Giustizia per tutti

Justice League, batman, superman, wonder woman

I fan attendevano un film sulla Justice League da decenni. Dopo una strada particolarmente accidentata, è finalmente qui, ma come quelli della League ci spiegano, potrebbe non essere ciò che vi aspettate.

Testo Chris Hewitt

Un uomo saggio – probabilmente Aaron Eckhart ne Il Cavaliere Oscuro – una volta disse: “La notte è più buia subito prima dell’alba”. E, essendo Aaron Eckhart, aveva ragione. Ma, probabilmente, vale anche il contrario. Dopo l’alba non viene altro che luce. Luce accecante. Tenebre andatevene, sparite, avete avuto la vostra occasione. È una cosa che a noi di Empire conviene tenere ben presente, mentre siamo in viaggio verso i Leavesden Studios in una bella giornata di agosto dell’anno scorso per visitare il set di Justice League diretto da Zack Snyder, il quinto capitolo del fiorente DCEU (DC Extended Universe, per quelli di voi che a scuola dormivano quando spiegavano gli acronimi), la risposta ‘all-star’ di Warner Bros ai Marvel Studios e al loro Marvel Cinematic Universe. Sulla carta, si tratta del più grande adattamento DC mai prodotto: la pellicola che riunisce sotto lo stesso tetto i nomi più grandi ed eroici della compagnia. Ma è anche il sequel dei due precedenti titoli firmati da Snyder e ambientati nel DCEU: L’Uomo d’Acciaio del 2013 e Batman vs Superman: Dawn of Justice del 2016. Due pellicole che, a dispetto dei loro meriti comuni (immagini sbalorditive, ottime colonne sonore firmate da Hans Zimmer, Russell Crowe in sella a un gigantesco drago dello spazio), erano certamente una faccenda piuttosto intensa e persino cupa, il tipo di film che non riconoscerebbe una gag nemmeno se arrivasse dal Joker in persona. Francamente, è quello che ci saremmo aspettati anche per Justice League. L’ambientazione che ci troviamo davanti sembrerebbe raforzare questo assunto. Ci troviamo nella Batcaverna e tutto attorno a noi è adeguatamente tetro e impervio.

Il Batsuit appositamente modificato, maltrattato da Superman verso la fine di Dawn of Justice, è in bella mostra, monito permanente per Bruce Wayne dei pericoli connessi al peccato di hybris. Ed ecco Jeremy Irons nei panni del fedele maggiordomo di Batman, Alfred, in una speciale giacca Barbour, questa non modificata, che aspetta di accogliere il suo datore di lavoro e i suoi nuovi amici speciali. Perché sono arrivati quelli della Justice League. Tutti: Batman (Ben Afeck), Wonder Woman (Gal Gadot), Aquaman (Jason Momoa), Flash (Ezra Miller) e Cyborg (Ray Fisher). Beh, quasi tutti. Non c’è traccia di Superman, ma su questo punto torneremo tra poco. Sono tornati da una gita fuoriporta a combattere il male e hanno subìto una leggera sconfitta. L’umore dovrebbe essere nero. E invece nulla di più falso. “Cavolo!” esclama Flash vestito in rosso acceso, interpretato da Miller, mentre la League prende il Batascensore che conduce alla Batcaverna. “Sì’”! È visibilmente esaltato dall’essere nel covo del Cavaliere Oscuro. Flash saluta calorosamente Alfred, che non si aspettava certo la casa invasa di colpo da un esercito di metaumani. E nello spazio di diverse scene, quell’allegria cresce ulteriormente fino ad arrivare ad Aquaman, che definisce Alfred “figo” e Irons che con sottile humor inglese replica con una serie di risposte al suo capo: “Se mi aveste avvisato, avrei preparato un dolce”, “Vado a scartare i cappelli da festa e la pignatta” e un memorabile: “Vado a preparare il tè. Non so come farò a trovare tazze sufficienti per tutti”.

