Un oscuro scrutare

Un oscuro scrutare

Scopriamo qual è la scena preferita da Rubén Imaz, regista di Tormentero, e perché abbia scelto proprio Stalker.

Con la sua visionaria opera atmosferica Tormentero, recentemente presentata alla Festa del Cinema di Roma, il regista messicano Rubén Imaz ha suscitato il plauso e l’ammirazione di chi nel cinema cerca un invito ad abbandonare la propria zona di comfort per abbracciare le suggestioni dell’ignoto e del misterioso. Tormentero celebra l’oscuro ed enigmatico epilogo di un’ex celebrità locale, il pescatore Romero Kantún, che ha scoperto per caso – al largo del piccolo porticciolo messicano dove vive – un immenso giacimento petrolifero. Kantùn ha così regalato un’enorme fortuna alla sua terra natale ma l’ha anche condannata a un cupo destino di sfruttamento, violenta speculazione tecnologica e depauperamento ecologico. Quando l’ho incontrato in un hotel di Roma per intervistarlo, ho voluto porgli subito la fatidica domanda che noi di Empire Italia chiediamo a tutti i nostri cineasti preferiti: “Qual è una scena di un film non tuo che avresti voluto poter girare in prima persona?”.

La risposta non si è fatta attendere: “Ce ne sono tante, ma quella che mi viene in mente con maggiore forza è una scena del capolavoro di Andreij Tarkovskij, Stalker. Siamo nel momento del film in cui i tre protagonisti si addentrano nella ‘Zona’ e cominciano a rendersi conto di essere intrappolati dentro un sogno, un loop temporale dai contorni paradossali. La scena si svolge in un ambiente strano e misterioso in cui c’è anche un torrente. I protagonisti continuano a girare a vuoto per trovarsi sempre al punto di partenza e si sentono confusi e disorientati. Il momento diviene quasi un rituale meditativo, un’esperienza metafisica e trascendentale. È una scena straordinaria che cerco di omaggiare anche in Tormentero, con i movimenti ipnotici della macchina da presa. Adoro l’idea che sta alla base del film di Tarkovskij, una modalità narrativa che lavora sulla costruzione di un’atmosfera spazio-temporale alternativa e anticonvenzionale. Non si tratta di una narrativa tradizionale, bensì di un linguaggio che usa il tempo, lo spazio e i movimenti di camera per narrare qualcosa di davvero originale e innovativo”.

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