Il ritorno dello Jedi

Il ritorno dello Jedi

Un tempo era il ragazzo d’oro della Ribellione, oggi Luke Skywalker è un eremita su un pianeta lontano lontano. Riuscirà l’impavida padawan Rey a convincerlo a buttarsi di nuovo nella mischia?

Testo James Dyer

La prigione di San Quintino, sede del leggendario evento sold out di Johnny Cash ed ex residenza di Charles Manson e Danny Trejo, è il luogo simbolo più celebre di tutta la contea di Marin, California. Il secondo è costruito intorno a un impressionante edificio color crema e grigio, con tendoni blu a strisce su quella che viene appropriatamente chiamata Lucas Valley Road. Se c’è un centro luminoso nell’universo di Star Wars, allora questa proprietà ne è sicuramente l’incarnazione, con la sua vista sul Lake Ewok.

Lo Skywalker Ranch è stato la casa spirituale di Star Wars fin dal giorno in cui George Lucas lo acquistò nel 1978. Sede degli uffici di Lucas, dello Skywalker Sound e di un piccolo vigneto dove si produce un pinot nero sorprendentemente vivace, il ranch ha ospitato quasi ogni progetto legato a Star Wars da L’Impero Colpisce Ancora. Gira voce che sia costato a Lucas 100 milioni di dollari, ma il vero valore del ranch risiede in un insignificante capanno nascosto dietro le scuderie.

All’interno di quell’edificio sono situati gli archivi della Lucasfilm, in pratica la dimora di qualunque oggetto di scena, costume e artefatto che abbia fatto parte della saga di Star Wars nel corso di 40 anni. Sopra la distesa infinita di scaffali sono sparpagliati, come giocattoli per bambini, modellini di X-Wing mescolati a pupazzi alieni, nonché diversi prototipi del Millenium Falcon che somigliano a sex toy per androidi. Accanto a un arsenale di blaster, spade laser e bastoni gaffi usati dai sabbipodi risplende l’Arca dell’Alleanza dei Predatori, e dietro di essa si intravede nascosta l’immagine deformata di Harrison Ford, ancora imprigionato nella graffite. Proseguite e scoverete pure l’ultimo casco di Darth Fener, tutto ammaccato e sciolto dal rogo su Endor – una scena girata all’ultimo momento proprio qui al ranch, nel 1983.

Se siete alla ricerca di ispirazione su come continuare la saga di Star Wars, esistono pochi altri luoghi nella galassia potenti come questo.

“Là ho trascorso intere giornate,” dichiara meravigliato Rian Johnson, sorridendo in modo malinconico. “Già il semplice fatto di ritrovarsi da solo tra gli archivi, in mezzo a tutti quei modelli e immergersi negli oggetti di scena… è stato incredibile! La percezione che si ha di questi film è che vengano totalmente pianificati in anticipo su un pezzo di carta top secret, ma non è proprio questo il caso. Non mi era stata data nessuna linea guida da seguire per il film, né tantomeno una lista delle cose da fare. È stato semplicemente: ‘Ok, e adesso?’”

Diversamente da Luke Skywalker, il regista de Il Risveglio della Forza J.J. Abrams non ha lasciato alcuna traccia enigmatica sulla prossima tappa della storia, nessuna mappa nascosta nella memoria di un droide in stato catatonico. Dopo aver introdotto una nuova discepola della Forza nel personaggio di Rey, interpretato da Daisy Riley, Abrams ha chiuso il proprio racconto su Ahch-To, un pianeta acquatico formato da arcipelaghi, con un Maestro Jedi consumato dal tempo che fissa lo sguardo negli occhi di questa giovane donna, mentre lei gli porge un artefatto considerato perduto. Tutto qua. Una ripresa con l’elicottero, la fanfara di John Williams e dieci minuti di titoli di coda. Nemmeno un indizio su quello che potrebbe succedere dopo. Per cui, servendosi del cliffhanger lasciato da Abrams su Ahch-To come punto di partenza, Johnson si è visto costretto a inquadrare il riluttante eroe di Star Wars sotto una nuova luce.

