La forma dell’amicizia

Attraverso sei film realizzati nell’arco di vent’anni, il regista Guillermo Del Toro e l’attore Doug Jones hanno dato vita ad alcuni dei personaggi più assurdi del cinema contemporaneo. Facciamo la conoscenza del più bizzarro duo di Hollywood.

Testo Chris Hewitt

Se prendessimo in considerazione il loro aspetto fisico, diremmo che Guillermo del Toro e Doug Jones sono una coppia predestinata. Uno è alto e magrissimo, sembra quasi uscito da un fumetto; l’altro basso e, per sua stessa ammissione, ingombrante. In pratica l’accoppiata perfetta. Il tipo magro e quello grasso. Gianni e Pinotto, per intenderci. La lampada e la palla della Pixar, in carne e ossa. Tuttavia le silhouette contano solo quando si tratta di un duo comico impegnato a esibirsi in spettacoli di varietà. Del Toro e Jones, invece, vanno valutati e riconosciuti sotto un diverso aspetto: insieme hanno dato vita a una indimenticabile collaborazione per ben sei delle elaborate fantasie scaturite dalla mente di Del Toro. Ecco come funziona: Del Toro, il maestro messicano, viene fuori con una serie di personaggi che, apparentemente, nessuno sulla Terra è in grado di interpretare: eterei, inquietanti, eleganti.

A quel punto si presenta Jones, un attore americano di 57 anni che non dimostra affatto l’età che ha, il quale riesce in un modo o nell’altro a portare in vita queste creature, ogni volta sepolto sotto chili di lattice, ma in grado comunque di trovare una qualche grazia nel grottesco; la bellezza che vive nelle bestie, insomma. Riuscendo, spesso, a farti venire anche una bella tremarella. Sicuramente con loro vale la battuta “Dio li fa poi li accoppia”; ma è indubbio che anche il Diavolo abbia messo lo zampino, in una buona misura. I due hanno lavorato insieme per ben vent’anni, ma finora non avevano ancora sparato le loro cartucce migliori. The Shape of Water, una sontuosa fantasia romantica, vede Doug Jones nei panni di un uomo anfibio che si innamora perdutamente di una donna delle pulizie muta interpretata da Sally Hawkins. Senza dubbio il miglior film di del Toro dai tempi de Il Labirinto del Fauno, per il quale ha vinto un Oscar, rappresenta anche l’interpretazione più ricca e sfaccettata che Doug Jones sia riuscito a offrire al suo vecchio amico. Quale momento migliore, dunque, per incontrarli insieme, in un hotel di LA durante una tiepida serata di novembre, per ripercorrere i momenti salienti di questa folle e meravigliosa amicizia?

MIMIC (1997)

Long John #2

Del Toro aveva già licenziato due tipi alla Doug Jones prima di imbattersi finalmente in quello vero. Mancavano circa tre settimane all’uscita nei cinema di Mimic – la sua prima incursione nel cinema americano, una di quelle ‘esperienze orribili’ che speri che un giorno diventi la base solida per un ottimo libro – e del Toro stava lavorando agli ultimi minuti delle ultimissime riprese da rifare. Gli serviva un attore che facesse uno dei giganteschi insetti umanoidi che compaiono nel film, doveva stare sul ciglio di un tetto creato in studio e compiere un movimento in diagonale. Una cosa apparentemente molto semplice; non era così. “Ricordo che dissi: ‘Chi altro c’è? – racconta Del Toro – qualcuno rispose: ‘C’è questo tizio che è un mimo’. Allora dissi: ‘FATE ENTRARE IL MIMO!”. Il tizio era Doug Jones, il quale aveva già attirato l’attenzione grazie al suo lavoro su personaggi rivestiti di sostanze appiccicose in film tipo Tank Girl e Hocus Pocus. Si presentò coperto di lattice dalla testa ai piedi, assecondando il gusto di del Toro, e portò il mimo in Mimic. Fu il secondo giorno che fece propriamente la conoscenza del suo regista, durante una pausa pranzo. Fin da subito i due si erano messi a mangiarsi a vicenda i rispettivi panini. “Io mangiai le sue tortillas, – ride del Toro – gli dissi: ‘Non lo finisci?’. Un messicano non riesce mai a stare alla larga dalle tortillas”. Jones finge un brontolio allo stomaco: “Avrei potuto mangiare un’altra tortilla”.

