Un’avventura dell’altro mondo

Coco, darla k anderson, adrian molina, pixar, intervista

Il nuovo film della Pixar, distribuito dalla Disney, ci invita a compiere un viaggio incredibile, quello di Miguel, un ragazzino messicano che vuole vivere di musica ma che deve fare i conti con una famiglia che da generazioni ha bandito quell’arte. Per volere del destino si ritroverà, ancora vivo, nella terra dei morti, da dove dovrà trovare una via d’uscita per fare ritorno a casa. Abbiamo intervistato il co-regista Adrian Molina e la produttrice Darla K. Anderson per scoprire i segreti di questa nuova straordinaria avventura. Tutto comincia dalla festa messicana del Giorno dei Morti…

Una volta individuato il concept di Coco, da cosa avete cominciato per creare tutto il resto? Un personaggio, una particolare ambientazione, un mood…?
Adrian Molina: Credo che sia stato mentre facevamo tutte quelle ricerche nei nostri viaggi in Messico che abbiamo capito che volevamo raccontare una storia sul Giorno dei Morti. Da questo ha cominciato a formarsi un quadro delle tradizioni, che ruotano moltissimo attorno alla famiglia, al conoscere la propria storia familiare e capire qual è il proprio posto al suo interno. Ciò ha presentato l’opportunità di creare un personaggio che non trova una collocazione, che desidera fare qualcosa che la sua famiglia non gli permette. Era una grande opportunità per plasmare qualcosa di drammatico. In Messico moltissime cose sono definite dal suono della musica. Era quindi un’idea molto divertente quella di avere un personaggio davvero appassionato di musica, pieno di talento, ma inserito in una famiglia che non gli permette di seguire la sua passione. Credo che questa sia stata fin dall’inizio l’idea centrale.

Ci avete messo qualcosa di autobiografico riguardo la passione per la musica?
Adrian Molina: Molti di noi alla Pixar si ritrovano in questa lotta, molti hanno davvero trovato tante cose con cui entrare in contatto in questo film, perché si sono trovati a dover convincere la loro famiglia, o hanno dovuto dimostrare che valeva la pena fare quello che facevano. E questa è proprio la stessa storia di Miguel, un ragazzino che ha la musica nel sangue, e quando lo vedi suonare soffri per lui perché vorresti che trovasse un modo per fare quello che desidera. E la sua è una storia sull’imparare ciò che occorre per tracciare il suo cammino, e scoprire se ha ciò che occorre per convincere la sua famiglia.

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Dal punto di vista tecnico, qual è stata la parte più difficile di questo film?
Darla K. Anderson: Questo è un film grande e con molti personaggi. Due cose spiccano: una è la terra dei morti, dove ci sono queste alte e bellissime torri. Per gli artisti che hanno lavorato al film è stata una vera sfida, nel senso migliore. Hanno lavorato molto a lungo per renderla ricca, profonda e piena di dettagli. Anche gli scheletri sono stati una grande sfida.
Adrian Molina: Abbiamo questa terra che è una miscela di differenti paesaggi. La gente è morta in epoche differenti, e si ritrovano a vivere insieme in questo mondo, tutti nello stesso posto, e creare una gran varietà di personaggi rende questo luogo vibrante e vitale, ma è anche una grande impresa da costruire e coordinare. Ma credo che alla fine le immagini siano come non ne ho mai viste prima.

Quali sono i vostri film d’animazione preferiti di tutti i tempi?
Darla K. Anderson: Il primo film che ho visto è stato Bambi. Sono cresciuta a Los Angeles, come anche le persone che hanno lavorato a Bambi, quindi, quando guardavo quel film da bambina – e io amo gli animali e tutto quanto di quell’opera – mi era anche molto familiare, perché sono vissuta molto vicino all’ambiente che le aveva ispirate.
Adrian Molina: A me piaceva molto Biancaneve mentre crescevo. È stato innovativo e si riesce quasi a sentire l’eccitazione al suo interno, era una sorta di terreno inesplorato. Mi ricordo di aver reagito molto ai personaggi e alla storia, di essermi emozionato, ed è qualcosa che porterò sempre con me. Poi c’è Toy Story. L’ho visto al cinema quando avevo 10 anni. Era uno stile di animazione completamente nuovo, era pieno di immaginazione e reinventava il medium. Me ne sono innamorato all’istante.
Darla K. Anderson: Erano entrambi il primo film per ciascuno dei due studios.

