Kid A

Spider-man homecoming, tom holland, jon watts, robert downey jr., avvoltoio, marvel studios, kevin feige, michael Keaton

Vi sveliamo come un regista sconosciuto e un ragazzino inglese hanno riportato nella mischia il personaggio più amato della Marvel.

Testo Dan Jolin

Il primo provino per la Marvel di Jon Watts è stato quando aveva sette anni. Beh, più o meno. Nel 1988, mentre cresceva a Fountain, in Colorado, una striscia di terreno rurale ai piedi delle Montagne Rocciose nella parte occidentale degli Stati Uniti, il futuro regista di Hollywood ricevette in regalo un fumetto di Spider-Man versione Try-Out Book. Essenzialmente invitava i lettori a prendere carta e penna e disegnare, colorare, scrivere le vignette di un’avventura di Spider-Man, con la promessa di poter vincere un lavoro nella casa editrice se il risultato fosse stato di qualità. Per nulla preoccupato dal fatto che quel fumetto fai-da-te fosse vecchio di almeno cinque anni e che i vincitori fossero già stati annunciati da parecchio, il giovane Watts ci dedicò anima e corpo, disegnando per ore e ossessivamente l’eroe arrampica muri. “Quello”, dice, “fu ufficialmente il mio primo incontro con Spider-Man”. Alla fine però la sua passione creativa fu dirottata sulla cinematografia, piuttosto che sui fumetti. Qualche anno dopo, nei primi anni ‘90, i suoi genitori acquistarono un nuovo PC, con il quale davano in omaggio un CD-ROM chiamato Cinemania. Questa enciclopedia digitale introdusse l’adolescente Watts al criticismo cinematografico di Pauline Kael e Roger Ebert, inoltre comprendeva clip formato francobollo di scene chiave provenienti da film come Chinatown, Velluto blu e Il tesoro della Sierra Madre. Ormai era diventato dipendente. Doveva saperne di più. Molto presto Watts si ritrovò a fare regolarmente viaggi di 80 chilometri dalla sua piccola città al videonoleggio più vicino. Fu stranamente Ed Wood, di Tim Burton, a fargli capire che anche lui poteva girare dei film.

“Spazzò via tutto quell’alone di mistero che ricopre la realizzazione di un film”, dice ora Watts, all’età di 35 anni. “Praticamente capii che chiunque poteva girare un film. Basta provarci. Anche se qualcuno dovesse rivoltarsi nella tomba”. Ed è quello che fece: coinvolse i suoi amici nel girare film con lui usando una videocamera, studiò cinema alla New York University e si fece le ossa con qualche pubblicità e alcuni episodi di Onion News Network. Fu grazie al suo secondo film, il giallo drammatico Cop Car, di nicchia e visto da pochi, che nel 2015 fece apparire Watts sui radar della Marvel (di certo non il suo debutto del 2014, un horror intitolato Clown). Nonostante fosse stato raffazzonato con un budget tiratissimo in pieno stile Ed Wood, Cop Car non era certo Plan 9 from Outer Space. È la storia di due ragazzini scappati di casa che rubato la volante di un poliziotto corrotto (Kevin Bacon), un po’ come Blood simple – Sangue facile fatto in stile Amblin. “È davvero elettrizzante, davvero intelligente, davvero ben fatto”, dice il boss della Marvel Studios Kevin Feige, che convocò subito Watts per quello che il regista credeva essere un banale incontro per scambiare quattro chiacchiere. Ma a un certo punto, senza nessun preavviso, Feige gli chiese se fosse interessato a Spider-Man. Fu lì che iniziò il vero provino.

La grande sfida consisteva nel renderla una novità per il pubblico; non solo questo è il sesto film su Spidey in 15 anni (nonché il secondo reboot), ma anche il sedicesimo film della Marvel dal 2008. Per renderlo possibile, Feige prese a far parte del cast l’attore inglese Tom Holland (età 20 anni), che ha fatto impazzire il pubblico con il suo cameo in Civil War. Ma occorreva anche trovare il giusto regista. “Mi dissero il tema centrale, che essenzialmente era un semplice ‘deve svolgersi al liceo’”, dice Watts parlando di quel primo incontro.  Colpita dalla sua ingegnosità, la Marvel assunse Watts — secondo alcune voci, scartando addirittura gente più qualificata come Jared Hess e Jonathan Levine. Al primo incontro con Empire Watts si trova sul set nel Queens, alla fine di settembre 2016, al riparo dalla pioggia newyorkese su un binario rialzato alla stazione della metro tra la 75esima e Elderts Lane; ci chiediamo se fosse preoccupato nel vedersi assegnare un personaggio che già conosceva benissimo.

