La resa dei conti

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Avengers: Infinity War è il film-evento definitivo, nonché il più ambizioso blockbuster mai realizzato. Siamo Sicuri che la Marvel questa volta non rischi l’indigestione?

Testo Chris Hewitt

Prima vedono i camion. Poi le barriere di sicurezza. Poi i camion. Poi le cineprese. È così che la gente capisce che un grosso film è appena arrivato in città. Ed è allora che la folla inizia a radunarsi in questa bollente giornata di giugno, nel tentativo di sbirciare velocemente quella strada di Atlanta che all’occorenza è stata momentaneamente trasformata in una piccola zona di New York. Ad essere più precisi in MacDougal Street, completa in tutti i suoi dettagli, compresa un’accurata ricostruzione della facciata del famoso Minetta Tavern. E per essere ancora più precisi, in una MacDougal Street che ha visto giorni migliori. Le auto, compresi quei celebri taxi gialli, sono sparpagliate ovunque. Alcune sono in fiamme. Altre sono capovolte. Le strade sono disseminate di macerie. Le vetrine dei negozi sono in frantumi, così pure i vetri delle finestre. È evidente che è successo qualcosa di molto grave qui. Poi la folla intravede quattro figure camminare in mezzo alla moltitudine dei membri della troupe. Uno di loro indossa un lungo mantello rosso. Un altro è vestito di una tunica rossa e purpurea. Un altro ha un abbigliamento casual: giubbotto, pantaloni neri, t-shirt. L’ultima figura mette in bella mostra un taglio corto di capelli. Pizzetto. Occhiali da sole polarizzati. Le gambe dei pantaloni e le braccia sono tappezzate di borchie dai colori brillanti. E ha un simbolo luminoso in mezzo al torace.

Anche a distanza, vicino alle barriere, quella figura è inconfondibile: si tratta di uno degli uomini più famosi che ci sono al mondo. Inconfondibile per tutti tranne che per una signora, la quale si piega in avanti, strizza gli occhi in direzione di Robert Downey Jr, Mark Ruffalo, Benedict Cumberbatch e Wong mentre si preparano a girare, e domanda: “Cosa stanno girando?” Beh, signora, stanno girando Avengers: Infinity War. Vale a dire lo stramaledetto film più grosso di tutti i tempi. Le dimensioni sono relative, ovviamente. Quindi non prendeteci semplicemente sulla parola quando si tratta di Avengers: Infinity War. “Questo è il film più grosso”, dichiara Benedict Cumberbatch. E potete fidarvi di lui. È un dottore. “Con tutti questi personaggi radunati insieme, è probabilmente il più imponente film di sempre”. Ecco poi che arriva un Uomo Ragno. “È impossibile capire quali sono le sue dimensioni”, dice Tom Holland. “Davvero non so quanto sia grande. So soltanto che diventerà molto probabilmente il più grosso film di tutti i tempi”. Solo Downey Jr, il grande veterano che inaugurò tutto questo nel lontano 2008, prova a ridimensionare la faccenda. “Do tutto quanto per scontato”, ci dice tra un ripresa e l’altra. “Per quel che mi riguarda, non sarà mai più ambizioso dell’uscire da una caverna insieme a Jon Favreau”. Poi si piega in avanti e bisbiglia, con fare cospiratorio. “Però questo è enorme, non è vero? È enorme”.

Nel corso degli anni ci sono stati filmoni epici di dimensioni epocali, con gloriosi e smisurati cast stellari, da L’Inferno Di Cristallo a L’Avventura Del Poseidon. Ci sono stati film in cui i supereroi facevano squadra, inclusi i due precedenti Avengers. Sono state compiute imprese titaniche girando film uno dietro l’altro, dalla trilogia de Il Signore degli Anelli per arrivare a quello che sta facendo ora James Cameron, con all’incirca 21 seguiti di Avatar. Ma non c’è mai stato nulla di simile, in un solo film, in termini di ambizioni, portata e Dio solo sa che altro come nel caso di Avengers: Infinity War. Prima d’ora non si è mai visto un film che rappresenta il culmine di qualcosa che non ha davvero precedenti nella storia del cinema: l’Universo Cinematografico Marvel (MCU), che nel 2008 con Iron Man ha introdotto la narrazione serializzata nel cinema ad alto budget ad un livello mai visto prima, e che da allora non si è più fermato.