Qual è la parte più gratificante nel realizzare un film d’animazione? È sempre la stessa o dipende dal film?
Adrian Molina: Per me la parte più gratificante è vedere il film insieme a un pubblico e assistere al momento in cui si connettono a esso, perché come narratore tutta la tua energia è indirizzata a creare quella connessione e a tirare fuori da te esperienze cui pensi che altra gente possa relazionarsi. Quindi quando raggiungi il risultato, quando loro ridono per una battuta che hai inserito, o quando si emozionano per una scena che hai scritto o disegnato, non esiste una sensazione migliore di sapere che hai fatto centro e che qualcuno ha capito quel film e lo ha sentito in prima persona.
Darla K. Anderson: Certo il fatto di vederlo col pubblico, ma anche il vedere realizzata la visione del regista e dell’intero team giorno dopo giorno, vederla prendere forma. È molto gratificante.

Per il personaggio della nonna avete preso ispirazione da una persona vera, esatto? [Risate]
Adrian Molina: Per il design, sì.

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Lo avete fatto anche per altri personaggi?
Adrian Molina: Sì, per conferire specificità e realismo facciamo ricerche sulla fisicità di ogni personaggio che stiamo disegnando. Quindi, se si tratta di una vecchia signora, vogliamo conoscere cose come i dettagli delle rughe e la forma delle mani. Per il personaggio di Dante [il cane, ndr.] abbiamo portato in studio dei cani, e gli artisti li fotografavano e i modellatori prendevano appunti su com’era fatta la pelliccia. Abbiamo un procedimento in cui dipingiamo la texture, partendo da alcune foto per capire com’è fatto il manto dei cani. Ogni singolo dettaglio del film deve essere modellato e disegnato.
Darla K. Anderson: Alcuni story artist hanno disegnato diversi membri delle loro famiglie per il film. Li senti dire cose tipo: “Ok, questa è mia zia, quest’altro è mio zio…”. Hanno avuto molta influenza nel creare questi personaggi.
Adrian Molina: Che siano o no membri della tua famiglia, puoi riconoscere delle personalità tipiche.

Potete dirci qualcosa su come avete scelto le voci per i personaggi di Coco? Li avete creati avendo già un’idea precisa sulle loro voci, o avete preferito esplorare, provando differenti soluzioni?
Darla K. Anderson: Lee [Unkrich, ndr.] è un regista stupefacente e ha un ottimo orecchio. Lui cerca di creare un pastiche di voci e ne abbiamo un sacco in questo film. Voleva che gli attori seguissero la trama e supportassero la storia, ma anche che avessero consistenza e varietà.
Adrian Molina: Nelle prime fasi della lavorazione non abbiamo ancora gli attori, ma ci concentriamo sull’esplorare i personaggi, quindi siamo in una situazione in cui abbiamo un’idea di chi sarà il personaggio, lo associamo a un attore che ci piace e poi restiamo aperti a vedere cosa vi aggiungerà, quindi c’è un livello di sviluppo e di specificità che ogni attore conferisce al suo personaggio, che rende queste figure ancora più vive e peculiari. Ed è bello essere aperti a questo genere di opportunità.

Questo film ha cambiato qualcosa nel modo in cui considerate la morte o la perdita delle persone care?
Adrian Molina: Credo che la cosa veramente bella del modo in cui il Giorno dei Morti viene celebrato sia che si tratta di una visione molto ottimistica della morte, quella per cui se mantieni vivo il ricordo dei tuoi cari, se ripercorri la loro storia, quella connessione rimane per generazioni e generazioni, e il loro spirito rimane con te. Penso che questo sia il messaggio che questo film vuole comunicare, e credo che lascerà la gente sollevata e unita.
Darla K. Anderson: Lavorare a un film come questo ti ricorda di stare in contatto con la tua famiglia. Lavorandoci ogni giorno ti chiedi come stai onorando coloro che sono venuti prima di te, come ti comporti con la tua famiglia, chi erano i tuoi avi.

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