Final Portrait: Stanley Tucci presenta il film a Roma

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Stanley Tucci è un artista che nel corso della sua carriera è riuscito a spaziare con grande abilità dal cinema indipendente fino ad arrivare ai grandi blockbuster come la saga di “Hunger Games” o commedie entrate nella storia del cinema come “Il Diavolo Veste Prada” al fianco di Meryl Streep e Anne Hateway. È stato candidato all’Oscar per la sua prova in “Amabili Resti”, ma è diventato nel corso del tempo anche un ottimo regista e a 10 anni di distanza torna dietro la macchina da presa per raccontare in “Final Portrait” un periodo della vita di Alberto Giacometti, il grande artista svizzero-italiano che negli anni ’60 incantò Parigi con uno stile unico. Per interpretarlo il regista ha voluto Geoffrey Rush, mentre Lord John che fece da modello per Giacometti e condivise con lui un’intensa amicizia ha il volto di Armie Hammer. “Final Portrait” è un film intenso, fatto di sguardi e dialoghi ai limiti tra il drammatico e il comico. Questa è la storia di un uomo e della sua ricerca della perfezione assoluta, della sua ossessione nel trovare sempre qualcosa che non va in ogni ambito.

 

Stanley Tucci è riuscito con la sua regia a rendere molto interessante il racconto di “Final Portrait“, come ci ha raccontato a Roma durante l’incontro di presentazione del film alla stampa, non puntando però a realizzare un vero e proprio biopic ma bensì a mostrarci un episodio della vita dell’artista con la sua vera essenza raccontata attraverso un particolare tipo di ripresa:

“Non credo nei biopic, spesso risultano una serie infinita di fatti lineari intorno alla vita di una persona condensati in due ore. Trovo molto più interessante concentrarsi in un episodio ristretto e scoprire in quel periodo di vita concentrato l’essenza stessa. L’utilizzo della camera a spalla è stato voluto dal momento che gran parte del film ritrae due persone statiche era necessario dare un minimo di movimento. Questo ci ha permesso di dare maggiore spontaneità al film”.

Il regista spesso e volentieri ha diretto sé stesso, ma in questo caso sarebbe stato un impegno troppo dispendioso e Geoffrey Rush si è dimostrato un Alberto Giacometti perfetto:

“Ci ho pensato, ma ho escluso questa soluzione perché mi sono convinto henil film ne avrebbe sofferto. È uno sforzo enorme dirigere se stessi e non sarei riuscito a concentrarmi sul film. Geoffrey Rush ha avuto tempo due anni per fare ricerche e documentarsi mentre noi eravamo impegnati nella pre produzione per trovare i soldi. Si è immerso in una ricerca enorme, abbiamo provato per una settimana come fossimo una piece teatrale prima di girare ed era importante che ci fosse una relazione tra la fisicità è il suo stato d’animo interiore. Per Geoffrey la cosa più difficile è stata gestire gli eccessi di rabbia e usare il pennello. Lui è molto bravo e giocoso, non fermava mai la macchina da presa e quando c’era questa rabbia eccessiva poteva andare a discapito della recitazione ma è stato bravissimo”.

 

Stanley Tucci ha poi parlato della sua vita privata e di come il padre, un artista che insegnava proprio storia dell’arte, lo abbia influenzato moltissimo nella sua vita:

“Io vengo da una famiglia di artisti in quanto mio padre lo era e insegnava arte a scuola, sono cresciuto vedendolo lavorare. Insieme alla mia famiglia abbiamo viaggiato in anni in Italia e vissusto a Firenze per Un anno. Questo ha coinciso con la scoperta della vostra arte, poi è inevitabile che quando cresci con questi insegnamenti restino con te urta la vita. È un interesse che mi ha sempre accompagnato e mi ha portato a studiare disegno, visito musei e ho ritenuto Giacometti uno degli artisti più interessanti. Questo libro mostra un processo di creazione artistica ed è stata la sua evoluzione naturale la trasposizione”.

Stanley Tucci ha parlato del rapporto di ricerca dell’artista con la perfezione assoluta nella sua arte, come mostra “Il capolavoro sconosciuto” di Honorè Balzac :

“Credo che faccia parte di ogni artista e quindi appartiene anche a me la nevrosi dell’insoddistazione che accompagna la realizzazione di qualcosa che sia veritiero, qualsiasi cosa tu voglia mostrare. Conosco il racconto di Balzac che è alla base di un film di qualche anno fa La Bella Scontrosa. Era un bel film, peccato che alla fine il ritratto lo si vede. Io ho accarezzato l’idea di non mostrare mai il ritratto di Lord, ma sarebbe stato troppo pretenzioso e la cautela è sempre una buona compagna. Mi affascina il rapporto tra l’artista e la sua arte. Quel racconto è il più importante in termini di analisi di quello che è il processo creativo. Spesso i lettori hanno l’impressione che l’artista sia folle, ma non è quello il senso ma anzi il guardare oltre. Sono state anche scritte altre opere sul rapporto dell’artista con la sua capacità di visione del futuro”.

 

Stanley Tucci poi ha spiegato che per lui raccontare una storia nel modo in cui vuole lui è fondamentale per scegliere di dirigere un film, la sua filmografia variegata che lo ha portato anche a lavorare in grandi blockbuster come la saga di “Hunger Games” che lo hanno reso famoso nella cultura pop contemporanea:

“È il mio quinto film da regista. Quello che mi spinge è il desiderio di raccontare una storia nel mio modo, può capitare che non ne realizzi altri per un periodo lungo e sono passati anche otto anni. Un motivo è la difficoltà nel trovare denaro per finanziare una produzione indipendente. In questo caso ho fatto un ritratto intimo di un artista. Come attore ho recitato in film indipendenti e anche in blockbuster, altrimenti non avrei i soldi per far mangiare cinque figli e pagare un mutuo. Si ha l’occasione di lavorare con troupe straordinarie e c’è sempre qualcosa da imparare mare”.

 

Alberto Giacometti è stato secondo Stanley Tucci un grande esempio di etica nel lavoro, ma si è anche circondato dalle persone giuste riuscendo a trovare un grande equilibrio anche nel privato con una donna in grado di sopportare tutto questo:

“Sicuramente Giacometti ha dedicato anima e cuore al suo lavoro, non certo alla moglie. È vero che se c’è Un etica del lavoro molto alta non corrisponde ad un’etica morale. Voleva vivere come un adulto bambino, come tale è molto egoista. Aveva bisogno di attorniarsi di qualcuno che lo sostenesse, ha trovato la donna giusta è il fratello che lo ha spalleggiato. Non ha mai fatto mistero di come viveva la sua vita, è sempre stato molto generoso.’ha sposato questa donna perché hanno ricavato soddisfazione da questo, non credo che abbia importanza la sua scelta di vita che aveva il consenso di chi lo circondava”.

 

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