L’accento è chiaramente posto sulla commedia, qui. Comicità vera, non involontaria, pervasa da un senso di esuberanza. In un’altra scena, Gadot se ne va in giro cantando You Are My Sunshine. Miller, una palla di energia, rimbalza di qua e di là in accappatoio. “Me l’ha dato il mio migliore amico!” grida. “Il suo nome è Jason Momoa e mi ha dato questo accappatoio!” Anche l’uomo notoriamente soprannominato da Internet ‘Sad Afeck’ non è più così triste. “Vedrete Batman sorridere, – promette Afeck, – per la prima volta!” Mettere in mostra i vecchi batcanini, eh? Questa sì che è una notizia. Allora, che succede esattamente? Chi sono queste persone e che cosa hanno fatto alla Justice League?

Justice League Empire

Zack voleva fare un film che fosse più divertente, più leggero, senza quel senso di opprimente melodramma,” spiega Afeck a Empire nel settembre 2017, solo un paio di mesi prima della presentazione di Justice League al mondo. Nell’anno che è passato da quando siamo andati sul set, molto è cambiato – Wonder Woman ha entusiasmato la critica, fatto sfracelli al botteghino con un incasso di 816 milioni di dollari, e ha dimostrato che il DCEU può funzionare anche con un registro più scanzonato, divertente e ispirato. E su una nota invece molto più seria, Snyder è stato costretto ad abbandonare il progetto a seguito di una tragedia che ha colpito la sua famiglia. È subentrato Joss Whedon a farne le veci. Ma una cosa che non sembra essere cambiata, nonostante una brutta notizia come questa, è l’intenzione di insistere ulteriormente su questo approccio più friendly e meno glaciale. “Justice League non è un film né tetro né pesante, – dice Gal Gadot – diciamo che non ha la gravità di Batman v Superman”. Sarebbe facile e cinico interpretare questo evidente cambio di direzione come una sorta di correzione in corso d’opera, una risposta alle reazioni negative al volto arcigno di Batman v Superman e ai barattoli di piscio esibiti nel film.

Sarebbe anche sbagliato. “Posso capire che alcune persone lo abbiano potuto definire troppo dark, o che il tono fosse un po’ diverso da quello che siamo abituati a vedere in una storia di Batman, penso che sia una critica sensata, – concede Afeck – ma questo cambio di direzione era già stata pensato e deciso prima che quel film uscisse nelle sale. Un diverso approccio al secondo film era la naturale evoluzione che ci eravamo prefigurati”. A quanto pare Snyder è uno che gioca sulla lunga distanza. “La prima volta che mi sono seduto nell’ufcio di Zack, mi ha detto che tutti si arrabbiano terribilmente con lui per la sua abitudine a rendere tutto troppo tetro,” ricorda Miller, che ha iniziato i meeting per interpretare la parte di Barry Allen, Flash, nel 2014. “Mi disse qualcosa di veramente interessante e innegabile, e cioè che il mondo DC è quello di Batman e tutto, compreso Superman, deve calarsi nel tipo di oscurità in cui esiste Gotham City. Partendo da lì, l’intenzione di Zack era sempre stata quella di far emergere la Justice League dalle tenebre, e magari portare Batman con loro. Anche solo un po’”. Non è la prima volta che la Warner Bros. Cerca di portare la migliore League da questo lato di Royston Vasey su lidi meno tetri. E la cosa non dovrebbe sorprendere. Quando si tratta di team di supereroi a fumetti, Justice League of America (il “of America” si è in qualche modo perso per strada) se la batte per popolarità con The Avengers e X-Men e, avendo esordito sul numero 28 di The Brave and the Bold nel 1960, li anticipa di circa tre anni. Per questo una trasposizione cinematografica era attesa da tempo.

George Miller ha cercato di fare un film sulla Justice League circa dieci anni fa. Intitolato Justice League: Mortal, avrebbe dovuto essere girato nel 2008, con un’uscita nelle sale prevista per il 2009. Ed efettivamente Miller non aveva solo già deciso il cast per il suo film (vedi il box dedicato), ma era arrivato perfino a costruire i set, prima che fosse staccata la spina al progetto a poche settimane dall’inizio delle riprese, in gran parte a causa del famigerato sciopero degli sceneggiatori del 2007-’08. Avere un secondo Batman in circolazione contemporaneamente a quello di Christian Bale avrebbe potuto mandare completamente in confusione il pubblico, ma è difcile non provare un po’ di rimpianto per il progetto il Miller. Quella iterazione di Justice League avrebbe anticipato The Avengers di tre anni buoni. Per come sono andate le cose, quando Man of Steel, il primo tentativo di creare un universo cinematografico, è uscito nelle sale, ormai Marvel Studios non aveva certo bisogno di Thor per battere DC su campo. Loro erano già al settimo lungometraggio completato, sotto l’egida Disney, e con gli Avengers già in formazione.

