Miglior Film (Chiamami Col Tuo Nome): ricordo di un’estate

Tanta passione e quattro nomination agli oscar, tra cui quella per miglior film, la pellicola di Luca Guadagnino affonda le sue radici nell’intesa umana e artistica del team coinvolto nel progetto.

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Testo Alessandro Scola

Scopriamo l’acqua calda se puntualizziamo che viviamo in un’era cinematografica ad alto tasso di sequel, ma un po’ meno se immaginiamo che, per una volta, l’idea non riguarda una saga epica o un qualche franchise storico, ma un’intima storia ambientata in una campagna del Nord Italia, quella raccontata in Chiamami Col Tuo Nome. Luca Guadagnino, questo è il suo quinto film, sta già pensando a un prosieguo del suo racconto coming of age sull’amore tra Oliver e Elio, i due ragazzi protagonisti: “Credo proprio che finirò col realizzare un ciclo di film su questi personaggi, perché li amo davvero tanto, – ha dichiarato di recente il regista – e credo che la loro esperienza di vita sia matura per molte, molte avventure”. E, al di là del futuro, c’è molto di cui parlare nel presente. Perché ora l’attenzione è tutta su questa prima storia, che corre per gli Oscar con ben quattro nomination: miglior film, miglior attore protagonista al giovane Timothée Chalamet, miglior sceneggiatura non originale per James Ivory e miglior canzone originale a Mystery Of Love di Sufjan Stevens.

E anche se la nomination è arrivata per uno solo degli interpreti principali, certo l’alchimia tra Chalamet e Armie Hammer è uno degli elementi centrali del film. “Li ho incontrati entrambi prima di fare il cast, – continua Guadagnino – non faccio mai audizioni. Quindi ho avuto un incontro con loro. Ho incontrato Timothée quando aveva 17 anni, e Armie 7 anni fa. Conoscevo il lavoro di Armie, sono un suo grande ammiratore. E Timothée mi è piaciuto appena l’ho incontrato. E l’alchimia tra noi tre era la cosa più importante. Capivo che tra noi c’era fiducia, affetto e cura reciproca. Quindi ero certo che ci sarebbe stata anche tra loro due, e avevo ragione”. Anche altri fattori pratici hanno facilitato la collaborazione tra i due protagonisti. “Timmy e io eravamo sequestrati in questa bellissima cittadina italiana senza nessuno che parlasse inglese, – racconta Hammer – per cui passavamo quasi tutto il tempo insieme. Uno dei doni che l’universo ci ha fatto era che andavamo realmente d’accordo. Ci sentiamo sempre al telefono anche adesso. Almeno un paio di volte la settimana prendiamo il telefono e ci parliamo. Non ho questo tipo di rapporto con nessuno degli attori con cui abbia mai lavorato. È stata una cosa molto speciale”.

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Nel film, la location è strettamente collegata all’occasione che mette i due giovani l’uno sulla strada dell’altro. Basata sul romanzo di André Aciman e ambientata all’inizio degli anni ‘80, la vicenda si innesca con l’arrivo di Oliver, studente americano, in Italia dove passerà l’estate a lavorare col signor Perlman, studioso di antichità e padre di Elio. Durante la convivenza estiva, i due ragazzi cominciano a provare dei sentimenti l’uno per l’altro. Ma anche se la loro relazione è vissuta intensamente, i problemi non mancheranno. Armie Hammer, quel primo faccia a faccia con Guadagnino avvenuto sette anni fa, se lo ricorda bene, anche se difficilmente avrebbe potuto immaginare le tempistiche successive. “Abbiamo avuto un meraviglioso incontro a Los Angeles. Sono andato da lui, ci siamo seduti e abbiamo parlato della vita, di cinema, di filosofia e di tutto il resto per cinque ore. È stato uno dei migliori incontri che abbia mai avuto. Me ne sono andato pensando ‘Speriamo che la cosa abbia sviluppi’. Non l’ho più sentito per qualcosa come sei anni! Un giorno, ho ricevuto una telefonata e i miei agenti mi hanno detto: ‘Luca sta facendo un nuovo film’. Io ho risposto ‘Ci sto!’. E loro: ‘Forse dovresti prima leggere lo script, ma pensiamo che sia una buona idea’. Per Hammer questa pellicola rappresenta una prova d’attore importante.

Il 31enne attore californiano ha lavorato in titoli come The Social Network, The Lone Ranger e Mine, ma la sua ricerca creativa è tutt’altro che in stallo e un ruolo come questo è un ulteriore tassello nel suo percorso artistico e professionale. “A un certo punto ho preso la decisione che volevo lavorare nel tipo di opere di cui ti parlano a scuola di recitazione. Quelle che non riguardano il senso pratico o i soldi, ma il sogno. Partecipare a un progetto che ti pone una sfida, che ti costringe a crescere, che ti cambia la prospettiva. The Birth Of A Nation è stato il primo film di questo tipo che ho fatto. Non sono certo di essere capace di controllare le fasi della mia carriera, ma al momento mi sto godendo molto le cose che sto facendo”. Un film che lavora sulle emozioni e sulle sensazioni, un tipo di espressività che potrebbe richiedere una grande esperienza da parte di un attore, qualcosa che si impara col tempo e l’età, film dopo film.

E Timothée Chalamet non ha avuto bisogno di aspettare poi tanto per essere pronto. Il giovane attore americano ha solo 22 anni ma ha già recitato, per citarne alcuni, in Interstellar di Christopher Nolan, come anche in Hostiles – Ostili di Scott Cooper e in Lady Bird, il film diretto da Greta Gerwig, anch’esso candidato all’Oscar. “C’è una qualità universale in Elio, – dice Chalamet sul suo personaggio in Chiamami Col Tuo Nome – c’è una tensione sulla superficie della sua esistenza, e lui si trova in un periodo di transizione della vita: diventare un uomo e venire a patti con sentimenti legati a un impulso sessuale per la prima volta. È raro leggere una storia su una persona giovane così complessa. Non è una rappresentazione superficiale della giovinezza. E, come attore, devi cogliere questo tipo di opportunità”. La corsa per gli Oscar è spietata e i concorrenti hanno la pelle spessa, pellicole del calibro di The Shape Of Water e Dunkirk, per citarne due, ma Chiamami Col Tuo Nome è lì nella mischia. Ancora poco e sapremo.

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