Tutte le strade portano a Gomorra

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Violenta, spietata, imprevedibile. La terza stagione della serie tv rivelazione degli ultimi anni approda su Sky Atlantic. Genny, Ciro, Scianel e Patrizia sono più agguerriti che mai. E la brutale periferia di Napoli sta per tornare a essere il centro dell’Impero

Testo Matteo Guizzardi

“L’autunno è arrivato” si potrebbe dire, parafrasando il celebre motto di un’altra, popolarissima serie tv distribuita da Sky. Solo che qui non stiamo parlando del Trono di Spade ma di Gomorra, e quello che comincia è un rovente autunno di piombo e sangue. Genny Savastano e Ciro Di Marzio tornano a fronteggiarsi in una nuova stagione, la terza, che promette di essere la più intensa, sorprendente e seguita di sempre. La seconda ci aveva offerto un finale al cardiopalma, degno di un moderno western metropolitano, incredibilmente dark e violento come impone la brutale legge della malavita: abbiamo visto infatti Ciro fronteggiare Pietro Savastano – responsabile dell’assassinio della sua figlioletta – nel cimitero in cui quest’ultimo si era recato per fare visita alla tomba della moglie (freddata a sua volta dai sicari inviati da Ciro). Al termine di un breve scambio di battute, Ciro spara a Don Pietro uccidendolo. Si conclude così il lungo regno del boss, e sarà Genny a raccoglierne lo scettro, mentre Ciro, consumata la sua vendetta, parte verso terre lontane per lasciarsi tutto alle spalle. “Non esiste dolore più grande per un genitore della perdita di un figlio, – spiega Marco D’Amore a proposito del suo personaggio – per Ciro perdere Maria Rita è la perdita di qualsiasi tipo di umanità e speranza.

È passato attraverso un guado che lo ha lasciato completamente sporco, è come se fosse impossibile togliersi questo fango che gli è rimasto attaccato addosso e che gli lascia delle macchie indelebili. Non sente di avere più ragioni che lo spingono ad andare avanti, ma non ha il coraggio di porre fine a questa esistenza”. Una condizione, quella di Ciro, che sembra una vera e propria condanna a vivere. Costretto a trascinarsi su questa terra con le mani sporche del tanto sangue che ha versato, Ciro è un personaggio quasi shakespeariano. “La sua è una solitudine che ogni giorno gli ricorda quanto deve pagare per i gesti che ha compiuto e quanto sia impossibile per lui una redenzione. L’unica cosa che può fare è trascinarsi per il mondo e scegliersi dei posti lontani in cui non c’è nessuno che lo conosca,” racconta D’Amore. L’ex capo di una delle più temibili gang di Scampia finirà così in Bulgaria, lontano da quei vicoli e da quei grigi palazzoni che hanno assistito alla sua ascesa e alla sua caduta. “Il suo viaggio è l’inizio di una fine o la fine di un inizio. Ciro in Bulgaria prova in qualche modo a nascondere se stesso, a dimenticare, e a non far mai conoscere a nessuno la realtà da cui arriva, – spiega D’Amore – è tanto invecchiato, e questo invecchiamento, apparentemente solo esteriore, è il segno di qualcosa che è profondamente cambiato dentro.

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È un uomo molto stanco. Il suo unico desiderio è non dover mai più avere a che fare con qualcuno che arriva dal luogo dal quale è fuggito”. Riuscirà però Ciro a mantenere questa condizione di anonimato e solitudine? O qualcuno o qualcosa verranno a disturbarlo, a distoglierlo e a scuoterlo dal suo torpore e dal suo lutto? Sarà naturalmente questa fiammeggiante terza stagione a svelare la risposta. Nel frattempo, Genny Savastano non rimane certo a guardare. La dipartita del padre gli ha consegnato le chiavi di un impero che va da Napoli Nord al centro di Roma. “Tutto il percorso di Genny è stato caratterizzato da barlumi di umanità dovuti al fatto che, nonostante fosse nato in una famiglia camorristica, lui non era pronto, non era adatto, e forse non aveva nemmeno voglia di entrare a far parte di quel mondo,” racconta Salvatore Esposito, protagonista assoluto assieme a D’Amore di quel fenomeno internazionale che è la serie di Gomorra. “Lo hanno costretto, e si è arrivati al punto in cui Genny ha perso qualsiasi umanità se non verso Azzurra e il nuovo nato. Pur di ottenere il potere sia Imma sia Pietro erano disposti a sacrificare il loro figlio, mentre credo che Genny cercherà in tutti i modi di tutelare questa nuova famiglia”. Diviso tra il profondo sentimento di amore per la propria famiglia, e la necessità di governare con spietatezza e senza esitazioni il suo feudo criminale, Genny dovrà stare sempre sul chi vive, pronto a reagire a qualsiasi cosa dovesse minacciare lui o i suoi cari.