Sicuramente non esiste un altro film che metta insieme praticamente ogni singolo personaggio visto negli ultimi 10 anni e 18 film del MCU, lo butti poi nel frullatore e prema il pulsante targato “THANOS”. “Questa è una pellicola costituita da persone che sono le star principali nei propri film”, afferma il co-sceneggiatore Christopher Markus. La banda è tutta qui, da ogni Vendicatore passato, presente e futuro, fino ad arrivare ai Guardiani della Galassia e anche di più, tutti quanti schierati per dare battaglia a Thanos (Josh Brolin), con in palio nient’altro che il destino dell’intero universo. Giudicare un film semplicemente in base a quanti soldi incassa è una cosa un po’ squallida, ma non c’è dubbio che Infinity War farà una strage al box office. È una delle certezze della vita, insieme ai gol di Mo Salah, le tasse, la morte e tutte quelle cose elencate tra le certezze della vita. Ciò che deciderà veramente il successo di Infinity War sarà la qualità del film stesso e se funzionerà.

Con qualcosa del genere in ballo, ci sono pericoli e insidie ovunque che aspettano solo di mettere in trappola il regista troppo sicuro di sé o che lavora in maniera affrettata. Date un’occhiata al blando e poco ispirato Justice League, che possiede la stessa struttura di base di Infinity War (un gigantesco alieno in CGI sbarca sulla Terra in cerca di alcuni potentissimi artefatti; un supergruppo di eroi unisce le proprie forze per fermarlo), e che ha lasciato un gran amaro in bocca. E quello doveva occuparsi solo di sei personaggi, più un paio di fastidiosi baffi. Infinity War invece ne ha all’incirca quattro volte tanto. Almeno. Perciò è ragionevole chiedersi se un film sia in grado di sostenere una tale massa di personaggi e allo stesso tempo funzionare e avere una narrazione fluida, senza ridursi ad essere una massiccia serie di vignette tirate per le lunghe, nelle quali ciascun supereroe fa qualcosa di figo prima di passare il testimone a quello successivo. Quando si lavora a questi livelli, tutto può andare male. Tuttavia si respira un clima di fiducia riguardo a questo film.

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“Ormai la Marvel sembra inattaccabile, ogni cosa che fa è assolutamente sicura”, afferma Chris Evans, che torna nei panni di Captain America. “Sembra quasi che non ci sia nulla che non possano fare”. La sicurezza di Evans nasce prevalentemente dalla presenza dei registi del film, Joe e Anthony Russo. Questi hanno avuto l’ingaggio subentrando a Joss Whedon, il quale ha abbandonato la serie dopo l’esperienza massacrante di Ultron, e ci sono riusciti grazie alla loro capacità nella gestione di cast corali, nonché all’abilità nel conciliare le stravaganze tipiche dei fumetti con l’intrattenimento più solido ed emozionante, come si è visto in Captain America: The Winter Soldier e Captain America: Civil War. Infinity War è anche più grande di quei film. Tuttavia sembra che i Russo abbiano già messo un fermino all’orribile spettro della lunghezza. Sembrava inevitabile che tutto questo avrebbe sforato il muro delle tre ore, ma i fratelli hanno ottime notizie per le natiche di tutto il globo.

“Penso ci aggireremo intorno alle due ore e mezza, più o meno”, dice Joe durante un conversazione telefonica con Empire a febbraio, giusto due settimane prima del montaggio finale. “Da qualche parte lì. Siamo molto felici del punto in cui siamo”. Allora come ce l’hanno fatta? Viene fuori che avevano un piano, il che non guasta mai. Il piano in questione non lo hanno elaborato proprio subito. “Probabilmente abbiamo trascorso cinque o sei mesi esplorando diverse strutture narrative per questo film”, ci rivela Joe Russo. “Ci mettevamo seduti molto presto pensando, ‘E adesso come cazzo raccontiamo la storia di sei MacGuffins?’” La risposta l’hanno trovata nella più sorprendente delle fonti. Uno potrebbe pensare che un film con “war” nel titolo, e un cast di queste proporzioni, si ispiri a pellicole del calibro di Il Giorno Più Lungo e Quell’Ultimo Ponte.

Si sbaglierebbe di grosso. “Non esistono molti modelli di riferimento per un film come questo”, ammette Joe Russo, “ma abbiamo preso come fonte di ispirazione i crime film degli anni ‘90, come Out Of Sight e Due Giorni Senza Respiro”. Suo fratello Anthony sorride. “Questo somiglia più a un heist movie, dico davvero. La mossa che Thanos compie nel film per impossessarsi delle Gemme è molto potente, veloce, aggressiva”. In sostanza, Avengers: Infinity War non lascerà nulla in sospeso. Empire fa visita due volte sul set di Infinity War nel corso dei suoi nove mastodontici mesi di riprese. E per una serie di fortunate coincidenze e con la benedizione degli dei della programmazione, in entrambe le occasioni si tratta di sequenze complementari che ben dimostrano come il film stia recuperando terreno.

