Uma Thurman – dal caso Weinstein all’incidente sul set del film Kill Bill di Quentin Tarantino

Uma Thurman – dal caso Weinstein all’incidente sul set del film Kill Bill di Quentin Tarantino

“Sono uno dei motivi per cui una ragazza entrava nella sua stanza da sola, come ho fatto io”. Ha aspettato il momento giusto. Ha atteso che il suo sangue, bollente e acceso di rabbia, le permettesse di parlare. Uma Thurman ha deciso di raccontare la sua storia al New York Times, perché la vendetta è un piatto che va servito freddo, come è tipico di alcuni film di Quentin Tarantino. La trama è più o meno la stessa dei due lungometraggi con lei nel ruolo di Beatrix Kiddo, quando ha deciso di prendere in mano la katana di Hattori Hanzo per uccidere l’uomo che le ha portato solo tormenti e sofferenze. Ma si sa che la realtà non è come la finzione, e l’articolo uscito sull’autorevole giornale americano dipinge una donna che ha aspettato che la ragione vincesse sull’emotività, spesso irrazionale e che porta a decisioni rischiose. Non serve riprendere tutta la vicenda che ha coinvolto Harvey “Bill” Weinstein. Accusato di molestie sessuali, il produttore statunitense è stato uno dei più influenti nel suo campo, a capo all’epoca di Miramax (che ha realizzato numerosi film di Tarantino), e successivamente della società, fondata assieme al fratello, che porta direttamente il suo nome, Weinstein Company.

Già durante il Ringraziamento, Uma Thurman aveva già dato l’idea di voler rivelare al mondo ciò che ha subìto in quegli anni, con un post su Instagram che augurava buone feste, con l’unica eccezione per lui, Harvey, in quei giorni al centro dello scandalo. La donna rivela al Times di aver subìto violenze già all’età di 16 anni, con un attore di 20 anni più vecchio. Quando ha cosciuto Weinstein, era nelle fasi finali della produzione di Pulp Fiction, nel quale interpretava il ruolo di Mia Wallace. Sembrava essere tutto normale, fino a quando la minaccia e il pericolo si sono tragicamente manifestati all’interno della suite del produttore al Savoy Hotel di Londra.

“Mi ha spinto verso il basso. Ha cercato di mettersi contro di me. Ha cercato di svestirsi. Ha fatto ogni genere di cosa spiacevole. Ma non mi ha violentato. In quel momento sei come un animale che si dimena, come una lucertola. Stavo facendo tutto il possibile per riportare il treno sul binario. Il mio. Non il suo”.

In seguito le ha mandato un mazzo di fiori gialli, chiedendole di chiarirsi su quello che è accaduto. Thurman, durante l’incontro, ha usato parole dure rispetto a quell’atto. “Se farai ad altre persone quello che mi hai fatto perderai la tua carriera, la tua reputazione e la tua famiglia, te lo prometto”. Quando è uscita verso il piano di sotto, era sconvolta, dal momento che Weinstein le aveva minacciato di distruggere la sua carriera cinematografica. Da quel giorno, Uma l’ha sempre ritenuto come nemico, nonostante i progetti ancora in programma con Miramax. A danneggiarsi è stato anche il rapporto con il regista Quentin Tarantino, il quale inizialmente non aveva creduto alle accuse della sua musa, sostenendo tuttavia di confrontarsi direttamente con Weinstein, che, come ha rivelato lo stesso giornale, ha chiesto apertamente scusa all’attrice, che ironicamente afferma che le cure intraprese dal produttore stanno funzionando.

Uma Thurman, sempre nell’intervista, rievoca un evento che l’ha segnata nel profondo, accaduto verso la fine delle riprese di Kill Bill. L’interprete doveva girare una scena a bordo della sua macchina decapottabile, ma non si sentiva assolutamente sicura visto che erano gli stuntman a prendere parte a quel genere di sequenze.

“Quentin è entrato nella mia roulotte e non voleva sentire ragioni, come ogni regista. Era furioso perché avrebbe perso molto tempo. Ma ero spaventata. Mi ha poi detto: “Ti prometto che la macchina va bene. È un pezzo di strada dritta. Percorri le 40 miglia all’ora, altrimenti i tuoi capelli non si muovono nel modo giusto e dovremo girarla di nuovo”.

Uma Thurman, come si vede nel filmato, stava avanzando in una strada sterrata quando, dopo aver sterzato, perde dopo alcuni istanti il controllo dell’auto.

“Il volante era nella mia pancia e le gambe erano bloccate sotto di me. Ho sentito un dolore lancinante, e ho pensato, ‘Oh mio Dio, non tornerò mai più a camminare’. Quentin e io abbiamo litigato fortemente, e l’ho accusato di aver tentato di uccidermi. Ed era molto arrabbiato per questo, immagino comprensibilmente, perché non sentiva di aver tentato di uccidermi”.

In quell’occasione è intervenuto Ethan Hawke, all’epoca il marito di Uma, che, nonostante il matrimonio fosse agli sgoccioli, ha avuto un’accesa discussione con Tarantino in merito all’incidente avvenuto sul set della moglie. Nelle due settimane seguenti, Uma Thurman ha chiesto a Miramax di vedere il filmato incriminato, in modo da poter fare causa alla società tramite il suo avvocato, ma l’azienda accettava alla sola condizione che l’attrice firmasse un documento che escludeva Miramax da ogni responsabilità dell’accaduto, dai danni fisici a quelli psicologici. Lo stesso trattamento scontroso le è stato riservato sia sul set che durante la fase di promozione del film.

“Quando mi hanno accolto dopo l’incidente, sono passato dall’essere una che ha contributo in maniera creativa al progetto, a essere uno strumento rotto”.

Fonte: The New York Times

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