Miglior Regista (Gerwig, Nolan, Del Toro): tra i tre “litiganti”, il grande cinema gode

Greta Gerwig, Christopher Nolan e Guillermo Del Toro, nominati come Migliori Registi, si sfidano ai piani alti dell'Olimpo cinematografico per portarsi a casa l'ambita statuetta dorata. 

Miglior Regista (Gerwig, Nolan, Del Toro): tra i tre “litiganti”, il grande cinema gode

Testo Matteo Guizzardi

La corsa per la statuetta al Miglior Regista sembra fatta apposta per regalare crisi tachicardiche e momenti di pura tensione emotiva ai fan della Notte degli Oscar. In fondo abbiamo in corsa la quinta donna nella storia del premio a ricevere la nomination come Miglior Regista, e due dei cineasti più visionari che la settima arte ricordi. Cosa si può chiedere di più? Un lucano? No un momento, forse era un Nespresso…Ma andiamo con ordine.

Greta Gerwig

Per essere una che soltanto ricevendo la nomination ha già fatto la storia dell’Academy, Gerwig vanta un aplomb e un autocontrollo sorprendenti. Anche se poi, lei stessa ha ammesso in varie occasioni quanto la notizia delle nomination attribuitale l’abbia catapultata a bordo di un autentico rollercoaster di lacrime, grida di giubilo, emozioni contrastanti e stati di confusione mentale generale. Il che in fondo è prevedibile. Come dicevamo, è lei la quinta regista donna nominata dall’Academy nella storia del premio: le fanno compagnia Lina Wertmüller (Pasqualino Settebellezze), Jane Campion (Lezioni di piano), Sofia Coppola (Lost in Translation) e Kathryn Bigelow (The Hurt Locker). I capelli biondi ammassati un pò a caso sulla testa a incorniciare uno sguardo incredibilmente penetrante, la regista di Sacramento ha conquistato tutti con la sua eccentrica commedia coming-of-age Lady Bird, un trip folle e divertente che lei stessa descrive come una “love story tra una liceale e sua madre”. Bè, che dire, i risultati non si sono fatti attendere: oltre alla nomination come miglior regista, Lady Bird si è aggiudicato anche quelle per il miglior film, la miglior sceneggiatura, la miglior attrice protagonista (Saoirse Roinan) e la miglior attrice non protagonista (Laurie Metcalf).

Si emoziona ancora, la giovane trentaquattrenne Gerwig, parlando della première del suo piccolo grande film al Sacramento al Tower Theater, “il cinema in cui sono cresciuta guardando film indipendenti. C’erano tutti, la mia famiglia al completo, il mio insegnante di seconda elementare, gente con cui andavo a scuola a sei anni e il sindaco della città, la mia prima cotta, mi sembra di essere a La Vita è Meravigliosa”. In Lady Bird, Greta Gerwig si rivela una nuova, audace voce cinematografica facendo emergere sia l’umorismo che il pathos nel legame turbolento madre e figlia sullo sfondo della California del 2002 con l’economia in crisi e le certezze di un tempo che cominciano a vacillare. E pensare che le sue prime esperienze nel cinema sono come attrice di film del filone “mumblecore”, quei film a basso budget con protagonisti giovani metropolitani alle prese con angosce esistenziali e alienazione urbana. Ma cominciare così l’ha senz’altro aiutata a sviluppare una sensibilità che le è poi tornata utile nel momento di dover gestire gli interpreti sul set. “Aver passato così tanto tempo davanti all’obiettivo mi ha convinta della necessità di garantire sempre ai miei attori un senso di sicurezza e libertà” ha poi dichiarato lei. “È fondamentale che possano fare errori e compiere azzardi. È l’unico modo per portare in scena storie convincenti, per sentire il personaggio dal di dentro.“

