Reinventando il furto

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Pensavate fosse andato in pensione? Vi siete sbagliati di grosso. Steven Soderbergh è tornato con un heist movie fuori dagli schemi.

Testo Phil De Semlyen

È il Memorial Day del 2016 e, da qualche parte sotto l’ombra lunga della grande tribuna al Charlotte Motor Speedway, Adam Driver e Daniel Craig stanno sgasando in un giro non autorizzato del celebre vecchio circuito NASCAR. Dietro al volante di una delle Dodge Charger o Toyota Camry elaborate, pronte in pista a gareggiare nel Coca-Cola 600 Race del campionato NASCAR, quei due potrebbero sfrecciare alla velocità del suono e bruciare il miglio e mezzo del tracciato in poco più di 30 secondi. Sfortunatamente, sono su una golf cart. “Riuscire a prendere una delle macchine era una faccenda un po’ complicata, così ho fatto di testa mia e sono saltato su un kart” ricorda Driver, il pilota di questo improvvisato furto a quattro mani. “Per i primi due minuti io e Dan eravamo tutti infoiati, del tipo: ‘Sì! Lo stiamo facendo!’. Poi abbiamo passato i successivi 15 minuti a girare come tartarughe in un maledetto cerchio”. Come fuga, sembra un po’ fiacca, in effetti. Insieme a Channing Tatum, Driver e Craig formano il cuore truffaldino e adorabile di Logan Lucky, film che segna il ritorno di Steven Soderbergh sul grande schermo.

Essenzialmente un anti Ocean’s Eleven, la pellicola promette una scarica di colpi di scena a ritmo sostenuto e squisitamente lo-fi. La banda di zotici – gli sfortunati fratelli Logan del West Virginia, Jimmy (Tatum) e Clyde (Driver), più il criminale incallito Joe Bang (Craig) – non ostentano grana o gadget high-tech, niente travestimenti elaborati, niente acrobazie e soprattutto niente Jethro, Leon Spinks o Ella Fitzgerald (grande o piccola). Tutto quello che possiedono è una maledizione di famiglia che sembra seguirli a ogni passo. “I Logan sono conosciuti per un’incredibile serie di episodi di sfortuna nera che li perseguitano, – spiega Soderbergh – e vogliono annullare la maledizione in un colpo solo”. Ah, e il colpo grosso? “Si parla di alcune decine di migliaia di dollari – dice il regista – non certo una montagna di soldi”. Alto rischio, piccola ricompensa e zero mezzi? Logan Lucky non sembra di certo il classico heist movie. Ma, del resto, Steven Soderbergh non è il più classico dei registi.

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IL PIANO

A voler essere precisi, Steven Soderbergh non dovrebbe essere nemmeno un regista. Non più, almeno. Nel 2013 fece un discorso d’addio al mondo del cinema al San Francisco International Film Festival. Più che una protesta sullo stato dell’industria cinematografica mainstream a stelle e strisce, suonò come se volesse fare a pezzi la scritta Hollywood con una motosega. Sembrava esasperato – studi cinematografici incapaci di prendersi dei rischi, con la loro fissazione per i focus group e i mercati esteri; l’impasse creativa di cui era caduto vittima – e lo era davvero. Addolorato, perfino. “Potrei raccontarti un’ottima storiella su come sono stato estromesso da un film per via dei numeri ma, se lo facessi, probabilmente mi sparerebbero per strada, – sottolinea – e io tengo davvero molto ai miei gatti”. I suoi gatti saranno senz’altro rimasti contrariati da quanto accaduto dopo. Il prematuro pensionamento di Soderbergh si è rapidamente trasformato in tre anni di frenesia creativa. Prima ha diretto per Cinemax le due stagioni del (poi cancellato) medical drama ambientato agli inizi del ‘900 The Knick, seguito dal film Mosaic su HBO, che andrà in onda quest’anno. Ha anche coprodotto Ocean’s 8 ed è tra i creatori del western Godless in uscita su Netflix.