Chi lo dice è un tizio che potrebbe benissimo passare tra le punte di una forchetta, e che ha l’aspetto di uno che non ha mai mangiato una tortilla in vita sua. Del Toro si mostrò molto interessato alle esperienze lavorative di Jones, rimanendo di stucco mentre leggeva l’elenco dei registi con i quali l’attore aveva lavorato. “Era diverso da tutti gli altri registi con i quali avevo avuto a che fare, – afferma Jones – ricordo che pensai: ‘C’è un bambino di otto anni in quegli occhi’. Quel giorno mi chiese il mio biglietto da visita”. Jones lo accontentò con grande piacere, ma se ne pentì quasi subito. “Avevo disegnato un’immagine di me stesso e poi l’avevo ciclostilata”, dice facendo una smorfia. “Era il biglietto da visita più brutto che avessi mai visto, – sghignazza del Toro – sembrava una di quelle sagome di cartone che si vedono in spiaggia. Diceva ‘Doug Jones’ e un numero di telefono”. E alla fine chiamò quel numero quando ebbe bisogno di qualcuno da impiegare velocemente in un teaser trailer “che poi non fu mai usato, in pure stile Dimension/Miramax”. Dopo un’altra falsa partenza, fu il turno di Jones. Il suo compito era camminare su un tapis roulant davanti a un green screen. “Entro in scena, faccio la mia camminata, Guillermo urla ‘Stop!’, alza le mani verso il cielo ed esclama: “Grazie, Dio!’”. Niente male, come inizio.

 

Hellboy (2004)

Abe Sapien

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Abe Sapien La collaborazione tra del Toro e Jones iniziò sul serio nel 2004 con Hellboy, l’adattamento del fumetto di Mike Mignola, molto amato dal regista. E ancora una volta tutto iniziò con qualcuno che aveva ricevuto il benservito per il ruolo fondamentale dell’arrogante uomo-pesce Abe Sapien. “Non fu assolutamente colpa sua, – dichiara del Toro dello sfortunato attore senza nome – mi serviva una persona più alta e lui non lo era abbastanza, ho commesso io un errore”. Resosi conto di aver bisogno di un tipo alto e spilungone, del Toro ebbe una nuova epifania non appena il nome di Jones fu messo sul tavolo. “Dissi: ‘SÌ! HO IL SUO BIGLIETTO DA VISITA!’ e, in effetti, ce l’avevo. Nel mio portafoglio c’è questo stupido scomparto in cui tengo i biglietti che voglio conservare. Quello di Doug era lì, perciò lo chiamammo”. E questa volta Jones fece molto più che un semplice movimento in diagonale. Abe era il terzo ruolo principale del film, e ciò richiedeva che l’attore desse vita a un personaggio completo, ancora una volta infilato dentro un costume. “Non sono mai stato in grado di sentire o vedere come si deve quello che ho fatto per lui, – ride Jones – ma per un film di Guillermo del Toro ne vale davvero la pena”. Jones segue un metodo che ha funzionato per anni. “Vado in una scuola di danza, mi metto davanti a uno specchio e dico: ‘Quale postura funzionerà per questa parte?’. Allora comincio a lavorare un po’ sul corpo, poi iniziano i test del make-up”.

Quel test per Hellboy gli è rimasto impresso. “Te lo ricordi?” chiede a del Toro. “Dicesti: ‘Mi sento come se stessi aspettando la mia sposa!’ Poi, dopo averti presentato Abe, ricordo che mi guardai allo specchio ed esclamai: ‘Oh mio Dio, è in assoluto la creatura più bella che abbia mai fatto’. Mi misi pure a piangere sotto la maschera”. L’interpretazione che Jones fece di Abe fu brillante, con l’utilizzo di gesti ampollosi delle mani, e realizzava pienamente la visione di del Toro “di un tipo un po’ fighetto, con la puzza sotto al naso”. Ci fu solo un piccolo problema: per quanto la sua performance fosse completa, in realtà non lo fu del tutto. Benché sul set fosse stato lui a dare la propria voce al personaggio, fu contattato David Hyde Pierce, ricevendo il privilegio di prendere parte alla chiusura del film. “Guillermo mi fece il grande onore di contattarmi in anticipo prima che la storia crollasse”, ricorda Jones. Del Toro scuote la testa: “Dirigere un film significa una cosa: a volte devi essere spietato. L’unica cosa che puoi fare è essere tu stesso a portare le cattive notizie. Quello che posso dire è che quell’esperienza è stata la base del nostro rapporto”.