La prima volta è fuori Edimburgo, in una notte terribilmente fredda di fine aprile, dove i Russo – che in gioventù hanno trascorso del tempo in città, ma ciononostante pronunciano il suo nome “Edinboro” – hanno occupato la stazione Waverley per ambientarvi una scena in cui la merda piove decisamente a catinelle, e a ritmo sostenuto. Per farla breve: Thanos vuole le Gemme dell’Infinito, sei pietre cosmiche multicolori che, quando unite, permetteranno al loro portatore di avere il controllo sul tempo e lo spazio (oltre a poter usufruire del 50% di sconto su un numero selezionato di ristoranti). Ma con la sua attenzione occupata altrove proprio all’inizio del film, egli decide di inviare sulla Terra quattro alieni fetenti conosciuti come l’Ordine Nero per recuperare le pietre; una delle quali si dà il caso sia saldata nella testa di Visione, l’androide interpretato da Paul Bettany.

Per cui vediamo due di questi alieni, Proxima Media Nox e Gamma Corvi (interpretati da due attori in costume motion capture, con l’applicazione della CGI in un secondo momento), pestare a sangue Visione e la sua fidanzata, Scarlet Witch (Elizabeth Olsen), ma proprio all’ultimo istante i nostri eroi vengono tratti in salvo grazie all’intervento di alcuni vecchi amici, ossia: un barbuto Steve Rogers, il quale fa sfoggio di una versione annerita del costume di Captain America; una Vedova Nera con una bella tinta bionda (Scarlett Johansson); e Falcon (Anthony Mackie). Si tratta di una brutale scena di lotta, con poco dialogo. “Abbiamo strutturato quella scena più come un film horror”, ci spiega Anthony Russo. “Cerchiamo di concepire ogni sequenza in maniera un po’ diversa, conferendole un certo tono in base ai personaggi che vi prendono parte”. Giusto due mesi dopo ce la svigniamo ad Atlanta, dove un set completamente nuovo di personaggi guida la scena complementare. Questa volta abbiamo Tony Stark, Doctor Strange (Cumberbatch), il suo collega Wong (Wong) e Bruce Banner (Ruffalo), tornato di corsa sulla Terra dopo aver ricevuto l’allarmante notizia di una catastrofe imminente.

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Troppo tardi. Il motivo è che altri due membri dell’Ordine Nero, Cacciatore d’Ossidiana e Fauce d’Ebano, hanno parcheggiato una gigantesca nave spaziale sopra New York, causando quella devastazione vista a MacDougal Street. “Come al solito stiamo spaccando l’asfalto, e continueremo a farlo finché sarà necessario”, ride Downey Jr. Per cui tocca a questo sgangherato team tentare di fermarli. O almeno chiedergli gentilmente se possono smetterla. “Non puoi parcheggiare qui, amico. La Terra è chiusa oggi”, dice Stark in una ripresa (trattandosi di Robert Downey Jr, le battute scorrono fluide). “Raccogli il tuo raggio traente e smamma”. Solo che il Cacciatore d’Ossidiana (interpretato dal famoso attore specializzato nella motion capture Terry Notary) non è proprio dell’umore di smammare, il che fa precipare la situazione in una sequenza sfrenata in cui Stark cerca disperatamente di costringere Banner, che soffre di ansia da prestazione, a trasformarsi in Hulk (“Non mettermi in imbarazzo di fronte al mago”).

Presto però diventa chiaro che l’obiettivo specifico dell’attacco alieno è proprio il mago. “È me che vogliono. Più precisamente l’oggetto che porto al collo”, afferma Cumberbatch indicando l’Occhio di Agamotto (ossia la Gemma del Tempo) pendente sul suo petto. “Ne scatursice quindi un combattimento, e tutto diventa estremamente divertente e ridicolo nel giro di un batter d’occhio. C’è un’escalation di pericolo che coinvolge, nell’ordine, prima il mondo reale, poi la realtà e infine l’irrealtà. Una cosa veramente eccitante”. Due scene, due città, due paesi. E se andiamo avanti a contare, nove Vendicatori e quattro alieni. E già abbiamo visto un numero sufficiente di personaggi che da soli basterebbero a far durare a vita la maggior parte dei film. Ma abbiamo toccato solo la punta dell’iceberg. C’è un personaggio, in particolare, che ancora manca all’appello. Uno che potrebbe detenere la chiave di tutto. Il Titano Pazzo, il Fattone dell’Infinito in persona. Thanos.

