Deadpool 2 – La Seconda Venuta – recensione

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CERT: R / 119 min.

Regia: David Leitch

Cast: Ryan Reynolds, Josh Brolin, Zazie Beetz, Brianna Hildebrand, Morena Baccarin

TRAMA: L’anti-supereroe mercenario Wade Wilson (Ryan Reynolds) è riluttante a proteggere Russell, l’adolescente mutante che si è cacciato in un guaio gigantesco. Cable (Josh Brolin), giunto dal futuro, vuole sopprimerlo, nonostante il ragazzino sia già vittima di altri soprusi. Quando Deadpool capisce la situazione, organizza l’X-Force, la squadra di mutanti pronta, o quasi, a salvare Russell.

Deadpool è tornato ma niente spoiler, ci mancherebbe. Mai priverei qualcuno della gioia della scoperta in sala! Ma qualcosa devo pur scrivere… Sboccato e arrogante e molto ironico: parla direttamente col pubblico perché sa di essere in un film di supereroi e che ciò che accade sullo schermo è un susseguirsi di scazzottate, esplosioni e distruzioni infiocchettate da un’ironia a tratti pungente. Oltre 780 milioni di dollari incassati contro i 58 spesi hanno reso il primo Deadpool una sorpresa straordinaria, non solo nel mercato dei cinecomic, ma anche in quello delle commedie vietate ai minori. Fiero di un progetto che aveva sostenuto con forza come attore e come produttore, Ryan Reynolds si è anche dedicato in prima persona al copione di questo inevitabile sequel, nuovamente con l’aiuto degli sceneggiatori Rhett Reese e Paul Wernick. Nel frattempo il precedente regista Tim Miller ha lasciato il posto a David Leitch, quello di John Wick e Atomica Bionda, proprio per non appurate divergenze creative con Reynolds. La matassa di situazioni folli ha come collante le prese in giro sui cinecomic degli altri super-eroi – soprattutto quelli di DC Comics, ma anche Marvel e X-Men – e il politically correct made in Hollywood che vuole nei suoi film un attore per ogni “minoranza”.

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Sono tantissime le citazioni, alcune delle quali quasi impossibili da cogliere alla prima visione. Come lo stesso Deadpool ci spiega infrangendo la quarta parete, questo secondo capitolo è un film per famiglie sui buoni sentimenti, quindi qualcuno potrebbe restarne deluso: il tasso di cattiveria e scorrettezza sembra inferiore al primo. Però si ride e molto. Sono battute veloci e intelligenti, che fanno ridere di cuore chi possiede un background cinematografico, pop e supereroistico di un certo livello. Partendo dai titoli di testa, dove il regista è “quello che ha ucciso il cane di John Wick”, e si finisce con le scene dei titoli post credit che, per essere capite, bisogna aver visto sia Wolverine sia, ahinoi, Ryan Reynolds in Lanterna Verde. In mezzo, due ore di sganassoni esplosivi, scene splatter, poco sesso ma tante situazioni esilaranti. Deadpool 2 riesce a mantenersi su un piano molto di verso nel mondo dei blockbuster. Rischiava di “scadere” nella parodia con la spiccata scorrettezza politica del personaggio, a tratti fin troppo violento e infilato in situazioni demenziali. Invece l’asso nella manica del franchise, in questo caso più marcato che nel film d’esordio, è la capacità di sposare l’umorismo del linguaggio pieno di citazioni e riferimenti a una certa solidità del personaggio.

Questo significa che il vero eroismo di Deadpool risiede nel suo cercare di diventare un supereroe meno squallido e migliore di quello che sa di essere, degno di un cinecomic tutto suo come si deve, pieno di nobili sentimenti. Dietro alle battute, c’è la disperazione reale di un uomo che è diventato un emarginato della società, ben diverso dagli altri mutanti perseguitati degli X-Men, pieni di fascino. Cogliendo l’essenza dello spirito autoironico di Deadpool-fumetto, Reynolds riesce a trasporlo nel cinema. Come promesso all’inizio non faccio spoiler, ma vi anticipo che rifletterete post visione su una serie di spunti. Noterete che a ogni risvolto narrativo drammatico o estremo, vi domanderete: “Ma è vero? O è un altro scherzo?”. Deadpool cerca la verità assieme agli spettatori, entrando e uscendo dal suo mondo di fantasia, preso molto sul serio da Ryan Reynolds e da tutti i fan. Una cosa è certa: non è l’auto-parodia a conquistare i nostri cuori, sotto quella tuta rossa di spandex batte un cuore vero.

VERDETTO: Deadpool 2 è un successore degno del primo film: ne riesce a seguire le tracce puntando sull’auto-ironia e su un’introspezione concreta del personaggio. Ryan Reynolds è sì riuscito a portare sul grande schermo la rappresentazione ideale del personaggio Marvel creato nel 1991 da Fabian Nicienza e Ron Liefeld, e allo stesso tempo ha infuso grande autonomia al Mercenario Chiacchierone, sfondando la quarta parete e creando un rapporto di schietta ironia con lo spettatore, supportata da una campagna marketing che ha colto nel segno.

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