Ingorghi stradali

Baby driver, edgar wright, jamie foxx, ansel elgort, lily james, jon hamm, kevin spacey

Mix di motori e musica, Baby Driver – Il genio della fuga di Edgar Wright non rappresenta solo una deviazione per il regista: potrebbe essere la pellicola più originale del 2017

Testo Nick De Semlyen

Edgar Wright ha un serbatoio colmo di benzina. In mano ha un sacchetto mezzo pieno di frutta secca assortita. Fuori è buio pesto e lui indossa gli occhiali. Sono le 23 del 38esimo giorno della sua ultima produzione, e ogni cosa – compresa una Cadillac verde oliva piena zeppa di star del cinema – sembra suggerire l’idea che il regista sia pronto a fare come Jake ed Elwood Blues e a creare l’intesa perfetta. Ma c’è una piccola battuta d’arresto. Stringendo una tazza in polistirolo di caffè, il quarto della serata e Dio solo sa quanti nell’arco della giornata, Wright aggrotta le sopracciglia… ed emette un grugnito. Non allarmatevi. Il regista de La fine del mondo non è arrivato alla frutta. Non si tratta di un’overdose di caffeina, né dell’aver inalato fumi di scarico delle auto in dosi eccessive. Al contrario, sta cercando di figurarsi la prossima scena. A prima vista sembra abbastanza semplice.

All’interno della macchina, Jamie Foxx deve voltare la testa per guardare la co-protagonista Eiza González; ma ecco dove sta l’inghippo: il movimento della testa deve essere perfettamente sincronizzato con la canzone che alla fine accompagnerà la scena, il classico Motown del 1965 Nowhere to Run dei Martha & The Vandellas. Sul set è presente uno stereo portatile dalle cui casse pompano le note della canzone. E mentre ascolta con attenzione la voce piena di sentimento di Martha Reeves (Each night as I sleep/Into my heart you creep – Ogni notte mentre dormo/Tu avanzi strisciando nel mio cuore), Wright grugnisce seguendo il beat del brano, immaginando nella sua testa gli attimi che conducono a questo momento preciso. Finalmente ce l’ha. Tutti quanti vanno in posizione. E la Caddy fa rombare il suo motore.

Benvenuti in Baby Driver, un film che somiglia a nessun altro. La notte prima di iniziare le riprese ad Atlanta, Wright si è rivisto The Blues Brothers, il musical a base di inseguimenti in auto realizzato dal suo amico John Landis negli anni ‘80. Quella produzione si era presto trasformata in un vero incubo, andando talmente fuori controllo che le compravendite di cocaina venivano conteggiate nel budget per le riprese notturne. In Baby Driver, una rilettura molto personale da parte di Wright del genere musical con inseguimenti, gli unici barattoli che girano sono quelli della Coca Cola. Ma ci sono differenti sfide, non da meno l’idea mezza geniale di Wright di sincronizzare la maggior parte del suo film su questa criminalità al fulmicotone con musica preesistente. Un esperimento tremendamente ambizioso, ad alto tasso di energia – un balletto alla Bullit a suon di proiettili, che per poco non lo ha distrutto.

“Stasera mi sento abbastanza esausto,” ammette Wright, al quale toccherà lavorare fino alle 4 di notte prima di potersi prendere il suo primo giorno di vacanza dopo sei settimane. “Ci sono alcune scene che non hanno canzoni. Ma la maggior parte sì, e questo può mandarti completamente fuori di testa. Capitano ogni tanto quei momenti in cui ti chiedi: Cosa stiamo facendo?” e la risposta è: realizzare il film che aveva in mente da vent’anni. Tornando indietro nel 2009, mentre si trovava a Toronto per girare Scott Pilgrim vs. The World, Wright si era lasciato sfuggire con Empire di avere in cantiere un progetto dal titolo Baby Driver, un film d’azione in puro stile americano. Infatti la prima vaga idea gli era venuta nel 1995, all’epoca in cui viveva nel quartiere Wood Green di Londra, in una casa che alla fine sarebbe stata utilizzata come location nella serie tv Spaced.

