Jim e Andy: recensione del documentario Netflix con Jim Carrey

Jim e Andy

Jim e Andy (Jim & Andy: The Great Beyond – Featuring a Very Special, Contractually Obligated Mention of Tony Clifton il beffardo titolo originale) è un documentario diretto da Chris Smith e incentrato sul dietro le quinte della straordinaria performance di Jim Carrey in Man on the Moon, sontuoso biopic di Milos Forman del 1999 in cui l’attore diede vita a un appassionato e sfrenato ritratto dell’irriverente comico statunitense Andy Kaufman. Il documentario è stato realizzato integrando immagini d’archivio e interviste allo stesso Jim Carrey con diverse ore di backstage del sopracitato film, che testimoniano l’impressionante livello di immersione raggiunto dall’attore, che ha messo letteralmente da parte se stesso per la durata delle riprese per diventare il personaggio da lui interpretato. Jim e Andy è stato presentato fuori concorso alla 74ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia ed è disponibile su Netflix a partire dal 17 novembre.

Jim e Andy: Jim Carrey racconta la sua totale metamorfosi in Andy Kaufman in Man on the Moon
Jim e Andy

Più che il mero backstage di un memorabile e sottovalutato film, Jim e Andy è il bizzarro, sorprendente e a tratti commovente racconto della totale metamorfosi di Jim Carrey in Andy Kaufman, capace di spiazzare e indispettire gli altri addetti ai lavori e di sconvolgere lo stesso attore, che racconta tutti i suoi turbamenti e le difficoltà nel ritrovare la propria reale personalità dopo un’opera di tale dedizione. Il regista Chris Smith si mette da parte, rinunciando a qualsiasi svolazzo o pretesa autoriale per lasciare che a raccontare siano le parole di Jim Carrey e le immagini della lavorazione di Man on the Moon, che con il passare dei minuti diventano un vero e proprio trattato sul mestiere dell’attore e in particolare del comico, costantemente a rischio di perdere la propria identità fra le varie maschere che è costretto a indossare.

Assistiamo così allo sconcertante e grottesco lavoro di Jim Carrey, che ha scelto di vestire i panni di Andy Kaufman e del suo alter ego Tony Clifton non solo davanti alla macchina da presa, ma anche e soprattutto nelle pause e nelle lunghe sessioni di trucco, disorientando, provocando e importunando i propri colleghi come era solito fare il defunto comico, in un parallelo fra vita e imitazione che assume connotazioni sempre più sorprendenti e a tratti inquietanti. Fra le risate delle truccatrici, la disperazione del regista Milos Forman, incapace di comunicare e dare direttive anche solo per pochi minuti al reale Jim Carrey, e le vere risse prima verbali e poi fisiche fra l’interprete e il wrestler Jerry Lawler, anche in questo caso ricalcanti quanto avvenuto nella vita reale a Kaufman, emerge infatti il malinconico quadro di un interprete capace di rompere ogni barriera fra sé e il suo personaggio, finendo però per essere da esso soggiogato e svuotato.

Jim e Andy: l’arte e la comicità come rifugio dalla propria fragilità

Jim e Andy

Jim e Andy non è soltanto il racconto di una sorprendente storia di cinema e di professionalità, ma anche una toccante discesa nei meandri più nascosti della personalità del Jim Carrey interprete e uomo, che si concede con grande sincerità e trasparenza alla discreta telecamera di Chris Smith. Non mancano infatti incisivi excursus sui passaggi più significativi dell’attore, dal terzetto demenziale Ace Ventura – L’acchiappanimali, The Mask – Da zero a mito e Scemo & più scemo Eternal Sunshine of the Spotless Mind (noto in Italia con il titolo Se mi lasci ti cancello), passando ovviamente per la seminale pellicola di Peter Weir The Truman Show, che, per stessa ammissione di Carrey, testimoniano la totale aderenza fra il personaggio da lui interpretato e la fase esistenziale e lavorativa da lui attraversata in quel preciso momento.

È proprio nel solo apparentemente secondario approccio alla dimensione più intima e personale del protagonista che Jim e Andy riesce a toccare maggiormente le corde del cuore dello spettatore, senza mai scadere nella retorica o nel didascalismo. Con acuta consapevolezza e mesta autoironia, Jim Carrey mette a nudo se stesso e si lascia andare ai ricordi e agli affetti, rivelando tutta l’inquietudine e la malinconia che si celano dietro alla sua maschera da clown. A emergere è così il ritratto di una persona che trova continuamente nell’arte e nella comicità un sostegno e un rifugio dalla propria fragilità, alla costante ricerca della propria identità. Un’identità da esplorare al di fuori di ogni etichetta, retaggio culturale o regola sociale, proprio come ci hanno insegnato il compianto Andy Kaufman e la sua comicità corrosiva, impertinente e sfuggente da ogni tipo di classificazione.

Jim e Andy: una struggente testimonianza dell’evanescente limite fra la realtà e la finzione

Jim e Andy

Jim e Andy è un appassionante e travolgente documento sulla stupefacente lavorazione di una strepitosa pellicola come Man on the Moon, ingiustamente lasciata cadere nel dimenticatoio dal pubblico e da buona parte della critica, ma anche una struggente testimonianza dell’evanescente limite fra la realtà e la finzione, che Jim Carrey riesce a piegare alla sua volontà al punto da rendere impossibile capire dove finisce la sua personalità e comincia quella dell’istrionico Andy Kaufman o del suo arrogante alter ego Tony Clifton. Un reperto imperdibile per ogni cinefilo, lasciato in naftalina per quasi 20 anni dalla Universal per timore di rovinare l’immagine del film, ma fortunatamente riportato alla luce dal coraggio e dall’amore per il proprio pubblico di Netflix.

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