C’era una volta il crimine

le iene, quentin tarantino, harvey keitle, tim roth

Dopo 25 anni, Le Iene – Reservoir Dogs non ha perso la sua carica. Ecco il resoconto completo sull’esordio di Quentin Tarantino, raccontato in prima persona da quelli che l’hanno aiutato a centrare il bersaglio.

Testo Nick De Semlyen, Chris Hewitt, Damon Wise

Lawrence Bender (produttore): Incontrai per la prima volta Tarantino a un party d’estate. Poi ci incontrammo di nuovo in fila per una proiezione di mezzanotte in 3D di La Maschera di Cera. Aveva già scritto True Romance (Una Vita al Massimo) e ricordo che disse: “Il prossimo che scrivo sarà un thriller su una rapina a una gioielleria”.

Roger Avary (amico di Tarantino/cosceneggiatore di Pulp Fiction): Io e Quentin cercavamo di realizzare True Romance con lui alla regia e io in qualità di produttore. Era una strada piena di ostacoli. Un giorno, mentre eravamo a zonzo a Miracle Mile, a Los Angeles, ragionammo sul fatto che sarebbe stato più economico e facile realizzare dei corti, mettendo assieme tre film maker e realizzando un corto gangster neo-noir a testa. Sarebbe diventato un film a episodi. Io ne scrissi uno che parlava di un pugile che si rifiuta di combinare un incontro e Quentin ne scrisse uno su un poliziotto sotto copertura. Da quell’idea nacque Le Iene.

Bender: Quentin scrisse tutto lo script in tre settimane e quando l’ho letto sono impazzito. Era fantastico. Il piano era di girare in bianco e nero, 16mm. Io avrei fatto Nice Guy Eddie (Eddie ‘il Bello’) e l’avremmo dovuto realizzare con 50mila dollari. Ma gli dissi: “Dovresti lasciarmi provare a tirare su più soldi”. Lui rispose: “Sono stanco di provare a raccogliere i fondi. Non voglio aspettare anni per fare questo film”. “Dammi due mesi” aggiunsi. Abbiamo fatto dei meeting assurdi. Un tizio ci disse: “Ci sto, ma voglio che sia la mia ragazza a interpretare Mr. Blonde”. E poi un amico mi presentò Monte Hellman.

Monte Hellman (produttore esecutivo): Mi era stato chiesto di dirigere Le Iene e così ci siamo dati appuntamento alla gelateria C.C. Brown sull’Hollywood Boulevard. Quentin partì subito dicendo che voleva dirigerlo lui. Il tempo di finire la coppa di gelato e mi aveva ormai colpito. Così accettai di dargli una mano a realizzarlo.

David Wasco (production designer): Monte è un regista iconico che ha girato alcuni dei nostri film preferiti, come Strada a Doppia Corsia. Fare un passo indietro e lasciare dirigere Quentin è stato molto gentile da parte sua. Ronnie Yeskel (casting director): Quando ricevetti lo script e iniziammo a fare il casting, gli agenti neanche ci rispondevano al telefono. Poi la sceneggiatura iniziò a circolare e gli attori a leggerlo. E si scatenò il delirio.

Tim Roth (Mr. Orange): Quando arrivai negli Stati Uniti mi appoggiai a un agente e una delle sceneggiature che finirono sul mio tavolo era Reservoir Dogs. Qualcuno aveva scritto sulla copertina: “Dai un’occhiata a Pink e Blonde”. Non avevo idea di cosa volesse dire. Mi bastò un attimo per capire che non dovevo arrivare alla fine per vedere com’era il personaggio. Era qualcosa di speciale.

Yeskel: Le audizioni furono uno spasso. Tarantino aveva lavorato per anni in una videoteca e aveva una conoscenza enciclopedica del cinema. Se avevi recitato anche solo una piccola parte in un film, Tarantino lo sapeva, e si trasformava in un nerd. L’unica volta che sono riuscito a ingannarlo fu quando portai attori che venivano dal teatro. Ma fu una cosa fantastica. Nel mio ufficio alla 20th Century Fox si presentò chiunque. Voglio dire, arrivò persino Clooney. Quentin aveva visto qualcosa che avevamo fatto io e lui assieme, Red Surf, la storia di due detective con le moto d’acqua. A Quentin ovviamente era piaciuto.