La Marvel ha un problema con Thanos. Più precisamente, il loro villain principale non ha fatto molto in termini di azioni malvagie e altre cosucce da villain. Da quando ha fatto la sua prima apparizione nei post-credits di The Avengers nel 2012, è stato subito promosso al rango di Super Cattivo del MCU, anche se poi, alla fine, si è visto a malapena ed è risultato spaventoso quanto un cameo di Stan Lee. Ad ogni modo i Russo sono ben consapevoli che è arrivato il momento per Thanos di dimostrare di che pasta è fatto, oppure togliersi dai piedi. “La gente non avrà più alcun problema con Thanos”, afferma Anthony Russo. La loro soluzione: costruire Infinity War intorno a Thanos. “Con un film di queste proporzioni, bisogna tenerlo insieme servendosi di un punto di vista”, aggiunge Joe Russo. “E il punto di vista, in questo caso, è Thanos, grazie al quale questo film diventa qualcosa di unico. Vogliamo che la gente esca dal cinema dicendo, ‘Quello sì che è un tipo cattivo’”.

In buona sostanza, i due fratelli e i loro autori, Markus e McFeely, stanno rendendo Thanos il motore della storia, visto che la sua ricerca delle Gemme gli permette di interagire pressoché con tutti i personaggi principali. “Potreste anche intitolare questo film Avenger: Thanos, se lo voleste”, afferma Stephen McFeely. “È lui il vero protagonista”. Thanos è di gran lunga il personaggio più potente che gli Avengers abbiano mai affrontato. Parte che è praticamente invincibile; poi, mettendo insieme le Gemme una alla volta, si sviluppa da lì. I filmati visti l’anno scorso al Comic-Con mostravano Thanos entrare in scena, tirare giù dal cielo una piccola luna e scagliarla contro i suoi nemici. “È un personaggio estremamente difficile da sconfiggere”, dice Joe Russo. “È più forte di Hulk. Somiglia più a Genghis Kahn, è una vera forza della natura. Possiede una specie di saggezza spirituale che va ben oltre quella degli altri personaggi. È un conquistatore di mondi. Non possiede punti deboli, ed è questo a renderlo così minaccioso”. Come possono dunque sperare gli Avengers di avere la meglio, a parte lanciando il timido trend #SAYNOTOTHANOS su Twitter? Beh ecco, i fratelli non lo dicono, ma un modo ci sarebbe.

“È indispensabile trovare i punti vulnerabili nei personaggi con quel livello di forza”, aggiunge Anthony Russo. “Bisogna cercare nella loro vita emotiva e fisica. È lì che riusciamo a immaginare dei punti di rottura “. Forse è sensibile in quello che Cumberbatch definisce “lo ‘spacco da culo’ che parte dal labbro inferiore fino ad arrivare alla punta del mento”. Dopotutto, neppure al sedicente dominatore dell’universo piace avere un sedere al posto della faccia. Brolin, un uomo che ha invece la faccia al suo posto, non è sul set durante le visite di Empire, ma è evidente come sia riuscito a impressionare i suoi compagni di cast. “Josh è terrificante”, afferma Tom Holland. “Gli tocca indossare questo stupido costume per la motion capture, con delle grosse spalline mobili di polistirene e una palla da tennis sospesa sopra la sua testa. Ha un aspetto ridicolo, ma non appena le cineprese cominciano a girare si trasforma in questo mostruoso alieno alto quasi tre metri”. Downey Jr – un uomo abituato a condurre i film della Marvel – è ottimista riguardo allo screentime di Thanos.

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Più che altro è felice che si tratti di uno che conosce da quasi 30 anni. “Lo adoro”, dice. “Brolin non si prende molto sul serio, ma ha messo un sacco di carne al fuoco nel dare vita a questo personaggio. Diciamo pure che ci spaventiamo un po’ tutti quando fa una battuta sarcastica e poi si fa sotto. Quindi preparati, fratello. L’Effetto Brolin sta arrivando”. La soluzione al problema di Thanos può direttamente risolvere anche un’altra questione. E questo perché sfidarlo significa inevitabilmente affrontare la morte. E ogni volta che entra in ballo la morte, alla Marvel cominciano ad agitarsi sulla sedia. Certo, i villain sono andati e venuti, i personaggi secondari più strani sono caduti nel dimenticatoio, ma lo zoccolo duro degli eroi è rimasto intatto. Sono stati dieci anni di scampati pericoli e grasse risate in faccia alla morte. Non più, ormai. Infinity War è un film molto più serio delle goliardate viste in Thor: Ragnarok e Spider-Man: Homecoming. “La morte dei personaggi è lì per ricordare che il mondo ha dei paletti”, dice Anthony Russo. “Quando si racconta una storia, la morte rimane una possibilità reale”. Questo significa che i nostri eroi devono iniziare a preoccuparsi? “Senza dubbio”, risponde Joe Russo.

