Nightcrawler – Lo Sciacallo

jake gyllenhaal, nightcrawler lo sciacallo

Guardando un film non vi è mai capitato di pensare che sarebbe stato perfetto per trarne una serie tv? A noi capita di continuo. Stavolta tocca a Lo Sciacallo – Nightcrawler, di Dan Gilroy, e vi spieghiamo perché.

Testo Alessandro Scola

Nel 2014 è uscito un film che ci ha permesso di apprezzare Jake Gyllenhaal in un’altra delle sue performance da antologia, calato questa volta in un contesto particolarmente sgradevole e chiamato a vestire i panni di un personaggio con cui è difficile empatizzare. Stiamo parlando di Lo Sciacallo – Nightcrawler. Il film, scritto e diretto da Dan Gilroy, ci porta in una Los Angeles bazzicata da alcuni esseri umani con cui non berresti una birra nemmeno se l’alternativa fosse la morte per disidratazione. Uno di questi è Lou, un giovane rampante che, all’inizio del film, cerca di sbarcare il lunario rivendendo oggetti che ha rubato poco prima. Ma è proprio durante queste attività così poco encomiabili che Lou riceve una folgorazione che lo porterà ad attraversare ogni residua barriera etica con sempre maggiore entusiasmo. Dopo aver acquistato una telecamera e una radio sintonizzata sulle frequenze della polizia, infatti, il giovane gira la città andando sui luoghi di incidenti e delitti per riprendere le scene più crude e sensazionalistiche, da rivendere poi a qualche studio televisivo per i notiziari. Ma ben presto la scalata al successo slitta in una sorta di mania di controllo, per cui Lou comincia a incoraggiare situazioni che possono fruttargli un bel servizio e il relativo gruzzolo, qualunque sia il prezzo di sangue da pagare.

jake gyllenhaal, nightcrawler lo sciacallo

Non è difficile immaginare di trarre una serie tv da un film come Lo Sciacallo – Nightcrawler, e questo per due ragioni. La prima è che viviamo in un’epoca in cui il mondo dei serial è spesso monopolizzato da figure più o meno negative che assurgono al rango di protagonisti di grande successo, gente che fino a 10-15 anni fa avremmo preferito vedere ai lavori forzati e non al centro di uno show di culto. La seconda è che si tratterebbe di una serialità che racconta di un lavoro instancabile, senza forzare la logica narrativa, in cui ogni giorno il nostro disonesto lavoratore esce di casa e non ha la minima idea di cosa gli capiterà, e di quante volte dovrà vendere l’anima al diavolo anche solo nello spazio di tempo tra la colazione e il pranzo. Certo, se in un film di due ore possiamo accettare facilmente di vedere questo simpaticone farla franca e prosperare, in una serie sarebbe meglio inserire anche una figura che un po’ alla volta inizi a fiutare il marcio e a rendergli le cose un po’ più difficili. Inoltre, prendendo spunto dal film stesso, si potrebbe raccontare anche l’espansione dell’attività grazie al reclutamento di nuovi collaboratori, tra cui in seguito suscitare le problematiche più varie: la ribellione al capobranco, il tradimento, il rimorso, etc. Dite che per Lou è un destino troppo severo? Toccasse a voi, lui non avrebbe dubbi.

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