La vita imprevedibile di Ciao Amore, Vado a Combattere

La vita imprevedibile di Ciao Amore, Vado a Combattere

di Arianna Lisa Bruna Pinton

Dal 20 aprile al cinema l’esordio alla regia di Simone Manetti: “Ciao amore, vado a combattere” con Chantal Ughi

Uno di quei film che ti colpiscono alla bocca dello stomaco. E lo fa con un calcio ben assestato per narrare l’appassionante storia vera di Chantal Ughi, ex modella, cantante e attrice che ha trovato nella Muay Thai, la boxe thailandese, l’arma per affrontare i fantasmi del proprio passato in seguito a un momento di forte crisi personale. L’esordio alla regia di Simone Manetti (montatore di La prima cosa bella e Tatanka) sarà nelle sale italiane per I Wonder Pictures dal 20 aprile.

Sul ring, una contro una mentre la folla inneggia il tuo nome, l’avversaria di fronte a te. Non c’è via d’uscita, non si può fuggire: devi affrontarla, fino alla fine. Chantal Ughi è stata modella, attrice, cantante, ma la sua vita apparentemente spensierata nascondeva un passato oscuro, che lentamente la consumava dentro. E per combattere quel fantasma, l’unico mezzo diventa il ring del Muay Thai. Trasferitasi in Thailandia, sotto la guida di un esperto maestro locale, si dedicata anima e corpo alla boxe thailandese, vincendo quattro titolo mondiali. Ma non le basta: c’è ancora qualcosa da sputare, un’ombra da prendere a pugni e calci, precisi e potenti. Dopo un anno, Chantal torna sul ring, oggi, per riconquistare la cintura di campionessa del mondo; ma questa volta, per vincere davvero, deve affrontare il più temibile dei nemici: se stessa.

«Vorrei dedicare questo film a tutte le donne che hanno subito violenza», ha dichiarato la protagonista. «Vorrei far sapere loro che ci sono modi per combattere il passato e liberarsi, per risorgere dalle ceneri e rinascere».

A vent’anni, nel 2001, Chantal si trasferisce a New York per continuare la carriera di attrice iniziata in Italia con Peter Del Monte, Giuseppe Piccioni e Fulvio Ottaviano. Una volta nell’East Village, però, viene trascinata dal vortice della cultura musicale underground e inizia a girare video musicali e a cantare in un gruppo. Qui incappa in «una storia d’amore distruttiva con un sassofonista tedesco. Era geloso, paranoico, beveva e si drogava. Siamo stati insieme tre anni, ma io non ero felice». È a lui che dice “Goodbye Darling, vado a combattere”. «Ho sempre avuto lo spirito da crocerossina, speravo di poterlo salvare dal suo destino, ma quella volta ho pensato che fosse più importante salvare me stessa». Chantal aveva già iniziato con la Muay Thai, si allenava a New York. È stato un amico a suggerirle di volare in Thailandia.

Così è partita per un viaggio che sarebbe dovuto durare qualche settimana e che invece si è trasformato in un’esperienza di un lustro. «Allora la Muay Thai era uno sport misogino. Nei principali stadi di Bangkok c’erano cartelli che vietavano alle donne di avvicinarsi al ring, in alcune palestre non eravamo neppure ammesse». Dopo cinque anni di successi, però, a causa di un infortunio Chantal non può più allenarsi. Torna in Italia e conosce Simone Manetti. «Un’amica mi ha raccontato la sua storia – ricorda il regista – e mi sono subito interessato. Sono rimasto affascinato, ho capito che c’era altro oltre al cinema e alla boxe».

L’occasione «per raccontare non di come si arriva a vincere un titolo mondiale, ma di come è possibile curare le ferite del cuore procurandosene altre, reali, sul ring» arriva quando Chantal dice al regista che sarebbe ritornata a Bangkok per giocarsi nuovamente il quinto titolo di campionessa. «Due mesi dopo eravamo in mezzo ai campi di fighter nella periferia di Bangkok. La sfida è stata entrare nella vita di Chantal disturbando il meno possibile».Presentato in anteprima italiana a Biografilm Festival – International Celebration of Lives, in occasione del quale ha ricevuto il Best Film Yoga Award | Biografilm Italia e la Menzione Speciale per la migliore Opera Prima, Ciao amore, vado a combattere ha ottenuto la nomination nella sezione Cinema del Reale ai Nastri d’Argento 2017 e numerosi altri riconoscimenti in svariati festival cinematografici italiani e internazionali. Le musiche originali sono di Francesco Motta, vincitore del Premio Tenco 2016 e nuovo idolo del cantautorato italiano.

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