I’ll look back

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In un pezzo esclusivo, Arnold Schwarzenegger riflette in prima persona sulle performance che hanno segnato la sua carriera.

Testo James Dyer

LA SVOLTA

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JOE SANTO
Il gigante della strada (Stay Hungry), 1976

Dopo aver esordito con lo pseudonimo di Arnold Strong battendosi con un orso in Ercole a New York e dopo aver interpretato senza riconoscimenti uno sgherro ne Il lungo addio, Schwarzenegger ottiene il ruolo che segnerà la svolta della sua carriera. Nei panni di Joe Santo, un bodybuilder dall’animo gentile determinato a vincere il titolo di Mister Universo, non solo ottiene di essere citato nei titoli di testa col proprio nome, ma riesce anche a sbaragliare Truman Capote, nominato per Invito a cena con delitto e a vincere il Golden Globe come miglior attore esordiente.

“Volevo essere un eroe nei film d’azione come Charles Bronson o Clint Eastwood. Quindi, ritrovarmi tutto d’un tratto a recitare in film che non avevano nulla a che vedere col genere, come Il gigante della strada e Arrivederci e Buon Anniversario, in un certo senso, è stato una sorpresa anche per me. Il gigante della strada è stato il mio primo film di una certa importanza e una grande sfida. Ho fatto del mio meglio per le competenze che avevo all’epoca, ma se potessi rigirarlo adesso, darei molto di più, in parte perché ora conosco molto meglio l’inglese. Vedere nelle sale il mio primo film e vincere subito un Golden Globe è stato un grande inizio. Davvero stupendo! Ricordo che il cameraman de Il gigante della strada un giorno venne da me e mi disse: ‘Arnold, faccio questo lavoro da trenta anni e, lasciatelo dire, sei incredibilmente fotogenico. Hai un talento innato. Ne farai di strada!’”

 

IL GUERRIERO

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CONAN
Conan Il Barbaro (Conan the Barbarian), 1982

Ha schiacciato i suoi nemici, li ha inseguiti mentre fuggivano e ha ascoltato i lamenti di tutti coloro che avessero osato dubitare di lui. Con il personaggio di Conan, Schwarzenegger diventa una vera star e costruisce una carriera a Hollywood sferrando un colpo ben assestato con la sua Spada di Atlantide.

“All’epoca, si parlava solo di uomini minuti. Mi dicevano: ‘Non riuscirai mai a diventare un attore e ad avere la parte del protagonista. I sex symbol di oggi sono Dustin Hoffman, Al Pacino e Woody Allen. E peseranno a malapena 70 chili! Guardati, sembri un mostro!’ E poi, con Conan il barbaro, è cambiato tutto. Ed Pressman, il produttore esecutivo, ha avuto l’idea di comprare i diritti per Conan dopo aver visto Il gigante della strada e Uomo d’acciaio. Ha pensato: ‘Caspita! Finalmente abbiamo trovato un attore con i muscoli!’. Gli anni ‘70 sono stati una decade incredibile per me. Sono stati gli anni in cui ho vinto i maggiori concorsi per bodybuilder e in cui ho realizzato il mio sogno di diventare attore. Poi, nel 1982, a dieci anni dal mio primo film, mi sono ritrovato a impugnare la spada di Conan in un film da 20 milioni di dollari. Pellicola diretta da John Milius, uno dei registi più in voga in quegli anni, e scritto da Oliver Stone! Pensavo: ‘Incredibile! L’America è davvero la terra delle opportunità. Qui i sogni diventano realtà’. Ho lavorato a stretto contatto con Jeff Bridges e Sally Field durante le riprese de Il gigante della strada e quando abbiamo girato Conan il barbaro sono rimasto affascinato dal modo in cui studiavano la parte James Earl Jones e Max von Sydow. Andavo a trovare James Earl Jones nella sua roulotte e lui mi insegnava come provare la mia parte perché avevo molti monologhi lunghi. Prima trascriveva il dialogo in verticale, con solo due parole su ogni riga. E poi lo ritrascriveva in orizzontale. Serviva a spezzare il ritmo, per insegnare al mio cervello a guardare la pagina ogni volta con un approccio diverso, in modo da imparare a prestare più attenzione alle parole invece che alla loro posizione all’interno del discorso”.