“Chi è Luke Skywalker? Ma, cosa ancora più importante, chi è Luke Skywalker ora? Sono cresciuto con un’idea ben precisa di chi fosse Luke, quindi la vera domanda è: perché Luke è su quell’isola? Non è un codardo,non si sta nascondendo da una battaglia; dev’esserci allora una qualche ragione sensata del perché si trovi lì. Questa era la prima gatta da pelare. Il nocciolo dell’intera storia era dentro questo interrogativo. Dovevo semplicemente agguantarlo”.

Dopo più di tre decenni da quando ha voltato le spalle alla galassia, l’esistenza condotta da Luke Skywalker è molto diversa. Ingrigito e stanco del mondo, appare come un uomo distante, spogliato della vita che conosceva e in lotta con i demoni del suo passato. Finché, in modo del tutto inaspettato, una nuova apprendista desiderosa di imparare riesce a scovarlo. Al termine di un lungo pellegrinaggio, oltre un’interminabile scalinata segnata dalle intemperie che conduce alla sua casa a Malibu, è possibile finalmente incontrare il maestro Jedi da solo, in mezzo al suo sogno a occhi aperti. A chi gli chiede udienza, Skywalker assegna un incarico molto specifico.

“Mi ha fatto guardare una puntata di The Phil Silvers Show, la serie col sergente Bilko, – spiega Johnson – ero andato a casa di Mark per incontrarlo, e lui non ci credeva che non avessi mai visto quel programma. Allora mi ha portato nella sua saletta privata e abbiamo passato il tempo guardando vecchi programmi tv “.

Uno potrebbe sostenere che la puntata in questione – quella in cui lo scimpanzè Zippy viene per caso arruolato nell’esercito e poi finisce davanti alla corte marziale – non sia lo spunto più ovvio per iniziare un periodo intensivo di scrittura del nuovo episodio di Star Wars. Ma mentre la coppia se ne stava rilassata a contemplare le spacconate in uniforme di Phil Silver, Hamill iniziò a parlare. Raccontò storie di Peter Cushing e Sir Alec Guinness, all’epoca più giovane di Hamill oggi, delle lunghe giornate agli Elstree Studios e delle notti selvagge nel cuore di Londra. Dalle sabbie tunisine alle paludi di Dagobah, fino alla resa dei conti finale nei cieli che sovrastano Endor, Hamill ha rievocato la saga dal punto di vista di Luke. Johnson ascoltava, e nel frattempo una storia iniziava a prendere forma nella sua testa. “Avevo un paio di idee chiave, poi ho semplicemente iniziato a scrivere in maniera libera con ciascuno dei personaggi. Cosa so di loro? Dove voglio vederli andare? Quale potrebbe essere la prova più difficile che ognuno di loro è chiamato ad affrontare? Ho iniziato questo grosso documento che poi ha continuato a crescere e a diventare sempre più massiccio, ma alla fine ha cominciato a intravedersi con chiarezza una linea narrativa”.

Se Luke ha trovato il primio tempio Jedi in mezzo alle rocce e all’erica di Ahch-To, cosa potrebbe significare? Cosa si nasconde al suo interno? Cosa ancora più importante, perché ne aveva bisogno? Tradito dal suo discepolo – il nipote Ben Solo – e con i suoi giovani allievi Jedi corrotti o uccisi, potrebbe mai Luke, come Obi-Wan prima di lui, aver cercato conforto nell’esilio? E cosa può succedere quando l’isolamento finisce?

