Monolith: intervista esclusiva al regista Ivan Silvestrini

Un misterioso e adrenalinico thriller sui generis, una produzione italiana interamente girata negli Stati Uniti che mescola tensione, fantascienza, horror e azione in un mix vincente. Si tratta di Monolith, film realizzato da Sky Vision Distribution che approda oggi nei cinema italiani dopo essere stato distribuito in 17 paesi nel mondo e aver dato vita anche a una fortunata graphic novel, già sold-out. Abbiamo intervistato in esclusiva il regista Ivan Silvestrini.

Diciamocelo pure: Monolith è un film assolutamente atipico per il panorama italiano.

Talmente atipico che infatti non l’abbiamo nemmeno girato in Italia. È la storia di una madre che guida la Monolith, ovvero la macchina più sicura al mondo, un SUV impenetrabile e indistruttibile, a prova di qualsiasi pericolo. Almeno fino a quando la nostra la nostra protagonista, a causa di un momento di disattenzione, si ritrova bloccata nel deserto, chiusa fuori dall’auto blindata, con il figlio di due anni e mezzo prigioniero all’interno, dentro al suo seggiolino. Scatta così  una vera e propria corsa contro il tempo: durante la notte, per salvarsi dalle insidie del deserto, e poi, con l’arrivo del giorno, tutto diventa ancora più folle e frenetico a causa delle temperature e della scarsa autonomia rimasta al bambino intrappolato nell’abitacolo.

Parlaci della Monolith, auto “indistruttibile” per la quale avete utilizzato una Ford Explorer Interceptor…

Il concept della Monolith è stato elaborato da Lorenzo Ceccotti che è anche disegnatore del fumetto. Per la realizzazione dell’automobile fisica siamo partiti dal corpo di una Ford Explorer, un veicolo in Italia relativamente sconosciuto, ma che in America per molto tempo è stato utilizzato per le auto della polizia. A suggerirci questo modello è stata la Cinema Vehicles di Ray Claridge, uno dei più famosi costruttori di veicoli da cinema degli Stati Uniti: sono loro ad aver creato, giusto per fare due esempi, la leggendaria macchina di Robocop e l’iconica moto di Terminator 2. Inoltre di recente hanno fornito tutti gli autoveicoli della trilogia di Divergent.

A livello produttivo, come è cominciata quest’avventura negli Stati Uniti?

È iniziato tutto prima che la graphic novel fosse realizzata. Lorenzo Ceccotti ha cominciato infatti a disegnarla soltanto dopo il viaggio in America. Siamo partiti dal soggetto di Roberto Recchioni e lo abbiamo sviluppato in una sceneggiatura. Con questo script io e un piccolo team – Ceccotti e due dei produttori, Davide Luchetti e Claudio Falconi, mentre un terzo, Lorenzo Foschi, è rimasto in Italia – ci siamo recati a Los Angeles per avviare la fase di pre-produzione, vale a dire il casting, la realizzazione del veicolo e così via.

A proposito di casting, come siete arrivati alla scelta di Katrina Bowden, che interpreta il ruolo di Sandra, la madre protagonista del film?

Quando abbiamo cominciato il casting, che si è dipanato tra Los Angeles, New York e Londra, avevamo bene in testa che tipo di personaggio volessimo costruire attorno a Sandra: volevamo una figura capace di evolversi, un personaggio che all’inizio del film magari non ci stesse particolarmente simpatico, ma che poi, con il progredire degli eventi, fosse in grado di tirare fuori determinate caratteristiche, una dolcezza materna e una forza d’animo con le quali potessimo empatizzare. Quando abbiamo visto, tra i tanti, il videoprovino di Katrina, abbiamo capito subito che era l’attrice che faceva al caso nostro, così l’abbiamo scelta e incontrata nello Utah, dove poi abbiamo cominciato a girare.

Quali sono le sfide più difficili che avete dovuto affrontare a livello di produzione?

Una delle maggiori difficoltà è stata combinare un intricato mosaico di scene filmate a distanza di tempo e in luoghi completamente diversi – quelle che coinvolgono il bambino, in un teatro di posa di Los Angeles; quelle esterne con Sandra, nel deserto dello Utah – in un flusso armonico, fluido e verosimile. Ci siamo riusciti anche per merito dello straordinario direttore della fotografia Michael FitzMaurice. Per interpretare il figlio di Sandra abbiamo coinvolto due gemelli, e ogni volta per generare in loro le reazioni necessarie alla narrazione abbiamo dovuto inventarci un gioco, un modo di interagire, abbiamo essere creativi. Se ci serviva che il bambino dicesse “Papà”, dovevamo tirare fuori un iPad, mostrare un’immagine del padre e chiedere “Chi c‘è nella foto?”.

Thriller, horror, azione… a che genere appartiene Monolith?

Da genitore mi viene da dirti horror perchè è la peggiore situazione immaginabile per chi ha un figlio. Penso però che il film rientri principalmente nel thriller psicologico: è la lotta che una madre compie contro una macchina, una lotta che al tempo stesso diventa una battaglia contro i propri demoni. Nel film c’è sì il tema della tecnologia, alla quale ormai deleghiamo sempre più aspetti delle nostre vite senza effettivamente conoscerla, ma questo tema si intreccia con impulsi più primitivi e ancestrali come l’istinto della maternità, o il senso di inadeguatezza verso la stessa che la protagonista nutre. Il legame madre-figlio è d’altronde il più potente in natura, la stessa scienza non riesce a spiegare la forza sovrumana che alcune madri riescono a reperire in situazioni di pericolo per salvare i figli. Questo film racconta di come una madre, che forse non si sentiva pienamente genitore all’inizio del film, attraverso una serie di sfide con sè stessa riesca a tirare fuori questo “superpotere”.

A quale pubblico si rivolge Monolith? È più adatto a un “target” maschile o ad uno femminile?

Monolith cerca di mettere d’accordo questi mondi. Sicuramente l’ambientazione, l’elemento della tecnologia, le atmosfere thriller si avvicinano ai gusti maschili, ma il dramma interiore del personaggio è tutto al femminile. Le donne che lo hanno visto nelle proiezioni sono rimaste “piacevolmente sconvolte”…

Monolith arriva oggi in Italia dopo aver fatto un piccolo giro del mondo…

Il film è stato venduto in 17 paesi nei quali  stato distribuito al cinema o in tv. Sky è il finanziatore principale e questo è il primo film distribuito attraverso la sua nuova società Sky Vision Distribution. La graphic novel di Lorenzo Ceccotti, pubblicata da Sergio Bonelli Editore, è già sold-out, dopo aver conseguito un enorme successo sia alla Fiera di Lucca sia al Comicon.

State già pensando al sequel?

L’idea del progetto è di Roberto Recchioni e so che lui sta pensando anche a un sequel, ma sta a lui e ai suoi impegni, io non posso pronunciarmi… mai dire mai.

Matteo Guizzardi

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