Prove tecniche per l’apocalisse

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Nuovo regista. Nuovo protagonista. Nuova filosofia. Riusciranno Pacific Rim: La Rivolta e i suoi onnipotenti scontri tra mech e mostri a superare l’originale?

Testo: Ian Freer

Empire sta attraversando a piedi il più grande teatro di scena dei Fox Studios, in Australia, precedentemente occupato da Alien: Covenant. Potete capire che ci troviamo in Australia per due motivi: a) tutta la troupe riesce a essere amichevole senza dare il minimo segno di cedimento e b) ovunque si vedono t-shirt de La Battaglia di Hacksaw Ridge. Stiamo visitando il quartier generale della Pan Pacific Defense Corps, la forza d’attacco internazionale istituita per salvare il mondo da mostri giganteschi (Kaiju), prendendoli a sberle e calci con enormi robot (Jaegers). Siamo al 52esimo giorno dei 90 previsti per Pacific Rim: La Rivolta, il seguito di quella dichiarazione d’amore uscita nel 2013 con cui Guillermo del Toro ha voluto omaggiare le tradizioni fantascientifiche giapponesi, la carneficina globale e i personaggi con nomi ridicoli. La Rivolta intende abbracciare la visione di Del Toro, introducendo allo stesso tempo qualcos’altro: colori più accessibili. Pacific Rim potrà anche essere un del Toro di livello medio (ce la fa a entrare nella vostra tripletta preferita dei film di GDT?), tuttavia provate a parlarne con chiunque sul set de La Rivolta e vi accorgerete che c’è solo amore per questo materiale – amore per l’estetica da cartone animato live action, la fantasia e l’immaginario che c’è dietro, l’idea di un mondo unito per mettere in fuga un nemico smisurato. Ma c’è anche la sensazione che, nonostante abbia incassato oltre 400 milioni di dollari in tutto il mondo, la purezza dell’idea di assistere a mega risse tra robot e mostri non abbia affatto raggiunto i numeri che meritava. “Ho pensato che dovevamo fare un film nel quale fosse più facile immedesimarsi, – afferma il produttore Cale Boyter – mi piace anche pensare che sia più ambizioso”. Pertanto Pacific Rim 2 – che da ‘Maelstrom’ è diventato ‘La Rivolta’ – sarà ancora più vasto. Ma ciò significa che sarà migliore?

 

IL REGISTA

Per rendere Pacific Rim più “riconoscibile” e “ambizioso”, la Legendary Pictures si è rivolta a Steven S. DeKnight, produttore della serie di Spartacus in onda su Starz e della prima stagione di Daredevil su Netflix. DeKnight stava già lavorando al suo debutto come regista, un piccolo thriller psicologico, insieme alla produttrice di Pacific Rim, Mary Parent. Una volta saltato quel progetto, Parent gli accennò di un seguito di Pacific Rim. DeKnight era intimorito, ma anche eccitato. “Fin da piccolo sono sempre stato un grande fan delle storie con tizi in costume, – dichiara entusiasta – era veramente il mio campo. Robot giganteschi che combattono contro mostri enormi. Come si fa a non amarlo?”. Ovviamente DeKnight doveva prima ottenere la benedizione di del Toro, l’artefice di tutto questo. Perciò approfittò dell’incontro per fare visita alla Bleak House, un museo situato a LA in cui del Toro custodisce memorabilia dei film e altri cimeli per fanatici. “Sono entrato e c’era la tuta spaziale di Kane in Alien e gli scheletri de Gli Argonauti, – racconta DeKnight in brodo di giuggiole – gli dissi che erano anni che volevo visitare la Bleak House, e la sua reazione è stata: ‘Questa non è la Bleak House. È solo una stanza dove smisto e organizzo i vari oggetti’. Roba dell’altro mondo”. Prima che fosse coinvolto DeKnight, La Rivolta aveva avuto un lungo processo di sviluppo.

