Psycho

psycho, alfred hitchcock

Le avventure del nostro maratoneta: guarderà qualsiasi cosa, specialmente se ce n’è parecchia da vedere.

Testo Simon Crook

“Tutti qualche volta perdiamo un po’ la testa,” recita la famosa battuta di Norman Bates. Beh, devo dire che dopo nove ore di maratona sul franchise di Psycho, mi sento effettivamente un po’ fuori di testa. Non un pazzo furioso, ma incavolato nero. La figura fragile, balbettante e nervosa del Norman interpretato da Anthony Perkins è una creazione che ispira, paradossalmente, una tale simpatia che è impossibile non nutrire uno strano senso di protezione verso questo pazzoide omicida con la fissa per i travestimenti. Gli abusi che Gates ha subito dalla madre? Robetta, in confronto alla tortura inflitta a Norman dagli scadenti sequel. Prima fermata: lo slasher edipico con cui Hitchcock ha completamente sovvertito le regole del genere. Questa è la miliardesima volta che vedo Psycho, e non rimango mai deluso. Preparate i vostri radar-cinefili, e salteranno fuori sempre freschi e oscuri dettagli. Avete mai notato che Norman veste di nero dopo ogni omicidio? Che la pioggia battente che accompagna il viaggio notturno di Janet Leigh raddoppia di intensità, come una premonizione della morte nella doccia? O che il coltello non colpisce mai la carne durante la scena del massacro in bagno? (In realtà la manca un paio di volte).

L’isterismo inibito di Perkins è assolutamente azzeccato, ma quello che continua a lasciare senza parole è il modo in cui Hitch usa la luce e l’ombra per rappresentare il disordine interno di Norman provocato dalla sua tormentata schizofrenia. Tuttavia c’è solo un dettaglio che continua ad assillarmi: cosa diavolo ci fa un pantano nel bel mezzo del deserto della California? In maniera un po’ subdola, la Universal ha deciso di rilanciare la saga di Bates solo dopo la scomparsa di Hitchcock. Come è possibile proseguire l’horror più rivoluzionario mai realizzato? La sorprendente risposta di Psycho II lascia piegati in due dalle risate. Riacquistata la sanità mentale dopo 23 anni di manicomio, il ritorno sereno di Norman al Bates Motel è turbato dalla madre di tutte le sceneggiature massacrate. Chi è il colpevole? Il traballante giallo alla base di Psycho II vanta un vasto campionario di sospettati (compresa Vera Miles, che qui ritorna nei panni della rancorosa sorella di Janet Leigh). Inoltre supera ogni limite con 120 colpi di scena, ma è comunque un pasticcio talmente audace e ammiccante che potrebbe benissimo qualificarsi come il primo horror postmoderno auto-riflessivo, battendo Scream di oltre un decennio.

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L’atto finale, con la scoperta della vera madre di Norman, ha lo stesso impatto di una badilata sulla fronte. Dopodiché tutto è diventato abNorman. Psycho III, diretto da Perkins, è pubblicizzato come ‘il più sconvolgente della serie’, ma in realtà ha solo le uccisioni più originali: le vittime di Bates vengono picchiate a morte con una chitarra, trafitte dalle ringhiere e accoltellate sul water. Ma laddove Psycho ha inventato il genere slasher, Psycho III trasforma Bates in un clone di Michael Myers ma con delle maniere migliori a tavola. E, a parte il nuovo taglio di capelli ingellati anni ‘80, il personaggio di Norman non offre nulla che non sia rimbalzare tra il bene e il male prima di fare ritorno in manicomio. Psycho III fu un tale flop che l’addio finale di Perkins al personaggio fu una specie di lamento realizzato per la tv. Come Hannibal Lecter – Le Origini Del Male e Dominion: Prequel To The Exorcist, così Psycho IV è un prequel che spiega troppo. La storia passata di Bates, già resa chiara nell’originale di Hitch, viene riesumata come un polveroso cadavere servendosi degli strumenti più dozzinali. Rilasciato sulla parola (di nuovo),

Norm chiama una stazione radio durante un programma telefonico in cui si parla di matricidi. Vengono presentati dei violenti flashback della sua infanzia nel 1950, con Henry Thomas di E.T. nella parte del giovane Norman, insinuando la possibilità di un sequel dedicato al figlio di Norman che però non è mai stato realizzato. Lo Psycho successivo, invece, è stato un gemello mutante. Ho odiato l’aggiornamento di Gus Van Sant rifatto quasi scena per scena fin dal 1998, ed è tutto quello che ho sempre temuto. Nel caso in cui la sessualità deviata di Bates non fosse già abbastanza ovvia, Van Sant ci butta in mezzo una scena masturbatoria di Norman – ma questo è il minore dei problemi. Abbandondando i toni severi e gotici del bianco e nero di Hitch per una monotona tonalità beige, questo Psycho 2.0 è illuminato come una commedia romantica e terribilmente sbagliato nelle scelte del cast. Il solo motivo per cui Perkins risultava così inquietante era perché aveva l’aspetto di uno incapace di uccidere una mosca; al contrario il Norman di Vince Vaughn sembra uno che addestra i pitbull per conto della mafia. Mentre scorrono i titoli di coda, mi immagino Hitchcock non che si rigira nella tomba, ma che si muove sottoterra in direzione di Gus Van Sant come uno dei vermoni di Tremors. Quanto a me? Vado a farmi una doccia calda per dimenticare. C’ho ripensato, mi faccio un bagno.

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psycho, alfred hitchcock, norman bates, dvd, blu-ray, universalTitolo: Psycho

Disponibile in: dvd, blu-ray

Durata: 109 min.

Distribuzione: Universal

 

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