Luca Guadagnino a favore della pellicola: “Riprendere col digitale è solo pigrizia”

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Pellicola o digitale? Questo è il dilemma che ancora oggi affligge gli addetti ai lavori. Per Luca Guadagnino, regista di Chiamami col tuo nome (Call me by your name) presentato recentemente al BFI Festival di Londra, non ci sono dubbi. Ha le idee molto chiare al riguardo, come riportato recentemente da Screen Daily. Durante l’intervista con il giornalista Tom Grater, l’autore italiano non usa mezzi termini e si inserisce tra i cineasti che ancora oggi vedono il frame superiore al pixel per qualità dell’immagine, come Christopher Nolan, Martin Scorsese (convertito ultimamente alla nuova tecnologia) e Quentin Tarantino.

Nonostante il budget misero rispetto ai canoni internazionali (3,5 milioni di dollari), e che avrebbe spinto chiunque, per ragioni finanziare, al digitale, Guadagnino ha comunque optato per i 35 mm, affermando che raramente i registi hanno una buona scusa per scartare la celluloide nei loro lavori. “Penso che sia pigrizia, una falsa ideologia delle produzioni che dicono di non girare in pellicola perché è meno dispendioso con il digitale” – afferma l’autore di A Bigger Splash – “Ho visto registi che amo, che hanno diretto lungometraggi sempre in pellicola, ma che si sono arresi a questo pensiero del digitale, ed è ridicolo, mi fa infuriare”.

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Guadagnino ritiene errate alcune argomentazioni in merito, basate sulla velocità, sulla possibilità di girare con meno luce, e sul fatto che, in pratica, si è sostituita la bobina con una scheda di memoria. È proprio su quest’ultimo punto che il cineasta si concentra particolarmente durante l’intervista, ritenendo questo limite della bobina fondamentale per un film, perché crea un effetto particolare, una tensione nella interpretazione scenica che viene fuori dallo schermo. “La limitazione – sostiene il regista – rende il personaggio vivo”. Digitale è per l’autore sinonimo di controllo, capace di uniformare tutto ciò che si riprende, un aspetto dal quale il cinema da sempre ha cercato di discostarsi. Non mancano, quindi, gli elogi a Tarantino e a Nolan (aggiungiamo per dovere di cronaca anche un altro grande regista come Paul Thomas Anderson), i tutori della pellicola che impediscono così la sua definitiva scomparsa sulla scena e che ritengono, assieme a lui, che “il film è quello che il cinema vuole essere”.

Chiamami col tuo nome, osannato dalla critica a Berlino e al Sundance Film Festival, uscirà nelle sale italiane a febbraio, distribuito da Warner Bros. Tratto dall’omonimo romanzo di André Aciman, racconta le vicendedel giovane musicista Elio, (Timothée Chamalet), che incontra, durante le vacanze passate nella villa del padre in Italia, un ragazzo di nome Oliver (Armie Hammer), uno studente americano giunto proprio nel Bel Paese per motivi accademici. Nel cast anche Michael Stuhlbarg, Amira Casar e Esther Garrel.

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Riccardo Lo Re

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