Del Toro aveva già buttato giù tre diverse sceneggiature, ma alla fine aveva deciso di mettersi da parte per girare La Forma dell’Acqua. Prendendo spunto dalle sue origini nella tv, DeKnight ha messo insieme un ufficio per gli autori, selezionando i pezzi migliori dalle sceneggiature ed elaborando una storia in tre settimane. A questo punto la trama si concentrava sull’eroe del primo film, Raleigh Becket, interpretato da Charlie Hunnam. Una volta consegnato lo script, tutti quanti andarono fuori di testa. “Il giorno seguente, ci è stato però comunicato che Charlie Hunnam stava facendo il remake di Papillon e che le date coincidevano. Per cui, sfortunatamente, abbiamo dovuto rinunciare a lui. Sicché abbiamo rimaneggiato la storia, e il ruolo del protagonista è passato al figlio di Stacker Pentecost”. Non dimentichiamo infatti che Stacker Pentecost, interpretato da Idris Elba, era il comandante della Pan Pacific Defense Corps, celebre per i suoi epici proclami sulla cancellazione dell’apocalisse e per aver dato la propria vita nella battaglia contro i Kaiju Slattern e Scunner. Dieci anni dopo, suo figlio Jake avrà anche le palle che contraddistinguevano Stacker, ma di certo non ha un nome pittoresco come il suo. “Ne abbiamo parlato un bel po’, – dice DeKnight – volevo che fosse una persona un po’ più normale, con un atteggiamento meno eroico, tanto per cominciare. Un tipo comune che deve essere all’altezza di un padre entrato nella leggenda”. Forse Stacker non era il suo vero nome, ma piuttosto un soprannome? “Può anche essere, – aggiunge DeKnight – anzi, il suo nome è probabilmente Jerry. Jerry Pentecost”.

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LA STAR

Una volta presa la decisione di incentrare la storia sul figlio di Jerry Pentecost, rimaneva solo una scelta possibile. “John Boyega ha talento e inoltre possiede un certo fascino naturale, – afferma Boyter – nessuno potrebbe andare meglio”. Boyega, per sua stessa ammissione, era anche un grande appassionato di manga e anime. “Il coinvolgimento di Elba nel primo Pacific Rim ha immediatamente scatenato il mio interesse, – dice – ricordo quando l’ho visto con il costume [da pilota]. Sono un grande fan di Idris, specialmente perché viene da The Wire”. L’idea alla base del figlio di Stacker era che non fosse mai riuscito ad avere un legame affettivo col padre: “La gente dimentica che Stacker era un po’ uno stronzo, – commenta Boyega ridendo – il che ha costretto Pentecost Jr. ad abbandonare il programma Jaeger, con grande delusione del suo collega pilota nonché migliore amico, Nathan Lambert (Scott Eastwood), ora istruttore di una nuova generazione di piloti Jaeger. Da allora Jake ha iniziato a vivacchiare vendendo pezzi rubati dei Jaeger al mercato nero in una San Diego fatiscente. Il suo cammino di ritorno allo Shatterdome, agli Jaeger e verso la redenzione comincia nel momento in cui incontra una ragazzina scaltra di nome Amara (Cailee Spaeny), la quale è riuscita a costruire un suo personalissimo Jaeger alto poco più di un metro, nome in codice Scrapper, utilizzando pezzi recuperati tra i detriti.

Lo scenario post apocalittico della costa pacifica può anche sembrare lontano anni luce dal quartiere di Peckham, a Londra, in cui John Boyega è cresciuto; tuttavia afferma di essere riuscito a dare una certa personalità al ruolo. “Steve mi lascia libero di riscrivere le mie battute, per insaporirle un po’, – spiega – penso che Jake sia un ragazzo di south London. Ed essendo io stesso originario di South London, ho aggiunto un pizzico di quella rozzezza e scontrosità al personaggio. I Kaiju non possono battere South London”. Il reclutamento di Boyega nel cast di Pacific Rim: La Rivolta è stato egualmente “rude”. Era il periodo successivo a Il Risveglio della Forza e stava facendo una serie di presentazioni a Hollywood per lanciare la sua compagnia, la Upper Room Productions. Uno di questi incontri era con Mary Parent, che casualmente si era offerta di mostrare a Boyega qualche concept art di Pacific Rim: La Rivolta. “Ricordo che entrò, e nel giro di un attimo stavo guardando un bozzetto di me stesso mentre eseguivo un calcio alto con addosso la tuta da pilota, – racconta l’attore ridendo – è stata una vera e propria imboscata. Dissero: ‘Ecco qui l’offerta. Vogliamo che tu e la tua compagnia siate dei nostri e che partecipiate al processo creativo”. Mosse di arti marziali? Imponenti uomini di metallo? Boyega era a bordo.