Spider-man homecoming, tom holland, jon watts, robert downey jr., avvoltoio, marvel studios, kevin feige, michael Keaton

Non era un banalissimo reboot di un reboot? “Se all’inizio posso averlo pensato, ogni incertezza è svanita dopo aver parlato con i ragazzi della Marvel riguardo a ciò che avevano in mente”, racconta. “A quel punto ho pensato ‘Oh, mio Dio, c’è qualcosa che NON possiamo fare?’ Le possibilità sono infinite quando ti basi sul fatto che non racconterai l’ennesima storia sulle origini del personaggio, bensì ti inserirai in un universo che esiste già. Quello che più palesemente distingue Homecoming dai precedenti Spider-Man, quindi, è il contesto dell’universo Marvel. “Per la prima volta”, dice Feige, “possiamo vedere l’ambiente in cui esisteva nel fumetto”. Ma non si parla solo dell’emozione nel vedere Tom Holland e Robert Downey Jr. girare altre scene insieme. In questo nuovo contesto possiamo apprezzare ciò che distingue Spider-Man da tutti gli altri supereroi.

“Il colpo di genio di Steve Ditko e Stan Lee (i creatori) all’epoca fu di dire: ‘Abbiamo questo mondo pieno di eroi. Non sarebbe divertente se ci fosse un ragazzino forte, potente e nobile tanto quanto loro, ma con ancora il peso di dover fare i compiti?’”, spiega Feige. “In parte si vede negli altri film di Spider-Man, ma non è mai stato tanto giovane come nel nostro film”.  L’azione si sviluppa su quello che Watts descrive come il “livello base” del mondo cinematografico Marvel. “Mi ricordo di aver apprezzato particolarmente John C. Reilly, che in Guardiani della Galassia interpreta Dey, un agente della Corps”, ci spiega. “Mi chiedevo quale fosse la sua routine quotidiana. È una cosa che penso spesso quando guardo questi film immensi. Mi chiedo: ‘Ok, ho capito com’è la vita dei supereroi. Ma cosa combina quel tizio?’ Con Homecoming ho avuto l’occasione di giocare con quell’idea”. A quel “livello base” non troviamo solo il giovane Peter Parker e i suoi amici, bensì anche il cattivo del film: Adrian Toomes, detto l’Avvoltoio.

Oltre a non essere mai stato usato nei precedenti titoli (anche se negli anni diverse voci hanno collegato a quel ruolo John Malkovich e, incredibilmente, Larry David) e a offrire a Watts un’occasione per ritornare alle basi della storia (questo anzianotto cattivo con le ali è soltanto il secondo cattivo incontrato da Spidey), Toomes fornisce anche l’opportunità, come dice Watts, “di capire se si può prendere una persona normale e trasformarla in un cattivo”. Il lavoro “normale” di questo personaggio, come si vedrà, è ripulire il macello lasciato dai supereroi. Secondo quanto affermato da Eric Hauserman Carroll, uno dei produttori, facciamo la conoscenza di Toomes in quanto membro di una squadra che sta riparando New York dopo gli eventi di Avengers Assemble… che vede immediatamente la propria squadra di recupero artefatti alieni messa da parte per far spazio a una nuova organizzazione chiamata Damage Control (il nome viene da una mini-serie Marvel di fine anni ’80), subito dopo essersi indebitato pesantemente. “Si trova quindi in una situazione disperata. Lui e la sua squadra, aiutati da un personaggio chiamato il Riparatore (Michael Chernus), prendono uno dei furgoni carichi di artefatti e iniziano a rubare diverse tecnologie aliene — Chitauri, Elfi Oscuri, persino alcune cose di Stark — per poterle modificare e rivendere sul mercato nero”.