Come sottolinea Esposito: “Genny dovrà combattere per conservare quello che è suo. L’amore ti porta ad abbassare la guardia, e in un mondo come questo, come abbassi la guardia c’è qualcuno che può piantarti un coltello nella schiena. Forse Genny, nonostante sappia che questo amore può fargli perdere la bussola, cerca di tenerlo protetto, di tirare fuori la sua umanità solo quando è con loro e di eliminare qualsiasi forma di vita dai sui occhi quando è con gli altri”. Sarà interessante dunque osservare le strategie che il giovane boss utilizzerà per fronteggiare i suoi nemici, tra vecchie alleanze da rinsaldare e nuove sinergie da ricercare. Certamente, un personaggio da tenere d’occhio è Patrizia, l’amante e il braccio destro di Pietro Savastano, interpretata da Cristiana Dell’Anna. “Con la morte di Don Pietro, Patrizia si trova a dover ricominciare da capo ed è doloroso per lei, oramai fa un tipo di vita completamente diversa, una vita non approvata dai fratelli, perciò senza più Pietro si trova priva di punti di riferimento” svela Dell’Anna. Per Patrizia infatti, Pietro Savastano era diventato una figura nella quale la giovane era libera di proiettare valori, emozioni e sentimenti diversi: certamente amore, ma anche ossessione, e perfino la ricerca di una figura paterna fino ad allora assente nella sua vita. Ora che lui non c’è, lei si sente perduta, ma non può nemmeno tornare alla vita di prima. “Il suo ritirarsi nel dolore della perdita è quel passo indietro che si fa prima di un salto in lungo. Oramai il patto col diavolo è stato fatto e non si può fare marcia indietro. È troppo difficile, qualcosa si è rotto,” spiega l’attrice.

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Ad aiutarla a ricominciare non potrà che essere Malamore, suo zio nonché fedelissimo del defunto Don Pietro. Un rapporto, il loro, che tuttavia appare sempre screziato da conflitti e incomprensioni: “Innanzitutto perché lui l’ha portata in un ambiente che lei non desiderava e che alla fine ha dovuto abbracciare, e poi perché forse lo ritiene anche colpevole della morte di Don Pietro”. Una cosa è certa: Patrizia è stata addestrata dal migliore stratega sulla piazza, Pietro Savastano, e il suo ritorno sulla scena sarà caratterizzato da scaltrezza, capacità di manipolazione e intelligenza. “Il segreto di Patrizia è conoscere tutto di tutti, – racconta Cristiana Dell’Anna – per quanto sia sempre legata a doppio filo un po’ con tutti i personaggi, in realtà il suo percorso è molto intimo e separato. È più subdola adesso, più fine, più attenta ai dettagli, perché ora è dentro il sistema: sa come ci si deve comportare, e adesso vuole qualcosa anche per sé”. Tra le vecchie conoscenze che Patrizia incontrerà sul suo percorso, c’è una ‘lady di ferro’ che ha già conquistato con il suo carisma moltissimi fan della serie: stiamo parlando di Annalisa ‘Scianel’ Magliocca, che nella stagione precedente avevamo lasciato mentre veniva arrestata dalla polizia dopo che la sua auto era stata fermata per un controllo di routine. Ma come si è trovata, la spietata signora della camorra, a passare dalle stelle alle stalle, dall’essere cioè la reggente di una delle più prolifiche piazze di spaccio di Napoli al darsi alla fuga per evitare di essere uccisa dai ragazzi del Vicolo (istigati da Malamore) e a finire così nelle grinfie della polizia?