E per l’uscita di Justice League, la Marvel è di fatto arrivata al diciassettesimo capitolo, con il terzo titolo firmato Avengers, Infinity War, previsto in uscita per il prossimo aprile. WB e DC continuano a giocare a nascondino. La straordinaria accoglienza riservata a Wonder Woman ha creato un’ondata di buoni propositi e la speranza che Justice League possa continuare su una traiettoria altrettanto positiva. “Probabilmente toglie un po’ di pressione da questo film in termini di dover definire l’Universo DC,” ammette Afeck riflettendo sul successo della collega. “Non c’è la sensazione che l’intero mondo sia sulle nostre spalle”. I paragoni con i film degli Avengers possono sembrare riduttivi ma inevitabili. Ci sono gli aspetti più ovvi – sono film che trattano di supergruppi di supereroi tratti dai fumetti. E poi quelli meno scontati – forse per coincidenza o, forse, perché è l’unico tipo di film che può reggere così tante storie, la trama di Justice League e Avengers: Infinity War è essenzialmente identica. Qui Steppenwolf – emissario di Darkseid, un alieno onnipotente che potrebbe finire per essere il vero villain del film – decide che è arrivato il momento giusto per piombare sulla terra alla ricerca delle tre Scatole Madri. Queste sono artefatti tecnologicamente avanzati provenienti dal pianeta Apokolips (da cui proviene Darkseid) e consegnati a tre fazioni (Atlantide di Aquaman, Themyscira di Wonder Woman e ai cari vecchi umani) in tempi remoti per metterli al sicuro. “Possono avere un potere altamente distruttivo” dice Momoa, pesando accuratamente le parole. “E quando le tre scatole vengono ricongiunte, allora iniziano i problemi”. Consapevole di ciò, il miliardario Bruce Wayne unisce le forze con qualche supertizio per impedire a Steppenwolf di fare a pezzi il mondo. Sostituite quest’ultimo con Thanos, le preziose scatole con le Gemme dell’Infinito, Wayne con Stark e noterete che i due film non sono proprio lontani anni luce. E ultimo, ma non ultimo, c’è Josh Whedon.

Justice League Empire

Whedon è l’uomo che ha messo le mani nel genere ensemble superhero non una ma due volte con The Avengers del 2012 e il suo sequel, Avengers: Age of Ultron del 2015. In entrambe le occasioni con risultati miliardari. Uno dei migliori sulla piazza, quando si tratta di dialoghi, è un mago nell’assicurare ai personaggi spazio vitale in un contesto che potrebbe facilmente diventare troppo afollato e, al tempo stesso, nel regalare battute memorabili a ripetizione. Così, quando in maggio Snyder ha annunciato che lui e la moglie produttrice, Deborah, avrebbero abbandonato Justice League, Whedon è stato scelto per sovrintendere al completamento del film – perfezionando il copione, per il quale risulta ufcialmente tra gli sceneggiatori, e supervisionando riprese aggiuntive e la post-produzione. La cosa ha un senso. Oltre all’esperienza maturata, a quel punto Whedon era già immerso nel DCEU, essendo alle prese con la lavorazione di Batgirl. L’ipotesi iniziale era che gli fosse stato dato il compito di ‘avengerizzare’ il film, mettendo a Bruce Wayne più frecce nel suo arco. Ma sapete che fine fanno spesso le ipotesi. “Non ho proprio avuto l’impressione che stessimo andando nella direzione di The Avengers, – dice Afeck – Joss è più di uno che ha diretto Avengers.