“Ero così terrorizzato all’idea di cimentarmi in questo che temevo mi sarei ridotto come Barton Fink, immobilizzato su una sceneggiatura che andava consegnata sei mesi fa e io sono fermo a pagina tre a parlare di pescivendoli, – ride Johnson – ma è stata la cosa più divertente che mi sia mai capitata come sceneggiatore. L’intera esperienza è stata incredibile: stavo semplicemente attingendo a me stesso di dieci anni. Anche se si tratta di Star Wars, l’intero progetto si è dimostrato stranamente molto simile all’esperienza che ho avuto con Looper, o Brick – Dose Mortale o anche The Brothers Bloom.”

Il regista quarantatreenne, famoso per questo trittico di film indipendenti e per aver diretto il miglior episodio di Breaking Bad, mette insieme Gli Ultimi Jedi momento per momento. Ha in mano un titolo (“quello è arrivato praticamente subito, mi sembrava molto ovvio”), una storia e Luke Skywalker: un protagonista conosciuto e allo stesso tempo, dice stuzzicandoci, “totalmente inaspettato”.

“Ragazzi, quanto mi piacerebbe interpretare il mio gemello cattivo!” dichiara Mark Hamill, saltellando con gioia alla sola prospettiva. “Sarebbe grandioso perché si potrebbe non rivelare che si tratta del Luke Malvagio finché non compare il vero Luke. Potremmo guardare questo tizio mentre danneggia segretamente i buoni, magari anche uccidendo un personaggio secondario senza essere visto dagli altri, così che tutti possano dire: ‘Ma che succede?! È impazzito!’ E a quel punto, ovviamente, sbuca fuori il vero Luke”.

Questa, è opportuno sottolinearlo, non è la trama de Gli Ultimi Jedi, né la risposta di Johnson al mistero di Skywalker. Si tratta piuttosto della visione personale di Hamill sulla direzione che avrebbe dovuto prendere il leggendario personaggio della Ribellione – e il fatto che la sua idea sia stata praticamente ignorata è dispiaciuto molto all’attore.

“Quando ho proposto questi suggerimenti per la trama, mi hanno risposto: ‘Beh, è già stata fatta’”. Mentre lo dice appare veramente affranto, poi respinge l’obiezione con un gesto. “A quanto pare, in uno dei romanzi dedicati a Star Wars hanno clonato un Luke malvagio dalla mano che era stata amputata. Nel corso degli anni ci sono state così tante variazioni di questi personaggi, che non è rimasto molto. È una cosa davvero limitativa!”

Hamill è, per sua stessa ammissione, “una fonte di idee veramente terribili”, dalle pressioni fatte a George Lucas perché si scoprisse che Boba Fett era in realtà la madre di Luke sotto mentite spoglie (“sta facendo il doppio gioco, capisci?”), fino ad arrivare a un climax molto più pratico per Il Risveglio Della Forza (“Leia si mette in contatto telepatico con me, io entro in scena, affronto il pericolo e mi precipito al fianco di Solo!”). Ma se da un lato non è molto sorpreso che le sue folli idee siano state messe da parte, tuttavia sperava che J.J. Abrams gli avrebbe dato un po’ più di spazio.

Dopo quasi un anno di allenamento intensivo e una dieta che avrebbe messo in imbarazzo la maggior parte dei velocisti olimpionici (“non ho più visto una patata fritta dall’estate 2012”), a Hamill è stato assegnato un ruolo che consisteva in una scena, due inquadrature e nessun dialogo.

“J.J. è un sadico, – brontola – se mi avesse confidato che l’intero film è su un gruppo di personaggi che cercano di scoprire che fine ho fatto, allora sarebbe stato ok. Invece mi disse: ‘Ti sto mandando la sceneggiatura. Leggila da pagina uno e immagina come se fosse un film’. Ti dico che quando mi è arrivato lo script di Episodio VIII, sono andato subito all’ultima pagina e ho cominciato a leggerlo all’indietro”.