Nel tempo libero ha iniziato a curare la distribuzione per i bar americani di Singani, l’acquavite boliviana scoperta durante le impegnative riprese di Che. La voglia di fare cinema non lo ha mai abbandonato. Mentre vestiva i panni di direttore della fotografia freelance sul set di Magic Mike XXL a Savannah, una sceneggiatura ha catturato di nuovo la sua attenzione. Un heist movie per cui doveva trovare un regista, Logan Lucky, scritto al suo esordio dalla sceneggiatrice Rebecca Blunt, e passato a lui da sua moglie Jules Asner. Era troppo bello per cederlo. “Quando ti mandano qualcosa da leggere, te ne accorgi subito se vale oppure no – dice a Empire – e in questo caso, mi è stato tutto chiaro fin dal primo momento”. L’entusiasmo è diventato presto… gelosia. “Immaginare che venisse affidato anche solo a degli amici mi metteva addosso una certa ansia – ammette Soderbergh – avevo un’idea molto precisa di come dovesse essere fatto”. Aveva anche un’idea molto precisa su chi avrebbe dovuto girarlo.

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LA CREW

Fortunatamente, per trovare il suo uomo non ha dovuto chiamare agenti o mettere in piedi complicati meeting con quelli degli studios. Lui era semplicemente lì che gironzolava per il set. “Si trattava della parte perfetta per Channing” ricorda a proposito della sua scelta per Jimmy, il più testardo dei fratelli Logan. “Sembrava una parte scritta appositamente per lui”. Stando attento a non distrarre il suo vecchio amico dai tempi di Knockout – Resa dei conti, Magic Mike e Effetti collaterali dal suo lavoro in Magic Mike XXL, Soderbergh non ha affrettato le cose, si è anzi preso il suo tempo. Non ce ne sarebbe stato motivo, del resto. “Steven buttò lì questa cosa a proposito di un Ocean’s Eleven in versione ‘redneck’ e io l’ho trovato subito divertente” ricorda Tatum. “Una banda di vecchi amici che rapina la NASCAR? Sembrava un’idea fantastica”. Le riprese di XXL non erano ancora finite ed ecco che Soderbergh aveva già il suo capobanda. “Trattandosi di Channing, credo sia stata una conversazione di tre parole in croce, del tipo ‘Ok, ci sto’ – dice il regista – il che era sufficiente per iniziare a lavorare al progetto”.

Il secondo passo era mettere insieme la banda di Jimmy, e ogni combriccola che si rispetti ha il suo braccio destro dai nervi d’acciaio. Bene, in Logan Lucky non c’è. Ma possono comunque contare sul più misurato Clyde Logan, l’ex soldato fratello di Jimmy. “Sono due persone molto diverse,” ci spiega Driver a proposito dei due fratelli. “Clyde è più strutturato, Jimmy non lo è per niente. Possiede un bar, mentre Jimmy fa a botte per vivere. Clyde è più riflessivo. Ma sono una famiglia affiatata”. A completare il clan ci pensa Mellie Logan, interpretata dalla Riley Keough di Magic Mike. “È quella che se la passa meglio” concede Driver. Non che ci voglia molto, onestamente. Jimmy ha perso il lavoro e suo fratello una mano. Non sembra esserci granché di ‘lucky’ nella loro storia. Tipicamente, la disavventura di Clyde gli capita in un incidente automobilistico mentre torna a casa dopo la guerra. “È un altro ostacolo da superare, per lui” dice Driver, che per questo ruolo ha dovuto imparare a fare le cose in un modo completamente nuovo.

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“Penso che ad Adam piaccia avere sempre qualcosa da imparare – suggerisce Soderbergh – ha realmente apprezzato il dover cercare di capire come recitare le scene con una protesi al braccio, o essenzialmente senza di esso”. Il momento più strano è stato quando ha dovuto preparare un Martini con una mano sola. “Mi sono letteralmente legato la mano dietro la schiena, cercando di capire come fare, – ricorda Driver – ma quando sono arrivato sul set, il bancone era di oltre mezzo metro più alto rispetto a quello su cui avevo fatto pratica a casa. Un’ansia pazzesca!” Non essendosi mai incontrati prima, Driver e Tatum hanno imboccato l’infallibile scorciatoia per la complicità maschile: scolarsi qualche drink parlando di Star Wars. “La prima sera che ho incontrato il ragazzo, è finita che siamo rimasti in giro fino alle 2 del mattino, – ricorda Tatum – una quantità esorbitante di bicchieri di vino bevuti sparando cazzate. Siamo andati avanti tutta la sera a parlare di Kylo Ren,” gli viene da ridere a ripensarci. “Non voleva parlare d’altro che di Star Wars… non è vero, sto scherzando. Ma ogni tanto tirava fuori l’argomento e poi, con nonchalance, diceva: ‘Ah, pensavo mi volessi chiedere di Kylo Ren’.