 

LA MACCHINA PERFETTA

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T-800
Terminator (The Terminator), 1984
Spade e stregoneria hanno fatto di lui una star, ma è stata una macchina a renderlo un’icona. Prima nei panni del sicario senz’anima programmato per uccidere Sarah Connor, interpretata da Linda Hamilton, e sette anni più tardi, nell’improbabile ruolo di suo salvatore, Schwarzenegger crea il personaggio cinematografico a cui verrà associato per sempre.

“Vado fiero di quasi tutti i miei film, ma quando penso a Terminator, sono più orgoglioso di James Cameron. Devo molto agli straordinari registi con cui ho lavorato. È stato lavorando con artisti come Ivan Reitman, Paul Verhoeven, James Cameron o John McTiernan in Predator che ho dato il meglio di me. E quando non ho collaborato con registi di questo calibro, alcuni film sono riusciti abbastanza bene lo stesso, mentre altri sono stati un fiasco totale, ma nessuno ha comunque avuto grande successo. Penso davvero che sia merito di quei registi che hanno visto qualcosa e avuto fede in me. Mentre promuovevamo Terminator, Jim Cameron disse: ‘Ma vi immaginate se avesse avuto quella parte un attore con un normale accento americano? È eccezionale perché quando parli sembri proprio una macchina!’ e quando io gli risposi: ‘Fanculo, coglione!’, la mia voce non sembrò quella di un essere umano e tutti scoppiarono a ridere. Terminator 2 – Il giorno del giudizio è stato una sfida più impegnativa dal punto di vista della recitazione. Dovevo ancora dare l’idea di essere una macchina, ma essere meno netto e lasciare trasparire anche una certa vulnerabilità. T-1000 era un personaggio più sofisticato e questo creava tensione. Gli spettatori pensavano: ‘Oh cazzo, il nostro Terminator stavolta potrebbe prenderle!’ Più tempo passavo con quel ragazzino, più umanizzavo il mio personaggio. Continuavo a fare strage, ero ancora un Terminator! Ma sparavo alle ginocchia, infliggevo colpi che non erano mortali, se trattati con una certa celerità. Ma di certo molti saranno morti lo stesso”.

 

IL BATTUTARO

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JOHN MATRIX
Commando, 1985
Il personaggio di Arnie, famoso per i sempre azzeccatissimi giochi di parole e le battute caustiche, nasce durante il suo primo progetto con lo sceneggiatore Steven E. de Souza. Il film è memorabile per un’infinità di ragioni, dalla colonna sonora adrenalinica alla cotta di maglia di Vernon Wells, ma sono le battute concise (“Ti ho mentito”/”Avevi la pressione troppo alta”) che hanno reso Schwarzenegger una macchina da citazioni.

“Steve de Souza ha capito subito la mia essenza. Per questo ha scritto sceneggiature perfette per me. Sono diversi i film in cui non è stato nemmeno citato nei titoli perché ha scritto soltanto due o tre battute concise, ma non ne ha mai sbagliata una. Ma tutte quelle battute prendevano vita solo se le dicevo con un certo ghigno. Se provi a dirle seriamente, non funzionano. Ma se riesci a dirle nella maniera corretta, sono le frasi che la gente ti chiede di ripetere quando ti incontra per strada. Era anche merito dell’accento. Prendiamo una scena ambientata in ospedale con un medico che dice: ‘Ho visto le radiografie, non è un tumore’. Non è una battuta che la gente vorrebbe sentirti ripetere. Ma in Un poliziotto alle elementari i bambini ridono di gusto quando dico “tumore” perché non sono assolutamente in grado di pronunciarlo correttamente. E questo li diverte!”

 

IL COMICO

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JULIUS BENEDICT
I gemelli (Twins), 1988

La prima delle tre collaborazioni con Ivan Reitman, I Gemelli, lascia tutti spiazzati. Dopo una carrellata di film d’azione all’insegna delle scazzottate, come Predator, Danko e L’Implacabile torna nei panni di un personaggio ironico e comico. Il Terminator, chi l’avrebbe mai detto, sa far ridere.