Se Il Risveglio Della Forza è stato un film che parlava di Luke Skywalker, Gli Ultimi Jedi è il film di Luke Skywalker. Scomparso da decenni, con il suo fedele X-Wing incrostato di ruggine e pieno di molluschi nelle profondità del mare, Luke trova la redenzione nella persona di Rey: un’emarginata che rovista nei rifiuti delle aride distese desertiche di Jakku; un’aspirante Padawan, già potente nella Forza. Autodidatta e col potere dei Jedi che le scorre nelle vene, lei guarda a Skywalker come a una guida, e lui, anche se con riluttanza, accetta di addestrarla. Hamill ci avverte che non è il genere di addestramento cui siamo abituati (“Rey non se ne corre in giro con me dentro il suo zainetto”), né Skywalker è il maestro che Rey sperava di avere.

“È cambiato molto, – dice Hamill – è stato uno shock per me leggere quello che Rian aveva scritto, e sono sicuro sarà così anche per il pubblico. Mi ha sorpreso molto il modo in cui vedeva Luke – sentirgli pronunciare parole come ‘il tempo della fine dei Jedi è giunto’ – e non ero sicuro di essere d’accordo con questa visione. In quanto custode del personaggio sento di avere un atteggiamento possessivo nei suoi confronti; ma anche se non è la strada che avrei preso io, mi accorgo che più mi addentro in questo lavoro, più mi rendo conto che avevo torto”.

Il risveglio della forza, con i suoi piani rubati, un orfano coraggioso e un’arma apocalittica strutturalmente debole, è stato un impenitente omaggio all’orginale Star Wars: una lettera d’amore di J.J. Abrams al film che ha segnato la sua infanzia. Invece di provare a reinventare la space opera di Lucas, Abrams ha scelto di rivitalizzarla, aggiornando l’Impero col Nuovo Ordine e proseguendo l’eredità di Fener attraverso l’instabile Kylo Ren. Le truppe d’assalto sono state ottimizzate, gli X-Wing migliorati, mentre Rey e il Finn di John Boyega hanno spianato la strada a una nuova generazione di eroi pronti a intrattenere una nuova generazione di fan.

Alla vecchia guardia il film ha riservato dei colpi tremendi, da un punto di vista emotivo: vecchi amici hanno fatto ritorno e sono stati bruscamente tolti di mezzo, lasciandoci tutti sotto shock davanti al corpo senza vita di Solo che precipita nel vuoto.

E Luke, il ragazzo che abbiamo conosciuto quattro decenni fa mentre contemplava colmo di speranza i soli gemelli all’orizzonte, oggi ritorna come un vecchio eremita, silenzioso e con lo sguardo cupo in cima a un promontorio battuto dal vento. Avventura? Emozioni? Un Jedi non ambisce a queste cose; ma per gli spettatori abbeverati alla fonte di Episodio VII, era tutto ciò che avevano sempre sperato per il ritorno di Star Wars.

E ora Rian Johnson deve proseguire questa storia. Poiché se Il Risveglio Della Forza è stato il Guerre Stellari di Abrams, allora Gli Ultimi Jedi dovrà essere L’Impero Colpisce Ancora di Rian Johnson.

“Questo è il secondo film della trilogia, quindi è abbastanza facile fare un parallelo con L’Impero per quanto riguarda i toni più dark, – spiega Johnson – e stiamo letteralmente scavando dentro i personaggi: lanceremo loro delle sfide, e per tutti le cose saranno più difficili. Però non volevo che fosse troppo dark. Una delle cose che ho imparato da J.J. è stato quel senso di divertimento e di vitalità, che è nel carattere di Star Wars tanto quanto ‘Io sono tuo padre’”.