“Mettiamola così: se gli ultimi dieci anni della Marvel sono stati un libro, questi saranno i capitoli finali”. Sarebbe un atto di negligenza da parte nostra iniziare a fare congetture liberamente sull’identità del personaggio vittima del fuoco incrociato; diciamo però che, se fossimo in Loki, non aspetteremmo l’ultimo minuto per compilare i moduli per la donazione degli organi. E se toccherà a lui, non sarà l’ultimo a passare sotto le forche. “Si intitola Infinity War”, dice Joe Russo, “per cui il pubblico dovrebbe prepararsi ad una guerra”. Se non fosse già stata usata per Non Aprite Quella Porta nel 1974, andrebbe a pennello in questo caso la didascalia, “Chi sopravviverà? E che cosa resterà di loro?” Che poi quelle morti continuino o no è tutto un altro discorso. Per questo non è l’ultimo film degli Avengers. Assolutamente no.

“Questo è solo il capitolo uno”, ride Chris Evans. “Aspettate fino al capitolo due…” Quando Infinity War è stato annunciato per la prima volta, l’intenzione era quella di dividerlo in due parti girate una dietro l’altra, e che tutto questo avrebbe coronato la fine dei rapporti contrattuali per diversi membri chiave del cast del MCU, tra cui Downey Jr, Evans e Hemsworth. Tuttavia nel frattempo le cose sono cambiate. Avengers 4, che uscirà l’anno prossimo, non è stato girato a ridosso di Infinity War, con una piccola pausa presa subito dopo quest’ultimo per permettere ai Russo, Markus e McFeely di creare un’esperienza molto diversa. “Non volevamo assolutamente fare un grosso film tagliato in due”, dice Markus. “Non si tratta di due parti, perché questo implicherebbe dividere qualcosa a metà. Le cose non stanno così, e ci teniamo a precisarlo”. Quel film è ancora avvolto nel mistero. I Russo non hanno intenzione di rivelare per ora il titolo, perché si tratterebbe di uno spoiler (noi scommettiamo su ‘Avengers: Alla Ricerca Della Testa Di Tony Stark).

“Quel film è un gigantesco punto interrogativo”, dice Anthony Russo. “È più un’epica avventura nel senso classico del termine, con una forte componente emotiva”. Alcune immagini recenti dal set, in cui vecchie conoscenze interagiscono con nuovi arrivati in ambienti molto familiari, hanno generato ipotesi sull’entrata in ballo dei viaggi nel tempo, che potrebbero anche essere un modo per riportare in vita i personaggi che muoiono in Infinity War, ma i Russo non sembrano andare in quella direzione. “Dovreste tornare indietro e dare un’occhiata agli indizi sparsi in Civil War per capire cosa ci sarà nel prossimo film”, suggerisce Joe Russo. Sicuramente quello che rappresenta sarà un momento conclusivo, ma non già della Fase Tre dello Studio, quanto di una serie di pietre angolari del MCU. Esiste una possibilità di vedere ancora insieme Stark, Thor, Banner, Rogers e Natasha Romanoff, ma con l’avvicinarsi della scadenza dei contratti degli attori, la cosa sembra improbabile. Ed è per questo che la Marvel ha accuratamente portato avanti lo sviluppo dei suoi nuovi pilastri: i Guardiani della Galassia, attesi per il 2020; Doctor Strange, il cui prossimo film dovrebbe uscire più o meno nello stesso periodo; Ant-Man; Spider-Man, ora tornato all’ovile… E poi c’è T’Challa. Black Panther.

L’incredibile successo del suo film (mentre state leggendo, dovrebbe essere diventato il primo film della MCU senza Stark ad aver sforato l’incasso di un miliardo di dollari in tutto il mondo), oltre al senso di rivoluzione culturale che si porta dietro, ha dato nuovo slancio al MCU. “Siamo entusiasti del suo successo”, dice Joe Russo, esultando come un genitore orgoglioso (sono stati lui e Anthony ad introdurre il personaggio in Civil War). “Ryan Coogler ha fatto un film incredibile che potrebbe cambiare l’industria cinematografica”. Corre voce che Black Panther potrebbe addirittura seminare la nave madre, incassando più soldi di Infinity War; ma potrebbe trattarsi di un’ipotesi diffusa per creare un ulteriore aumento di popolarità di Black Panther, portando l’eccitazione alle stelle tra i suoi fan, i quali andranno in massa a vedere il loro beniamino in Infinity War (ricordiamo che Wakanda ha un ruolo centrale nella vicenda). Non che i fratelli Russo, all’ultimo momento, abbiano intenzione di rigirare tutto e trasformare il film in ‘Avengers: T’Challa (E Un Po’ Di Altra Gente)’. “Il programma non cambia”, ride Joe Russo. Forse no, ma chi sta cambiando è il MCU. All’improvviso un universo dominato da Tony Stark (che ha registrato cinque dei sei film più remunerativi dello studio) ha un nuovo leader e un nuovo tipo di motivazione. E con l’acquisizione della Disney/Fox che potrebbe aprire le porte di questo mondo agli X-Men e ai Fantastici 4, una cosa sola sembra certa: un bel giorno, il più grosso e ambizioso film di tutti i tempi ci sembrerà My Dinner With Andre. Verso l’infinito e oltre.

