Gli Sdraiati, intervista ad Antonia Truppo

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Intervista ad Antonia Truppo, Rosalba nel film Gli Sdraiati di Francesca Archibugi, accanto a Claudio Bisio. L’attrice ha vinto due David di Donatello come migliore interprete non protagonista nei film: Lo Chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti e Indivisibili di Edoardo De Angelis. Si forma sui palcoscenici teatrali, memorabile nello spettacolo pirandelliano Sei Personaggi in Cerca d’Autore. Da camorrista spietata a donna fragile, è una perla del cinema nostrano.

Prima di entrare a far parte del cast de Gli Sdraiati Antonia Truppo aveva già avuto modo di conoscere l’omonimo romanzo di Michele Serra, a cui il film liberamente si ispira. “Il libro quando è uscito ha destato curiosità, ha fatto parlare di sé, ovviamente mi ha incuriosita e l’ho letto, anche se, ad essere sincera, non con lo sguardo di chi in un testo scorge una sceneggiatura cinematografica. Non ho prestato attenzione alla possibilità o meno di farlo diventare un film. Non sapevo quello che sarebbe successo, come nessun altro d’altronde.” Effettivamente sarebbe stato difficile immaginarselo come un film, il libro di Serra è scritto in prima persona sotto forma di monologo interiore, è una lettera di un padre indirizzata a un figlio, che non si è certi se la leggerà o meno. Rosalba non è presente nel libro così come altri personaggi: il nonno, Alice. Nella trasposizione cinematografica è stato necessario costruire diversi piani narrativi che non fossero esclusivamente il flusso di coscienza del protagonista. Francesca Archibugi e Francesco Piccolo nella stesura della sceneggiatura hanno svolto un compito creativo immenso e degno di nota.

“Mi è stato proposto il ruolo da Francesca Archibugi, ci siamo incontrate e ne abbiamo parlato, inizialmente, dato che, per l’appunto, Rosalba non compare nel romanzo, ho chiesto chiarimenti in merito alla parte. Ciò che mi ha convinta, quello che è stato poi il mio punto di partenza nella creazione del personaggio, l’elemento a cui ho rivolto, maggiormente, l’attenzione, è la funzione narrativa di Rosalba. La donna è essenziale, strumentale alla vicenda, è colei che rimescola le carte in tavola nell’esistenza, apparentemente, perfetta di Giorgio Selva (Claudio Bisio). Rosalba funge da contraltare alla personalità sicura e narcisistica del protagonista, lo mette in discussione, crea sgomento e confusione. Se non ci fosse l’entrata in scena della donna nella vita di Giorgio, lo spettatore non potrebbe percepire la crisi e le incertezze del personaggio. E` stato di vitale importanza che i due funzionassero bene insieme, si bilanciassero reciprocamente.”

Gli Sdraiati, di primo acchito, sembrerebbe un film al maschile, asse portante della storia è la dinamica relazionale padre/figlio, e, invece, le donne hanno un ruolo chiave nella vita dei protagonisti. “Nel film come nel libro di Michele Serra, i protagonisti sono due uomini, un padre e un figlio adolescente, Giorgio e Tito. I personaggi femminili, ad esempio la figura di Rosalba, ma anche della moglie, di Alice, la compagna di classe di Tito, hanno una funzione narrativa, poiché ripeto è semi impossibile girare un film a partire da un flusso di coscienza. Le donne sono al servizio dell’intreccio, creano suspense e consentono alla storia di evolversi ma, soprattutto, diventano un lato della coscienza dei protagonisti. Rosalba è una parte di Giorgio, il personaggio quando la riconosce entra in uno stato di agitazione, rivedere la donna gli permette di scoprire un nuovo lato di sé, meno autoreferenziale e di acquisire tridimensionalità. Giorgio nel raffrontarsi a Rosalba si vede costretto a fare i conti con i propri sbagli, la sua ignavia e i problemi dell’avanzare dell’età.

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Inizi a porsi domande e si rimette in gioco.” Antonia Truppo è di origini napoletane e vive a Roma, non ha grande familiarità con la Milano, cornice e fulcro del film, con il palazzo di vetro dell’Unicredit, il Bosco Verticale, Sant’Ambrogio, il Duomo, I Navigli. “La Milano in cui è ambientato Gli Sdraiati, è una Milano centrale, alto borghese, di benestanti, in apparenza rassicurante, anche se, come ben sappiamo i mostri si celano ovunque (classi privilegiate incluse), tutti hanno i propri scheletri nell’armadio. La Milano del film è anche quella reale, basti pensare a quanto sia buffo che molti attori si siano diplomati al Liceo Manzoni dove è girato il film, la scuola che frequenta Tito. Personalmente trovo Milano, quella vera, una città bellissima, dinamica e elegante, è migliorata di parecchio negli ultimi anni, come ogni città ha anche un lato “oscuro” periferico, immobile, rispetto alla velocità con cui si sviluppa la zona centrale della metropoli.” Se si pensa alla Milano degli Sdraiati non si può non ritrovarsi davanti agli occhi le scene dei ragazzi in sella alla bicicletta diretti al Liceo Manzoni.

Attori esordienti, veri liceali come sarà stato, per una professionista averli avuti come colleghi di lavoro. “Ti direi bellissimo, tuttavia in realtà, li ho incontrati pochissimo, li ho soltanto incrociati, nella maggior parte delle scene sono con Claudio. Il mio personaggio è autonomo, si autoesclude dalla linea narrativa principale, apporta una storia nella storia, una sorta di metateatro, regala un’ulteriore profondità alla vicenda.” In ultimo nel ripercorrere la carriera dell’attrice balza all’occhio la sua interpretazione, cruda e spietata, in Lo Chiamavano Jeeg Robot, che gli è valsa il David di Donatello come miglior interprete non protagonista. Il film di Gabriele Mainetti è un fantasy, superhero, racconto di formazione, un intreccio di generi, un primo brillante tentativo del cinema italiano di aprirsi un varco nella fantascienza, il futuro contempla nuove idee e nuovi generi.

“Non parlerei di genere, ma di futuro del cinema italiano tout court, Lo Chiamavano Jeeg Robot non è un sci-fi bombardato di effetti speciali, descrive una realtà, quella romana, il modo in cui lo fa è, di certo, inaspettato e originale. La fortuna del cinema risiede nelle idee, che siano nuove, fresche, quando una storia è interessante il pubblico non può non appassionarsi. L’anno in cui è uscito Lo Chiamavano Jeeg Robot ha avuto grande successo Perfetti Sconosciuti, una pellicola intimista, contraria al genere fantascientifico. Lo spettatore vuole belle storie, il genere non conta.” Dalle origini del mondo l’uomo sente il bisogno di raccontare e raccontarsi, da Omero a Philip Dick, il cinema è una forma di narrazione e come tale, se si nutre di buone idee, è consacrata all’eternità.

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Chiara Negri

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