto, cercano di emergere e farsi spazio produttori giovani e volenterosi che “lottano” per fare cinema di qualità con poche risorse economiche. Uno tra questi è Giuseppe Milazzo Andreani, siciliano di nascita e romano d’adozione. Dirige la casa di produzione Saturnia Pictures l’Azteca Produzioni Cinematografiche e cerca di portare avanti tutti i suoi progetti con grande passione e professionalità.

Una scena del film “Le grida del silenzio”, thriller diretto da Alessandra Carlesi, prodotto e distribuito nei cinema italiani da Giuseppe Milazzo Andreani.

La tua esperienza nel mondo del cinema coinvolge sia il ruolo dell’attore sia quello del produttore. Quali sono i vantaggi di conoscere entrambe queste dimensioni?
Direi che è fondamentale conoscere ambedue le dimensioni. Ci si trova molto avvantaggiati e si pianifica il lavoro in maniera diversa.

In Italia è possibile oggi realizzare film senza grossi mezzi economici?

Sì. In realtà si è sempre fatto, dipende anche molto dallo script. Oggi i mezzi economici sono limitati e con l’avvento del digitale questo lavoro ha subìto un profondo cambiamento…Se si vuole produrre in Italia bisogna adattarsi ai mezzi di cui si dispone e lo si deve fare al meglio. Io riesco a realizzare film di alta qualità con attori di grande talento e li realizzo con un budget medio che va dai 200 mila euro fino ad un massimo di 500 mila euro e li distribuisco in tutti i cinema italiani.

Le produzioni italiane secondo te sono maturate al punto da poter competere su un piano internazionale o scontiamo ancora qualche gap che ci separa dai competitor esteri? E se sì, quali?

I film italiani non sono assolutamente inferiori agli altri film europei almeno dal punto di vista della sceneggiatura e della costruzione della storia. Sicuramente le nostre produzioni non possono ancora paragonarsi a quelle di Hollywood, ma negli ultimi anni il cinema italiano è cresciuto molto.

Secondo te l’arrivo di grossi player come Netflix e Amazon Video anche in Italia, dove questi colossi stanno ormai producendo film oltre a distribuirli, sta cambiando le regole del gioco? E come?

E’ già cambiato tutto.  Secondo me tra dieci anni non esisteranno neanche più i cinema. Netflix ed Amazon sono il futuro.

Una scena dal film “La settima onda” con Alessandro Haber

In questo momento hai per le mani tre progetti interessanti ma molto diversi tra loro: “Le Grida del Silenzio”, La settima onda e Deprivation. Ce ne parli?

Deprivation è un film americano che ho coprodotto e che sarà distribuito in USA. Questo progetto è completamente diverso dagli altri due. Le grida del silenzio è un’ opera prima che ho prodotto e distribuito nei cinema italiani. Il film fonde parecchi generi e la regista ha avuto il coraggio di rischiare e portare un nuovo stile di cinema e, secondo me, a lungo andare questa cosa premierà la regista Sasha Alessandra Carlesi, soprattutto perchè la scelta del cast e ricaduta tutta su attori poco conosciuti ma grandi professionisti. La settima onda di Massimo Bonetti è un film sulla situazione attuale e sulla precarietà, film coinvolgente e pieno di emozioni con un cast eccezionale tra tutti Alessandro Haber e Francesco Montanari.
Spaziare sia nel genere che si produce e si distribuisce rende un produttore versatile.

Secondo te è cambiato l’atteggiamento del pubblico italiano verso i film? C’è maggiore curiosità rispetto al passato? E quali sono le strategie possibili per portare più spettatori nelle sale italiane?

Purtroppo non esiste una vera e propria strategia per portare la gente a vedere un film al cinema.
Chi va al cinema ci va perchè il coinvolgimento di vedere un film in sala e il fascino che emerge ancora dal grande schermo rimane immutato, ma oggi non so fino a che punto la gente va al cinema a vedere i film.

Netflix ha reso celebre il concetto di “binge watch”. Cosa ne pensi di questa modalità di fruizione che coinvolge soprattutto le serie tv ma che di riflesso impatta anche sul mondo del cinema?

Ripeto: Netflix è il futuro e noi produttori dobbiamo adeguarci anche perchè il vero sfruttamento economico di un film non si ferma al botteghino, ma alle vendite estere e pay tv e streaming tv è quello che ci fa guadagnare e che rende visibile un prodotto.

La famosa fuga di cervelli dall’Italia all’estero secondo te è un problema anche delle produzioni cinematografiche italiane? E se sì come si risolve?

L’Italia deve cambiare e non so se questo avverrà non credo ci siano soluzioni, in questo paese tutto funziona male e noi imprenditori facciamo fatica a decollare nel mondo del lavoro.

Ci parli dei prossimi progetti, se ne hai già in cantiere? Quali generi pensi di voler ancora esplorare e che potrebbero essere interessanti per il pubblico italiano?
sto valutando la possibilità di fare un poliziesco e un film horror e, inoltre, sto già in produzione con un documentario finanziato dal MIBACT.

Matteo Guizzardi

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