Parola di King

stephen king, la torre nera, matthew mcconaughey, idris elba, l'uomo in nero

La grande opera di Stephen King La Torre Nera, apparentemente impossibile da portare sullo schermo, è finalmente approdata al cinema. Il maestro del terrore in persona ci spiega come..

Testo Chris Hewitt

Hollywood si occupa di Stephen King da sempre, quasi da quando Stephen King è diventato “Stephen King”. Dal momento in cui il grande scrittore horror americano irruppe sulla scena a metà degli anni ‘70, studi cinematografici e registi importanti come Kubrick, Carpenter, De Palma, Cronenberg e Romero si sono messi in fila per portare le sue opere sugli schermi. Perfino i suoi romanzi più impegnativi, come L’ombra dello Scorpione e It, sono diventati miniserie televisive, mentre Hollywood ha opzionato praticamente ogni parola scritta su carta da King. Mettiamola così: se questo articolo fosse stato scritto da lui, adesso ci sarebbe probabilmente già qualcuno degli studios a prenderne nota. Ma un’importante opera di King è rimasta finora vistosamente esclusa da ogni tipo di adattamento filmico.

“L’uomo in nero fuggì nel deserto e il pistolero lo seguì”. Con queste parole inizia L’ultimo cavaliere del 1982, il primo romanzo di una serie che insieme forma la saga de La Torre Nera. È un lavoro di un’ampiezza, profondità e ambizione impressionanti, che si dipana lungo svariati secoli e attraverso molteplici mondi. Tratta temi quali l’ossessione, il senso di colpa, l’atto della creazione, ci mostra l’occhio spietato e privo di emozioni del destino, conosciuto come ka, spesso rappresentato da una ruota che gira continuamente in una marcia senza fine.

La versione breve della storia? Tratta principalmente del famoso pistolero, Roland Deschain, e della sua eroica banda di seguaci, i ka-tet, nella loro missione per trovare e proteggere la Torre Nera, il fulcro di tutta l’esistenza, dalle forze del male determinate a distruggerla. Da qualsiasi parte la si guardi, La Torre Nera è il coronamento della carriera di King. “È quello che ha richiesto più tempo, più sforzo e la maggiore quantità di energia creativa”, spiega l’autore, parlando a Empire in un’intervista in esclusiva mondiale dalla sua casa a Bangor, nel Maine. “Non è che un giorno ti metti a sedere e pensi: ‘bene, penso che scriverò un opus magnum’. Ma mi sono detto: ‘questo potrebbe diventare davvero lungo ed entusiasmante e voglio provarci’. E guarda cos’è successo”.

Quello che è successo è che King ha scritto qualcosa di così ambizioso, audace, incredibilmente assurdo e creativamente complesso che sembrava impossibile da trasporre su schermo. E lo stesso King sembrava contento così. “Non mi è mai apparso verosimile che qualcuno potesse venire da me per tirarne fuori un film – ammette – certo, qualche parola buttata lì di tanto in tanto, persone che parlavano della possibilità in senso astratto. In ogni caso, non ho mai preso quei discorsi seriamente”. Ma in un mondo post Signore degli Anelli, la parola unfilmable deve essere sembrata un retaggio del passato, come lasciare le porte aperte di notte o votare nel Regno Unito per i Liberal Democratici.

E con la saga completata nel 2004 (eccezion fatta per un prequel, La Leggenda del Vento, pubblicato nel 2012), quella di filmare La Torre Nera è diventata una sfida verosimile. “Ogni studio cinematografico è alla costante ricerca di un progetto da cui poter sviluppare non un singolo film, ma una serie di pellicole – aggiunge King – e i tizi creativi qui potevano dire: ‘abbiamo qualcosa di veramente nuovo che unisce il western al fantasy, andiamo là fuori e vediamo se riusciamo a farlo diventare realtà’ e alla fine qualcuno c’è riuscito”. Il risultato è La Torre Nera, che vede McConaughey in fuga attraverso il deserto e Idris Elba dietro di lui. Ma prima, facciamo girare la ruota ancora una volta…