È un ottimo storyteller, punto e basta. Entrato in corsa, Joss si è messo subito al lavoro e uno degli aspetti che lo interessava maggiormente era questa sorta di puzzle a cui mettere le mani. Ha aggiunto i pezzi che mancavano e anche il suo tocco personale”. Gadot si afretta a sottolineare che “questo è il film di Zack Snyder. Joss ha solo fatto un paio di settimane di reshooting. Era stato erudito da Zack e sapeva esattamente quello che lui voleva”. Questa sensazione, che cioè rimanga la visione di Snyder con giusto un pizzico di Whedon, è ribadita dal resto del cast. “Joss ha lavorato in perfetto equilibrio tra la sensibilità, il tono e la regia di Zack, e la propria, – dice Afeck – abbiamo trovato una sintesi molto efcace e divertente tra le loro due forme di narrazione. È stato fantastico vedere che tutti si sono prodigati per concludere il lavoro per Zack”. È evidente che Snyder sia tutto per il cast e che la tragedia che ha colpito lui e la sua famiglia abbia segnato profondamente anche loro.

Il legame è profondo e genuino. “Gli voglio un bene dell’anima, – dice Momoa – farei di tutto per lui”. Aggiunge Gadot: “Ha una bellissima visione”. Miller è evidentemente molto toccato dalla situazione personale di Snyder e dalla presenza di spirito che ha dimostrato, rendendosi conto che non sarebbe stato capace di terminare il film al meglio delle proprie capacità. “È stato un atto di vero e proprio eroismo, – dice – ha chiamato singolarmente ognuno di noi e si è preso il tempo necessario per spiegare qualcosa che, sotto molti punti di vista, non è possibile spiegare. Ci ha detto esattamente cosa sarebbe successo da lì in poi, ed è andato tutto come previsto. Sono rimasto affascinato, ammirato e sconcertato. Zack Snyder è il più grande di tutti. Per sempre”. Quale che sia la forma definitiva di Justice League la spettacolarità è assicurata. È praticamente una certezza quando Zack Snyder è seduto dietro la macchina da presa.

“Per quanto riguarda le dimensioni, questo è sicuramente il film più grande cui ho partecipato in tutta la mia carriera,” dice Afeck, uno che sa il fatto suo, avendo preso parte a pellicole del calibro di Armageddon, Pearl Harbor e… Clerks II. “È davvero gigantesco dal punto di vista delle immagini, qualcosa in cui Zack ha ben pochi rivali. Vedrete”. Ma ci sono anche altri elementi che contribuiscono a rendere speciale la pellicola in uno scenario che sta cominciando a In senso orario da qui: Cyborg (Ray Fisher) ti scruta interessato; Wonder Woman e Batman escogitano un piano astuto nella Batcaverna; Aquaman (Jason Momoa) spiega il suo punto di vista al nemico, diventare pericolosamente afollato. “Ancora un po’ e DC diventerà Diversity Comics,” ride Fisher. Ha ragione: la line-up di questo Justice League è incredibilmente diversificata, con il Batman di Afeck come unico maschio “bianco, standard, super muscoloso”. L’incognita più grande sembra essere Cyborg. Personaggio molto popolare sulla carta e nelle diverse serie a cartoni animati di Teen Titans, per il grande pubblico è l’equivalente di Occhio di Falco degli Avengers – il personaggio che rimane meno impresso nella memoria.

Justice League Empire

Ma Fisher, un attore estremamente onesto che ha visto Batman v Superman così tante volte da poterlo citare a memoria, è determinato a cambiare le cose e considera Cyborg come un vero e proprio modello di comportamento. “Stiamo parlando dell’unico membro afroamericano della Justice League. È l’unico membro della squadra che per alcun aspetti potremmo anche considerare disabile, – dice – sento il dovere di raccontare una storia che prenda in considerazione questi aspetti. Ma vi assicuro che sarà anche un figo pazzesco”. E poi c’è Aquaman interpretato da Momoa, un radicale allontanamento dal personaggio dei libri a fumetti. “Lì è un bianco dai capelli biondi, – dice Momoa, che è nato alle Hawaii da genitori di diversa provenienza – ma Zack aveva un’altra idea. Il fatto che Aquaman sia un supereroe dalla pelle scura è veramente fantastico. Amo avere la possibilità di potergli dare la mia impronta”. C’è stata la sensazione che il lavoro pesante in Justice League sarebbe stato afdato, in certi casi anche letteralmente, a Batman e Wonder Woman, con voci di corridoio che ascrivevano la necessità di girare riprese aggiuntive per dare maggiore importanza a Diana nel film, dopo l’immenso successo del suo titolo.

