Christopher Nolan su Dunkirk e sul ruolo di regista in generale

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La sua prima nomination all’Oscar come miglior regista è cosa di nemmeno un mese fa, ma la sua importanza nel panorama hollywoodiano è un fatto noto da almeno 10 anni. Christopher Nolan corre per l’ambita statuetta con il suo Dunkirk, un progetto in cui il filmmaker britannico si è nuovamente messo alla prova, scardinando in parte i capisaldi del suo cinema e tentando approcci e soluzioni registiche differenti. Un film molto più asciutto della media della sua filmografia, con la sua ora e tre quarti di survival movie in contesto bellico, pochi dialoghi e un flusso di immagini su una delle tante pagine drammatiche della Seconda Guerra Mondiale.

Di recente Nolan ha rilasciato un’intervista a Variety, in cui ha parlato di vari argomenti relativi alla sua ultima fatica e al cinema in generale. “C’è un’attitudine progettuale che è molto divertente,” dice riguardo al ruolo di regista. “Hai la possibilità di trarre vantaggio dagli anni che hai a disposizione per pianificare ed eseguire qualcosa che la gente si siederà a guardare per un’ora e mezza o due, e che scorrerà davanti a loro in modo lineare. Per cui ti trovi in una posizione molto più avvantaggiata rispetto al pubblico.”  Quando si spinge oltre nel descrivere l’attività, Nolan trova un paragone che non dovrebbe sorprenderci. “È davvero, secondo me, come metter su uno spettacolo di magia. Ti ritrovi a essere il mago. Devi pianificare le tue illusioni in anticipo, poi le metti in scena e vedi il pubblico che ne fa esperienza in tempo reale.” La memoria non può non correre a The Prestige, una delle opere più emblematiche della poetica del regista, in cui si racconta della rivalità oltre ogni limite tra due illusionisti nella Londra di fine ‘800.

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Dunkirk, con le sue 8 nomination complessive, è un lavoro molto differente, sebbene richiami in parte la passione per le narrazioni multi-livello che caratterizzano, in varie forme, i film del regista di Memento e Il Cavaliere Oscuro. Soprattutto per la lampante semplicità, pur in una messa in scena su larga scala che di semplice non ha nulla da un punto di vista logistico, del concept di base. Una snellezza che ha avuto ripercussioni importanti in fase di scrittura.

“Come membro del pubblico uno si aggrappa ai dialoghi, allo stesso modo di uno sceneggiatore, per trasmettere qualcosa che non riesci a trovare un altro modo di comunicare. In passato ho fatto film che richiedevano un sacco di spiegazioni, perché avevano a che fare con strutture e idee complicate. La cosa meravigliosa della storia di Dunkirk, per me, è quanto sia semplice. È geografia incredibilmente semplice che puoi spiegare, ed è una situazione molto basica di gente con le spalle verso il mare, circondata, col tempo che scorre. È molto facile da comunicare, quindi non devi spendere molto tempo a parlarne. Puoi semplicemente farne esperienza.” L’altra grande esperienza, a questo punto, è scoprire che sorte avrà Dunkirk agli Oscar. Ma per quella dobbiamo attendere la cerimonia di consegna dell’ambitissimo premio, il prossimo 4 marzo.

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