L’ultima battaglia di Logan

L’ultima battaglia di Logan

Testo di Helen O’Hara

ALLA FINE è STATO JERRY SEINFELD A COMPLETARE WOLVERINE. Dopo otto film e ben più di un decennio nei panni della star di punta col fattore rigenerante dei film sugli X-Men, Hugh Jackman cominciava a chiedersi quando sarebbe arrivato il momento di lasciare il suo ruolo della carriera. Alla festa di compleanno di Seinfeld nell’aprile del 2014, chiese il consiglio che cambiò la sua vita. “A lui non piacciono molto le feste, e anch’io sono un po’ così,” dice Jackman del leggendario comico. “Così finiamo sempre in una angolo a chiacchierare. Ho cominciato a chiedergli di Seinfeld. Jerry disse, ‘ho sempre creduto che in ambito creativo devi andartene quando sei all’apice.’ Non solo come eredità, anche se credo che fosse parte del discorso. Ma ha aggiunto che, se hai già dato tutto, far funzionare la prossima mossa diventa una fatica di Ercole. Se invece dal punto di vista creativo ti resta qualcosa, allora al prossimo giro le cose arriveranno da sole. Sono tornato a casa dopo quella cena, e avevo capito. Era tutto lì.”

Entusiasta, Jackman registrò i suoi pensieri come un promemoria vocale sul suo cellulare. Poi, il giorno dopo, mandò una mail ai dirigenti della 20th Century Fox, proponendo loro un ultimo film solista su Logan/Wolverine, prima di appendere gli artigli da mutante al chiodo una volta per tutte. Voleva che il suo canto del cigno fosse qualcosa di differente, un dramma incentrato sui personaggi con un tono tra Gli Spietati e The Wrestler. “Probabile che mi aspettassi più resistenza dallo studio, ma non ne ho trovata alcuna.” Il risultato è Logan, e potrebbe anche essere il più sorprendente tra i cinecomic.

Il tono scelto da Jackman dipendeva da un collaboratore chiave, il regista di Wolverine – l’immortale, James Mangold. I due avevano discusso, sul set del film del 2013, di quale fosse per loro la storia perfetta per il personaggio – e miracolosamente lo studio era intenzionato a supportare quella loro nuova, ridimensionata visione. Mangold diede forma alla narrativa di Logan e scrisse la sceneggiatura insieme a Scott Frank. Oltre a Gli spietati e The Wrestler, prese ispirazione dal classico western Il cavaliere della valle solitaria (che danno in tv durante una scena del film). Mise poi nella storia una dinamica padre-figlio attraverso la relazione tra Logan e un anziano Charles Xavier (Patrick Stewart ) e una padre-figlia con una undicenne di nome Laura (Dafne Keen). Poi decise di mettere Wolverine su strada. “L’idea di un road-movie con Logan. Laura e Xavier su un’auto qualunque è stata un’immagine guida per me,” dice Mangold, con un gioco di parole molto probabilmente intenzionale. “Prendere gli eroi e calarli nella normalità – e nulla li rende più normali che stiparli dentro una macchina e costringerli a interagire tra loro – sembrava la contraddizione definitiva di ciò che i tentpole fanno di solito.”

Per quanto riguarda il protagonista, Mangold e Frank cominciarono a chiedersi quanto potevano discostarsi dal solito super picchiatore. Mangold concluse che non esiste un genere chiamato supereroi: “È un termine usato per il marketing e per sapere la provenienza, ma molti film di supereroi sono film di guerra, western e storie di gangster.” La sfida era ribaltare le aspettative del pubblico e trovare una nuovo approccio a un mutante quasi immortale. E, cosa quasi inaudita per i moderni blockbuster, il film non ebbe luce verde finché Jackman e Mangold non furono del tutto soddisfatti dello script completato, e non ci fu una data di uscita se non quando la produzione era già a buon punto.

La storia parla di un futuro prossimo, in cui non nascono nuovi mutanti da un paio di decadi. Col ridursi del loro numero, i sogni del Professor X su una nuova fase nell’evoluzione sono lentamente morti. Logan sbarca il lunario facendo l’autista di limousine in una cittadina al confine col Messico e rimediando medicinali da portare a sud, in una remota casa di fortuna che condivide con Calibano (Stephen Merchant in modalità non comica), badante del malandato Xavier. Ma quando una donna misteriosa (Elizabeth Rodriguez) chiede che il suo aiuto con Laura, Logan viene trascinato di nuovo in azione nonostante la sua disperazione.