Una delle principali aggiunte fatte da Johnson alla cartogra a di Star Wars è il profluvio di luci accecanti e un orizzonte che pulsa come la Strip di Las Vegas. In effetti, se il Bellagio si espandesse fino a coprire metà del deserto del Mojave, sostituendo qualsiasi autostrada o stradina secondaria con corridoi stipati di scintillanti slot machine e giocatori d’azzardo con occhi da insetto, forse potrebbe avvicinarsi all’opulenza decadente di Canto Bight. Questa sterminata città-casinò, dove
si reca il jet set della galassia per sfoggiare le proprie cianfrusaglie e buttar via i soldi ai giochi d’azzardo, ospita uno dei pezzi forti de Gli Ultimi Jedi.

“Volevo una nuova location che facesse l’effetto di immergere la testa in una vasca d’acqua fredda, proprio nel bel mezzo del film, – spiega Johnson – a parte i prequel, tutto ciò che rappresenta un punto di riferimento e che crea quel feeling alla Star Wars implica austerità e sporcizia. Volevo qualcosa di totalmente diverso. Quindi ho pensato: ‘Che aspetto avrebbe la Monte Carlo dell’universo di Star Wars?’”

All’interno di una delle sue numerose sale da gioco, un alieno con la faccia da cane lancia un dado poliedrico su un tavolo rivestito di feltro rosso, mentre una creatura col muso di uno yak e con variopinti pantaloni alla cavallerizza si aggiudica una mano vincente a sabacc. Grazie a una scuderia di clienti nati nell’officina delle creature di Neal Scanlan, invece che scaturiti dai server della ILM, Canto Bight si è rivelata vibrante e dinamica sia dentro sia fuori lo schermo, con le sue creature che lavoravano ai tavoli e giocavano mentre Johnson camminava in giro per le sale tra un take e l’altro, godendosi l’atmosfera.

“È come Mos Eisley, con la differenza che qui sono dei ricchi imbecilli, mentre là si tratta di viscidi esponenti della malavita, – spiega – in realtà questi sono peggio: sono viscidi esponenti della malavita che indossano lo smoking e guidano yacht”.

Meno viscido in senso letterale ma ugualmente losco è il personaggio di Benicio Del Toro, una new entry dallo sguardo torvo nell’elenco dei personaggi del film, dotato di un aspetto pericoloso e con un impermeabile dal colletto alzato, che lo fa sembrare un Deckard di seconda mano. Fanno il loro ingresso anche il Vice Ammiraglio Amilyn Holdo, un ufficiale della Resistenza dai capelli viola interpretato da Laura Dern, l’impavida meccanica Rose Tico (Kelly Marie Tran) e sua sorella Paige (Veronica Ngo). Johnson parla con entusiasmo dell’espansione dell’universo di Star Wars, dello sviluppo dei giovani eroi del film e della storia misteriosa del vecchio Jedi interpretato da Hamill. Ma al di là di questo, alla fine è solo un personaggio in particolare a far brillare gli occhi del regista. Più rapido, più facile, più seducente: tutti quanti amano il lato oscuro.

“Scrivere Kylo Ren è divertente da morire,” ci spiega, incapace di nascondere un sorriso smagliante. “Star Wars alla fine narra il passaggio dalla giovinezza all’età adulta. È questo il cuore di questi film, e Rey è in maniera evidente quella che tiene duro, che resiste. Ma la cosa riguarda anche Kylo. Nei film originali ti proietti interamente su Luke, mentre Fener è quello spaventoso, cattivo – è il minotauro. L’aspetto invece affascinante di Kylo e Rey è che essi sono due facce della stessa cosa. Tutti possiamo immedesimarci in Kylo: la sua rabbia legata alla confusione adolescenziale, mentre cerca di immaginarsi che uomo sarà; il fatto di confrontarsi con quella rabbia e desiderare di separarsi dalla sua famiglia. Lui non è Fener – o almeno,non è ancora Fener – e questo è qualcosa che volevo veramente approfondire”. Rimasto sfregiato sia nel corpo sia nello spirito, in seguito al suo sfortunato duello con Rey nella foresta, il Kylo Ren di Adam Driver inizia Gli Ultimi Jedi richiamato dal suo maestro per ricevere nuovi ordini e, presumibilmente, una giusta tirata d’orecchi. Per quanto riguarda il Leader Supremo del Nuovo Ordine, finora visto solo attraverso un gigantesco ologramma, l’Episodio
VIII rivelerà al mondo lo Snoke di Andy Serkis, finalmente in carne e ossa. Ma non aspettatevi grandi rivelazioni sull’io interiore del personaggio. Johnson infatti è del parere che, per quanto riguarda i cattivi assoluti, il meno sia decisamente più: Snoke funziona in maniera molto più efficace rimanendo nell’ombra.