 

IL PRIMO VENDICATORE

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Robert Downey Jr, colui che ha lanciato il MCU, ci racconta la verità dietro Iron Man.

Sapete tutti come si guadagna da vivere. Dieci anni fa, Robert Downey Jr ha dato il via al MCU nei panni di Tony Stark in Iron Man, e a partire da quel momento è divenuto il perno del franchise, partecipando a ben sette dei 18 film. Ora che ha da poco superato la cinquantina, e con il suo contratto che terminerà con Avengers 4, è arrivato il momento per l’attore di esplorare la vita al di fuori dell’armatura. Lo abbiamo incontrato tra una ripresa e l’altra sul set di Infinity War.

Cosa ci puoi dire che non sia uno spoiler?
Beh, possiamo rimanere qui seduti in silenzio. A rimuginare.

Come ci si sente? Come se fosse l’inizio o la fine, in un certo senso?
Niente di simile. Ci si sente come se fossero trascorsi dieci anni di segni e prodigi. Il futuro dovrebbe rimanere incerto per chiunque, all’interno di questo universo cinematografico.

Parliamo un po’ di Tony? Dov’è quando lo ritroviamo?
Per me la vera domanda è: riuscirebbe mai, con la coscienza serena, a prendere quel telefono che Cap gli ha spedito alla fine di Civil War? È questo il punto. Per quanto mi riguarda, mi viene in mente l’inganno di cui si parla nel Libro di Abdia. È per questo che Steve Perry non è mai tornato nei Journey.

È esattamente il paragone al quale stavo pensando. Da molto tempo, ormai, Tony è preoccupato che il mondo possa finire. Cosa ne pensa adesso?
Non gli piace lo spazio. A Tony non piacciono più né lo spazio, né il tempo o le altre dimensioni. Il personaggio è cambiato molto, nel corso degli anni. Il Tony visto in Civil War non è più quello che conoscevamo in Iron Man. È vero. Stranamente finisce per cambiare idea sulle sue radici vagamente nazionaliste e conservatrici, schierandosi con Ross [in Civil War]. A mio parere è meno tormentato rispetto al passato, ma questo a causa dell’età. Ad ogni modo dico, “Cosa sta attraversando Tony? O meglio, cosa sto attraversando io?” Se la domanda la rivolgo a me stesso, dopo sarà molto più facile interpretare il personaggio. Sta tutto in quella specie di esistenzialismo di mezza età, che per quanto mi riguarda è la più dolce e discreta crisi che mi sia mai capitata. “Perché sono qui? Quale eredità mi lascerò dietro?” Sì, ma anche qualcosa di più. “Cosa mi sta veramente a cuore? Se ora non sapessi quello che già non sapevo prima, come mi sentirei e quanto saprei godermi il presente?” Non sono un tipo particolarmente saggio e intelligente, è solo il frutto dell’età. Inizi a dire, “Voglio assicurarmi di avere un bel sorriso stampato sulla mia faccia se tutta questa roba va in fumo”. Non ci tengo a essere colto in un atto di inutile codardia.

Nella parte di Tony Stark sei stato diretto da ben sei registi. Chi conosce meglio Tony?
Feige. Probabilmente è quello che lo ha visto di più. Ed è comprensibile, è praticamente la madre di otto figli. [Gli autori] Markus e McFeely hanno fatto un lavoro straordinario in molti sensi, in particolare sono riusciti a tirar fuori non solo gli aspetti eccentrici e umoristici del personaggio. A partire da Civil War, hanno aggiunto quella complessità che mancava.

E tu hai contribuito a dare forma a questo arco evolutivo?
No. Più che altro ho dato loro un po’ più di cretinate in Civil War. Ma richiedono solo piccoli aggiustamenti. Chiunque riesca a sopravvivere all’impresa di scrivere una sceneggiatura di un film degli Avengers è un genio. Loro due sono, in tutti i sensi, degli esperti della sopravvivenza. Dovevo però vederlo su un grafico, tastarlo con mano, non importa quanto le cose si fossero evolute. Questo mi riporta ai miei giorni di Chaplin, quando tenevo letteralmente appeso al muro un grafico che andava dal 1889 al 1977, anno della sua morte. La cosa più importante per me è che mi diverto ancora, e riesco ancora ad apprezzare visibilmente questo processo creativo. È così che finirà.

