Rise, alla scoperta del teen drama di Jason Katims

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Su NBC è andata in onda una serie che è uno splendore. Si tratta di Rise, liberamente ispirata a un libro di Michael Sokolove dal titolo Drama High. Dieci puntate di teen drama che sembrano il sequel di un motto, televisivamente parlando, diventato stra-celebre: “Clear eyes, full hearts, can’t lose”. Lo diceva Coach Taylor (Kyle Chandler) in un altro fenomeno del piccolo schermo, Friday Night Lights, la serie sviluppata da Peter Berg e da Jason Katims a partire dal 2006 per la stessa emittente, poi salvata in extremis dalla chiusura grazie al canale DirecTv. Quando finalmente tutti si sono accorti che FNL non parlava soltanto di football americano in salsa provinciale, sono piovuti due Emmy all’attore principale e a Katims che hanno fatto la differenza. Ovvero: anche i teen drama, quando vogliono, possono gareggiare con i fratelli di scena più adulti. Rise è il ritorno su NBC di Katims. Un ritorno che è una conferma e una strenua difesa: gli adolescenti sono una cosa seria.

In bilico sulla finzione c’è il libro di Michael Sokolove, storia vera di Lou Volpe, insegnante omosessuale di un liceo della Pennsylvania che prese le redini del corso di teatro rendendolo uno dei migliori programmi scolastici degli Stati Uniti. In bilico sulla finzione, la serie Rise prende quella storia raccontando le stesse cose ma scegliendosi i suoi personaggi e trasformando il protagonista principale in padre di famiglia, con non pochi problemi e una forte ambizione intellettuale che è vagamente la stessa del signor Lou Volpe. Sul piccolo schermo ora si chiama Lou Mazzuchelli e lo ha interpretato con garbo e passione Josh Radnor che ricordiamo in How I Met Your Mother. Nel cast una sorpresa dietro l’altra: Rosie Perez (la collega Tracey Wolfe), Marley Shelton (Gail Mazzuchelli), Auli’i Cravalho (Lilette, l’attrice è stata la voce della protagonista in Oceania, il cartoon Disney), Damon J. Gillespie (il quarterback Robbie), Ted Sutherland (Simon), Sean Grandillo (Jeremy). E poi c’è lei: Shannon Purser, la Barb di Stranger Things, che delle questioni adolescenziali ha fatto il suo principale topic attoriale nelle ultime stagioni (la vedete in Riverdale, era nel film Wish Upon). Garantiamo per lei e la sua presenza sullo schermo. Nessun Demogorgone, questa volta.

Jason Katims e gli adolescenti americani ormai appartengono a un genere a parte nella recente storia della televisione USA. Adolescenti e genitori sono finiti in una periferia dell’intrattenimento quasi d’autore, nello sceneggiatore e showrunner hanno trovato la cosiddetta spalla su cui appoggiarsi quando si tratta di guardarsi allo specchio e raccontarsi su piccolo schermo. Come in tutte le carriere che si rispettino, dietro c’è sempre un mentore di riferimento. Per Jason Katims il maestro è stato Edward Zwick, un esploratore della famiglia in Tv che ci ha regalato una perla come Thirty Something (In famiglia e con gli amici, in Italia, 1987-1991) ma soprattutto l’adolescenziale e inedito My So-Called Life (1994) con una Claire Danes quindicenne, e il più adulto e ingiustamente sottovalutato Ancora una volta (Once &Again, 1999-2002) dove uno scricciolo biondo di nome Ewan Rachel Wood ancora non aveva conosciuto il mondo crudele e pericoloso di Westworld. Katims entrò nel circolo degli scribe di Zwick dopo essere stato adocchiato grazie a un racconto pubblicato in volume. I teenager americani ha preso a scrutarli in My So-Called Life fino a quando per NBC non ha realizzato la serie Parenthood, versione televisiva del film Parenti, amici e tanti guai (1989) di Ron Howard. Il quale gli diede licenza di indagare tutto ciò che nel film non era stato possibile raccontare. Lui solo, in totale autonomia.

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Tra il successivo Friday Night Lights e il nuovo Rise i paragoni sono d’ufficio. Anche il modo di girare la serie è talvolta lo stesso: la camera a mano, mai ferma, indugia sui personaggi. È inquieta. Come inquieti sono i suoi protagonisti. Diventa uno stile: lo stile Katims. Ma forse è soltanto televisione-verità. O quasi. Tranne Lou e Tracey, lo sceneggiatore ha voluto circondarsi di adolescenti e genitori che facessero da coro al protagonista, senza doversi appoggiare al libro di Sokolove. Tutti frutto di invenzione, ma con tratti che lo scrittore originale ha trovato congeniali nella serie Tv. C’è il transgender Michael, c’è il quarterback di successo con madre malata di SLA, c’è la ragazzina di talento con madre incasinata e lo stesso figlio di Mazzuchelli rivela di avere problemi con l’alcol che rifiuta di ammettere.

Qualcuno ha incomprensioni con i genitori separati, qualche altro è costretto a porsi domande sulla propria sessualità. Personaggi comuni che nel canto e nella danza trovano prima un rifugio, poi una valvola di sfogo per affrontare ogni casino che imperversa nella loro vita. E questo vale anche per i genitori. Imperfetti, tenaci nelle loro ideologie, ferocemente attaccati a valori che la società e la piccola comunità di Stanton non intendono intaccare. Katims non si è allontanato poi troppo dalla provincia di Dillon, Texas, dove Friday Night Light era ambientato. Stanton è una città operaia e industriale con gli stessi problemi di altre città travolte dalla crisi. Il dramma Spring Awakening che i ragazzi della scuola, sotto la direzione di Mazzuchelli, portano in scena non ha un solo palcoscenico. Comunità, famiglia, istituzioni e legami tra individui: questi sono i veri protagonisti di Rise.

A questo giro, Katims non è andato a cercarsele le inquietudini dei teenager americani. È stato il presidente della NBC, Bob Greenblatt, a presentargli il progetto dopo aver amato il lavoro di Sokolove. Un invito che lo sceneggiatore ha subito accettato senza neanche preoccuparsi di leggere il libro. Come ai tempi di Friday Night Lights, dove nulla sapeva di football, anche in Rise Katims era a corto di esperienze con il teatro scolastico, non ha mai avuto legami con l’insegnamento. Però l’idea di entrare nella vita di persone a loro modo speciali e ognuna con problemi personali lo ha immediatamente elettrizzato. Con simili personaggi sapeva di poter tirare avanti per intere stagioni, seguendoli e vedendoli crescere. Realismo e provocazione, in mezzo a tante belle canzoni e numeri musicali, purtroppo non sono bastati a fare di Rise un titolo di richiamo per il grande pubblico. NBC infatti non ha voluto riconfermare la serie per un secondo ciclo.

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Mario A. Rumor

 

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