Michael Madsen (Mr. Blonde): Avevo girato questo film, Kill Me Again con Val Kilmer. E c’era una scena in cui legavo un tizio a una sedia e lo colpivo con una mazza da baseball. Ricordo che Quentin l’aveva visto e che era quella scena il motivo per cui mi aveva considerato per la parte di Mr. Blonde. Ma poi tempo dopo mi ha detto: “Sai, in realtà non ho mai visto quel cazzo di film”.

Bender: Verso la fine dei casting, prendemmo un volo notturno per New York per vedere un po’ di attori da quelle parti. Io impersonavo il poliziotto, quindi ero preso a calci da tutti quelli che entravano dalla porta. È New York, sono tutti attori che seguono il Metodo, quindi li vedevi arrivare tutti con una pistola o un coltello. Dicevano: “Non preoccuparti, è scarica, non ci sono proiettili!”. E poi arrivò Steve Buscemi.

Yeskel: Quentin voleva interpretare la parte di Mr. Pink. Ma non glielo lasciammo fare.

Steve Buscemi (Mr. Pink): Sapevo che Quentin aveva scritto quel personaggio per sé. Mr. Pink è un tipo con le sue peculiarità. Ha queste idee molto precise in testa: “Non do mance. Non mi piace il colore rosa. E sono un professionista”. Quando ho letto il copione la prima volta ho pensato che fosse stato scritto da qualcuno come Eddie Bunker, che alla fine ha interpretato Mr. Blue. Lui era quello autentico: un ex galeotto che aveva anche fatto delle rapine da giovane. E rimasi sorpreso da quanto Tarantino fosse giovane. Pensavo che questa roba fosse stata scritta da qualcuno sulla quarantina, che era stato in prigione e aveva fatto quella vita.

Roth: La prima volta che ci siamo trovati tutti assieme era per una cena nella casa sulla spiaggia che Harvey aveva preso in affitto. Ricordo che Eddie Bunker continuava a fissare Lawrence Tierney, dall’altra parte del tavolo. Più tardi stavamo bevendo un bicchiere di vino e ho chiesto a Eddie: “Perché lo stavi fissando in quel modo?”. Lui mi ha risposto: “Stavo cercando di capire se qualcuna delle cicatrici che ha sulla testa posso avergliele fatte io”. C’erano stati degli screzi in passato.

Bender: Stavamo per entrare nella fase di pre-produzione, quando Quentin riceve una telefonata dal Sundance e dice che è stato accettato a un Filmmaker Lab. Io ho tenuto in piedi la baracca mentre lui era là. Fu una cosa buona, perché Terry Gilliam e un sacco di altri incredibili personaggi facevano da tutor in quel corso. Al suo ritorno, un nostro caro amico fu licenziato dal film che stava dirigendo. Non riuscivamo a pensare ad altro. Quentin diceva: “Se riesco a farcela, se nessuno mi caccia, so che verrà fuori un bel film”.

Andrzej Sekula (direttore della fotografia): La prima volta che ho incontrato Quentin erano le 3 del mattino. Stavo andando a prendere un aereo diretto in Polonia per il funerale di mio padre e lui mi diede uno strappo fino all’aeroporto. Era una macchina molto piccola, forse una Metro. Lui ci stava dentro a malapena, perché è un tipo abbastanza grande, e lì dentro dovevi farti spazio fra le cartacce. Nessuno sapeva chi fossi. Ero appena uscito dalla scuola di cinema. Quando domandai perché avessero scelto me, dissero perché avevo proposto di girare il film con pellicola 50 ASA. Che era una cosa inaudita – tutti volevano usare pellicole ad alta sensibilità per girare a mano libera. 50 è una pellicola molto, molto lenta e di solito utilizzata solo nelle scene molto luminose, con luce diurna. Ma a Quentin l’idea piacque, è un tipo avventuroso. Fu una scelta coraggiosa.

Wasco: Ha reso il film coloratissimo, quasi come un fumetto.

Bender: Quella pellicola richiede un’enorme quantità di luce. Quindi su tutto il set avevamo sistemato delle luci gigantesche, che illuminavano prepotentemente la scena attraverso le finestre. Faceva un caldo pazzesco, ma visivamente era fantastico.