Christopher Nolan

È ironico ma in fondo prevedibile. Dopo aver sfidato ed esplorato le più remote e impervie frontiere della mente e della fantasia umane con capolavori visionari come Inception, The Prestige e Memento, Christopher Nolan riceve la sua prima nomination agli Oscar come regista grazie al suo film più austero e solenne (per quanto girato quasi tutto “per aria”). Stiamo parlando di quel Dunkirk che, mescolando le incredibili scene aeree di un film come lo storico Ali, la condanna della futilità della guerra di un Niente di nuovo sul fronte occidentale e la cruda e spietata grandiosità di pellicole come Salvate il soldato Ryan, è divenuto uno dei film più amati dalla critica nel 2017 e ha rastrellato 525,5 milioni di incassi in tutto il mondo, superando di gran lunga ogni possibile aspettativa. La pellicola, che racconta la storia della famosa Operation Dynamo, un’evacuazione su larga scala avvenuta durante la Seconda Guerra Mondiale per mettere in salvo quasi 400.000 soldati delle forze alleate nel giugno del 1940, potrebbe dunque segnare la rivincita del cineasta londinese al quale l’idea per il lungometraggio è venuta oltre vent’anni fa.

Erano gli anni ’90 e il cineasta londinese si era trovato a ad attraversare la Manica su una piccola barca in compagnia della moglie Emma Thomas (produttrice del film). A un certo punto, ecco arrivare mare grosso, maltempo e onde pesanti. “L’aver potuto sperimentare la traversata esattamente come l’avevano compiuta le navi nel 1940 all’inizio mi è sembrata dapprima qualcosa di fiabesco, ma poi mi ha improvvisamente fatto capire quanto tutto sia stato reale, e penso che quegli uomini abbiano fatto una cosa incredibile” ha poi dichiarato il regista. Dunkirk è un film complesso e ambizioso, non c’è che dire, e forse verrà ricordato come il film della raggiunta maturità per Nolan che ormai si muove sul solco di Kubrick. E noi aggiungiamo che questa grande pellicola offre una perfetta occasione di rivalsa al genio visionario de Il Cavaliere Oscuro che fu ingiustamente snobbato dagli Oscar nel 2009 pur essendo il film più acclamato del 2008. Insomma, verrebbe da dire, “perchè siete così seri?”

Guillermo Del Toro

Lui, Inarritu e Cuaron sono conosciuti come i “Tre Amigos” del cinema messicano. Veri e propri conquistadores di Hollywood che hanno attraversato il confine per mietere successi e rastrellare statuette. E senza dubbio per Del Toro quest’anno potrebbe essere quello dell’entrata nella storia. Merito del suo The Shape Of Water – La Forma dell’Acqua, storia di una donna delle pulizie (Sally Hawkins) che si innamora di un Merman (per gli amici “tritone”) tenuto prigioniero in un laboratorio dal governo per praticarvi esperimenti di vario tipo. Una bella e toccante storia dark che con 13 nomination conduce la gara agli Oscar come frontrunner assoluto. L’intenzione dello scrittore, produttore e regista messicano era quella di scrivere un racconto d’amore che venisse narrato non solo dalla protagonista principale, tra l’altro muta, ma anche dai sensibili personaggi che la accompagnano nel suo percorso di riscatto: “I tre – Elisa, Giles e Zelda – costituiscono un singolo personaggio, come se fossero parti diverse dello stesso cervello – ha spiegato Del Toro -. Tutti e tre sono marginali e invisibili per diversi motivi: uno per la razza, uno per l’orientamento sessuale, uno per la disabilità. Il laboratorio che nasconde la creatura pensa di combattere potenti spie sovietiche, ma in realtà i loro veri nemici sono due donne delle pulizie e un artista gay”. Sono insomma tanti gli aspetti affascinanti di questo nuovo viaggio nella fantasia di Del Toro, ammettiamolo. Tra l’altro, che un film fantasy si sia spinto così in là è cosa molto insolita. Certo, ci sono già stati altri film Fantasy e Sci-Fi nominati per il miglior film, da Avatar a Distretto 9, ma con l’eccezione de Il Signore degli anelli: il Ritorno del Re, è impossibile trovare una pellicola che sia andata fino in fondo facendo bottino pieno. Che sia il momento di fare il bis? A soffiare vento in poppa al film di Del Toro sembra essere proprio l’attribuzione del premio Director’s Guild Award, di solito visto come l’indicatore chiave per gli Academy Awards. Fin qui, il cineasta di Guadalajara non ha sbagliato una mossa, e una sua vittoria non sarebbe certo una brutta notizia, anzi ci farebbe gridare “Que viva Mexico!”

Leave a Reply

Your email address will not be published.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>