Trono di Spade: la recensione del quarto episodio (contiene spoiler)

Trono di Spade: la recensione del quarto episodio (contiene spoiler)

Se la puntata numero tre era stata di gran lunga la più interessante di questa settima serie del Trono di Spade, la numero 4, Intitolata The Spoils of War, la batte di gran lunga a partire dal titolo che è già di per se tutto un programma. Le danze si aprono con un colloquio tra Bran e Ditocorto, dove il secondo, spesso sorprendente per le trovate o le piccole astuzie, dona al giovane Stark il pugnale con il quale tentarono di assassinarlo. Bran, che non perde il suo severo aplomb da veggente, gli risponde che “il caos è una scala”. Se ricordate, questa è una frase tratta da uno dei dialoghi memorabili della storia di Game of Thrones, avvenuto nel corso della sesta puntata della terza stagione, sempre tra Ditocorto e Varys che dissertavano sul tema del caos. Qui, più che evidenziare le doti di Bran, sempre più centrale negli ultimi eventi della saga, viene sancito che Ditocorto ha oramai le ore contate. Anche lui dovrebbe finire nel tritacarne, terminando la propria carriera attiva nel Trono, sancendo ancora una volta che la serie dei record ne ha stabilito ancora uno di più: l’usanza di eliminare a sorpresa e ciclicamente personaggi che fino ad un momento prima si credevano centrali ed ai quali il pubblico si era abituato, se non legato con passione.

Sempre a queste latitudini Arya e Sansa si ritrovano dopo le peripezie che entrambe hanno dovuto affrontare. Come previsto dai più lungimiranti, Arya, che è personaggio sempre più forte all’interno del plot, mantiene le distanze dalla sorella maggiore, forse memore dei litigi del passato. Arya si rilassa gradatamente con il passare dei minuti, quando la conversazione tra le due diventa più leggera. Anche in questo caso un mini ciclo si chiude, lasciando presagire future evoluzioni di peso nell’economia dei due personaggi di casa Stark e del loro rapporto con Jon Snow. Uno dei momenti che si attendeva da tempo era quello in cui Arya finalmente mostra, a Brienne, ciò che ha imparato nel corso dei suoi trascorsi nelle stagioni precedenti. Se Sansa è uscita dal bozzolo, Arya mostra come sia diventata uno dei personaggi più letali dell’intera saga.

Se Bran deciderà di rivelare che Ditocorto è colui che ha tradito Ned Stark, non fatichiamo a pensare chi si occuperà del viscido soggetto. Decisamente un passo in avanti l’inizio del dialogo tra Jon Snow e Daenerys Targaryen. Quest’ultima entra con lui nella grotta giacimento, per vedere il vetro di drago. Qui trova le prove dell’esistenza degli Estranei. Il tono della conversazione cambia radicalmente e si fa più matura, a tratti più dura: Daenerys lo invita nuovamente ad inginocchiarsi al suo cospetto per avere im cambio il suo esercito ed i draghi a difesa del nord. Jon, che per una volta non pare insensibile al fascino femminile, le rivolge per tutta risposta uno sguardo incantato. Un balzo in avanti forse un po’ troppo affrettato nel rapporto tra i due che fino a poco tempo prima avevano più che altro discusso, mantenendo la propria posizione.

Daenerys fa un’altra mossa non richiesta apparentemente folle: chiede consiglio militare a Jon: vuole sapere se, al suo posto, assalterebbe Approdo del Re. La risposta è degna del nuovo corso di Jon, coraggioso fino alla follia, ma anche abile nel trattare le cose di corte. Guarda un po’ chi si rivede! Theon Greyjoy non si rassegna a morire e decide, con un impeto di coraggio estremo, DI tornare a Roccia del Drago, dove inaspettatamente trova ad accoglierlo Snow, che vorrebbe la sua testa infilata su di una picca. Theon si salva ancora una volta Per via dell’aiuto dato in passato a Sansa, la sorella di Jon. Corsi e ricorsi storici. Daenerys, algida come sempre, biasima più o meno apertamente la condotta di Tyrion, la cui strategia ha bloccato l’esercito a Castel Granito senza flotta nè cibo, e decide di risolvere a modo suo la questione: attacca con tanto di Draghi e Dothraki l’esercito dei Lannister di ritorno da Alto Giardino. Il finale è spettacolare, un drago adulto in azione non è cosa di tutti i giorni, e fa della quarta puntata la migliore della serie.

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