J.J. Abrams è stato il primo a cercare di ‘scalare la torre’ quando nel 2007 Damon Lindelof e Carlton Cuse, suoi sodali in Lost, hanno ottenuto da King i diritti della saga. Dopo aver lottato con l’idea di una trilogia (“ha bisogno di spazio per svilupparsi” concorda King) per tre anni, l’opzione sui diritti è scaduta e Abrams è passato ad altro. Risvegliare la Forza? Un gioco da ragazzi. Adattare più di 4mila pagine di Stephen King? Mica tanto. Nel 2010 entrano in scena Ron Howard e Akiva Goldsman con l’intenzione di dirigere, produrre e scrivere l’impresa, forti dell’appoggio di Universal, di un budget importante e di un piano così astuto che potrebbe vincere una gara di indovinelli con un treno assassino computerizzato (una scena che esiste realmente nel terzo libro della Torre Nera, Terre desolate). La loro versione comprende tre lungometraggi intervallati da due serie televisive, con Javier Bardem nei panni di Roland. “L’idea mi piaceva – dice King – a tutti piaceva. Poi Bardem si è infortunato alla schiena, in quel periodo. La sua partecipazione è diventata in ogni caso improbabile”.

stephen king, la torre nera, matthew mcconaughey, idris elba, l'uomo in nero

Con Bardem fuori dai giochi, la Universal ha tergiversato nel 2011 e La Torre Nera è di nuovo piombata nel limbo. Ma non è morta. “Un paio di anni fa ho iniziato a pensare che sarebbe accaduto davvero – dice King – Modi [Wiczyk, co-CEO di MRC] è arrivato e ha da subito mostrato un genuino interesse. Hanno iniziato a investire soldi veri”. Con Sony Pictures a bordo, questa nuova versione ha preso slancio velocemente. Ma, con Howard orientato a rimanere coinvolto nel progetto esclusivamente nel ruolo di produttore, serviva un regista, e alla svelta. “Sono un lettore appassionato di Stephen King fin da quando ero adolescente in Danimarca”, spiega Nikolaj Arcel, il cui lavoro più importante prima di questo è stato scrivere la sceneggiatura della versione svedese di Uomini che odiano le Donne. “So quanto è vasta questa storia. Scorre nelle mie vene”.

A UNA PRIMA OCCHIATA, La Torre Nera sembra un adattamento diretto de L’ultimo Cavaliere, dove la sete di vendetta di Roland contro l’uomo in nero Walter Padick (con il suo bagaglio standard da uomo in nero: omicidio, rapina, questo genere di cose), si complica con l’apparizione di Jake Chambers (Tom Taylor), un giovane telepatico arrivato a Mid-World dalla New York dei giorni nostri. A un certo punto, L’ultimo Cavaliere era anche diventato il sottotitolo ufficiale della pellicola. E, peraltro, inizia con la frase: “L’uomo in nero fuggì nel deserto e il pistolero lo seguì”.

Ma quando Arcel, insieme al suo writing partner Anders Thomas Jensen, si è messo a lavorare alla versione esistente di Akiva Goldsman, ha dovuto affrontare un inaspettato ostacolo. L’ultimo Cavaliere è alquanto ostico. È un romanzo denso e un po’ visionario, ispirato al poema epico di Robert Browning Childe Roland alla Torre Nera giunse. Ha ovviamente i suoi momenti tetri alla King, ma per il resto è l’equivalente letterario della prima stagione di Parks and Recreation, quella dove devi faticare parecchio per trovare cose davvero eccellenti.

