Miglior Attrice Protagonista (Margot Robbie): la pattinatrice dagli occhi di ghiaccio

Come Margot Robbie ha affrontato la pista da pattinaggio - e il controverso ruolo della pattinatrice olimpica Tonya Harding - in I, Tonya

Miglior Attrice Protagonista (Margot Robbie): la pattinatrice dagli occhi di ghiaccio

Margot Robbie non aveva idea di chi fosse Tonya Harding. Non sapeva che fosse una pattinatrice artistica statunitense. Né aveva la più pallida idea che fosse stata implicata nella brutale aggressione ai danni della sua rivale olimpica, Nancy Kerrigan. E benché avesse conquistato i titoli sulle prime pagine di tutto il mondo – “TERRORE SU GHIACCIO” era il grido lanciato dalla copertina della rivista People – non era al corrente che quell’incidente aveva rovinato la vita di Harding, la sua carriera e la sua reputazione. Però la Robbie aveva una buona scusa: era solo una bambina di Dalby, Australia, ancora in età prescolare quando tutto questo accadeva nel 1994. Infatti, la prima volta che ha sentito parlare di quella che un tempo era la criminale numero uno d’America, è stato quando la sceneggiatura è arrivata sulla sua scrivania. Sapeva che doveva fare questo film. C’era solo il piccolissimo problema della trasformazione fisica e dell’imparare a pattinare sul ghiaccio senza finire in ospedale.

Questo ha tutta l’aria di essere un ruolo molto scoraggiante, sotto tanti aspetti. Sei stata immediatamente sicura di volere questa parte?

La prima cosa che ho fatto dopo aver letto la sceneggiatura è stato andare su internet e iniziare a fare un po’ di ricerche, perché era una storia talmente folle. Era la sceneggiatura più fuori di testa che avessi mai letto. La sua struttura è stata la cosa che mi ha colpito di più, perché era estremamente originale: lo stile mockumentary e una narrazione non lineare affidata a dei narratori inaffidabili. Tutto ciò rendeva l’intera storia qualcosa di unico, niente che somigliasse a un biopic. Motivo per cui è stato pazzesco quando ho scoperto che era tutto vero. Ma era anche scoraggiante, sicuramente. Non ero mai stata la protagonista di un film, prima. E il nome del mio personaggio non era mai stato il titolo del film.

Hai fatto quattro mesi di allenamenti per le sequenze di pattinaggio. Avevi già qualche esperienza?

Il massimo che avevo fatto risaliva a un breve periodo nella squadra amatoriale di hockey su ghiaccio in America. Avevo molta strada da fare. È stato molto più difficile di quanto avessi potuto immaginare. Ma ho avuto l’enorme fortuna di avere un’istruttrice formidabile, Sarah Kawahara, che ha realmente vissuto in prima persona tutta la vicenda: curò le coreografie di Nancy Kerrigan e le fu chiesto di occuparsi anche delle coreografie di Tonya Harding, ma non poté per mancanza di tempo. Alla fine ce l’ho fatta, anche se con un sacco di lividi.

Nelle scene in cui pattini, la cinepresa tende a seguirti molto da vicino. Ci sono stati incidenti?

Di sicuro l’ho colpita in una o due occasioni. Quando guardi le gare in tv hai queste meravigliose inquadrature fisse realizzate con il teleobiettivo, e da lontano appare tutto molto semplice. Ma è tutta un’altra cosa. Volevamo che la cinepresa stesse così vicina in modo che il pubblico potesse sentire la forza bruta del pattinaggio. Grazie a Dio la nostra operatrice, Dana [Morris], è un’eccellente pattinatrice, visto che per tutto il tempo è stata sul ghiaccio insieme a me, e il risultato finale è stata una specie di strana danza tra noi due. Abbiamo inserito tutte le sequenze di pattinaggio all’inizio del programma di riprese, accettando il rischio che potessi infortunarmi. E ovviamente mi sono fatta male.

Cos’è successo?

Mi è venuta un’ernia del disco cervicale. Se non fossi stata la produttrice del film, avrei lasciato il set dicendo: “Okay, devo andare a fare riabilitazione adesso!”. La cosa ironica è che due film dopo mi sono nuovamente distrutta il collo. L’altro giorno ho combinato un guaio durante uno stunt, per cui ho di nuovo il collare. Ma è tutto a posto!

Interpreti Tonya dall’età di 15 anni fino ai 44 anni. Cos’è stato più difficile, ringiovanire o invecchiare?

Ringiovanire è stato più difficile, perché c’era più materiale video su di lei a quarant’anni. C’era un documentario dedicato a lei quando aveva 15 anni – penso si chiamasse Sharp Edges – girato da uno studente del college che la conosceva; in qualche modo l’ha seguita e ha realizzato questo progetto. Ma è stato molto difficile riuscire a centrare e far rivivere quello spirito adolescenziale. Diciamo che rimettersi l’apparecchio ha aiutato.

Al di là dell’apparecchio, fai sfoggio di sopracciglia sbiancate, capelli crespi e jeans a vita alta. Tonya è molto distante da Harley Quinn…

Lavorare sul look complessivo è stato veramente divertente. Deborah [La Mia Denaver], la make-up designer, è stata molto abile con il contorno degli occhi e nel modo in cui è riuscita a cambiare la forma del mio viso e l’attaccatura dei capelli. Ricordo che Adruitha [Lee], la nostra hair designer, ha scandagliato tutti i centri commerciali in cerca di un colore per capelli veramente economico per tingere questa bellissima parrucca. Continuava a dire: “Non riesco a trovare quel maledetto colore!”. Visto che si trattava di un film indipendente, non avevamo il lusso di poter trascorrere ore interminabili sulla sedia del make-up o a sistemare i capelli. Dovevamo girare qualcosa come 260 scene in 31 giorni, che in termini filmici sono pura follia. Alla fine avevamo a disposizione solo pochi giorni per applicare le protesi della Tonya adulta, operazione che ha richiesto tre ore e mezza di tempo.

E la vera Tonya? Cosa ha pensato del film?

Ha detto che avrebbe desiderato portare con sé qualche amico per vederlo insieme a lei, perché è stato più emozionante di quanto si aspettasse. L’ho incontrata solo una volta, a una settimana e mezza dalle riprese, ma da allora abbiamo continuato a scriverci ed è una persona veramente forte, incredibilmente gentile. L’obiettivo non era quello di presentarla come una specie di eroina, ma neanche dipingerla come una triste vittima. Volevamo solo renderla umana. E spero abbia apprezzato questo approccio più di qualsiasi altra cosa.

I, TONYA, NEI CINEMA DAL 22 MARZO

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