 

Il LABIRINTO DEL FAUNO (2006)

Il Fauno / L’Uomo Pallldo

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Del Toro aveva mosso mari e monti per mettere insieme un modesto budget per il suo film successivo, una storia fantasy su una ragazzina che incontra fate e fauni durante la Guerra Civile Spagnola. Lo script richiedeva che fosse un solo attore a interpretare le due creature presenti nel film – lo scaltro Fauno del titolo, e l’Uomo Pallido, il terrificante divoratore di bambini. E anche se all’epoca stava lavorando in Spagna, con un cast e una troupe locale, del Toro sapeva perfettamente chi voleva. “Non abbiamo mai discusso di questo, – afferma – Doug era americano, e noi volevamo che prendesse un aereo, ci raggiungesse e prendesse parte [al film]. Si trattò di una splendida vittoria per un film spagnolo. Dissi: ‘Questo è l’unico uomo sulla Terra in grado di farlo’”. Queste parole sembrano cogliere alla sprovvista Jones. “È un complimento davvero immenso, – afferma in preda all’emozione – è difficile esserne all’altezza”. Jones ammette di aver provato “terrore” alla prospettiva di girare per due mesi ed essere l’unico americano sul set, senza sapere una parola di spagnolo. “Non avevo nessuna fiducia in me stesso, – confessa – ma Guillermo riesce sempre a vedere dentro di te qualcosa che ti sfugge”.

Con il Fauno Jones ha realizzato il suo capolavoro, grazie alla padronanza del linguaggio del corpo, riuscendo a tracciare la progressione del personaggio da vecchio e scontroso a giovane e pieno di vita. “Sapevo che fosse capace di essere affascinante, seducente e invitante, – afferma il regista – il resto è assolutamente secondario. Dissi a Doug: ‘Alla fine ti sentirai come se ti trovassi nel tuo personale musical’. Il Fauno ha la struttura di un musical e, se lo fosse stato sul serio, lui sarebbe stato Joel Grey in Cabaret, il Maestro di Cerimonie”. Per Jones fu la prima volta ad essere chiamato per interpretare due personaggi in un film di del Toro. L’Uomo Pallido, un terribile mostro che si palesa in una memorabile sequenza in cui minaccia la giovane eroina del film, era parte del pacchetto fin dall’inizio. A riprova della sempre più crescente fiducia di del Toro nei confronti di Jones, il regista mostrò all’attore, ben prima che a chiunque altro, la più iconica immagine del film: l’Uomo Pallido, i cui occhi sono radicati nei palmi delle sue mani, nel momento in cui se le porta al volto per vedere meglio Ofelia. “Quella particolare immagine era un segreto, – ricorda del Toro – qualcosa che volevo preservare fino all’ultimo momento. La maggior parte della troupe pensava che fossi matto ad ambientare una favola nella Spagna post-fascista; ma quando ho mostrato quell’immagine, quello è stato il momento in cui alcuni di loro si sono ricreduti”.

 

HELLBOY: THE GOLDEN ARMY (2008)

Abe Sapien/Il Ciambellano/L’Angelo Della Morte

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Sia Del Toro che Jones considerano Il Labirinto del Fauno il momento in cui quella che era una semplice collaborazione si è trasformata in amicizia. “Io gli affidavo qualcosa, e lui era capace di andare ben oltre le mie aspettative, – dice del Toro – immagino per la paura!”. Quella fiducia trovò poi consacrazione nel seguito di Hellboy, che vide il ritorno di Jones nei panni di Abe Sapien, ma questa volta completamente. Niente più David Hyde Pierce; ora tutta la baracca era responsabilità di Jones. “Avevo una tale fiducia in Doug, – dichiara con semplicità del Toro – Hellboy II si apre con Abe Sapien. La sua vicenda era importante quanto quella di Hellboy”. All’improvviso Jones si ritrovò essenzialmente nella parte del co-protagonista, una prospettiva spaventosa e, a causa del coinvolgimento di Abe in una love story con una principessa elfa, dovette modificare il linguaggio del corpo del personaggio.

“Non ero altrettanto fluido, – dice – dovevo avere dei movimenti più virili, in contrasto con la femminilità della principessa. Una cosa che ho adorato”. Nel corso della carriera di del Toro, forse solo Ron Perlman ha avuto più screen time di Jones. Ma anche se fosse così, l’avrebbe superato di un pelo. Jones è aiutato dal fatto di interpretare più ruoli, e nel caso di Hellboy II del Toro gli chiese di farne altri due: l’angosciante figura dell’Angelo della Morte (“un personaggio bellissimo”, sono le parole di Jones), nonché il minaccioso e pesante Ciambellano, un personaggio nato in base a una specie di linguaggio sviluppato dal regista e dall’attore nei dieci anni di lavoro insieme. “Guillermo mi disse: ‘Voglio che tu dia al Ciambellano una sorta di eeeeeeep’”, dice Jones, gesticolando con le mani in maniera stravagante mentre lancia un urlo acutissimo. “Ecco tutto quello che disse. E io sapevo cosa intendeva”.