“È come un lungo poema – dice Arcel – gran parte di esso è piuttosto accessibile. Ma, conoscendo la saga nella sua interezza, non puoi semplicemente prendere il mood del primo libro e portarlo sullo schermo”. La soluzione, alla fine, era già nella sceneggiatura di Goldsman. “Apprezzo moltissimo la scrittura di Akiva Goldsman – chiosa King – mi ha detto: ‘Perché non iniziamo in medias res, proprio dal centro narrativo della storia?’ L’idea di Akiva e di Nik era del tipo ‘forse è la seconda volta per Roland Deschain…’”

Attenzione agli inevitabili spoiler che seguono da qui in avanti. Alla fine dell’ultimo libro, Roland trova la Torre Nera ma paga un prezzo molto alto: i ka-tet si dividono e lui finisce di nuovo all’inizio della sua avventura. Questa volta, però, ha con sé il Corno di Eld, un artefatto che predice quando le cose potrebbero andare diversamente. La Torre Nera inizia effettivamente con Roland in possesso del Corno, il che suggerisce che tutto quello che viene prima possa essere un prologo, e che la storia potrebbe evolvere in modi sorprendenti. “Siamo riusciti a fare uno pseudo-sequel dei libri – dice Arcel – l’ultimo racconto della storia, un ultimo giro della ruota”.

NEI ROMANZI Roland ha una personalità multiforme – taciturno, spesso sgradevole, ossessivo – e, quando si tratta di fare davvero il pistolero, è un mix fantastico tra I Cavalieri della Tavola Rotonda e il Clint Eastwood de L’Uomo Senza Nome. È probabilmente quest’ultimo paragone che ha indotto diversi artisti (compreso il personaggio di Thomas Jane nella sequenza iniziale di The Mist, diretto dall’amico di King, Frank Darabont) a descrivere nel corso degli anni Roland come una figura eastwoodiana. “Nei libri non è mai scritto esplicitamente che Roland sia una persona caucasica – sottolinea King – è stato dato per scontato che fosse un uomo bianco”.

stephen king, la torre nera, matthew mcconaughey, idris elba, l'uomo in nero

Di certo, Arcel non aveva questo tipo di preconcetti, e quando gli è stata presentata una lista di possibili candidati per il personaggio di Roland, il nome di Elba è spiccato più di altri. “È cool, un duro e con la faccia giusta – ha detto – perché discuterne? C’è stato qualche idiota che se n’è uscito con ‘ma Roland non era bianco?’ ma la maggior parte delle persone ha capito al volo”. Elba ammette che, sì, “ci sono state un po’ di polemiche” ma preferisce concentrarsi sugli aspetti positivi del suo casting. “Le cose vanno avanti in meglio – dice – non credo che avrei avuto la possibilità di avere un ruolo del genere cinque anni fa, per varie ragioni. Ma penso che lo scenario sia cambiato”.

Tuttavia, Elba non ha accettato di interpretare La Torre Nera per affermare un giudizio politico. In realtà è stato il personaggio che gli ha fatto prendere in mano la sei colpi. “Roland non è un uomo emotivo – spiega Elba – è uno di poche parole. È tormentato. Si ritrova dalla parte del bene che lotta contro il male, ma non ha paura di essere anche lui un po’ malvagio”. E non ha accettato nemmeno in quanto fan della saga. Non aveva letto nemmeno uno dei libri. E non l’ha fatto nemmeno adesso. “Di sicuro ci ho provato – ride – ho letto per sommi capi il primo, mentre giravamo. Sto continuando con il resto”. Non se ne dolga più di tanto. Nemmeno l’uomo in nero li ha letti.