“Abbiamo scoperto l’intera storia della scalata al potere di Palpatine nei prequel; ma nei film originali lui è esattamente quello che deve essere, ossia semplicemente l’Imperatore. È una forza oscura: la cosa spaventosa che si cela dietro tutto. Ed è precisamente in questo modo che mi sono approcciato a Snoke. Non ero interessato a spiegare i suoi retroscena o a raccontare la sua storia, a meno che non servisse a questa storia”.

Scopriremo inoltre cosa succede a Finn dopo la ferita di spada laser che gli è quasi costata la vita; se la Nuova Repubblica sopravvive alla distruzione della sua capitale su Hosnian Prime, e in che modo il Primo Ordine riesce a riprendersi dalla perdita della super arma. Ci saranno echi di Episodio V nella parte in cui Rey inizia il suo addestramento, e i Camminatori d’assalto del Nuovo Ordine ingaggeranno battaglia contro gli skimmer della Resistenza tra le distese di sale del pianeta Crait. Faremo anche ritorno su Ahch-To, per trovare finalmente una risposta al grande interrogativo su Skywalker che ha dato il via all’intera impresa.

“C’era una sola cosa da fare in Episodio VII, e lì non ho davvero fatto alcuna fatica, – riflette Hamill – per cui se tutto crollava e bruciava, non era colpa mia. Ma la pressione qui è veramente immane. Mi piace lavorare nelle produzioni Off-Broadway, o nell’anonimato dell’animazione. C’è un certo livello di comfort, lì. Ma con Star Wars, Gesù! È davvero troppo e non finisce mai. È terrificante, e a volte preferirei non averci più niente a che fare. È stato divertente quando avevo vent’anni, ma adesso…”

Con una risposta al box-office che ha superato i due miliardi di dollari, Il Risveglio Della Forza incombe gettando un’ombra molto vasta, ed è facile comprendere, adesso che torna in prima linea, l’ansia di Hamill circa l’immediato futuro. Proprio come Skywalker, lui è rimasto molto a lungo in esilio. Quando però la conversazione volge uno sguardo al passato, comincia visibilmente a rilassarsi, mentre ogni accenno di preoccupazione si dissolve nella commemorazione affettuosa. Ascoltare Hamill mentre snocciola aneddoti riguardanti la creazione della trilogia originale è sicuramente uno dei grandi piaceri che la vita può regalare; ed è facile capire come sia riuscito ad entusiasmare Johnson in tutti questi mesi.

“Ricordi quando Han Solo si volta verso di me dentro la torretta del Millenium Falcon e dice: ‘Sei grande, ma non ti montare la testa!”? Quella fu totalmente improvvisata da Harrison. Ogni volta che volevo cambiare una battuta in Star Wars, prima chiedevo a George e lui diceva: ‘No, lasciamola com’è scritta’. Ma Harrison poi mi diceva: ‘Non domandarglielo, tu fallo e basta! La maggior parte delle volte manco se ne accorge’. Ed è quello che facevamo. Quel pezzo sulla Morte Nera, quando dico: ‘Non vedo niente con questo casco’. Era semplicemente qualcosa che avevo detto durante le prove”.

