I Signori del Brivido

psycho, alfred hitchcock, george romero, la notte dei morti viventi, john carpenter halloween, tomas alfredson, lasciami entrare

Breve e movimentato viaggio tra i big del genere.

Sono gli artefici dei nostri incubi peggiori, i responsabili delle nostre notti insonni e dei sobbalzi nel buio alla disperata ricerca dell’interruttore della lampada sul comodino. I grandi registi del cinema horror sono gli abili tessitori delle paure collettive. Citarli tutti è impossibile, ma non può esserci miglior punto di partenza di Alfred Hitchcock, che con il suo Psycho ha tenuto a battesimo l’horror thriller moderno. Tratto da un romanzo di Robert Bloch, ispirato alle gesta dell’efferato serial killer Ed Gein, il “macellaio di Plainfield”, Psycho ha fissato le regole del genere, palleggiando concetti come la schizofrenia e il voyeurismo, definendo alcuni codici del cinema di tensione attraverso scene come quella della doccia e il coup de théâtre finale.

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Sono poi arrivati altri capolavori come La Donna Che Visse Due Volte e Gli Uccelli, emblemi di un’arte giocata su psicoanalisi e introspezione. È invece considerato il papà degli zombi il grande George Romero, che con il film cult La Notte Dei Morti Viventi datato 1968 ha consacrato il concetto dei “morti che camminano” nella cinematografia hollywoodiana. Una straordinaria metafora della classe media americana, già sedotta dalle sirene del consumismo, gli zombi di Romero hanno proseguito la loro marcia trionfale al cinema con i successivi capitoli: Zombi e Il Giorno Degli Zombi. In mezzo, la divertentissima e ironica mini-saga Creepshow, un vero e proprio bazar dell’insolito e dell’orripilante.Basta menzionare Essi Vivono per capire subito che si sta parlando di John Carpenter, iconico regista newyorchese che deve la sua aura mitica a un cinema morboso ed epidermico, che evoca temi come la paranoia sociale e la sovversione dell’ordine dominante a opera di mostruosità dotate di sembianze lovecraftiane.

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Da La Cosa a Fuga da New York, passando per Halloween, l’opera di Carpenter ha disseminato il cinema e la nostra coscienza di terribili e straordinarie visioni apocalittiche sul futuro del mondo. Eppure, strano a dirsi, nel nuovo millennio la bussola del cinema horror sembra oscillare verso altre latitudini, in particolare verso le fredde terre scandinave. Sono di qui Tomas Alfredson, cineasta svedese che ha esordito con la feroce e toccante favola gotica Lasciami Entrare e che ora ritroviamo al timone de L’Uomo Di Neve; il norvegese Tommy Wirkola, una sorta di ‘Robert Rodriguez venuto dal freddo’ che con il film a base di zombi nazisti Dead Snow ha consacrato un’idea di cinema horror capace di flirtare con il trash e l’exploitation. E il suo connazionale André Øvredal, giovane regista artefice di quattro pellicole tra le quali spicca l’ultimo, sorprendente The Autopsy of Jane Doe.

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