 

I JAEGER

I Jaeger sono robot alti 80 metri e pesanti 200 tonnellate, controllati da due piloti sincronizzati neurologicamente attraverso un processo chiamato ‘Drift’, che permette loro di reggere lo sforzo di controllare queste macchine schiaccia-Kaiju. Nell’anno 2030 il programma Jaeger è stato aggiornato, arricchendosi di nuovi ed esotici nomi: preparatevi dunque a lustrarvi gli occhi con Gypsy Avenger (ossia Gypsy Danger 2.0), Bracer Phoenix, Sabre Athena, November Ajax, Titan Redeemer, Guardian Bravo e Valor Omega. “Abbiamo passato l’intera giornata sudando sette camicie per trovare questi nomi, – ride DeKnight – credo che Battle Witch sia stato rifiutato, anche se lo adoro. Era come sparare frasi a caso, quasi una forma poetica. Una giornata di lavoro trascorsa a scovare nomi per enormi robot non è male”. Ma non sono solo moniker stravaganti a segnalare la differenza. È una critica al primo film in cui, nei faccia a faccia con i Kaiju, era spesso difficile distinguere i Jaeger. Pertanto, questi ultimi hanno adesso schemi di colori più vivaci e caratteristici, e anche il loro interno è stato aggiornato. “Quando guardi il primo film, ti rendi conto che queste macchine fanno cose incredibili, ma ti senti comunque un po’ distante da quello che sta facendo Raleigh, – dice Boyter – ora possiamo vedere un ologramma di quello che si trovano ad affrontare di fronte a loro. Quindi, quando vengono colpiti, vediamo il colpo entrare nel Conn- Pod. È un modo per integrare quello che succede all’esterno dei Jaeger con quanto accade all’interno”.

 

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IL COMBATTIMENTO

Una delle prime cose che Boyega ha pensato di fare, in qualità di produttore del film, è stata di arruolare il suo fight co-ordinator de Il Risveglio Della Forza Liang Yang, per movimentare la pre visualizzazione, rendendo l’azione meno coreografata e più libera. Ha anche preso appunti dal maestro in persona. “C’è stato un momento in cui avevamo pensato di aumentare la spettacolarità, – ricorda Boyega – Guillermo se n’è uscito con una grande scena in cui Gypsy afferra un treno ad alta velocità e lo scaraventa in un colpo solo contro un Kaiju”. Ogni Jaeger possiede armi distintive: un colpo gravitazionale capace di demolire interi palazzi (Gypsy Avenger), una mazza retrattile (Titan Redeemer), spade da samurai che formano uno spadone (Saber Athena), una frusta al plasma (Guardian Bravo). Sono ora molto più atletici dei loro precedenti omologhi, un po’ impacciati. A DeKnight piace utilizzare il termine videoludico ‘Y button’ per indicare i loro colpi agili e veloci. “Lo stile di combattimento è una cosa molto importante per me, – spiega Boyega – gli allievi sono ragazzi, per cui non hai sempre di fronte un robot che fa quello che dovrebbe. È come guidare la tua prima macchina. La macchina va bene, sei tu il problema. Vuoi che i personaggi risplendano attraverso i robot”. Sul set, noi di Empire osserviamo tre cadetti — Amara, Vik (Ivanna Sakhno) e Jinhai (Wesley Wong) — prepararsi al decollo nel Conn-Pod di Bracer Phoenix, operato manualmente tramite un cardano. Vestiti con caschi, tute da corsa e facendo movimenti accuratamente coreografati (“iniziare stretta di mano neurale”), i tre sembrano un gruppo di avant-garde francese dei primi anni 2000. Quando inizia la ripresa, il movimento erratico del cardano fa un rumore d’inferno e lo stress fisico degli attori è evidente.