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Betsy Heimann (costume designer): Quentin mi fece vedere un sacco di film, soprattutto film di gangster francesi. Uno di questi era ambientato in un tribunale e c’erano tutti questi criminali vestiti di tutto punto. La cosa mi fece venire un’idea – Le Iene volevano mantenere l’anonimato e chiunque, uscendo di prigione, poteva andar in un negozio dell’usato e prendere un completo nero. Avevo solo 10mila dollari di budget; fortunatamente Harvey Keitel prese il suo abito dal suo amico Agnès B, uno stilista francese che era anche un grande appassionato di cinema.

Roth: Avevo messo gli occhi sul completo di Harvey. Gli dicevo: “Che cazzo, quello sì che è un gran bel vestito”. Quando abbiamo iniziato, io ne avevo solo uno lucido per le cerimonie di premiazione. A circa metà delle riprese Harvey mi portò il mio primo vero completo, è un gran signore.

Wasco: Quentin era molto attento ai dettagli. Voleva che ci fossero queste piccole scritte a mano sopra le porte, erano delle battute che capivano solo i tizi della videoteca di Manhattan Beach dove lavorava. In una mi pare ci fosse scritto: “Attento alla testa, Tony”. Richiese specificamente il poster di Silver Surfer da mettere nella camera di Mr. Orange.

Bender: Il primo giorno che iniziammo a girare, Quentin era così stanco dei preparativi che era impaziente di cominciare. Quel giorno, sulla strada per il set, ci fermammo a fare colazione in un In- N-Out Burger. È così che è partita.

Sekula: I primi tre giorni di riprese erano dedicati alla scena nel diner. Era lunga qualcosa come 17 pagine di dialoghi, solo primi piani di gente che parla. Abbiamo discusso a lungo su come piazzare la cinepresa. Ricordo che proposi di fare una carrellata che girasse intorno agli attori inquadrando una persona alla volta. Quentin tirò fuori un soprannome divertente, la chiamò ‘Apple Pie’ [torta di mele] perché era rotonda e l’avremmo girata divisa in segmenti.

Roth: È stato difficile e ha richiesto un mucchio di tempo, ma in effetti è stata una gran figata. Stanno lì a parlare di cose che non hanno alcun legame diretto con la trama, bensì con i personaggi.

Sekula: L’unica persona che sapeva cosa ci fosse in ballo i primi giorni ero io. Avevo addosso una certa tensione. Al termine del terzo giorno era arrivato il momento di guardare i giornalieri, e quella è stata la prima volta in cui ho cominciato a preoccuparmi sul serio. Quando al parcheggio provavo ad attaccare conversazione con gli altri, quelli si allontanavano in fretta e furia. Nessuno voleva parlare con me. Ho pensato: “Boh, saranno stanchi”. Poi, nella sala di proiezione, nessuno si sedeva accanto a me. Allora la mia assistente mi fa: “Andrzej, dici che stiamo per essere licenziati?”. Quando è partita la proiezione, l’umore generale è cambiato radicalmente. Erano i primi giornalieri di Quentin Tarantino, ed erano buoni! La recitazione, i colori, tutto quanto andava bene e funzionava. Dopo ci siamo fatti un whiskey tutti insieme.

Buscemi: Quentin era molto preciso rispetto a quello che doveva fare la cinepresa. Mi ricordo una ripresa in particolare, era una lenta zoomata su Mr. White mentre si sente Mr. Pink parlare fuori dall’inquadratura. I produttori e la segretaria di edizione continuavano a dirgli: “Perché non includi solo la parte di scena con Mr. Pink, così poi hai quella in sala di montaggio?”. E Quentin rispose: “No, non la userò mai. Non voglio perdere tempo a girarla”. Allora ho pensato: “Accidenti, questo tipo è al suo primo film come regista ed è così sicuro di quello che sta facendo!”.

Wasco: Nulla è stato girato in studio. La maggior parte del budget è stato speso per il deposito: si trovava su una strada trafficata nell’area di Highland Park, a L.A., così abbiamo costruito un grosso muro insonorizzante all’altezza dell’edificio. L’abbiamo dipinto di verde perché è il colore complementare del sangue.

Sekula: Era un posto tristissimo. In realtà era un obitorio, veniva utilizzato per l’imbalsamazione con prodotti chimici, e stava per essere demolito. Non è stato facile girare lì per tre settimane – alla lunga ti fa sentire psicologicamente svuotato.