Quarant’anni dopo la posta in gioco è cresciuta in maniera significativa. I fan si avvinghiano ai pochi frammenti di sceneggiatura, come i mynock allo scafo del Falcon: da un’occhiata di sfuggita a Finn e Rose che indossano le uniformi del Primo Ordine (si infiltrano nella base di Snoke? Dove? Come?),
a uno sguardo veloce alle creature indigene simili ai puffi che vivono su Ahch-To, i Porg.

L’attesa è enorme, ma Johnson, a differenza di Hamill, appare totalmente imperturbabile, lasciando che tutto gli scorra via con spensierata noncuranza. Può trattarsi o della disinvolta calma di un uomo in fase
di rifiuto della realtà, oppure della fiducia incrollabile di qualcuno consapevole di aver appena realizzato un film dannatamente bello.

“Mi sento zen, – dice molto tranquillamente – non vedo l’ora di assistere alla reazione della gente a questo film. Con il fandom di Star Wars, di cui ho fatto parte per 40 anni, è sempre una faccenda complessa.

Ma è qualcosa che sono davvero impaziente di scoprire – sia nel bene che nel male”.

Ancora quattro mesi e l’Episodio di Johnson sarà in mezzo a noi, la sua visione dell’ultimo Jedi esposta davanti agli occhi di tutti. Chi è Luke Skywalker? Un maestro Jedi? Assolutamente. Un eroe della Ribellione? Certo. Un contadino che si lamenta perché gli servono dei trasformatori di potenza? Anche quello. Ma chi è veramente? Cosa succede a un sempliciotto proveniente dall’Orlo Esterno nel momento in cui diventa l’ultimo guardiano di verità e giustizia nella galassia? Quando detronizza l’Imperatore e riduce all’impotenza il Signore Oscuro dei Sith? Dove va? Cosa diventa?

“È proprio questa la domanda da cui sono partito; e la maniera più interessante per rispondere era girando questo film, – afferma con vigore – è questo che voglio che la gente continui a chiedere, e che possa finalmente trovare le risposte che cerca nel corso del film”.

Dopodiché, come Abrams prima di lui, Johnson continuerà felice per la sua strada, lasciando a un altro regista il compito di concludere la saga. Costui non sarà però Colin Trevorrow, che dopo aver preso in mano il progetto nell’Agosto del 2015 è stato licenziato, lo scorso settembre, dalla Lucasfilm, in un inaspettato colpo di scena, per “divergenze creative” su cui si sta ancora discutendo, bensì… JJ. Abrams. Sì, sempre lui. Il regista del fortunato Star Wars: Il Risveglio Della Forza, il primo capitolo della nuova trilogia che prosegue con Star Wars: Gli Ultimi Jedi diretto da Rian Johnson e si concluderà con l’Episodio IX, è stato confermato ufficialmente dalla Disney al termine di un paio di giorni che hanno mandato in tilt le agenzie di stampa di mezzo mondo. Per quanto riguarda Trevorrow, fonti di settore additerebbero come causa dell’allontanamento un approccio del regista rispetto al film troppo sicuro di sé e a tratti perfino arrogante, atteggiamento che l’avrebbe portato in rotta di collisione con Kathleen Kennedy, l’unica vera e insindacabile custode della saga di Star Wars, senza il cui benestare nessun regista può durare alla guida del franchise.

E se alla Disney la scelta di Abrams – che con il Risveglio della Forza ha incassato nel mondo un sonante miliardo di dollari – riporta larghi sorrisi, a non essere a atto contenta è la Paramount, alla quale il regista è legato dal 2006 da un contratto per 10 milioni di dollari annui. L’ultimo film Paramount a firma Abrams risale al 2013 (Star Trek Into Darkness), e ora il CEO Jim Gianopulos teme che dovrà attendere ancora a lungo per beneficiare del tocco da Re Mida del suo fuoriclasse, ormai distratto dal nuovo, stellare progetto.

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