DeKnight dà le indicazioni (“merda, sta per esplodere!”) provandoci chiaramente gusto a riempire di terrore le esili esistenze del proprio cast. Il percorso di Amara, per diventare un pilota Jaeger, riflette l’intenzione di rendere La Rivolta più accessibile. “Ho sempre pensato che Pacific Rim dovesse rivolgersi ai bambini, ma non c’era nulla nel DNA della prima pellicola per loro, – dice Boyter – Amara è una ragazzina che si presenta al programma e dice: ‘Sì, dannazione, guiderò questo affare gigante!’. È esaltata e motivata ed è divertente da guardare. È di grande ispirazione”. Se portare nel cast degli adolescenti attira un bacino demografico più ampio, può potenzialmente alienare i nerd del mondo sci-fi più intransigenti, un fenomeno di cui DeKnight è pienamente consapevole. “Mi sembra come se in molti dei film che ho amato da bambino non ci fossero bambini, sta tutto nel trovare il giusto equilibrio”, ammette, citando in particolare I Predatori dell’Arca Perduta. “Non basta semplicemente prendere un ragazzino e metterlo a caso in mezzo alla storia. È un classico: un gruppo di cadetti senza alcuna esperienza in battaglia deve salvare il mondo”. E anche quello da cui tentano di proteggerci è parecchio formidabile.

 

I KAIJU

Come le loro controparti metalliche, anche i Kaiju sono diventanti più splendenti, sia letteralmente sia in senso figurato. I nuovi Kaiju – inclusi il bipede Raijin, il quadrupede Hakuja e il sorprendente Shrikethorn –possiedono una livrea attraversata da linee luminescenti, per meglio distinguerli in battaglia. “Il primo si svolgeva per lo più di notte, – dice il supervisore agli effetti speciali Peter Chiang – ovviamente i colori tenui delle creature originali funzionavano perché esaltati dalle luci delle strade. Ora però il novanta percento delle scene d’azione del film si svolge di giorno. Abbiamo dovuto lavorare parecchio con i materiali per farli risultare più colorati”. Alla fine del primo film, Raleigh Becket gettava una testata nucleare, la bomba Jaeger più grande del mondo, nel portale inter dimensionale che permetteva l’arrivo dei Kaiju sulla Terra. DeKnight era fermamente convinto che “una bomba nucleare non potesse distruggere l’intero pianeta”. I Kaiju – e per i fan sfegatati del Rim, i Precursori, la razza aliena che ha creato i Kaiju e che si intravedevano al culmine degli eventi del primo film – sono ancora in giro. “Una delle domande che solleva questo film è ‘che cosa fanno?’ – dice il regista – ‘cosa aspettano?”. Senza fornire ulteriori dettagli – staranno probabilmente aspettando il giorno di paga come il resto di noialtri –DeKnight promette un’immersione ancora più profonda nel ‘mito’ dei Kaiju.

Ha anche pensato di dotarli di un quoziente intellettivo più elevato. La battaglia finale nel terzo atto a MegaTokyo li vedrà capaci di comunicare tra loro, per chiedere aiuto. Per i loro avversari in carne e ossa, la cosa si fa anche più pericolosa. “Sono molto intelligenti, – dice Boyega – sanno quello che fanno, il che rende tutto più inquietante. Il loro mondo è complesso e sfaccettato proprio come il nostro. Non sono semplicemente dei mostri che vagano senza meta per la città distruggendo cose. Hanno un obiettivo ben preciso, il che è sconvolgente”. DeKnight è talmente affascinato da queste creature che, se il franchise dovesse proseguire, il prossimo film si concentrerà molto sul loro passato. “C’è un progetto che riguarda il linguaggio e la storia dei Kaiju, – dice – il mio obiettivo è sempre stato quello di avere un mondo espanso nello stile di Star Wars e Star Trek, dove puoi avere diverse avventure e film autonomi. Siamo in procinto di creare un universo gigantesco”. Si dice anche che, oltre a Pacific Rim 3, Jaeger e Kaiju potrebbero attraversare l’universo Legendary coinvolgendo anche King Kong e Godzilla. Una prospettiva che manda DeKnight, il fan in doppio petto, in estasi. “Sarebbe fantastico se accadesse”, dice con stupore. Teniamo le dita incrociate, ma prima di correre vediamo se imparano a camminare.

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