“Dove sei Walter? Dove?” Matthew McConaughey sta cercando Walter. Non letteralmente – sta piuttosto guardando sul suo iPhone il nome di una canzone che gli serviva per entrare nella mente contorta di Walter Padick. “Dove sei, dove?” continua a ripetere McConaughey nel suo classico tono di voce. “Ah eccola qui! Them Shoes, di Patrick Sweany. Ha un’atmosfera molto ‘alla Walter’”. Le parole – La mia mente è piena di fantasmi/ Sono più delle mie storie d’amore finite male – potrebbero non evocare immediatamente il Diavolo, ma Walter è esattamente così: l’uomo in nero, lo stregone dall’abile parlantina che trama per abbattere la Torre Nera, è Satana visto attraverso gli occhi di Stephen King. “Si sposa a meraviglia con quello che sentivo” dice McConaughey. “Sai, ci sono un sacco di modi per essere squisitamente diabolici. Anche se non aveva mai nemmeno sentito parlare de La Torre Nera, era tentato di mandare una email a Stephen King per farsi dare un motivo per dedicarsi a un cattivo totale come questo (le uniche volte in cui ha indossato panni di personaggi altrettanto malvagi sono state in Non aprite quella Porta IV del 1994 e Killer Joe del 2011). “Ho detto: ‘Dammi una battuta da cui posso partire per raffigurare Walter’ – ricorda McConaughey – mi ha risposto dicendo: ‘Ha un sorriso sulla faccia e il mondo in pugno’. Io ho ribattuto: ‘Fantastico. Sono dentro’”.

King, che ci tiene a chiarire di aver avuto diritto di veto come parte dell’accordo per produrre il film (prima volta, incredibilmente), non ha avuto esitazioni. “Per me era perfetto per Walter, esattamente come me lo sono sempre immaginato – dice – è magro, intenso, ha i capelli neri come le ali di un corvo, ha quegli occhi di fuoco. Quando le persone si ritraggono impaurite, capisci perché”. E in un momento storico in cui molti dei cattivi portati sul grande schermo possono essere interpretati come un commento a un certo qualcuno seduto alla Casa Bianca, Walter è un villain con una personalità del tutto indipendente. “È un sollievo avere un cattivo che non somiglia a Trump” ride King, che è stato bloccato su Twitter dal Presidente degli Stati Uniti d’America pochi giorni dopo la nostra chiacchierata. “Non riesco a immaginare Walter che si mette a twittare alle 3 del mattino”.

Hollywood si occupa di Stephen King da parecchio tempo, ma questo non significa che sia sempre andato tutto a gonfie vele. Per un Le ali della libertà o Shining, ci sono dozzine di tentativi sbagliati, come The Mangler – La macchina infernale o Cell. I lettori appassionati a volte non diventano anche spettatori appassionati e l’ultima fatica di Arcel non ha certezze in questo senso. “È un progetto rischioso – ammette King – non ha alle spalle una collana di fumetti. Cosa si prova? Vuoi saperlo? Paura. Ma sono contento di quello che abbiamo realizzato”.

I piani per La Torre Nera sono così ambiziosi che Arcel si è già messo al lavoro sulla serie tv che sarà quasi sicuramente basata sul quarto libro, La Sfera del Buio, la storia di un giovane Roland (è comunque previsto che Elba faccia la sua apparizione qui e là). Ma King ammette che ha progettato La Torre Nera per funzionare anche come una tantum, per ogni evenienza. “Il pubblico potrà guardarlo e non pensare necessariamente che debba avere un seguito – dice – ma c’è in qualunque modo la sensazione che alla fine del film la saga possa andare avanti”.

Per nuovi, ulteriori sviluppi, King & Co. hanno comunque diverse frecce nel loro arco. C’è l’arrivo del resto del ka-tet di Roland – l’ex tossico Eddie Dean (un ruolo per cui Aaron Paul ha pubblicamente espresso interesse), la sua futura moglie Susannah e una creatura simile a un cane di nome Oy – che lo accompagnano nella sue peripezie. Ci sono scenari incredibili, creature killer dall’aspetto di crostacei marini, citazioni inedite da Harry Potter e anche un giovane Stephen King in persona. “È solo una questione di capire chi mi interpreterà, dato che sono tremendamente bello” scherza King. “Tom Cruise è troppo vecchio per interpretare il giovane Steve King”. Dipende tutto da quanto veloce riesca a girare quella maledetta ruota…

stephen king, la torre nera, matthew mcconaughey, idris elba, l'uomo in nero

Leave a Reply

Your email address will not be published.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>