A spiegarlo è la stessa attrice che la interpreta, Cristina Donadio: “Scianel commette l’errore fatale di riavvicinarsi a Don Pietro Savastano, perché comincia a temere Ciro Di Marzio, del quale non si fida più. Apre dunque la porta a Don Pietro e si dichiara pronta a tornare con lui ma, per fare questo, Ciro deve scomparire e questo mette in moto tutta una serie di azioni e reazioni, che la porteranno a essere arrestata, e buon per lei che finisca così”. Scianel ha insomma sbagliato la sua strategia, si è messa nelle mani di Savastano sperando di essere da lui premiata, ma ha dovuto invece subire la perdita più grave. “Le uccidono il figlio Lelluccio, – svela infatti Donadio – Scianel comincia la terza serie da sconfitta, ha perso tutto e una volta uscita dal carcere si trova a dover ricominciare. Al di là di ricostruire una sua credibilità come donna del sistema, vuole capire cosa è davvero successo”. Sarà dunque una Scianel cambiata, indurita e resa ancora più feroce dal dolore per la perdita del figlio e dall’umiliazione per il torto subito, quella che vedremo all’opera in Gomorra 3. Un cambiamento che la Donadio ha portato in scena con grande abilità e maestria, donando al suo personaggio nuove sfumature, come racconta lei stessa. “Il cambiamento più grande è che parla di meno, ma riesce a parlare di più con lo sguardo, con l’atteggiamento, con la postura. Questa Scianel è diversa.

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È come se, avendo perso il figlio, sentisse il bisogno di attaccarsi a qualcuno e quindi ha questo trasporto, questo affidarsi a Patrizia, il che potrebbe creare un nuovo asse con lei. Nella terza serie non si sa cosa ci si possa aspettare da lei, vendetta o protezione, ogni reazione potrebbe essere lecita”. Se Gomorra 3 segna il ritorno di tanti volti ormai familiari e molto amati dai fan, questa nuova stagione sarà anche l’occasione per nuovi talenti attoriali di mostrare il proprio valore, e per personaggi al debutto di affacciarsi sul sanguinoso scenario di Scampia e dintorni per contendere il potere a Genny e a Ciro. Stiamo parlando di Enzo e Valerio, astri nascenti del sistema, interpretati rispettivamente da Arturo Muselli e Loris De Luna. Il primo è un autentico ‘figlio’ del rione Forcella, e il suo soprannome, Sangue Blu, tradisce la sua discendenza da una importante famiglia malavitosa della zona. Come racconta Muselli: “Il nonno di Enzo, soprannominato anche Il Santo, è stato una figura di rilievo per il sistema camorristico e comandava la zona di Forcella, che successivamente gli è stata sottratta. C’è quindi sempre stato da parte di Enzo il desiderio di riprendersi quello che in qualche modo gli spettava”.

Tosto, audace e pieno di tatuaggi. Così si presenta il personaggio di Enzo, che in Gomorra 3 vedremo reclamare ciò che è suo ponendosi come guida di un vero e proprio clan formato da un nutrito gruppo di amici, o forse è meglio dire fratelli, e in cui vige una sorta di democrazia. “Non c’è un vero capo, tutti hanno voce in capitolo e si considerano fratelli, il che rafforza la coesione e la potenza del gruppo, – spiega Musello – è un tipo di sistema nuovo, che forse rompe gli schemi con il passato. Ad affiancare Enzo ‘Sangue Blu’, nella sua ascesa per la conquista del feudo camorristico di Forcella, non ci saranno però solo i suoi compagni di borgata ma anche, inaspettatamente, un rampollo dell’alta boghesia napoletana: Valerio, nato e cresciuto nel ricco quartiere di Posillipo. “Enzo e gli altri chiamano Valerio con il soprannome di ‘Vocabulà’ che sta a indicare il saputello, il figlio di papà. Tra lui ed Enzo c’è un legame che nasce come interesse per la vendita della droga, della cocaina, – racconta Loris De Luna – a Enzo piace l’intelligenza di Valerio e la sua capacità di vedere le cose in maniera diversa rispetto ai suoi più stretti amici. C’è un’empatia innanzitutto emotiva, poiché entrambi cercano di definire la loro identità, il loro essere al mondo, e di dare un significato alla loro vita”. Il ricco e il povero, il principe e il plebeo, il borghese e il camorrista, formeranno così un’inattesa quanto efficace alleanza, come sottolinea De Luna: “Entrambi sono in cerca di riscatto e capiscono che insieme, unendosi, possono raggiungerlo”.

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