Le circostanze – nella fattispecie il Pierce di Holbrooks e i Reavers, una squadra di ex soldati con arti cibernetici – costringono Logan a fuggire con Laura e Xavier. Pierce è un genio dell’ingegneria che costruisce e progetta quelle protesi potenziate per il suo team. È anche il capo della sicurezza della corporazione di ingegneria genetica sorta dagli esperimenti di Alkali Lake che, molto tempo prima, diedero a Wolverine il suo scheletro di metallo. La stessa compagnia conta sul lavoro del dottor Zander Rice interpretato da Richard E. Grant, che i fan dei fumetti riconosceranno come il figlio di un uomo ucciso da Wolverine durante la sua fuga dal programma Arma X. Mangold descrive Rice come un “credente” nella sua ricerca più che una persona guidata dal rancore. Anche i cattivi qui hanno basi più realistiche.

Ma settare quel tono ha richiesto il discostarsi dai precedenti in quello che è probabilmente l’elemento più controverso della storia di Logan (io lo vedo come Logan,” dice Jackman del suo alter-ego mutante. “Wolverine è solo il suo lavoro, che lui non vuole”). In un’epoca di universi cinematografici interconnessi e di costruzione di mondi multi-film, questo getta a mare gran parte della X-continuity. “Simon Kinberg si presentò a un paio degli incontri sulla storia e ne abbiamo parlato, ma Jim [Mangold] non era preoccupato, e aveva ragione,” racconta Jackman. Piuttosto che focalizzarsi su quella cronologia ingarbugliata, di fatto, questo è un mondo in cui i fumetti degli X-Men – e forse anche i film – esistono.

Questo meta-collegamento permette ai creatori di Logan di operare cambiamenti fondamentali. Se questa è la versione realistica dei precedenti e più luccicanti film degli X-Men – che erano, nelle parole di Jackman, “propaganda” – non deve per forza somigliargli. La realtà dei mutanti è questa.
E, in questa realtà, il fattore rigenerante di Logan si sta esaurendo per via del suo invecchiamento. È un’idea che Darren Aronofsky aveva discusso quando ancora era coinvolto con Wolverine – l’immortale: certo che Logan ha una capacità di guarigione superiore, ma si rigenera completamente ogni volta? Non dovrebbero rimanere almeno delle cicatrici – almeno per qualche anno – per le ferite più gravi? E il suo fattore di guarigione non potrebbe ridursi con l’età? “Abbiamo fatto un test on cui ero completamente sfigurato,” ricorda Jackman. “Lo adoravo. E loro [lo studio] hanno risposto qualcosa tipo ‘Ok, ti abbiamo concesso quasi tutto, potremmo fare giusto un passetto indietro? Invece di 29 cicatrici potremmo metterne, che so, 16? O tre?’” Decisero di tenere la faccia per lo più libera da cicatrici, ma il suo corpo è un pasticcio che renderebbe orgoglioso Frankenstein.

Ad aggravare il tutto, l’adamantio tossico sulle ossa di Logan lo sta lentamente uccidendo dato che i suoi poteri diminuiscono – una cosa ispirata non solo dalla storia dei fumetti ma anche dall’esperienza di Jackman con l’avvelenamento da metallo. “Avevo alti livelli di mercurio per aver mangiato scatolette di tonno,” rivela la star. “Il dottore mi ha detto ‘Dovresti essere a 5,’ qualunque cosa quel numero significhi, e invece io ero a 37. L’effetto dell’avvelenamento da metallo, a quello che per Logan sarebbe un livello davvero alto, comporta depressione, stanchezza e forte dolore alle giunture. L’adamantio prima o poi lo ucciderà. Adoro la metafora della sua arma che è anche ciò che lo sta uccidendo, a tutti i livelli.”

Questo nuovo mondo richiederebbe qualcosa di straordinario per costringere Logan a tornare in azione. Ci vorrebbe, in effetti, una ragazzina chiamata Laura. È una forza della natura dallo sguardo torvo, tanto feroce quanto minuta, l’ultima di una serie di giovanissimi che Logan prende sotto la sua ala. “Lui è l’archetipo dell’eroe riluttante, “ dice Jackman. “Per cui l’unica situazione in cui puoi vedere aprirsi il suo cuore è coi ragazzini. Da Jubilee nei cartoni alla perduta e solitaria Rogue nel primo X-Men, c’è qualcosa che funziona alla grande nella combinazione tra un Wolverine ferito e un bambino – forse perché tra i due è sempre il primo a essere più diffidente. Ma Laura è fatta di qualcosa di molto più tosto della maggior parte di loro; in effetti, è fatta proprio della stessa pasta di Logan, con uno scheletro di adamantio e poteri rigenerativi. Gli esperti degli X-Men (X-perti?) la conoscono meglio come X-23, un personaggio creato nei primi anni 2000 per la serie animata X-Men: Evolution.

