Ultimate High

Con Air, nicolas cage, john malkovich, john cusack, simon west, jerry bruckheimer, steve buscemi

Venti estati fa il produttore Jerry Bruckheimer lanciava un film d’azione talmente folle e fuori da ogni parametro che il suo stesso sceneggiatore pensava che sarebbe stato accolto come una totale presa in giro. Eppure, la stessa realizzazione di quel film, Con Air, non fu da meno in termini di pazzia…

Testo Alex Godfrey

Solo pochi giorni dopo essersi aggiudicato l’Oscar come miglior attore per avere interpretato un alcolista con tendenze suicide nel drammone da 3,5 milioni di dollari di Mike Figgis, Via da Las Vegas, Nicolas Cage era in prigione. Con lui c’erano il produttore Jerry Bruckheimer, il regista Simon West e lo sceneggiatore Scott Rosenberg, e stavano visitando Folsom, un carcere di massima sicurezza nella contea di Sacramento, in California. Stavano facendo una ricerca per la realizzazione di un nuovo blockbuster da 70 milioni di dollari. Dopo aver firmato una deroga nel caso fossero stati presi in ostaggio (per assicurarsi che, qualora un prigioniero li avesse feriti o uccisi, le loro famiglie non avrebbero fatto causa), entrarono nel cortile. Era piuttosto affollato: c’erano 2mila carcerati. “Un po’ alla volta hanno iniziato a riconoscere Nic,” racconta Rosenberg. “E gruppi sempre più grandi cominciarono a raccogliersi intorno facendo domande. Uno voleva fare un film con lui. Un tipo si avvicinò a Nic e disse: ‘Porca vacca, sei proprio tu’. E Nic rispose: ‘Sì, sono io’ e allora il tipo disse: ‘Esatto! Sei tu! Jerry Seinfeld’”.

Cage ne fu entusiasta. Ma con l’aumentare dei detenuti che si avvicinavano, il gruppo di Hollywood cominciò a provare ansia. “Sentivamo che la situazione stava piano piano andando fuori controllo,” ricorda Rosenberg. E d’improvviso, di là dal cortile, ci fu un accoltellamento. Le guardie afferrarono i cineasti e li spinsero via. Velocemente. “Posso dirlo adesso – ricorda Bruckheimer – mi sentivo bene, ma lo dico perché ora sono fuori da quel posto. Ero nervoso”. Per dirla usando una battuta presa dal film stesso: benvenuti a Con Air. La trama, seppur semplice (Prigionieri su un aereo!), rappresenta il culmine del cinema d’azione ad alto tasso di eccessi di fine anni ‘90, un film esagerato che se ne frega della logica, deciso solo ad amplificare qualsiasi cosa fino all’esplosione dell’amplificatore. Un blockbuster di Bruckheimer diretto da un inglese che non aveva mai diretto un film, e con un cast di attori indipendenti che non avevano niente a che fare con una produzione del genere; con queste basi già si poteva benissimo godere della sua assurdità. Ma come la gita a Folsom lascia intuire, i momenti in assoluto più folli sono avvenuti fuori dal film.

È ironico che per essere un film così distante dalla realtà, Con Air affondi invece i piedi nei fatti reali. Nell’agosto 1993 Eric Malnic, cronista del Los Angeles Times, venne a conoscenza dell’esistenza della Air Operations Division, una divisione della US Marshals Service, adibita al trasporto in volo di prigionieri a bordo di Boeing 727 per trasferimenti, esami medici e apparizioni in tribunale. Così Manlic scrisse l’articolo ‘Quando i galeotti volano, si servono sempre di Con Air’. Una guardia gli raccontò che ovviamente i detenuti speravano di usare questo servizio per scappare, ma aggiunse anche che non c’erano mai stati tentativi di fuga che avessero avuto successo: “Se mordono o sputano, gli mettiamo una calzamaglia in testa”.

Donald De Line, divenuto poi presidente della divisione Disney Touchstone Pictures, pensò che ne sarebbe potuto venire fuori un buon film, e Todd Garner, in seguito vice presidente di produzione, si mise alla ricerca di uno sceneggiatore. La scelta ricadde su Rosenberg, la cui sceneggiatura di Cosa fare a Denver quando sei morto, un dramma contorto focalizzato sui personaggi e ispirato dalla morte di suo padre, stava facendo un certo clamore, e questo convinse Garner ad assumerlo per Con Air nel 1994. Lo scrittore trascorse tre allegre giornate in volo con alcuni detenuti, dopodiché scrisse una prima bozza.