Ha grande autoironia e non si prende mai troppo sul serio”. Il cervello dell’operazione – e probabile futuro eroe di culto – è Joe Bang interpretato da Daniel Craig. Un leggendario criminale locale, lui e suo fratello Sam (Brian Gleeson) sono, secondo Soderbergh, “anche più ruspanti dei Logan”. Craig ha avuto carta bianca nel dare forma al suo personaggio di zotico truffatore. “Gli ho detto: ‘non ci sono risposte sbagliate qui,’ – ricorda il regista – Joe Bang deve essere per te un foglio bianco su cui puoi disegnare quello che ti pare’”. Un disegno molto dettagliato, quello di Craig. L’attore si è presentato sul set con il look più estremo esibito da uno 007 dai tempi di Zardoz, vale a dire quando Sean Connery presentò al mondo i mankini in latex. “Ha fatto un po’ di ricerche e trovato dei tatuaggi che voleva inserire nel personaggio” dice Soderbergh a proposito del redneck più sorprendente del mondo. “Sono… come dire, interessanti. Penso si sia divertito”. Tatuato, biondo platino e con indosso un bel vestito a righe, Joe è conciato male quando i fratelli lo avvicinano per chiedergli una mano. Tutto quello che devono fare è tirarlo fuori di prigione – e hanno giusto pronto il piano. “Una scelta avventata, probabilmente” dice Soderbergh.

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L’OBIETTIVO

Se avete visto La Pietra Che Scotta, il caper movie del 1972 diretto da Peter ‘Bullitt’ Yates, forse vi chiederete come va questa parte del colpo. Nella pellicola sceneggiata da William Goldman, Robert Redford, Georges Segal e un manipolo di ladri male in arnese irrompono in un museo per rubare una pietra preziosa dal valore inestimabile, per poi scoprirsi a inseguire l’inutile oggetto dentro e fuori i penitenziari, commissariati di polizia e caveau delle banche. È uno dei film preferiti di Soderbergh e anche un riferimento importante per Logan Lucky (e non semplicemente l’ennesimo film dove i personaggi tentano di entrare in prigione). “È pervaso da un umorismo sottile, particolare – spiega – è divertente perché i personaggi sono divertenti, le situazioni sono divertenti. È un umorismo indiretto ed è quello che abbiamo tentato di ricreare anche noi. Se tutto va bene saremo riusciti a suscitare lo stesso tipo di ilarità di quel film”.

Come nella migliore tradizione delle sceneggiature di Goldman, lo script di Rebecca Blunt si prende il tempo per presentarci la squadra (tenetevi pronti anche per Seth MacFarlane nei panni dell’irritante magnate inglese degli energy drink Max Chilblain, e Hillary Swank che interpreta un’inflessibile agente federale) prima di aumentare i giri – e la posta in gioco – fino al culmine del colpo il giorno della gara. Azzeccare i personaggi, precisa Soderbergh, è la chiave di ogni heist movie che si rispetti. “È un aspetto fondamentale su cui ci siamo concentrati molto girando gli Ocean’s, e lo abbiamo fatto anche qui, – dice – la gente si fissa sugli aspetti tecnici del lavoro, ma io credo che siano i personaggi, e il modo in cui interagiscono tra loro, l’elemento che il pubblico apprezza maggiormente vedendo un film”. La banda di Soderbergh non è composta da un manipolo di bifolchi con la spiga di grano in bocca o da tanti piccoli Danny Ocean, solo più stupidi. Sono personaggi credibili e, a modo loro, brillanti. “Danny Ocean non smetterà mai di essere un criminale, – dice Tatum – ma non credo che valga lo stesso per Jimmy Logan. Lui è semplicemente uno che ha visto un’opportunità e l’ha colta al volo”. Non sarà un colpo degno di Ocean’s, ma di sicuro potrebbe fare la differenza per la banda di Logan.