Questa idea piacque molto a Michael Keaton quando la Marvel gli propose di interpretare Toomes. “Guardiamo il cattivo da un punto di vista interessante”, dice lui. “Adrian Toomes sostiene un qualcosa di molto potente, cioè: ‘Ognuno ha preso ciò che voleva e ora ricopre una posizione di potere. Beh, io ho lavorato sodo per tutta la vita. Non mi spetta niente?’ Questo è stato un bel punto di partenza”. Anche dopo aver interpretato Batman e Birdman, dare vita all’Avvoltoio per farlo combattere contro un giovane teppistello che penzola da una ragnatela è stato spossante per il 65enne. “Cavolo, è dura tenere il ritmo di Thomas”, dice Keaton ridendo. “È pieno di energie”.

Spider-man homecoming, tom holland, jon watts, robert downey jr., avvoltoio, marvel studios, kevin feige, michael Keaton

È proprio vero. Il primo ottobre, Empire viene invitata al centro scolastico Franklin K. Lane, al confine tra il Queens e Brooklyn, per vedere Peter Parker che salta la scuola. Watts fa partire le riprese e Holland inizia a camminare in maniera disinvolta verso la recinzione, allontanandosi dall’entrata del campus, che rappresenterebbe il liceo Midtown. Si guarda furtivo alle spalle, poi fa un balzo con braccia e una gamba alzate. La gru lo solleva a mezz’aria, permettendogli di superare quelle punte (che fanno comunque paura, nonostante siano state rivestite con un’imbottitura di schiuma) e facendolo atterrare dall’altro lato, in un mucchio di scatole di cartone e materassini. Non è servito nessuno Spider-stuntman. Questa è l’ultima chicca che rende Homecoming diverso da tutti gli altri Spider-Man. Non solo Tom Holland è l’attore più giovane in assoluto a interpretare Peter Parker, ma è anche atletico di natura. A quanto dice Feige, “Tutto ciò che vedete è fatto da Tom in costume, o da Tom che fa il motion capture di quello che poi sarà Spider-Man in costume”.

Feige e il suo team hanno deciso fin da subito che Peter sarebbe rimasto al liceo il più possibile. “Abbiamo preso a esempio Harry Potter”, dice, “anche se Peter ovviamente non è giovane quanto Harry nel suo primo film. C’è sicuramente del potenziale nella sequenza di tre film che vedono il secondo, il terzo e l’ultimo anno”. Holland, invece, non ha certo fretta di diplomarsi. “È un sogno divenuto realtà”, afferma entusiasta. “È da quando sono piccolo che voglio essere Spider-Man. Dovete sapere che avevo anche le lenzuola di Spider-Man”. Descrive la prima volta che ha indossato la tuta costruita da Stark come “un momento magico” (anche se per andare in bagno serve un preavviso di 45 minuti) e confessa di fare il suono di uno spara-ragnatela — “Fsssewww! Fsssewww!” — da dietro alla maschera, ogni volta che Spidey fa fuoriuscire il suo fluido appiccicoso dai polsi.

Accenna misteriosamente anche a una sua idea che, se accolta, lo vedrebbe nei panni di Peter anche oltre questi quattro film già preventivati. “Peter Parker è un personaggio che (nei fumetti) vediamo passare dall’età di 15 anni all’età di 35, già adulto”, dice a Empire ad aprile a Los Angeles, negli studi della Sony Pictures a Culver City. “Insomma, ho pensato a come mi piacerebbe fare e ho proposto la mia idea, che è già stata portata in sede di discussione. Se si facesse sarebbe davvero una figata, perché significherebbe che potrò vestire i panni di Spider-Man per molto tempo”. Ultimamente abbiamo visto spesso Peter sui nostri schermi, ma Holland insiste che ci sono ancora molte opzioni per questo personaggio. “Arrivati alla fine del film”, ci assicura, “non saremo nemmeno a un terzo del percorso necessario a capire come funzionano i suoi poteri”. Holland ha dimostrato quanto vale. Jon Watts ha passato alla grande il suo provino. Ma Spider-Man deve ancora crescere parecchio.

Spider-man homecoming, tom holland, jon watts, robert downey jr., avvoltoio, marvel studios, kevin feige, michael Keaton

Leave a Reply

Your email address will not be published.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>