Piangono gli zombie, se n’è andato George Romero

Piangono gli zombie, se n’è andato George Romero
Scomparso a 77 anni l’inventore di uno dei generi horror più fortunati e significativi di sempre.

“Un iconoclasta dalla fantasia indomabile, un libero pensatore che ha usato l’horror per illuminare l’oscurità che ci circonda”. Le commosse parole di Guillermo del Toro, rilasciate a caldo a Rolling Stones, celebrano in modo puntuale la statura e l’importanza di George Romero – il papà degli zombie – che ci ha lasciato ieri all’età di 77 anni dopo una breve battaglia contro il cancro. Newyorchese cresciuto nel Bronx, dopo la laurea alla Carnegie Mellon e una gavetta a base di cortometraggi e pubblicità, Romero riesce a mettere insieme con alcuni amici un risicato budget di 10.000 dollari e a creare, nel 1968, La notte dei morti viventi, film che dà origine a uno dei più prolifici e fortunati generi cinematografici del cinema horror di sempre.

I morti viventi del suo film sono una metafora perfetta delle contraddizioni e delle idiosincrasie della middle-class dell’epoca , ancora ingessata nell’adesione ai rigidi dettami della società benpensante ma già in procinto di tuffarsi nel baratro del consumismo più acritico e sfrenato, come ci racconterà dieci anni più tardi, nel 1978, il secondo capolavoro firmato Romero, Zombi. Ambientato in un centro commerciale assediato da orde di famelici mangiacervello, Zombi è un manifesto culturale, sociale e politico di incredibile potenza, fucina di citazioni memorabili (“Quando i morti camminano, signori, bisogna smettere di uccidere o si perde la guerra”) e pietra angolare di una legacy che non si affievolirà mai.

A chiudere la trilogia ci pensa nel 1985 Il giorno degli zombi, condanna feroce di una società sempre più avviata verso l’autodistruzione. Nel frattempo Romero, che ormai è una leggenda, ha avuto l’opportunità di estendere la sua straordinaria visione horror anche a temi come la paranoia da guerra nucleare (La città verrà distrutta all’alba, 1973), e successivamente il suo percorso lo porterà a indagare il lato oscuro del progresso scientifico (Monkey Shines – Esperimento nel terrore, 1988) e ad esplorare i recessi più bui della genesi creativa con La metà oscura del 1993. Ma i suoi preferiti sono e rimarranno sempre loro, gli zombie, come ha sempre dichiarato lui stesso:

“Ho sempre simpatizzato per gli zombie, hanno un che di rivoluzionario. Rappresentano il popolo solitamente senza idee autonome che a un certo punto, stanco dei soprusi, si ribella. Eravamo noi nel ’68. E ora siamo morti, no? I nostri ideali sono morti, io sono uno zombie.”

E oggi, c’è da starne sicuri, ci sentiamo tutti un po’ degli zombie, tristi e malinconici per la scomparsa del nostro papà. Che la terra ti sia lieve, George.

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