Dopo gli eventi di Civil War, Tony e Steve passano la maggior parte del film separati?
Non lo so. Ho la sensazione che, se seguissi il mio istinto, gli spaccherei la mascella. Tutto quello che so è che succede qualcosa quando sono in scena con Evans. Detesto ammetterlo, ma non so bene cosa fare quando non è più Cap. Lo guardo e penso di aver di fronte la psiche più sincera e moralmente ineccepibile che abbia mai visto, finché qualcuno dice, “Stop!” e allora Chris fa, “Ehi amico, devo uscire da qui”. Allora dico, “Oh, vuoi andare a cena?”, e lui “Nope”. “Okay! Ti voglio bene, Cap! Voglio dire, Chris!”

Ti manca ancora un anno, all’incirca. Evans ci ha detto di non sapere cosa farà quando sarà tutto finito. Tu cosa potresti fare?
Sai una cosa, ho imparato moltissimo dalla mia signora [Susan Downey]. Non puoi sapere cosa succederà e come andrà a finire finché non accadrà. È una cosa questa che allenta molto la tensione. Lei è così. Dice “Non lo saprai finché non ti ci ritroverai, quindi stai perdendo tempo inutilmente a congetturare. Non fa parte del test”. È piuttosto in là nel tempo. Potrei fare progetti di ogni tipo. Potrei anche cadere in depressione. Qualsiasi cosa. Oppure rimanere, portare la palla e sbatterla sulla meta e poi venire trascinato via. Sono ansioso di scoprire quali carte usciranno.

 

IL NUOVO VENDICATORE

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Chris Pratt ci parla di com’è stato passare da sorvegliare la Galassia ad unirsi agli eroi più potenti del pianeta Terra.

Nei panni di Peter Quill, anche conosciuto come Star-Lord, nei film Guardiani della Galassia Chris Pratt ha saputo dar vita ad una delle canaglie più adorabili dell’MCU. Ma Infinity War vede Quill e la sua banda di manigoldi lasciare il loro angolo di spazio per incrociare il destino di diversi membri degli Avengers (compreso uno scombussolato Thor) nella lotta contro Thanos. Quindi Pratt è diventato ufficialmente un Avenger? Per scoprirlo lo abbiamo raggiunto al telefono.

Com’è andata la tua prima esperienza sul set?
È difficile da spiegare a parole. È un evento cinematografico senza precedenti. Sono un fan dei film della Marvel. Prima di prendervi parte, ero uno del pubblico. Ne sono onorato, e allo stesso tempo mi sento come se avessi vinto un contest alla radio o qualcosa del genere. È stato incredibile a vari livelli, anche solo avere lo scoop di come la faccenda si evolve.

È stato impegnativo? Hai girato due film dei Guardiani, ma qui abbiamo qualcosa come 45 personaggi principali.
No. Non per me, almeno. Qualche anno fa, girare il primo Guardiani della Galassia fu sicuramente un’impresa faticosa, ma già per il secondo è stato tutto più naturale. Sapevamo quello che stavamo facendo. Nel cast di Avengers, mi sembrava di essere uno dei veterani. Mi rendo conto adesso che avevo più esperienza di molte delle persone con cui dividevo il set. E questo perché ho iniziato dal basso. Sul set dei Guardiani ero il tizio con meno esperienza in assoluto. Succede che arrivi in questi ruoli importanti e guardi giovani e brillanti star come Tom Holland, Chadwick Boseman, Letitia [Wright] e Danai [Gurira]. Mi ha ricordato di quando facevo sport, e ad un certo punto ti accorgi che non sei più una matricola. A rigor di logica sarebbe dovuta essere una cosa molto impegnativa, ma forse è uno dei motivi per cui siamo le persone giuste per questa parte. Arriviamo, facciamo il lavoro e non ci buttano fuori dalla partita.

Ti consideri un Vendicatore adesso?
Peter sarà sempre un Guardiano. Lo decideranno i fan. Non so quale sia la risposta giusta a questa domanda, potrei svelare più del dovuto. Ma era importante per noi, lanciandoci in quest’impresa, che i Guardiani mantenessero uno stile diverso. Avengers ha un tono particolare ma in un modo che permette ai Guardiani di rimanere se stessi, per quanto concerne il loro apporto e ciò che il pubblico si aspetta di vedere da loro.

Dove sono i Guardiani quando li incontriamo in Infinity War?
Non dirò dove ci troviamo, ma la prima inquadratura che ci riguarda lascerà le persone di stucco. Non lo dico solo perché siamo stati grandi, anche se siamo stati davvero grandi, né perchè sono uno sbruffone, ma la scena funziona davvero bene.