Kirk Baltz (Marvin Nash): Quel posto era in mezzo al nulla e non c’era molto da fare. Un giorno chiesi a Michael di chiudermi per davvero nel bagagliaio della sua macchina. Ci siamo diretti alla sua Cadillac gialla, passando davanti agli altri ragazzi che stavano seduti sul retro a fumare, e lui si è rivolto a loro dicendo: “Guardate qua!”. Allora sono saltato dentro al bagagliaio, lui si è messo al volante e siamo andati in giro per circa 20 minuti. Sembrava che non finisse più.

Bender: Qualcuno che passava di lì ha fatto una segnalazione, perché avevano visto gli attori estrarre un tizio dal bagagliaio! Quando la polizia è arrivata, Harvey Keitel e Michael Madsen erano appoggiati sul retro del magazzino senza le loro camicie.

Buscemi: La polizia arrivò sul posto e si mise a fare un controllo. Qualcuno doveva averli chiamati sospettando che stesse succedendo qualcosa, ma eravamo solo noi che stavamo provando. Wasco: Per la scena dei titoli di testa avevamo semplicemente una ripresa dei ragazzi che camminavano davanti a questo muro di mattoni in terracotta. Si trattava per la verità della parete esterna di una sala da bowling.

Roth: Davvero non avevo idea di cosa stesse succedendo. Stavamo solo camminando e chiacchierando tra di noi. Quentin faceva battute. A quel punto sento sbucare le cineprese per lo slow-motion, e io odio recitare al rallentatore. È uno strano condizionamento psicologico.

Heimann: È un’immagine iconica, loro che camminano rilassati nei loro completi. E comunque, potevi anche farli passeggiare in mezzo alla strada con un palloncino rosso in mano, che poi tutti avrebbero desiderato un palloncino rosso.

Sekula: Lo abbiamo affrontato come se fosse un film dove i personaggi vanno a una festa, non come un film violento. L’approccio era lo stesso che si potrebbe avere con una storia di Paperino che viene travolto dagli eventi, o qualcosa di simile.

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Robert Kurtzman (truccatore): Credo che abbiamo usato qualcosa come 10 galloni del rosso sangue preferito da Quentin, fatto con lo sciroppo di mais Karo. Cavoli, c’era sangue ovunque! Bender: Grazie ai film hai la possibilità di esorcizzare i tuoi demoni in una situazione protetta. Quentin non è una persona violenta, ma usa una palette di colori molto violenti sullo schermo.

Roth: Ero sdraiato in un lago di sangue e per questo continuavo a lamentarmi e a gemere, perché è quello che gli attori fanno. Era un’impresa riuscire a staccarmi dal pavimento, e se provavo a sedermi rimanevo incollato alla sedia. Ma alla fine della giornata venivo lavato con una manichetta, e potevo andare a gustarmi una birra sul retro del furgone.

Baltz: Credo di essere rimasto su quella sedia per una settimana, dopo che Michael mi aveva staccato via l’orecchio. Avevano incollato il mio vero orecchio alla testa, e sopra ne avevano messo uno finto. C’era poi un tubo che mi saliva lungo la schiena e che usciva dalla ferita, e alle mie spalle un tizio che faceva scorrere il sangue nel tubo per farlo schizzare fuori.

Kurtzman: Per il trucco dell’orecchio ho in pratica seguito quello che avevo fatto in Phantasm II. Non è stato difficile. Avevo solo bisogno che l’effetto fosse realistico.

Madsen: Mr. Blonde che parla nell’orecchio mozzato non era nello script. L’ho improvvisato lì sul momento, perché ero nervoso. C’è stato solo un punto che mi ha dato qualche problema. Mentre stavamo provando la scena, Kirk ha iniziato a strillare in preda al panico: “Non bruciarmi! Sono padre, ho dei bambini!”. Allora ho detto: “Sai, Quentin, ho già interpretato la parte del cattivo e magari lo sono, però devo darmi un limite, in qualche modo. Se questo si mette a dire che ha dei figli, non c’è verso che io lanci quel cazzo di accendino”. Alla fine non ho dovuto farlo.

Roth: La donna alla quale spara Mr. Orange era Suzanne, la mia coach per i dialetti. Dissi: “Vi prego, voglio ucciderla io”. E la risposta di Quentin fu: “Molto obbligato”. Nazisti dei dialetti, ecco come li chiamo.

