Alla scoperta di Atlantide con James Cameron su National Geographic

Alla scoperta di Atlantide con James Cameron su National Geographic
Stasera alle 20,55 in esclusiva sul canale Sky, il regista premio Oscar guida un’avventurosa esplorazione per fare luce sul mito dell’isola sommersa. Un viaggio mozzafiato che passa per la Sardegna.

Se avete la casa infestata di fantasmi, “chi chiamerete”? Naturalmente, i Ghostbuster. E se, applicando la stessa logica, doveste scendere nelle profondità oceaniche con qualcuno che le conosca come le sue tasche – e che possa guidarvi tra i suoi misteri e le sue incredibili meraviglie con la disinvoltura di uno del posto – chi chiamereste? Anche qui la risposta è facile: James Cameron. Il regista americano, premio Oscar per Titanic, è sceso in fondo al mare più volte di quante io e voi abbiamo probabilmente fatto visita a un parco dei divertimenti. Tra le sue imprese più eclatanti come non citare quella datata 2012, quando, sotto lo sguardo della troupe del National Geographic, si è calato in fondo all’Abisso Challenger, ovvero il punto più profondo della Terra, collocato nell’estremità inferiore della Fossa delle Marianne.

E proprio il National Geographic lo ha voluto di nuovo a bordo per realizzare lo straordinario documentario che stasera alle 20,55 andrà in onda sul canale 403 di Sky: Alla ricerca di atlantide con James Cameron. Frutto di un’imponente produzione televisiva e di uno sforzo logistico senza precedenti, il documentario – che vedrà Cameron affiancato dal regista tv Simcha Jacobivici e da un gruppo di scienziati e archeologi alla ricerca della mitica isola sommersa – risolverà interrogativi che attendevano risposta da secoli, e potrebbe addirittura ridisegnare la storia dei viaggi umani nell’età del bronzo. A fare da guida le indicazioni date da Platone nei dialoghi Timeo e Crizia del IV secolo a.C.: trasposte in una vera e propria mappa virtuale, queste direttive hanno permesso di compiere un avvincente itinerario da Santorini alla Grecia, passando per la Sardegna fino all’Oceano Atlantico.

L’eminente Richard Freund, luminare dell’archeologia, l’ha definita “la ricerca più estesa e sofisticata mai realizzata al mondo”. La spedizione ha portato a un’incredibile ritrovamento, quello di 6 ancore che risalirebbero all’età del bronzo e potrebbero rappresentare il più grande e antico ormeggio mai rinvenuto sul lato atlantico dello Stretto di Gibilterra. Si pensa infatti che l’uomo non abbia navigato nelle acque dell’Oceano Atlantico prima dell’ottavo secolo d.C ma queste ancore potrebbero ridisegnare la storia dei viaggi umani nell’età del bronzo.

Una scoperta eccezionale, “Questi resti potrebbero risalire fino a 4mila anni fa e sono la prova dell’esistenza di un porto nell’Atlantico, proprio dove fino a ora era impensabile trovare anche solo un’ancora”. afferma Jacobovici che aggiunge “È più semplice trovare un ago in un pagliaio che ancore dell’età del bronzo nell’Atlantico. Se quello ritrovato fosse l’ormeggio di Atlantide allora potrebbe significare che i resti della misteriosa città sono in attesa di essere scoperti sotto le pianure fangose di Doñana nel sud della Spagna”.

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