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Non un reboot, un sequel o un film con Simon Pegg nel cast: in realtà Baby Driver si è rivelato un esperimento complesso. Presenta un eroe sbarbatello, Baby, che soffre di una parziale sordità causata da un incidente d’auto avvenuto quand’era un bambino. E nonostante i numerosi momenti divertenti, è il primo film di Wright a non essere una commedia. Il tono era talmente particolare che persino la Universal, che aveva distribuito tutti i film di Wright a partire da L’alba dei morti dementi, si era tirata indietro. “È stata veramente dura,” dice la produttrice Nina Park riferendosi al processo per concludere l’accordo. “È molto difficile oggi ottenere un budget consistente per un’idea originale”. (Nonostante il titolo non sia del tutto originale, visto che si ispira a una canzone di Simon & Garfunkel che a sua volta ha ispirato uno sketch dei Muppet Show riguardante, guarda un po’, proprio un autista ragazzino).

Fortunatamente la Tristar Pictures e la Media Rights Capital si sono fatte avanti per finanziare il film, accettando le tre regole poste da Wright: la musica non poteva essere cambiata; neppure il titolo poteva essere cambiato; inoltre doveva essere classificato R-rated nel territorio statunitense, ossia vietato ai minori di 17 anni non accompagnati da un adulto. “La maggior parte dei film d’azione che escono oggi sono saldamente PG-13 (divieto ai minori di 13 anni non accompagnati),” dichiara Wright. “Volevo qualcosa di più audace, che riecheggiasse film come Point Break, The Getaway e i lavori di Walter Hill. Quando l’azione si scatena, ecco che inizia ad essere più frenetico e violento. Si crea un vero danno collaterale”.

All’arrivo di Empire, sul set di Baby Driver, veniamo accolti da una quantità di tatuaggi che non ne vedreste altrettanti neppure a una convention di Sons of Anarchy. L’eccezionale cast imbastito da Wright è stato ridotto a uno squallido gruppo di canaglie – un’organizzazione formata dai soliti sospetti capitanati da Doc (il vero Solito Sospetto Kevin Spacey). C’è poi la super coppia criminale Darling & Buddy, interpretati da Eiza González e Jon Hamm, che sfoggiano i tatuaggi coordinati HIS e HERS. Jon Bernthal, che interpreta Griff, il braccio armato della gang, ha le parole SAND e WICH tatuate sulle nocche. Jamie Foxx, nel ruolo del maniaco del gruppo Bats, esibisce un appariscente tatuaggio sul collo – uno sciame di pipistrelli vampiro – al quale fa da contrasto la sua giacca color rosso sangue e una collana dalla quale pende quello che sembra un dito d’oro. E in effetti si tratta esattamente di questo: il dito amputato di un nemico sconfitto, laccato in oro. “Si tratta di una specie di roba vudù, una tattica intimidatoria,” ride Foxx. “Interpreto il genere di persona che impari a detestare. Finirete per desiderare di veder bruciare questo figlio di puttana”.

Tutti questi attori hanno sviluppato una certa familiarità con la colonna sonora del film: una variopinta playlist meticolosamente selezionata e composta da trenta titoli, che spaziano dai classici virtuosi della chitarra (Brighton Rock dei Queen) al rap di New York (Know How di Young MC). “Abbiamo girato le scene in questo modo mille volte, per cui la musica è diventata un tormentone continuo,” dice Hamm. “L’altra notte avevamo una cover di Tequila [eseguita da The Button Down Brass]. Oh cavolo, quella è stata dura da gestire. E così pure i T-Rex. Sono cresciuto nel Midwest tra gli anni ‘70 e ‘80, per cui il mio amore per il rock classico va piuttosto in profondità”.

Nessuno è più in armonia con il ritmo del film di Baby in persona, interpretato da Ansel Elgort. L’attore ventiduenne è passato da Colpa delle stelle all’asfalto e alle macchine, aggiudicandosi il ruolo del giovane e incredibilmente talentuoso autista, afflitto da acufene e costretto ad ascoltare musica con gli auricolari quando guida per poter soffocare il continuo ronzio che ha in testa. Lui stesso musicista part-time che lavora come DJ con lo pseudonimo di Ansolo, al momento di incontrare Empire è ancora in stato di esaltazione per aver registrato un brano la notte prima insieme ai co-protagonisti Jamie Foxx e a Flea, il bassista dei Red Hot Chili Peppers, anche lui nel film. “Era una fottuta droga,” proclama estasiato Elgort. “Jamie s’è portato dietro un pezzo da novanta”. Il primissimo giorno delle riprese ha visto Elgort mettersi subito completamente in gioco: gli è stato chiesto di eseguire la scena più difficile dell’intero film, una complicatissima ripresa di due minuti e mezzo con un’articolata coreografia che cattura tutta l’euforia di Baby, mentre in parte cammina e in parte balla verso una caffetteria dopo aver messo a segno un colpo.

