“Nella vita bisogna saper scegliere”

“Nella vita bisogna saper scegliere”

 

 È attualmente in centocinquanta sale italiane con il film Si Muore Tutti Democristiani, film per la regia de Il Terzo Segreto di Satira di cui è uno dei protagonisti (con lui sul set Marco Ripoldi, Massimiliano Loizzi, Walter Leonardi, Renato Avallone, Valentina Lodovini, Martina de Santis e Francesco Mandelli), scritto con Ugo Chiti, prodotto da Ibc Movie con Rai Cinema e distribuito da 01 Distribution. Abbiamo intervistato l’attore Marco Ripoldi per chiedergli della pellicola, del gruppo di cui fa parte e dell’attuale scena politica italiana…

Marco, parlaci del tuo personaggio nel film.

Si tratta di Stefano, trentenne che fa parte di un gruppo di tre ragazzi, tutti grandi amici, i quali lavorano insieme in una piccola casa di distribuzione e il cui sogno è realizzare documentari . Un giorno ricevono un’offerta di lavoro irrinunciabile, o che almeno pare irrinunciabile finchè non si scopre che non si tratta esattamente di soldi puliti, anzi forse sono proprio sporchi… a quel punto i ragazzi si trovano a dover fare una scelta: tenere fede ai propri principi etici oppure “imborghesirsi” un pò. E da lì infatti nasce il titolo Si muore tutti  democristiani. Non nel senso della DC ma nel senso di un imborghesimento, di  scelte che tutti facciamo,  delle esigenze di compromesso che spesso la vita ci chiede.

Hai dovuto affrontare una preparazione particolare per il tuo personaggio?

Faccio una premessa. Lavoro con il collettivo Il Terzo Segreto di Satira da sei-sette anni , vale a dire dal 2011, e si tratta di un percorso lungo che abbiamo fatto insieme creando piccole clip video che giravano soprattutto nel web. In questo modo siamo riusciti a conquistarci, con la nostra satira politica, la fiducia  di qualche canale televisivo, e da lì sono nate esperienze come quella con Piazzapulita su La 7, successivamente  abbiamo lavorato  per Report con la Gabanelli, e poi siamo insomma arrivati a realizzare il nostro sogno che era quello di dare vita a un film vero e proprio. A questo risultato siamo giunti con un gruppo molto affiatato e devo dire che per me non è stato difficile entrare nei panni del mio personaggio, qualcosa di me ce lo rivedo. Perciò è stato emozionante lavorare a questo film, che comunque ha rappresentato per noi anche un grosso salto in avanti. Da gruppo di videomaker in cui registi e autori facevano anche da montatori e operatori, qui ci siamo trovati a lavorare con la grande macchina del cinema, e per certi versi è stato tutto più facile. Detto questo il mio personaggio, Stefano, è un ragazzo che deve dare un senso alla sua scelta  di fare il videomaker e quindi trova sulla sua strada quei problemi che un attore si trova a dover fronteggiare oggi in Italia. Da attore, io per primo mi sono rispecchiato in quei momenti, compresi quei periodi di crisi in cui capita di lavorare un pò meno. E insomma, non si sa se Stefano accetterà il compromesso che gli viene proposto, non voglio anticiparlo.

Trovi che questo film fotografi con precisione gli scenari aperti dall’attuale politica italiana?

Bè, noi abbiamo iniziato a fare video quando c’era Berlusconi, e lì era più facile capire cosa poteva far ridere o suscitare clamore, poi è arrivato Monti, e lì è diventato un pò più difficile… cercare di far ridere con Monti non era semplice. Ma noi abbiamo resistito e poi il PD ci ha salvato offrendoci nuovo materiale. Ora io vedo un atteggiamenro democristiano che sta aleggiando sempre più nell’aria della politica che respiriamo oggi. D’altronde il Terzo Segreto non mette nello sketch o al centro della sua riflessione i politici tout-court, ci interessa piuttosto parlare degli elettori, dei comportamenti che li caratterizzano, di ciò che pensano, vivono e respirano…

Che reazioni ti aspetti dal pubblico?

Mi auguro che si goda il film, e che chi finora ci conosceva esclusivamente per i video sul web  ci supporti in questo passaggio al grande schermo. Nel film ci sono tanti omaggi a protagonisti della comicità milanese, da Paolo Rossi a Cochi Ponzoni passando per Lucia Vasini. Abbiamo voluto celebrare una comicità milanese storica alla quale siamo molto legati, io ad esempio lavoro in teatro con Paolo Rossi, a giugno andrò in scena con lui, l’ho avuto come maestro. Penso che questo fim farà uscire il pubblico con tanti pensieri, domande, ed è questo che auspichiamo…

Pensi che le produzioni italiane siano più mature nella satira oggi?