Ma le voci di corridoio sono solo pettegolezzi sotto mentite spoglie. “Ho girato una settimana, – dice Gadot in proposito – Diana è quella che tiene insieme la squadra. Trova il tempo di supportare ognuno e aiuta tutti a farli sentire più forti e a credere in loro stessi, ma questo non è certo un film di Wonder Woman”. Piuttosto, questa pellicola offre la possibilità di conoscere da vicino Cyborg, Flash e Aquaman, che avevano fatto giusto qualche piccolo cameo in Dawn of Justice (Miller è anche comparso brevemente in Suicide Squad), arruolati in squadra da Bruce e Diana. Cyborg è serioso e riservato, il Barry Allen interpretato da Miller è un ragazzino dalla veloce parlantina, che riesce a nascondere a malapena l’euforia per essere in giro con i suoi eroi. L’Aquaman di Momoa è ruvido e selvaggio, il tipo di persona che ti manderebbe al tappeto per avergli fatto rovesciare la birra. Se il loro affiatamento è pari a quello palpabile a cineprese spente (a un certo punto durante la nostra visita sul set, Miller ha iniziato a dire agli altri di stringere le chiappe prima di una ripresa “perchè è una cosa veramente sexy”), non sarà impossibile riempire il vuoto lasciato nella Justice League da un certo superuomo.

E in ogni caso ci potrebbe essere ancora un asso nella manica della coppia Snyder/Whedon. Come un fantasma Kryptoniano che aleggia nell’aria. La singola parola che metterebbe fine alla domanda su chi vincerebbe in uno scontro tra Avengers e Justice League. Perché, diciamocelo, non c’è Justice League senza L’Uomo d’Acciaio. C’è solo un piccolo problema: è morto. Perito eroicamente alla fine di Dawn of Justice, sacrificando la sua vita per far sì che Doomsday morisse, salvando così il mondo. Gli è stato anche fatto un funerale in pompa magna, celebrato contemporaneamente a quello dell’indomito reporter Clark Kent, scomparso anche lui nel conflitto. Stranamente. E così Superman è andato. E la sua morte diventa il catalizzatore degli eventi che vediamo in Justice League. “È per onorare la sua memoria che Bruce cerca di mettere assieme la squadra, – dice Fisher – il mondo sta sofrendo per la morte di Superman. E il suo estremo sacrificio unisce questi personaggi”. Ma quando le cose si metteranno davvero male, nemmeno la Justice League sarà capace di far fronte alla situazione. Hanno bisogno dell’Ultimo Figlio di Krypton. E lo avranno. Batman v Superman si chiude con un granello di terra che si solleva dalla bara di Superman, facendo pensare a una sorta di resurrezione di Cristo. Superman volerà di nuovo in Justice League.

Per quanto tempo, questo è da vedere – le ipotesi iniziali parlavano di un Superman profondamente cambiato dall’esperienza della morte, e che avrebbe finito per combattere contro la League. Ma è un’idea che ricorda troppo da vicino Dawn of Justice. È più probabile che Superman sia la cavalleria che entra in gioco per portare a casa la vittoria. Come da prassi per questo genere di cose, nessuno ha il permesso di rivelare nulla in proposito. “Henry? Riposi in pace, – ribatte Momoa – sta lavorando con Tom Cruise adesso. Se la passa benone”. Una cosa non può essere negata, però: la presenza di Henry Cavill sul set. E quando è tornato per le riprese aggiuntive, esibiva il paio di baf che si era fatto crescere per Mission: Impossible 6 e che, vuole la leggenda, non poteva tagliare, costringendo i ragazzi degli efetti speciali a occuparsi della faccenda. “Un paio di baf da vero pornodivo, – ride Afeck – sembrava uno di quelle star a luci rosse degli anni ‘70, solo con un fisico più atletico. Diciamo che è un altro modo di intendere la figura di Superman”. L’Uomo d’Acciaio con i baf da pornostar? Suona appropriato all’idea di umorismo giovane e moderno che questa versione aggiornata di Justice League sembra suggerire. Forse, dopotutto, abbiamo trovato cosa strapperà finalmente un sorriso a Batman.

 

 

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