Con tutti che sentivano di stare realizzando qualcosa di speciale, il cast e la crew si sono messi alla prova ben più di quello che è lo standard in film in cui non ci sia l’attacco di un orso. Anche l’altitudine ha rappresentato un problema. Una sequenza d’azione vedeva Jackman correre su per una collina, dopo aver superato vari ostacoli. Ma lo spettacolare panorama boscoso della ripresa era a 2743 metri sul livello del mare e, alla fine del primo giorno, Jackman crollò a terra prima di raggiungere la cima. “Il regista di seconda unità disse, ‘Amico, credo che per oggi dovremmo fermarci.’ Io ho risposto, ‘naah, amico, sono solo inciampato.’ E lui, ‘nel take precedente sei inciampato, in questo sei svenuto.’”

Nella sua ultima prova nei panni di Xavier, neppure Stewart si è risparmiato. “Sono rimasto subito intrigato da questo futuro tetro e decadente per Logan e Xavier, l’idea di questo uomo vigoroso, intellettuale e compassionevole che si sgretola,” racconta Stewart. “Charles è profondamente disturbato, molto spesso drogato, mentre lotta per trovare un senso a ciò che ha attorno. È stato molto intenso, ma un’esperienza meravigliosa.” Stewart ha evitato le protesi che dovevano farlo sembrare più vecchio di circa 20 anni, ma ha perso 9 chili per avere un aspetto più scarno, e indossava lenti a contatto lattiginose per aumentare l’effetto dell’invecchiamento.

“Devi spezzare gli schemi,” continua Jackman. “Un prodotto medio non è abbastanza.” Ma sia lui che Mangold promettono che il film toccherà le corde che stanno a cuore ai fan, e con una furia senza precedenti. Esasperando il furibondo stile di combattimento di Wolverine, Logan è il più violento X-film fino ad ora. Mangold ha girato uno script col rating R, e racconta che Jackman si è decurtato la paga per assicurarsi che le scene di back-up, più in linea col mandato pg-13 dello studio, non venissero usate. Per di più, l’obiettivo del rating R era stato stabilito molto prima che Deadpool dimostrasse che era sostenibile dal punto di vista commerciale. “In un certo senso mi infastidisce perché la gente diceva, ‘ solo ora lo fate col rating R’, ricorda Jackman. “Ma ragazzi, abbiamo avuto in mano lo script per 18 mesi! È stata una decisione difficile per me perché ogni giorno ragazzini di 11-12 anni mi fermano. “Dicevo sempre a Jim, ‘se vogliamo escluderli ufficialmente meglio che abbiamo una ragione molto buona.’”

Un momento particolarmente cattivo nel trailer mostra Wolverine che trafigge un soldato dal mento in su, con la punta dell’artiglio che spunta dalla cima della testa della vittima. “Amo quel suo lato selvaggio,” dice Jackman. “lo si vede un sacco stavolta. È il suo lato peggiore ed è fuori controllo.” I guanti sono stati gettati via, gli artigli sono estratti e il sangue scorrerà a fiumi. “Quello che abbiamo qui è una versione non edulcorata e non patinata di come potrebbe essere davvero un supereroe nel suo 200esimo anno di vita, che vaga sulla Terra, provando a capire come fare parte di un mondo in cui le cose non sembrano migliorare mai,” dice Mangold. Questa volta è una storia personale, di un uomo che sente che i suoi poteri mutanti sono una maledizione. “Quello è davvero sempre stato il suo dilemma, venire a patti con chi è veramente,” prosegue Jackman. “Forse è il dilemma di tutti.”

Non che venire a patti con la violenza, o con se stessi, sia un’idea nuova. Alla fine de Il cavaliere della valle solitaria l’eroe dice che “quando si uccide…rimane sempre un marchio…che non si cancella più.” Logan lo ha sempre saputo. È parte della contraddizione tra il combattente animalesco e l’eroe tragico che lo rende così affascinante. Gli effetti corrosivi della violenza guidano questo dramma e, se funziona come Mangold e Jackman sperano, Logan sarà un apice con cui concludere per il guerriero mutante. Proprio come Seinfeld, egli sarà padrone del suo destino.

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