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La forza motrice della storia era Cameron Poe, un ex delinquente a un passo dalla libertà che desiderava solamente tornare a casa da sua figlia, ma malauguratamente si trovava, come dice Rosenberg: “Sul volo sbagliato in compagnia dei peggiori individui possibili”. La Touchstone consegnò poi la sceneggiatura a Bruckheimer perché producesse il film: “Ho pensato fosse un’idea fantastica, doveva solo essere un po’ più realizzata sulla pagina. E ci siamo messi al lavoro”. Sul set di The Rock di Michael Bay, Bruckheimer diede la sceneggiatura a Cage, che la adorò. Bruckheimer amava reclutare registi che avevano lavorato nel mondo della pubblicità, grazie alle loro grandi idee e abilità visive, come Tony Scott per Top Gun e il regista di Flashdance, Adrian Lyne. Lo stesso Bruckheimer aveva iniziato la carriera producendo annunci pubblicitari.

Nel frattempo, Simon West era entrato nel radar di Bruckheimer. Anch’egli inglese, in quel periodo stava facendo la gavetta dirigendo dei video musicali – compreso Never Give You Up, di Rick Astley – e spot pubblicitari. E funzionò. Colpito dal suo lavoro, Bruckheimer convocò West per un incontro e gli consegnò Con Air; West lo amò subito. Accettò il lavoro e si mise immediatamente al lavoro insieme a Rosenberg per mettere più carne al fuoco nella sceneggiatura. Il casting di Con Air è stato follia pura. Rosenberg era amico di Buscemi e per lui creò il serial killer Garland Greene. Ciononostante la sceneggiatura finì in qualche modo in giro, per cui un giorno Rosenberg ricevette un pacco per posta. “Appena lo aprii, vi trovai il braccio di una bambola coperto di sangue accompagnato da un biglietto con scritto: ‘Io sono Garland Greene’. Era di Denis Leary. Voleva a tutti i costi quella parte”. Ma Rosenberg non avrebbe cambiato idea.

Per la parte di Vince Larkin, l’agente della U.S. Marshals, volevano John Cusack, al quale importava poco del copione ma pensava che entrare nel cast di un grosso blockbuster avrebbe contribuito ad accrescere la sua immagine nell’industria cinematografica. Inoltre il compenso era sostanzioso. Cusack aveva solo una richiesta. Voleva portare qualcosa di sé nel personaggio di Larkin, racconta Rosenberg, e insistette per poter indossare scarpe un po’ particolari. “Si era messo in testa di voler dare vita al primo eroe dei film d’azione che indossasse sandali Birkenstock. Diceva: ‘Charlton Heston portava i sandali e spaccava tutto. Lo voglio fare anch’io’. Quindi Larkin indossa i sandali”. L’ultima parte ad essere assegnata fu quella del super cattivo del film, l’intelligentissimo Cyrus The Virus Grissom. Bruckheimer aveva chiesto a Bruce Willis, ma quello finì per rifiutare. John Malkovich fu la seconda scelta, ma Bruckheimer chiese a West di fare il provino a una sfilza di grandi nomi.

Cage arrivò, pronto per cominciare. Ispirato dalle parole di Rosenberg, che gli aveva parlato di Poe come di uno della stessa pasta di Ronnie Van Zant e Gregg Allman, si presentò con una bella barba fitta. “Non possiamo tenerlo con questo aspetto,” fu il commento di Bruckheimer. “Il pensiero di Jerry era: ‘Non paghi 20 milioni di dollari uno e poi gli copri la faccia,” dice Rosenberg, al quale la barba piaceva moltissimo, ma poiché Bruckheimer la vedeva come un suo errore, toccò lui a dire a Cage di radersi. Affranto, Cage acconsentì; e dopo che la responsabile del make up lo ebbe rasato, la sua faccia crollò in una smorfia di delusione. “Ho perso Cameron Poe – disse Rosenberg – ho potuto vederlo abbandonare il personaggio. Per lui la barba era un elemento essenziale. Per un momento sembrò completamente smarrito. Ma è riuscito a riportare Poe indietro”.

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Le riprese iniziarono l’1 luglio 1996, con l’International Airport di Salt Lake City trasformato nella base della Con Air. Cage era pienamente concentrato nella parte e totalmente preparato; di rado andava oltre i tre take per girare una scena. Dall’altra parte Malkovich, secondo le parole di Rosenberg: “sembrava non avesse letto il copione”, e si limitava a chiedere ogni volta al regista cosa desiderava che facesse prima di lanciarsi in esilaranti improvvisazioni disseminate di parolacce. Cusack, nonostante se la cavasse meravigliosamente, non nascondeva il suo disprezzo per il film. Per Rosenberg era sconfortante: “Era davvero un peccato. Pensava di starsi svendendo”. Poi arrivò la follia. Per otto settimane, durante le riprese dell’assedio al campo d’aviazione di Lerner, vissero tutti e lavorarono a Wendover, una striscia lunga 3 chilometri in mezzo al nulla al confine tra il Nevada e lo Utah, scelta da West perché gli ricordava il paesaggio lunare. I 400 energumeni che costituivano cast e troupe contavano tra le loro fila solo due donne. Alcuni membri del cast in ruoli di supporto erano stati dentro, e così pure qualche elemento della troupe. E faceva veramente caldo: a volte la temperatura toccava picchi di 50 gradi.