Questo film è un omaggio che viene fatto a Milano, le cui produzioni si sono secondo me molto evolute. Oggi spesso parli di cinema e pensi a Roma, ultimamente  anche  a Torino, dove si girano tanti film. Da questo punto di vista noto che anche Milano si sta risvegliando adesso, e con questo film abbiamo omaggiato una città che secondo noi è migliorata tantissimo in questi anni.

Che immagine ti è rimasta dentro del periodo di riprese?

Avevo  già girato alcuni film e questa era per me la terza esperienza. Quello che mi è piaciuto del mese e mezzo di riprese trascorso sul set è come lo spirito di affiaatamento del Terzo Segreto di Satira ci abbia avvolto e contagiato tutti. Ho questa immagine di una cena che abbiamo fatto con tutta la troupe e i macchinisti,  40 personein tutto, in una storica trattoria di Milano che ormai è circondata solo da grattacieli come il Bosco Verticale o tutti gli edifici nuovi sorti nel quartiere Isola. Ecco, quell’immagine rappresenta il nostro spirito di gruppo, la capacità del collettivo di mantenere la propria identità anche se accerchiato dai grattacieli, dal “nuovo” che avanza…

Quali attori consideri per te maestri e fonti d’ispirazione?

Per me l’impronta di Paolo Rossi è sempre fortissima ,proprio lui mi disse “ Marco, per fare l’attore non devi recitare”, una lezione che mi è sempre rimasta. Poi secondo me oggi siamo parte di una società che ci costringe tutti, dall’avvocato al panettiere, a interpretare un ruolo. Ognuno di noi ha un copione da seguire, e allora l’attore per distinguersi non deve recitare , deve anzi essere sincero e credibile. È stato bello lavorare con Francesco Mandelli che nonostante la giovane età ha 20 anni di carriera sulle spalle. Mi ha colpito la sua naturalezza . Poi c’è Valentina Lodovini, che interpreta la moglie di Enrico, un altro personaggio del film. Insomma, lavorare con persone che navigano nel cinema è stato un’esperienza molto molto interessante, io il mio bagaglio di trucchi lo porto con me, arrivando dal teatro e avendo lavorato con Paolo Rossi, e qui ho comunque capito una volta di più la necessità di mettere in scena personaggi che esistono , io ritrovo la mia vita nel percorso del film.

C’è un momento particolare nella tua carriera che consideri una svolta?

Ho studiato giurisprudenza, poi ho incontrato Paolo Rossi in teatro e lui mi ha coinvolto in un progetto che è poi durato  6 anni. Quello è stato il primo gradino, all’improvviso mi sono trovato a girare i teatri italiani, con sale grandi e piene, e dopo 6 anni con lui i ragazzi del Terzo Segreto mi hanno proposto di fare un video, il Favoloso mondo di Pisapie. Il video ha inaspettatamente totalizzato 600.000 visualizzazioni in sette giorni, dall’oggi al domani ci siamo ritrovati sui giornali, poi a Milano c’era un clima particolare, Pisapia aveva appena  vinto le elezioni, ricordo un’ euforia particolare.

C’è una morale nel film?

(Ride) Forse il fatto che se sei un ragazzo di 30 anni ti trovi spesso a fare Ia lotta contro il sistema, salvo renderti conto un giorno che il sistema sei tu. E allora uno ai chiede “Ma allora io contro cosa lottavo?” Il film parla anche di come serva la forza di prendere decisioni anche scomode.  Stefano vive ancora con un coinquilino, è uno che frequenta ancora le feste universitarie nonostante abbia finito l’Erarsmus nel 2005… e lui vuole cambiare vita, ma è una scelta difficile. La domanda che poniamo con il film è se sia meglio fare cose pulite con soldi sporchi o cose sporche con soldi puliti. È un pò questo il dilemma del film.

Noi italiani secondo te siamo maturati nel trattare temi  satirici?

Io penso innanzitutto che siamo in un momento difficile per fare cinema, con le serie tv il pubblico è cambiato, non ha più il tempo che aveva prima, oggi chiedere a un pubblico teatrale di spegnere il cellulare sembra una follia, di conseguenza in un film, anche comico, è più difficile prendersi il tempo per fare poesia, ma noi l’abbiamo fatto comunque . E sono contento di questa scelta. Ogni paese ha il suo modo di fare satira ma noi italiani ne sappiamo fare ad altisssimi livelli basti pensare a Guzzanti, a Dario Fo, a Paolo Rossi. Per me anche Totò faceva una grande  satira sociale, e ci sono interviste che girano di Massimo Troisi in cui ha detto cose avantissimo sui tempi.

È più importante far ridere o scandalizzare?

Secondo me è importante svelare ciò che si cela dietro alle dinamiche politiche che vediamo oggi e far capire che spesso la responsabilità di tali situazioni e dinamiche ci riguarda da vicino e anzi spesso parte proprio da noi.

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