A scuola dai cattivi

training day, ethan hawke, antoine fuqua, denzel washington

Su questo numero arriva Jake Hoyt, il personaggio di Ethan Hawke in Training Day.

Testo Alessandro Scola

Ci sono i corsi accelerati e poi esiste una giornata di addestramento come quella raccontata in Training Day, di Antoine Fuqua. Una di quelle che, cinque minuti dopo che è cominciata, ti innesca dentro due reazioni opposte: non solo hai deciso che il protagonista ha sbagliato mestiere, e che si dovrebbe prendere tutto il tempo per rivedere le sue priorità comodamente seduto al bar davanti a un buon caffè, ma non vedi l’ora di assistere al corto circuito che inevitabilmente si scatenerà in seguito all’accostamento di due personaggi così differenti. Questo è il destino di Jake Hoyt (Ethan Hawke) mentre trascorre i minuti e le ore in compagnia del sergente Alonzo Harris (Denzel Washington), uno di quei detective che hanno visto talmente tanto marcio nella loro vita che alla fine hanno deciso di passare dall’altra parte, e ci sguazzano pure, ma senza rinunciare al distintivo. Il navigato e scorrettissimo poliziotto, infatti, conduce la sua recluta in una discesa lungo i gironi infernali di una Los Angeles irta di pericoli, di cui i due protagonisti bazzicano solo le situazioni più pericolose. Urla, occhiatacce, sparatorie, scazzottate nei vicoli, tutto il peggio in un compendio tascabile di quelli che ti bastano per una vita, vissuto nel giro di poche ore. Ma il peggior diavolo Jake Hoyt se lo ritrova in macchina, mentre la coppia di sbirri vaga per la città discettando del bene e del male, a volte a parole e a volte puntandosi contro le pistole, del confine della legalità e della necessità di superarlo per ottenere risultati altrimenti impossibili.

training day, ethan hawke, antoine fuqua, denzel washington

Non è che al sergente Alonzo manchi la capacità persuasiva, è che ogni volta che la recluta gli presta ascolto e fa quello che dice le cose tendono ad andare sempre peggio. Eppure l’agente anziano sa quello che dice! Certo che lo sa, ma non è quello che pensa realmente, o almeno non del tutto, e quando giochi con la tua vita e quella degli altri c’è davvero poco margine prima di ritrovarsi compromessi in modo definitivo. Il giovane Jake trascorre tutto il tempo schiacciato tra l’ascendente machiavellico e maligno del suo mentore e i propri ideali di correttezza e legalità, che fino a quel mattino rappresentavano tutto il suo mondo e che, all’improvviso, lo fanno sentire un pivello ingenuo e perfetto candidato a lasciarci la pelle per mano di gente che delle sue regole se ne frega da una vita; insomma, quella sgradevole sensazione di credere in qualcosa di terribilmente fuori moda. Eppure, e questo Ethan Hawke lo sintetizza senza sosta nel laboratorio del suo sguardo, il detective Hoyt non intende rinunciare ai suoi ideali, nemmeno dopo che le tossine concettuali e filosofiche del suo superiore hanno iniziato a intaccare la sua integrità morale. Quando lo spettatore percepisce questa resistenza che non viene meno neppure quando la posta in gioco diventa insostenibilmente alta, comincia il conto alla rovescia verso il riscatto e il ribaltamento di una situazione che prima pareva stringersi come un cappio senza appello, in attesa di una presa di coscienza che arriva come una bomba catartica, un crescendo di thriller e dramma da manuale di cinema, che non lascia scampo.

training day, ethan hawke, antoine fuqua, denzel washington

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*