Il primo giorno sei stato con Robert Downey Jr. Com’è stato lavorare con colui che ha dato inizio a tutto questo?
Ragazzi, ha stabilito da subito un’atmosfera fantastica. Lui è un po’ come lo stesso Tony Stark. Sono convinto che molte delle qualità che animano Tony Stark siano le stesse che fanno grande Downey. E penso anche che Downey a questo punto sia ricco quanto Tony Stark. [Ride]. Si prende cura degli attori che gli stanno intorno in un modo che non ho mai visto prima. Nei giorni di lavorazione ero un po’ giù di corda e mi stavo impegnando veramente tanto. Lui è venuto a chiedermi, “Come va, è tutto a posto?” Io gli ho risposto, “Sì, ho solo un po’ di mal di gola”. Dieci minuti dopo si è presentata una persona a prendersi cura di me con delle erbe speciali. Mi ha offerto l’uso del suo trailer dove poter usare alcuni dei suoi gadget hi-tech. È stata una cosa incredibile. Sto vivendo i momenti più bella della mia vita.

L’avevi mai incontrato prima?
Al mio arrivo nel Marvel Cinematic Universe, Downey è stato il primo a chiamarmi e dirmi, “Ehi amico, benvenuto. Se c’è qualcosa di cui hai bisogno, ti darò una mano. Sono davvero poche le persone che stanno passando quello che stai passando tu in questo preciso momento. Io sì, quindi sono qui. Puoi sempre trovarmi al telefono”. Sento assolutamente il dovere di fare lo stesso con Tom o Chadwick. Non perché penso di essere una specie di loro superiore, semplicemente ho avuto l’esperienza di fare un film con la Marvel e vedere com’è. Ora mi sento obbligato a dare loro una mano, anche se solo una frazione di quello che Downey è stato capace di offrirmi, e dire semplicemente, “Qualsiasi cosa vi serve, fatemelo sapere”.

Black Panther ha battuto molti record ultimamente. Qual è la tua idea in proposito?
L’ho visto due volte. Mi è piaciuto moltissimo. Penso sia davvero bello e ingegnoso. Chadwick è incredibile. Regale e potente. Non vedo l’ora che esca il seguito. Ora vado a comprare i biglietti.

 

NELLE PUNTATE PRECEDENTI DEL MCU…

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Allora, c’è questo genio miliardario playboy e filantropo, Tony, che si fabbrica un’armatura di metallo per mantenersi in vita e che adora indossare, si mette a combattere il crimine e diventa un UOMO DI FERRO. Nel frattempo c’è un tizio, Nick, che si rende conto che i supereroi stanno spuntando da tutte le parti come funghi – un FUSTACCHIONE CON UN MARTELLO, un GIGANTE VERDE con qualche problema nel gestire la rabbia, e un super soldato che incarna il miglior modello di umanità e che, per ovvi motivi, si chiama STEVE – e decide di riunirli tutti insieme in un super gruppo chiamato I Vendicatori. Come i TRAVELING WILBURYS, ma con un taglio di capelli decente. Questi vengono attaccati da alieni provenienti da un’altra dimensione, ma riescono a spuntarla proprio nel momento critico.

Poi, giusto un paio d’anni dopo, ad attaccarli ci pensa un MALVAGIO ROBOT che intende scagliare una roccia gigantesca sulla Terra solo perché non riesce a usare bene internet, ma ancora una volta riescono a spuntarla sul più bello. Il fustacchione col martello e il gigante verde prendono il volo separatamente verso lo spazio, evitandosi così la tirata d’orecchi del governo quando dice ai Vendicatori, “Dovete piantarla di uccidere le persone”. A Steve questa frase non piace, forse perché è SEGRETAMENTE UNO PSICOPATICO, quindi si dà alla macchia, costringendo Tony, che è il suo miglior amico, a fermarlo. Scoppia una GROSSA BATTAGLIA ALL’AEROPORTO in cui se le danno di santa ragione, e nel frattempo, visto che la Marvel ha comprato i diritti, entra in scena un RAGAZZINO-RAGNO e un certo piccoletto diventa ENORME. Ah già, durante la battaglia il vero miglior amico di Tony diventa storpio.

La cosa rattrista profondamente Tony, ma sembra che tutto stia andando a tarallucci e vino tra lui e Steve, finché Tony non sbrocca quando scopre che il vero miglior amico di Steve, un ASSASSINO AFFETTO DA AMNESIA con un braccio di metallo, ha ucciso i suoi genitori. Quindi se le danno di nuovo di santa ragione e finisce che ognuno va per la sua strada, nel senso che i Vendicatori sono storia antica e non esistono più. Grazie al cielo ci sono rinforzi in arrivo, incluso uno STRANO DOTTORE capace di far sparire praticamente ogni cosa, e un RE AFRICANO che, a conti fatti, potrebbe essere più intelligente e ricco persino di Tony. Nel frattempo il gigante verde e il fusto col martello si ribeccano nello spazio e fanno rotta sulla Terra, quando appare un TIZIO GIGANTESCO VIOLA a caccia di gioielli. Non finirà bene.

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