Daniel Day-Lewis sul suo ritiro dal mondo del cinema

daniel day lewis, il filo nascosto, paul thomas anderson, intervista

Tutt’altro che una vita tranquilla quella descritta da W Magazine su uno degli attori più talentuosi della storia del cinema contemporaneo. Daniel Day-Lewis, interprete americano ma con forti origini inglesi, ha deciso che non reciterà più per il grande schermo dopo l’uscita de Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson. Una scelta drastica, scioccante per chi lo reputa ancora oggi uno dei capisaldi della cinematografia internazionale. Eppure già da ragazzo non era sicuro che il suo mondo sarebbe stato quello del set. Daniel, come emerge dall’articolo di W, ha acquisito nel tempo grandi abilità come falegname. Prima di essere ammesso al Bristol Old Vic Theatre School, l’equilibrio creativo passava dunque tra l’arte dell’attore e quello dell’ebanista. Non è certamente un caso se Day-Lewis abbia mantenuto ancora oggi quel tocco estremamente preciso e delicato che contraddistingue un valido artigiano, e lo si è visto  nei numerosi lungometraggi nei quali ha preso parte, da Nel nome del padre di Jim Sheridan, Gangs of New York di Martin Scorsese, fino a Lincoln di Steven Spielberg e Il petroliere dello stesso Anderson.

Per interpretare la parte di Reynolds Woodcock, Daniel non solo ha acquisito le competenze del sarto (prendendo spunto dagli abiti di Cristobal Balenciaga), ma ha anche ricreato ogni singolo elemento sulla scena che riguarda il suo personaggio.”Il vestito di Balenciaga era molto semplice – dichiara l’interprete – O almeno sembrava molto semplice fino a quando ho dovuto capire come realizzare la veste, che, mio ​​Dio, è incredibilmente complicato. Non c’è niente di più bello in tutte le arti di qualcosa che sembra semplice. E se provi a fare qualsiasi dannata cosa nella tua vita, sai quanto sia impossibile raggiungere quella semplicità senza alcun sforzo”.

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Sul suo ritiro dalle scene, l’attore era completamente ignaro che questo sarebbe stato il suo ultimo lavoro per la settima arte. “Prima di girare il film – continua Day-Lewis – non sapevo che avrei smesso di recitare; so che Paul e io abbiamo riso molto prima di girare il film, poi abbiamo smesso di ridere perché eravamo entrambi sopraffatti da un senso di tristezza. Questo ci ha colto di sorpresa: non ci siamo resi conto di ciò che avevamo dato alla luce. Era difficile da conviverci e lo è ancora oggi”. È proprio da qui che avviene un’altra decisione estrema, che riguarda la visione stessa del suo operato. Come sostiene nell’intervista, non ha la benché minima intenzione di vedersi sullo schermo, per diverse ragioni, una delle quali, riguarda il racconto riportato da Anderson.“Non vedere Il filo nascosto è collegato alla decisione che ho preso per smettere di lavorare come attore.(…) È successo durante lo svolgimento della storia, e non so davvero perché.(…) Faccio fatica a usare la parola spesso abusata di ‘artista’, ma c’è qualcosa della responsabilità dell’artista che si è impadronita di me. Ho bisogno di credere nel valore di ciò che sto facendo. Il lavoro può sembrare vitale. Irresistibile, anche. E se un pubblico ci crede, tutto questo dovrebbe essere sufficiente per me. Ma, ultimamente, non lo è”.

L’interprete vede tuttavia questa scelta prolifica per il futuro, nonostante l’angoscia sia ancora presente in lui da quando ha preso parte al progetto. “Mi sento meglio? Non ancora. Ho una profonda tristezza. Questo è il modo giusto per sentirsi. Che strano sarebbe se questo fosse solo un passaggio sereno verso una vita nuova di zecca. Mi sono interessato alla recitazione da quando avevo 12 anni, e all’epoca, tutto ciò che non era il teatro era proiettato nell’ombra. Quando ho iniziato, era una questione di salvezza. Ora, voglio esplorare il mondo in un’ottica diversa”.

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Fonte: W Magazine

Riccardo Lo Re

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