“Negli anni ’80 ho preso parte a tantissimi film d’azione, anche due l’anno. Il mio cachet, da 1 milione, è passato a 3, poi a 5, a 10, a 50 milioni. Non faceva che aumentare! Le case di produzione cinematografica erano pronte a investire per le mie performance, ma dovevo riuscire a convincere i piani alti di poter recitare una parte comica. E l’ho fatto dicendo che avrei lavorato gratis. Ero convinto di avere senso dell’umorismo e di poter essere divertente. Avevo avuto un ottimo insegnante, Milton Berle. Milton era un caro amico, nonché il comico più quotato dell’epoca, era Mr. Television. Avevo imparato tantissimo da lui ed era capitato che mi scrivesse alcune battute per i miei discorsi, quindi era normale che volessi cimentarmi in una parte comica. Così sono finalmente riuscito a convincere Ivan Reitman a scrivere una sceneggiatura per me. Mi disse: ‘In te vedo innocenza, dolcezza e timidezza. Se riusciremo a farle trasparire sulla pellicola, produrremo un film pazzesco. Quindi, la vera domanda è: tu sei all’altezza?’ Era quella la sfida. Sviluppò cinque progetti diversi, uno dei quali chiamato The Experiment (L’Esperimento) che poi è diventato I Gemelli e che ha funzionato alla grande!”.

 

IL SALTO DI CATEGORIA

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ROMAN MELNIK
Aftermath, 2017

Dopo la performance in Maggie nel 2015, in Aftermath Schwarzenegger si ritrova nei panni di un padre distrutto dal lutto. Ispirato alla vicenda dello schianto aereo sopra Überlingen nel 2002, narra la storia di un padre di famiglia che si trova a fare i conti con la perdita della moglie e della figlia incinta vittime dell’incidente. Un personaggio in preda a emozioni come impotenza, nichilismo e rabbia furente, il più impegnativo della carriera per Schwarzenegger, ma anche la sua performance migliore di sempre.

“Mi sono dovuto immedesimare nella parte di un uomo che perde tutta la sua famiglia. E che, in più, convive con la rabbia data dal fatto che nessuno si sta assumendo la responsabilità dell’accaduto. È basato su una storia vera, ma non ripropone fedelmente i fatti nel dettaglio. C’è già una versione tedesca del film intitolata Flug In Die Nacht che ho visto diverso tempo fa, ma questo voleva essere qualcosa di diverso. Con ogni probabilità, ho avuto il ruolo per via della la parte in Maggie. Hollywood è un pozzo di idee originali e audaci, ma allo stesso tempo, molti restano bloccati nelle stesse parti per anni. Quaranta anni fa mi hanno detto di combattere sul grande schermo. Quindi ho fatto Conan il barbaro, e poi il sequel, Conan il distruttore, e poi ancora qualcosa sulla falsa riga. Recitavo in film d’azione perché agli spettatori piacevo in quel ruolo, ma quando mi hanno visto recitare una parte drammatica hanno detto: ‘Caspita, questo è uno Schwarzenegger completamente nuovo!’. Tutti hanno sempre dato per scontato che non fossi all’altezza, ma ora sanno che non è così. Non posso più fare affidamento sui soli film d’azione. È interessante notare come ora io stia ricevendo molte proposte per film minori con personaggi molto più introspettivi. Queste sceneggiature mi danno la possibilità di lavorare in maniera approfondita sul personaggio e di renderlo al meglio. Quando ho iniziato, passavamo cinque ore sul set a girare le scene d’azione e dedicavamo una mezz’ora a una scena più intima del personaggio in macchina. Dicevo: ‘Ehi, un attimo. Questa scena è davvero profonda!’. Ma non c’era verso, bisognava girarla in fretta, con tre telecamere e si poteva ripetere solo poche volte perché poi si doveva correre a girare la scena in cui la stessa macchina esplodeva saltando per aria! Finalmente, in film come Aftermath, posso concentrarmi sulle scene”.

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