“Puoi immaginare, si è scatenata una vera e propria tempesta di machismo là fuori nel deserto – dice West – la pazzia si è un po’ impossessata di ciascuno. Hanno costruito un dojo, in modo che all’ora di pranzo potessero combattere e fare la lotta tra di loro; era diventata un po’ una prigione. Stavano tutti a torso nudo per il gran caldo, e ognuno metteva in mostra i propri muscoli. C’era una gran competizione su chi fosse in grado di fare più flessioni e trazioni alla sbarra”. In un’intervista su podcast dell’anno scorso, Ty Granderson Jones, che interpreta il detenuto Blade, ha raccontato che c’erano spesso delle risse, e che lui stesso aveva preso a pugni due tizi che volevano creargli dei problemi. Danny Trejo, che interpretava Johnny 23 e aveva trascorso davvero degli anni nel sistema penitenziario, aveva dichiarato che si trattò della più imponente dimostrazione di testosterone che avesse mai visto. Il caos proseguì quando la produzione si spostò a Las Vegas per girare il climax finale.

Inizialmente l’idea di West per il gran finale era di far schiantare l’aereo contro il vulcano finto del casinò Mirage, che manco a farlo apposta avrebbe eruttato in quel preciso istante; e mentre l’aereo affondava nel lago, ci sarebbe stata la lotta subacquea tra Poe e Cyrus. Ma questa idea finì k.o. quando il proprietario del Mirage, Steve Wynn, lesse la sceneggiatura. Wynn voleva spostare il Mirage fuori da Las Vegas, lontano dalla sua reputazione di città del peccato, così da diventare una meta d’attrazione per le famiglie; e non voleva che il suo hotel-casinò venisse associato a un film con bollino ‘restricted’ per minori non accompagnati. Quindi West era senza location. Tuttavia il regista aveva recentemente letto sul Los Angeles Times che il casinò Sands stava chiudendo i battenti, e che era in programma la sua demolizione. Perciò chiese ai responsabili di rinviare la demolizione finché non fossero arrivati loro, e quelli acconsentirono. Sebbene la prima parte dello schianto, quella con l’aereo che scende e intanto provoca una carneficina, fosse stata realizzata con i modellini, il resto era tutto vero: hanno realmente scatenato l’inferno e distrutto tutto. E dopo aver girato un ulteriore finale con le motociclette e un’autopompa, le riprese potevano dirsi concluse.

La prima proiezione di prova ebbe luogo in Arizona. “Stava andando tutto bene – ricorda Todd Garner, – finché non è arrivata la scena di Garland Greene con la bambina, l’omaggio di Rosenberg a Frankenstein”. La versione originale di quella sequenza, in cui Garland incontra una bambina in un campo di roulotte, era molto più lunga, e la tensione “lancinante”, dice West. Sempre secondo il racconto di Garner: “Dopo un minuto e mezzo di quella scena, una donna si è alzata e rivolta a noi ha detto: ‘Ragazzi, perché ci state facendo questo?’ e se n’è andata. Michael Eisner [il precedente CEO della Disney] guardò me e Joe Roth [ex presidente Disney] e disse: ‘Questa la tagliamo, ok?’ E noi rispondemmo: ‘Oh sì, assolutamente’”. Era davvero troppo intensa. “Sì, i capi non erano contenti – ride Rosenberg – doveva essere un film di intrattenimento e popcorn, non un film di Cronenberg”. La premiere di Con Air fu fissata, in modo molto appropriato, all’Hard Rock Hotel & Casino di Las Vegas, dove l’aereo si schianta durante la sua discesa finale. Con Air incassò 224 milioni di dollari in tutto il mondo.

Per Bruckheimer si trattò solo di ‘una cosa spassosa’. Nondimeno, dice di sentirsi profondamente rincuorato tutte le volte che legge di quanto la gente sia affezionata a questo film. Rosenberg intanto è soddisfatto anche di quelli che disprezzano il film. In un’intervista del 2012, al regista di Sideways e di Election, Alexander Payne, fu chiesto se i film lo facessero mai arrabbiare, e immediatamente quello citò Con Air, definendolo “completamente immorale”. Rosenberg ride di cuore: “Lo considero davvero all’altezza di un complimento. È vero, abbiamo superato il limite! Abbiamo fatto un film che è riuscito a fregare la sorveglianza”. Una dichiarazione semplice, gioiosa e impertinente. Proprio come è Con Air.

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