Film su Sherlock Holmes

Film su Sherlock Holmes

Uno scrittore. Sette film. In fila. Accendete un cero.

Testo Simon Crook

Comparso per la prima volta in un corto muto nel 1900, Sherlock Holmes è una presenza fissa nel cinema da oltre un secolo. Con più di 250 titoli, qual è stata la sua evoluzione? E chi è il punto di riferimento tra chi ha interpretato Sherlock Holmes? Armata di sette film, questa clamorosa maratona lunga dodici ore e mezza fa sul serio. Prima fermata: Dartmoor, cani infernali e Sherlock Holmes e il Mastino di Baskerville del 1939. Pensando a Holmes, è caso il che vi venga in mente Basil Rathbone. Inquadrato spesso controluce, proverbiale pipa in bocca, sembra un francobollo commemorativo vivente di Sherlock. Per un terzo del film Holmes scompare, ma si ha sempre la sensazione di avvertire la presenza rapace di Rathbone aleggiare sulla brughiera. Sembra preso letteralmente dalle pagine di Conan Doyle. Altezzoso al punto giusto, Rathbone appare inarrestabile, ma un altro mastino suggerisce altrimenti. Adattamento del 1959 targato Hammer, è il primo Holmes completamente a colori ed è una creatura assolutamente diversa, dal sapore gotico: ci sono sacrifici rituali, ragnatele e tarantole velenose. E tuttavia Peter Cushing coglie un aspetto che era sfuggito a Rathbone: la peculiare eccentricità del detective, quasi una sorta di sprezzante Oscar Wilde. Cushing ne dipinge un ritratto perfetto. Perché Rathbone e Cushing sono così iconici? Fondamentalmente entrambi pensavano che il personaggio di Sherlock dovesse mantenere un’aura di mistero.

Vita Privata di Sherlock Holmes di Billy Wilder (1970) è il primo film a mettere in discussione questa interpretazione, prendendosi allegramente gioco dell’altisonante leggenda. L’Holmes di Robert Stephens è come una macchina pensante con difetti di progettazione: scorbutico, malinconico e un cocainomane senza speranza. Tra sottomarini, nani del circo e perfino il mostro di Loch Ness, è impossibile prendere seriamente il mistero che si dipana davanti a nostri occhi, ma l’approccio poco ortodosso di Wilder ha inaugurato una tendenza, il re è nudo. Prendete per esempio Assassinio Su Commissione del 1979. Ambientato nel 1888, un anno dopo la prima storia di Conan Doyle, immagina Sherlock Holmes scoprire l’identità di Jack lo squartatore e, con essa, una cospirazione imperiale. È un film tipicamente anni ’70, intriso di cinismo, uno specchio nero della paranoia dell’establishment tipica dell’epoca, ma il suo ritratto di Holmes trasforma la scultura di ghiaccio creata da Conan Doyle in qualcosa di umano. Christopher Plummer è assolutamente affascinante e dona a Holmes un cuore pulsante. A un certo punto vediamo Sherlock addirittura piangere.

Sono al quarto film e ogni volta che chiudo gli occhi vedo una pipa fumante. E comunque, sta succedendo qualcosa: stando al passo con la transizione del cinema moderno verso il dramma psicologico, Holmes sta diventando umano. Rivolto a un pubblico giovane, Piramide di Paura del 1985 si pone una domanda insolitamente da adulti: perché è diventato un uomo così solitario e freddo? Come per Bond, tutto dipende dalla morte del suo primo amore. Piramide di Paura è brillante: con le sue morti grottesche e i culti egiziani sembra di avere a che fare con un novello ‘Indiana Holmes’. E l’Holmes ribelle e senza fronzoli di Nicholas Rowe è perfetto; non è difficile immaginarlo crescere nei panni di Cushing. O, nel caso di Mr. Holmes – Il Mistero del Caso Irrisolto (2015), Ian McKellen. Il film di Bill Condon ci mostra il detective ormai novantatreenne abbandonato da Watson e ossessionato dal suo ultimo caso irrisolto. Con la memoria che sta per abbandonarlo, McKellen è impegnato nella battaglia con la grande nemesi di Holmes: la demenza. Qui il mistero è l’uomo in sé, che mette a soqquadro la propria psiche malconcia per mostrare il ‘vero’ Holmes: un uomo fragile, distrutto, isolato.

Mr. Holmes sembra la conclusione perfetta, ma c’è ancora un’ultima visita da fare al 221B di Baker Street: lo Sherlock Holmes di Guy Ritchie, il quale afferma di aver seguito il canone (nei libri, Holmes pratica il Bartitsu e la boxe a mani nude), ma quello che per uno è rivisitazione per un altro è irriverenza. Robert Downey Jr. nei panni di uno Sherlock Holmes con la ‘tartaruga’? Che scambia battute con Watson interpretato da Jude Law come se fossero in un poliziesco mutante? Pizzicando il suo violino come un ukulele, l’Holmes hipster di Downey Jr sfida ogni logica. Dopo sei film che analizzano in profondità un’icona del genere, vedere Holmes risolvere un caso a testate invece che con la logica del suo intelletto mi sembra sfacciatamente riduttivo – una presa in giro che fa a pezzi una leggenda. Troppo elementare, mio caro Watson…

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