Karyn Rachtman (supervisore alla musica): [La produttrice] Stacey Sher mi disse: “Quentin ha già assunto una supervisore alle musiche, ma quella gli sta dicendo che non riesce ad avere canzoni degli anni ‘70. E il brano di cui lui ha assolutamente bisogno è Stuck In The Middle With You degli Stealers Wheel”. Sono poi entrata per incontrarlo e immagino fossi un po’ spavalda all’epoca, perché gli dissi: “Non ti preoccupare. Te la recupero io quella canzone”.

Baltz: È capitato che un giorno stessi guidando dal set verso casa, e alla radio hanno trasmesso quella canzone. Mi sono spaventato a morte, amico.

Rachtman: Ebbi una lunga conversazione con Joe Egan, il quale non voleva autorizzarci a usare il brano. Ricordo che era un uomo molto religioso, e in pratica noi gli stavamo chiedendo: “Dacci gratis il tuo pezzo più famoso per una scena in cui a un uomo viene tagliato via l’orecchio”. Ho dovuto veramente perorare la nostra causa e non mollare la presa. Convincere Harry Nilsson fu più facile – avevo suggerito di usare Coconut come pezzo di chiusura, mentre scorrono i titoli di coda. Una sera venne a vedere il film. Alla fine si alzò in piedi e disse: “Il crimine non paga!”.

Steven Wright (voce del DJ K-Billy): La mia amica Sally Menke curava il montaggio del film, e fece il mio nome a Tarantino. Rimasi nello studio per circa due ore, ripetendo all’infinito le battute di DJ K-Billy. Ricordo di aver avuto un’esitazione con la battuta del “bestione da 18 ruote”, per cui l’abbiamo rifatta un po’ di volte, anche se poi Quentin ha tenuto quella dove incespicavo. Mi è sempre sembrata una scelta curiosa.

Rachtman: Alla fine siamo riusciti a ottenere tutte le canzoni che desiderava, e la casa discografica pagò per loro. Dall’idea di inserire Super Sound degli anni ‘70 di K-Billy fino al modo in cui usava quei brani, Quentin si è rivelato un fottuto portento. È stata una grandissima lezione di minimalismo, perché non c’è musica spalmata su tutto il film. Ogni brano colpiva nel segno.

Roth: Abbiamo fatto il circuito dei festival, e piano piano potevi vedere che la cosa iniziava a prendere piede. Cannes, la Spagna… Ha cominciato a catturare l’immaginazione delle persone. Ovunque passasse, anche velocemente, lasciava il segno.

Baltz: La prima volta che l’ho visto è stato alla premiere di New York. Al momento della mia grande scena c’erano un sacco di mani che si coprivano gli occhi, ma poi vedevi le dita che si aprivano.

Heimann: Non mi ero reso conto che sarebbe stato così divertente. E questo fa proprio parte del genio di Quentin: riuscire a tirare fuori lo humour dallo sporco e dal gore.

Wright: Nel periodo in cui il film era già nei cinema, mi recai a Londra per uno spettacolo di cabaret. Mi trovavo in un bar e, a un certo punto, mi si avvicina un tizio che comincia a dirmi queste cose senza senso. Io lo guardavo con un’espressione tipo: “Ma che cazzo…” ma la ragazza che era con me disse: “Sta ripetendo le battute del film”. Pensavo fosse impazzito!

Bender: Ho incontrato moltissime persone che l’hanno visto da adolescenti e ne sono rimasti folgorati. È un meraviglioso film di debutto. Ricorda un po’ una tragedia greca.

Sekula: La gente domanda ancora: “Chi è che spara a Eddie il Bello?”. Non ho la risposta. È come per la valigetta di Pulp Fiction. C’è chi dice: “Oh, è oro”. Oppure: “No, è un’anima”. E io dico sempre: “No. È una lampadina piazzata dal mio tecnico”.

Rachtman: In seguito mi sono occupata di molte colonne sonore. Ho lavorato con Baz Luhrmann a Romeo + Giulietta e Moulin Rouge, e anche a Ragazze a Beverly Hills, in Giovani, Carini e Disoccupati e Boogie Nights. Sono riuscita a lavorare a tutti quei film grazie a Quentin.

Buscemi: Le Iene continua a spuntare nei modi più strani. Avevo un po’ di lavori di ristrutturazione da fare a casa di mia madre. Il responsabile dell’impresa edile voleva che firmassi qualcosa, solo che non aveva un evidenziatore giallo. Ne aveva uno rosa, e posso dirti che lo imbarazzava moltissimo dover usare un evidenziatore rosa. Io non dissi nulla, ma sapevo bene cosa c’era dietro.

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