Whiplash

whiplash, j.k. simmons, miles teller, damien chazelle

Guardando un film non vi è maicapitato di pensare che sarebbe stato perfetto per trarne una serie tv? A noi capita di continuo. Stavolta tocca a Whiplash, di Damien Chazelle, e vi spieghiamo perché.

Testo Alessandro Scola

Non è solo questione di raccontare la classica storia di un allievo che studia con un maestro di bravura formidabile e, col passare del tempo, sbattendo il muso contro ogni ostacolo della vita, finisce per sradicare i suoi demoni personali a cannonate in faccia, diventando il ‘campione’ di una qualche arte o disciplina. La marcia in più di Whiplash è prendere questo maestro e ‘correggerlo’ con un’inquietante suggestione da villain. Un cattivo che ti morde solo se gli vai troppo vicino, solamente se entri nel suo regno, quello delle sette note. Nel film di Chazelle, osservando l’insegnante di musica Terence Fletcher, memorabile personaggio interpretato da J.K. Simmons, il primo sospetto che viene è che sia completamente fuori di testa e abbia i tamburi nel cervello, ma che tutto sommato non faccia poi così schifo a nasconderlo. L’ossessione perfezionista che guida gran parte delle sue azioni nel relazionarsi coi giovani studenti, e che lo vede spesso intento a umiliarli e a sconvolgerne certezze e arroganze con un distacco divertente e raggelante allo stesso tempo, è la vera anima di questa storia, raccontata con scelte cromatiche decise e con una brillante risoluzione finale dal punto di vista narrativo e registico.

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Ma chiaramente Whiplash sarebbe anche, all’occorrenza, una bellissima serie tv, a patto di non rovinare tutto, di non prendere il maestro Fletcher e trasformarlo nel fulcro dello show. Lui deve restare in disparte, farsi vivo e colpire dal nulla, come se il suo fantasma si attivasse solo quando nelle vicinanze c’è uno strumento musicale. Mai approfondire una figura del genere: è molto meglio lasciarla avvolta nel mistero. Il giovane studente di batteria, invece, interpretato da Miles Teller, è il protagonista perfetto. Vuole superarsi, desidera suonare in orchestra, vuole anche avere e conservare una relazione con una ragazza. Ma forse ambisce a troppo. Whiplash potrebbe giocare per un sacco di episodi e stagioni su dinamiche del genere: lo scontro continuo tra allievo e docente, la tensione snervante tra i sacrifici richiesti dall’arte e le mille distrazioni e seduzioni del mondo reale, vedere gli allievi del corso addentarsi come pescecani nel continuo tentativo di primeggiare e mandare gli avversari a casa. Il tutto intervallato da sfarzose scene strettamente musicali, che funzionano come momenti action e adrenalinici. Si tratta di cucinare un magnifico stufato che mescola nello stesso pentolone il racconto di formazione, la love story e la folle corsa dietro le ambizioni più potenti e imperative, che conducono a una strada senza ritorno e scatenano i dilemmi più laceranti nella mente dei personaggi. E, ovviamente, tutto il jazz che ci sta dentro.

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