Gli effetti di Gomorra – La serie sul cinema

Gomorra la serie, stefano sollima, marvel universe, twin peaks

di Riccardo Lo Re

491 mila euro e primato assoluto il 14 e 15 novembre. Un indizio? Non è un film, ma una serie tv italiana in uscita venerdì su SkyAtlantic. Gomorra – la serie, prima di debuttare in scena davanti al pubblico della pay tv satellitare (Sky) e telematica (Now Tv), ha voluto presentarsi in anteprima al cinema con i primi due episodi (precisamente il primo e il terzo). Il risultato è quel dato inserito all’inizio dell’articolo, battendo lungometraggi come The Place di Paolo Genovese (che ha comunque a suo favore una grande partenza nella prima settimana di uscita), Borg McEnroe di Janus Metz e persino lo Zio del Tuono Thor Ragnarok di TaikaWaititi.I dati sono esemplificativi di una tendenza sempre più orientata verso la serialità, e i primi ad accorgersi di questo cambiamento sono stati prima di tutto i festival cinematografici. Venezia, nella 73° edizione, aprì le porte della Sala Grande con la prima visione delle due puntate di The Young Pope di Paolo Sorrentino, mentre Cannes, che quest’anno ha soffiato ben 70 candeline, ha riportato sulla kermesse l’autore David Lynch che per l’occasione ha presentato il ritorno di Twin Peaks dopo 25 anni d’attesa (del resto, Laura Palmer ci aveva prettamente avvisati che il sipario si sarebbe riaperto). Ultimo, ma non per importanza, è la presentazione al Lido veneziano di Suburra, la prima serie italiana firmata da Netflix e prodotta da Cattleya, oltrealla docu-serie di sei episodi Wormwood di Errol Morriscon Peter Sarsgaard.

Il primo recente movimento che ha segnato un netto avvicinamento tra l’esperienza cinematografica e quella televisiva è stato l’uscita nelle sale SherlockL’abominevole sposa, distribuito da Nexo Digital il 12 e 13 gennaio 2016, e replicato a febbraio visto l’enorme incasso guadagnato nei due giorni di programmazione (700 mila euro).Gomorra – la serie è la conferma ulteriore che tra i due mezzi audiovisivi è in corso un feedback ormai consolidato. L’esempio palese è la costruzione, nel cinema, di universi narrativi al pari di stagioni televisive. Si pensi alla Marvel CinematicUniverse, che dal primo Iron Man ha dato vita a una serie di lungometraggi connessi, intrecciati gli uni con gli altri e divisi in fasi che culminano con “l’episodio finale” come in The Avengers, senza contare lo sviluppo del racconto seriale Agent of Shield, che segue parallelamente la narrazione dei diversi film. Anche la saga di Star Warsin questi anni, dopo l’acquisizione della Lucasfilm da parte della Disney, ha sviluppato, oltre al racconto originale che andrà avanti per una quarta trilogia, un insieme di spin-off (RogueOne, Solo) che integrano e ampliano notevolmente la storia creata da George Lucas.

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Questo serve a sottolineare la mutevolezza delle strutture narrative, con i lungometraggi che in alcuneoccasioni  prendono spunto dai racconti televisivi (divenendo così cinema seriale), e viceversa, dal momento che anche le serialità deve molto al cinematografo, dal livello incredibilmente alto nella messa in scena e nella regia, fino all’approfondimento dei personaggi presenti nella storia. Il caso italiano di Gomorra rappresenta appieno questa evoluzione: i registi (Stefano Sollima, Claudio Cupellini, Francesca Comencini)provengono da un’esperienza vicina al cinema, mentre i personaggi descritti, da Ciro Di Marzio (Marco d’Amore) a GennySavastano (Salvatore Esposito) subiscono dei cambiamenti psicologici visti solo a luci spente e davanti al grande schermo.Mancava quindi il passaggio inevitabile, per certi versi rischioso, quello che porta ufficialmente un prodotto televisivo italiano all’interno delle mura della settima arte.

Il fatto interessante,come lo stesso Executive Vice President Programming diSky Italia Andrea Scrosati ha dichiarato su Il Messaggero, è la vicinanza temporale di soli pochi giorni  tra l’uscita degli episodinelle sale e quella sul canale a pagamento, a differenza della puntata speciale di Sherlock che venne messa in onda solo qualche mese più tardi. “Come ha dimostrato questo esperimento, ci guadagnano tutti – afferma Scrosati – chi fa la serie tv perché si producono incassi che prima semplicemente non esistevano; la televisione che la manda in onda, perché è una formidabile operazione di marketing anche per i social media; gli esercenti, perché si riempiono sale in giorni di magra in periodi poi non particolarmente floridi.E allora forse dobbiamo davvero abbattere il muro e superare i recinti che dividono cinema e televisione”. Una barriera che solo di fatto sembra ancora reggersi, visto che entrambi i media condividono un obiettivo comune, che è quello di raccontare storie appassionanti e coinvolgenti per il pubblico. Che sia in sala o sul divano di casa, è del tutto indifferente.

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