Rick Edwards su Gravity (2013)

Rick Edwards su Gravity (2013)

Colmiamo lacune cinematografiche, una persona alla volta.

#18 nella lista di Empire dei “301 Migliori Film Di Tutti I Tempi” (pubblicata nel 2014)

Il Club del Primo Ciak di Empire è semplice: chiediamo alle persone di scegliere un film che non hanno mai visto dalla lista di Empire dei “301 Migliori Film Di Tutti I Tempi” (pubblicata nel 2014), loro lo guardano e poi ci dicono cosa ne pensano. Questo mese tocca al presentatore TV Rick Edwards, il cui ultimo libro affronta la spinosa questione della scienza vista al cinema. Dunque, Rick Edwards, com’è che ti sei lasciato scappare Gravity, il thriller fantascientifico da Oscar di Alfonso Cuarón?

Poche cose mi fanno incavolare più dei suggerimenti insistenti. Parlo di quelli che da mite consiglio si tramutano improvvisamente in un ordine perentorio impossibile da ignorare. Quando è uscito Gravity ne ho ricevuti parecchi. Che fosse il tipo di film che faceva, e fa tutt’ora, al caso mio non aveva importanza. Ho risposto a questi attacchi con sguardi di sfida e ho deciso di non vederlo mai. O almeno, finché non me lo ha chiesto Empire. Gravity è anche uno di quei film che tutti pensano vada apprezzato su grande schermo, in 3D; come se guardarlo a casa in TV sia un atto in qualche modo sacrilego – trasformare l’opera di un genio visionario in un inutile ammasso di immagini senza senso. Bene, io, bastian contrario per antonomasia, ho deciso di mettere alla prova questo assunto. L’ho guardato sul mio laptop da 13” mentre ero su un treno diretto a Darlington. Un importante punto a favore di Gravity è sicuramente la sua durata: 90 minuti – un minutaggio che non inquieta, e non ti costringe a moderare l’assunzione di liquidi per paura di dover mettere in pausa e andare alla toilette.

E però non sono comunque riuscito a vederlo tutto in una volta. Ho dovuto guardarlo in due sedute. Non un buon segno. Sono arrivato a Darlington sapendo che avevo ancora 25 minuti di film da vedere e la cosa rimaneva sospesa sopra la mia testa come una nuvola di polvere cosmica. Alla fine ho tirato fuori la mia TV a cristalli liquidi da 4,9” – direttamente dagli anni ’90 – e ho finito di guardarlo lì sopra, non esattamente come Dio (o Alfonso Cuarón) comanda. Il film mi ha dato l’impressione di essere un capitolo di una storia più grande. Mi sarebbe piaciuto sapere come mai Sandra Bullock – una che, a quanto pare, ha distrutto il simulatore di atterraggio – sia potuta essere mandata nello spazio. Avrei voluto sapere tutto delle

conseguenze di un incidente che ha ucciso diversi astronauti e stazioni spaziali. Avrei voluto che mi spingessero a interessarmi di più alla storia. Detto questo, mi sono piaciute diverse cose. Faccio un podcast con il Dr Michael Brooks dove analizziamo la scienza al cinema, e ho pensato che la fisica in Gravity sia rappresentata piuttosto bene. Certo, ci sono sempre in rete quelli che, con una buona dose di sarcasmo, cercano ‘miti da sfatare’ e inesattezze sul piano scientifico. L’illustre astrologo Neil deGrasse Tyson si è preso gioco del film su Twitter, ridendo del fatto che i capelli della Bullock si muovessero in assenza di gravità e dicendo che il film avrebbe dovuto chiamarsi ‘Momento Angolare’, che immagino sia il tentativo di buttare lì una battuta da grande luminare della fisica. Presumo che Neil si sia per un attimo dimenticato che nessuno, compresi i luminari della fisica, apprezza battute di questo tipo. Ho trovato la prova della Bullock coinvolgente – non proprio Miss Simpatia ma va bene.

Mi sono trovato a rallentare il mio respiro, completamente immedesimato con la mancanza di ossigeno sullo schermo. Il che, in treno, ha attirato una serie di sguardi preoccupati da parte dei miei compagni di viaggio. Complessivamente, guardare Gravity su di un caro vecchio schermo minuscolo in 2D mi ha fatto giungere alla seguente conclusione: non è proprio un capolavoro. Non metto in discussione la bontà delle immagini dal punto di vista cinematografico, in tutta la loro gloria tridimensionale, ma sono convinto che se un film è davvero bello, avvincente, con una storia che funziona, dovrebbe funzionare anche su uno schermo di dimensioni ridotte. Per me, non funziona. E, infatti, non mi sorprende che abbia vinto solo sette Oscar.

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Disponibile in: DVD, Blu Ray, Blu Ray 3D

Durata: 91 min.

Distribuzione: Warner Bros.

 

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