 

CRIMSON PEAK (2015)

La madre di Edith/Lady Sharp

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Saltato di pacca Pacific Rim (“Non potevo fare la parte di un Kaiju, – dichiara ridendo Jones – sono alti trenta metri!”), sono tornati insieme in Crimson Peak, per il quale Jones ha dovuto fare appello ai suoi aspetti più femminili per dare forma ai fantasmi di due donne, una figura rivestita di nero dai movimenti sinuosi e uno spettro nudo dalla pelle rossa. “Al primo tentativo ho voluto spingere sul lato femminile, – dice Jones – ma dopo essere uscito dalla vasca da bagno, Guillermo ha detto: “STOP! Dougie! È un po’ troppo sexy!’. Allora ho pensato: ‘Sì! Direi che ce l’ho fatta!”. Tuttavia era il primo fantasma, con le sue “dita da pianista” che ricordano le zampe di un ragno e la sua presenza inquietante, la vera figura chiave per del Toro, in particolare una scena in cui lo spettro, ossia la madre dell’eroina del film Edith (Mia Wasikowska), appare alle sue spalle e la stringe in un abbraccio tenero e allo stesso tempo angosciante. “Quell’immagine mi è venuta da un ricordo di mia madre, – spiega del Toro – non so se ne ho mai parlato. Quando sua nonna morì, mia madre si trovava a letto e a un certo punto avvertì lo strusciare del vestito di sua nonna, percepì il suo profumo e lei che si sedeva sul letto, poi sentì che la nonna la abbracciava. Allora si voltò, ma non c’era nessuno”. Jones, il cui volto è illuminato dalle luci soffuse del crepuscolo che scende su LA, sospira: “Fa venire la pelle d’oca. È una cosa di una bellezza sconvolgente”.

 

THE SHAPE OF WATER (2017)

L’Uomo Anfibio

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Esistono altri attori capaci di interpretare personaggi infilati dentro un pesante costume, a cominciare dal robusto Brian Steele (Hellboy II) fino al più elastico Javier Botet (Crimson Peak), e la maggior parte di loro ha lavorato con del Toro. Tuttavia per il regista messicano la scelta ricade sempre su Jones. “È un attore veramente straordinario. È davvero capace di incarnare creature che nessun altro potrebbe fare, – afferma del Toro – quando dici: ‘Interpreterai la controparte di Sally Hawkins’, non si tratta di una decisone presa a caso. Poi pensi: ‘Ecco, quello è un attore”. Jones non corre sicuramente più il rischio di seguire la stessa triste sorte dei suoi poveri predecessori in Mimic e Hellboy. “No, non è licenziabile”, ride del Toro. Quando si sono avvicinati a The Shape of Water, del Toro e Jones hanno previsto l’inevitabile paragone con Abe Sapien. Dopotutto gli uomini-pesce sono tutti uguali, giusto? Non proprio. L’Uomo Anfibio, parzialmente ispirato al Mostro della Laguna Nera, è un mostro a tutti gli effetti; un essere muto con pochi tratti umanoidi, ma dotato di un’anima profonda che affiora grazie al legame che nasce col personaggio di Sally Hawkins. E di nuovo, Jones ha seguito la sua routine dello specchio per trovare il personaggio. Di nuovo ha dovuto affrontare dei lunghi test per il make-up. E di nuovo ha pensato: “Questa è la creatura più bella che abbia mai fatto”.

Ricorda: “Avevo le annotazioni di Guillermo – Silver Surfer (interpretato da Jones nel sequel uscito nel 2007 de I Fantastici 4) con un pizzico del matador. E se per sbaglio fossi stato troppo umano, Guillermo si sarebbe messo a masticare, per dirmi di fare ritorno nel regno animale”. Sempre più legati, quindi, da un modo personalissimo di comunicare, a conferma che il loro rapporto di lavoro è saldo come non mai. “Guillermo è un perfezionista, ma non uno di quelli pignoli e boriosi, – dice Jones – sa ciò che vuole, ha in mente una visione e non si ferma finché non la porta a compimento. E questo l’ho capito immediatamente”. Dopo vent’anni, la sensazione di Jones non è cambiata. Al contrario si è consolidata ed è aumentata grazie a quel genere di lealtà che solo il vero spirito di squadra sa instaurare. Guardando l’intesa naturale che unisce i due uomini questa sera, è piuttosto evidente che siano amici anche fuori dallo schermo. “Sono amico di Ron Perlman, – dichiara del Toro – e ora sono amico di Doug. Gli voglio veramente bene”. Il che ci porta alla domanda più importante: i due sarebbero capaci di imbarcarsi nella prova definitiva di qualsiasi amicizia, vale a dire un lungo viaggio in macchina? Jones fa cenno di sì. “Sarebbe uno spasso”. E chi dei due si incaricherebbe della musica da mettere? “Credo che ti stancheresti delle mie compilation di Whitney Houston e Mariah Carey”, dice Jones mestamente. Del Toro considera per un attimo la prospettiva, poi punta i piedi deciso. “Sono abbastanza sicuro che me ne occuperò io”, dice ridendo. Sembra proprio che abbiamo trovato una buona ragione per far licenziare Doug Jones.

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