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IL LAVORO

Se non altro, il soggiorno di Soderbergh sul piccolo schermo ha affilato la sua sensibilità cinematografica. Ha girato più velocemente che mai, impiegando in tutto 36 giorni roventi. “È stato possibile solo grazie alla faticaccia che ho fatto girando The Knick e Mosaic” sottolinea. “Per girare il primo Ocean’s impiegammo 80 giorni. In questo eravamo su più vasta scala ma ci siamo mossi molto, molto velocemente”. Ci sono stati momenti in cui persino gli attori erano senza fiato. “Steven gira alla velocità della luce, si fanno solo una o due riprese – spiega Driver – è una cosa che ti mette a dura prova”. Soderbergh ha anche deciso di mischiare un po’ le carte, per quanto riguarda i propri ferri del mestiere, facendo a meno della focale zoom che tanto aveva influito sullo stile dei film di Ocean’s. “Un fantastico apparecchio che qui non aveva senso” spiega. Riuscire a catturare la NASCAR che fa da sfondo al colpo ha messo ulteriormente alla prova il suo ingegno. Per farlo ha montato cinque macchine da presa attorno al circuito mentre si disputava la Coca-Cola 600 del 2016, filmando per cinque ore.

“Avevo pianificato la posizione di ogni cinepresa in ogni particolare momento – spiega – e i ragazzi intanto mi mandavano le immagini con l’iPhone di quello che stavano girando”. Sotto un cielo lambito dalla lontana tempesta tropicale Bonnie, ha riempito Logan Lucky di scie di luce a 200 miglia orarie, 89mila fan in delirio e l’inconfondibile, assordante frastuono delle gare americane di stock car. Nessuno sapeva che fra di loro ci fosse un cineasta premio Oscar. “Era una manifestazione così grande che eravamo come formiche in un gigantesco formicaio,” dice. Con grande sollievo di Soderbergh, la sceneggiatura richiedeva che la gara rimanesse sullo sfondo. “Sono stato felice di saperlo – confessa – ho visto Giorni di Tuono e non volevo paragoni con Tony Scott. Quel tipo era davvero un maestro della regia”. Gli appassionati di motori più attenti dovranno accontentarsi dei cameo di eroi del racing come Kyle Busch, Carl Edwards e Kyle Larson. Ryan Blaney, stella emergente della disciplina di soli 23 anni, appare nelle vesti di fattorino per una torta di compleanno. “Quando adesso guardo una gara, faccio il tifo per Ryan” dice Soderbergh.

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LA FUGA

Uscito per la nuova compagnia di distribuzione indipendente di Soderbergh, la Fingerprint Releasing, Logan Lucky è il titolo di punta di questo suo nuovo tentativo di riprendere un po’ di quel controllo creativo ora in mano agli studios e riportarlo nelle mani dei filmmaker (per esempio, è stato siglato un accordo biennale con Amazon che vedrà il gigante dell’e-commerce supportare le uscite cinematografiche dei titoli targati Fingerprint in cambio dei diritti di streaming). Anche il budget è stato tenuto d’occhio. Il film, girato in tempi brevi, è costato relativamente poco e con un cast che ha lavorato per una percentuale sugli incassi. “Per definizione, Logan Lucky è uno studio movie con grandi star e un soggetto dall’appeal commerciale,” precisa, parlando di questo suo antidoto ai dolori del passato. “Era la cosa giusta al momento giusto. Presto sapremo se funziona”. Le star avranno anche lavorato a percentuale questa volta, ma la verità è che potrebbero averlo fatto gratis.

“Generalmente paragono girare un film a un’esperienza fatta di tortura, insicurezza e ansia, – ammette Driver – ma in realtà ci siamo davvero divertiti”. Tatum, nel frattempo, si è ritrovato a girare tutti i giorni in maglietta e tute da lavoro della Carhartt, uscendo con nuovi amici e divertendosi un sacco. “Ho mangiato pizza e bevuto birra, non potevo essere più a mio agio, – ride – dico sempre che devo diventare un attore migliore così posso evitare di andare troppo in palestra.” Mentre Soderbergh si prepara a scatenare il suo lungometraggio dissidente sul mondo, rimangono giusto un paio di domande in sospeso. Jimmy e Clyde riusciranno a scappare col bottino? Soderbergh farà il botto? Sarà il suo ultimo lavoro o il preludio a un ritorno in pompa magna? Solo il tempo ce lo dirà. Una cosa però possiamo affermare con certezza: i fratelli Logan vi strapperanno di sicuro un sorriso.

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