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“L’abbiamo girata 28 volte, e alla fine abbiamo scelto il ventunesimo take da inserire nel film. C’è una quantità imponente di dettagli racchiusa in quella ripresa. Era qualcosa che bisognava progressivamente costruire”. Elgort è entusiasta del risultato finale: “Ricorda molto La febbre del sabato sera. In quel momento ti rendi conto che Baby ha una vera dipendenza dalla velocità, e che la ama”. Anche Jamie Foxx dice la sua, con precisione concisa: “È come Cantando sotto la pioggia, cazzo”. Può sembrare un tour de force, ma del resto il film non si intitola A spasso con Baby. “Fin da subito, questo film si è basato sul realismo,” dice il regista della seconda unità, Darrin Prescott. “Volevamo eliminare gli effetti visivi. La maggior parte dei film di automobili girebbero uno stunt in un parcheggio o da qualche parte in un deserto. Noi invece vogliamo realizzarlo in un autentico viale o in una vera autostrada”.

Empire ha assistito alle riprese di una porzione della prima sequenza di fuga del film, con la Subaru che passa attraverso l’edificio della CNN ad Atlanta, inseguita a sirene spiegate da sei macchine della polizia. Il coordinatore degli stunt, Robert Nagle, si trova dentro il Biscuit a occuparsi della guida, mentre sotto di lui Elgort fa ruotare il volante e aziona la leva del cambio, in perfetta corrispondenza con i movimenti della macchina ed esibendo per tutto il tempo la sua migliore espressione da inseguimento. “Questa è la scena dove si sente Bellbottoms,” spiega Wright. “La stiamo girando nell’arco di dieci giorni, a piccoli passi; solo una ripresa verrà fatta con il green screen. La cosa più difficile è mantenere gli attori concentrati. Con Ansel ogni tanto ci serviamo di parole in codice per chiamare delle espressioni particolari. Se penso che non stia tirando fuori la giusta espressione da duro, gli dico ‘Autista uomo!’ Gli ho anche mostrato una foto di Malcolm McDowell in Arancia Meccanica, così posso dire Faccia di Kubrick!”

Girare delle scene d’azione con le automobili in maniera realistica – a suon di inversioni a U, incidenti, guidando sui muri, e un’incredibile manovra di testacoda chiamata ‘180 dentro, 180 fuori’ – è un lavoro estremamente difficile, che richiede molta perizia e tanto tempo. Farlo a tempo di musica è anche più impegnativo. La seconda unità di Baby Driver è arrivata, non si sa come, al sedicesimo giorno su quindici. E mentre la troupe si ingegna su come organizzare la prossima scena, le star a bordo della macchina escogitano dei modi per ingannare il tempo. Elgort si è messo a lavorare segretamente alla sua musica, ascoltandola dagli auricolari del suo personaggio. González va su Instagram, Foxx usa Snapchat. Per quanto riguarda Hamm, ammazza il tempo assecondando la sua improbabile ossessione. Candy Crush, ammette. “Ho iniziato a rimanerci sotto mentre ero in India a girare un film. Il mio unico punto a favore è di non aver mai speso un singolo centesimo”.

Lo stesso Wright, invece, non ha tempo di distrarsi con le app dell’iPhone. Come sempre, va in cerca di consigli dai suoi colleghi registi: George Miller gli ha suggerito di utilizzare una telecamera con controllo remoto chiamata The Edge di cui si è servito in Mad Max: Fury Road; Tarantino gli ha parlato della sua esperienza in Grindhouse – A prova di morte, consigliandogli un brano di Dave Edmunds (che alla fine non è stato inserito); il regista di Rush Ron Howard gli ha dato qualche dritta sugli pneumatici. Alla fine però il film realizzato da Wright è unicamente suo, pur essendo contemporaneamente diverso da qualsiasi cosa fatta da lui in precedenza: più intenso, meno ironico. “Volevo fare un film che fosse più maturo, che non sembrasse una furbata ammiccante,” dichiara. “È viscerale, più dark, più cinico. Le persone ne sono rimaste sorprese, in modo positivo. Il materiale presente è universale: inseguimenti in macchina, sparatorie, musica e bellissime ragazze. Ma è la combinazione di questi elementi ad essere fresca e nuova. Mettiamola così: solo un film del 2017 incentrato sulle auto contiene una sparatoria che coinvolge Paul Williams, il cantautore 76enne di una ballata dei Muppets, e ogni singolo proiettile sparato va a tempo con un esteso assolo di batteria. E non è Fast and Furious 8.

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